Il progetto Wellcome e le immagini di una anomala normalità

Wellcome Photography Prize 2021: immagini di una anomala realtà

Una don­na con­cen­tra­ta a man­gia­re un man­go sul ter­raz­zo di casa sua, un bam­bi­no nel­la pisci­net­ta gon­fia­bi­le del giar­di­no di casa sua, una don­na che fa un puzz­le nell’accogliente salot­to di casa sua.

Queste persone si trovano in diverse parti del mondo, negli Stati Uniti, in Inghilterra, in Nuova Zelanda, tutte nelle proprie case. 

Sono atti­mi di quo­ti­dia­ni­tà che potreb­be­ro non signi­fi­ca­re asso­lu­ta­men­te nien­te, o meglio che for­se non signi­fi­ca­va­no nien­te pri­ma dei loc­k­do­wn suben­tra­ti con la pan­de­mia duran­te que­sto 2020. Dedi­car­si a un puzz­le può aiu­ta­re a stac­ca­re la men­te, a non pen­sa­re anche solo per poco a quel­lo che sta suc­ce­den­do fuo­ri, ora più che mai.

«How are you, your fami­ly and your friends coping with anxie­ty rela­ted to Covid-19?» 

Que­sta doman­da è sta­ta posta a cin­que foto­gra­fi di diver­se nazio­na­li­tà da Well­co­me all’interno del pro­get­to che ha lan­cia­to sull’impatto del­la pan­de­mia sul­la salu­te men­ta­le del­le per­so­ne.

La malattia sconosciuta, il dolore per la perdita di propri cari, il distanziamento sociale, l’isolamento, l’insicurezza lavorativa hanno avuto e continuano ad avere effetti negativi sulla nostra psiche. 

Sono recen­ti le ulti­me ana­li­si com­piu­te sul­le pos­si­bi­li pro­ble­ma­ti­che men­ta­li anche per bam­bi­ni e gio­va­ni. È evi­den­te quin­di quan­to sia neces­sa­rio por­re atten­zio­ne alla com­pro­mis­sio­ne del­la nostra salu­te men­ta­le a cau­sa di ansie e pau­re che pos­so­no por­ta­re alla depres­sio­ne, e Well­co­me lo vuo­le riba­di­re pro­prio tra­mi­te il suo pro­get­to che mira a finan­zia­re le urgen­ti sfi­de sani­ta­rie.

Il pro­get­to è sta­to lan­cia­to in con­co­mi­tan­za con l’a­per­tu­ra del­le iscri­zio­ni al Well­co­me Pho­to­gra­phy Pri­ze 2021, che si con­cen­tre­rà, oltre che sul­la salu­te men­ta­le, anche sul­le malat­tie infet­ti­ve e sul riscal­da­men­to globale.

Cait Opper­man­ne la sua com­pa­gna a giu­gno han­no tra­scor­so mol­to tem­po sul loro ter­raz­zo con il sot­to­fon­do del­le sire­ne del­le ambu­lan­ze che sfrec­cia­va­no tra le stra­de di Broo­klyn. Inter­no ed ester­no, qua­si ad appa­ri­re due mon­di sepa­ra­ti più che mai. Un inter­no dove la foto­gra­fa new­yor­ke­se gira­va tra una stan­za e l’altra, dove i gior­ni non fini­va­no mai; e un ester­no di un’America che tra mag­gio e giu­gno è sta­ta soffocata. 

L’assassinio di Geor­ge Floyd ha riem­pi­to le stra­de di pro­te­ste. E tra le foto di Opper­mann gri­da­no quel­le dedi­ca­te al movi­men­to di pro­te­sta Black Lives Mat­ter. Opper­mann affer­ma che il suo obiet­ti­vo era quel­lo di cat­tu­ra­re «la costan­te spin­ta e l’at­tra­zio­ne asso­cia­ta all’es­se­re pre­oc­cu­pa­ti per la pro­pria salu­te e al ten­ta­ti­vo di seda­re un virus invi­si­bi­le, non­ché il pro­prio dove­re civi­co di lot­ta­re con­tro l’in­giu­sti­zia e le malat­tie di altro tipo». 

Il foto­gra­fo spa­gno­lo Manu Bra­bo ha inter­pre­ta­to il pro­get­to di Well­co­me tra­mi­te le sue pau­re per il padre, una per­so­na anzia­na quin­di par­ti­co­lar­men­te a rischio in que­sta situa­zio­ne. Foto­gra­fa suo padre men­tre sor­seg­gia un caf­fè, sedu­to sul diva­no men­tre fuma, e con indos­so la masche­ri­na duran­te la sua pri­ma usci­ta dopo otto set­ti­ma­ne di quarantena.

Prendersi cura di se stessi, del proprio corpo (come della propria mente) è confortante e al tempo stesso normale routine. 

Una ragaz­za con i capel­li appe­na lava­ti, avvol­ti in un asciu­ga­ma­no, di fron­te a uno spec­chio di una came­ra da let­to. Un auto­ri­trat­to del­la foto­gra­fa di Har­low, Hay­lei­gh Long­man. Il ritrat­to di se stes­sa in quel­la situa­zio­ne è “sen­za tem­po” esat­ta­men­te come la sen­sa­zio­ne pro­vo­ca­ta dall’iso­la­men­to in cui non si rie­sce qua­si più a per­ce­pi­re la dif­fe­ren­za tra un gior­no e l’altro. Iso­la­men­to, ma in fin dei con­ti anche una for­tis­si­ma unio­ne con le per­so­ne con le qua­li si è costret­ti a sta­re in casa, che per la Long­man sono sta­te la madre e il com­pa­gno del­la madre, e un avvi­ci­na­men­to con i vici­ni, che maga­ri pri­ma era­no qua­si sco­no­sciu­ti. Così tra i suoi scat­ti fer­ma il momen­to in cui Har­ry, il suo vici­no di casa, gio­ca a trat­te­ne­re il fia­to nel­la sua pisci­na gonfiabile.

Il foto­gra­fo suda­fri­ca­no Lin­do­ku­hle Sobe­k­wa ha festeg­gia­to il suo com­plean­no sen­za la mag­gior par­te dei suoi cari. Era a Johan­ne­sburg con la fami­glia del­la sua ragaz­za ma lon­ta­no dal­la madre e i fra­tel­li. Riu­sci­va solo a fare bre­vi visi­te distan­zia­te alla madre. La pre­oc­cu­pa­zio­ne e l’impos­si­bi­li­tà di poter­le sta­re vici­no per aiu­tar­la aumen­ta­va­no l’ansia di Sobe­k­wa. Ogni gior­no diven­ta­va sem­pre più difficile.

Lin­do­ku­hle Sobe­k­wa, 2020
Lin­do­ku­hle Sobe­k­wa, 2020

Tut­ta­via anche il ritor­no a qual­che for­ma di liber­tà può esse­re duro e com­pli­ca­to. La foto­gra­fa neo­ze­lan­de­se Tatsia­na Chyp­sa­na­va cat­tu­ra il disa­gio del­la figlia tre­di­cen­ne una vol­ta ter­mi­na­to l’isolamento, ormai abi­tua­ta a quel­la stra­na realtà. 

Tatsia­na Chyp­sa­na­va, 2020

Attimi senza tempo di una realtà che è diventata ormai una normalità.

Ciò che pri­ma era “il nor­ma­le” sem­bra lon­ta­no anni luce ma, per non impaz­zi­re, la cer­tez­za che quel nor­ma­le tor­ne­rà deve esse­re sem­pre fis­sa­ta nel­la men­te, come lo scat­to di una fotografia.

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Elena Gentina
Stu­den­tes­sa di let­te­re moder­ne. Amo la musi­ca, la let­te­ra­tu­ra e il cine­ma. Vivo tra le nuvo­le ma cer­co di capi­re quel­lo che sta a terra.

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