Insolite ignote: Anna Kuliscioff

Insolite ignote: Anna Kuliscioff

La sto­ria del Socia­li­smo ita­lia­no e del Par­ti­to Socia­li­sta Ita­lia­no è, nell’immaginario comu­ne, lega­ta a dop­pio filo con la figu­ra di Filip­po Tura­ti.

Ciò che spes­so i manua­li di sto­ria dimen­ti­ca­no di ripor­ta­re è che alla fon­da­zio­ne del par­ti­to e alla dif­fu­sio­ne del pen­sie­ro socia­li­sta in Ita­lia ha con­tri­bui­to in modo inten­so e appas­sio­na­to Anna Kuli­scioff, don­na atti­va in nume­ro­si cam­pi di stu­dio e azio­ne poli­ti­ca, figu­ra di spic­co nel pano­ra­ma poli­ti­co e cul­tu­ra­le mila­ne­se e ita­lia­no di fine Otto­cen­to

Anna Kuli­scioff nasce come Anna Roze­nš­te­jn il 9 gen­na­io di un anno com­pre­so tra il 1853 e il 1857. Dal­la Cri­mea si tra­fe­ri­sce in Sviz­ze­ra nel 1871, per fre­quen­ta­re i cor­si di filo­so­fia pres­so l’Università di Zuri­go, poi­ché in Rus­sia alle don­ne è pre­clu­sa la pos­si­bi­li­tà di acce­de­re all’università. Il suo inte­res­se acca­de­mi­co non si fer­ma qui: l’anno suc­ces­si­vo è tra le pri­me don­ne a esse­re ammes­se al Poli­tec­ni­co di Zurigo.

Nel 1873 un edit­to nazio­na­li­sta pro­mul­ga­to dal­lo zar, pre­oc­cu­pa­to del dif­fon­der­si del­le idee rivo­lu­zio­na­rie, impo­ne agli stu­den­ti rus­si di tor­na­re in Rus­sia: Anna rea­gi­sce bru­cian­do in pub­bli­co il pro­prio libret­to uni­ver­si­ta­rio, ardi­to gesto di sfi­da. Ritor­na comun­que in patria, dove ade­ri­sce all’”andata ver­so il popo­lo”, ini­zia­ti­va tra­mi­te la qua­le i gio­va­ni rus­si affian­ca­no i con­ta­di­ni nel lavo­ro nei cam­pi per cono­sce­re la loro real­tà di vita. 

Dopo qual­che anno, tor­na nuo­va­men­te in Sviz­ze­ra, dove il cli­ma cul­tu­ra­le è fer­ven­te e dove si inse­ri­sce nell’ambiente anar­chi­co e del nascen­te socia­li­smo inter­na­zio­na­le. In que­sta occa­sio­ne, per svia­re le spie zari­ste, cam­bia il cogno­me in Kuli­scioff, for­se da coo­lie, in tede­sco Kuli, ter­mi­ne spre­gia­ti­vo per “fac­chi­no”. Nel 1877 cono­sce Andrea Costa, con cui strin­ge una rela­zio­ne e con cui si tra­fe­ri­sce a Pari­gi, per col­la­bo­ra­re all’Inter­na­zio­na­le dell’anarchico Kro­po­t­kin

In que­sti anni la cop­pia è con­ti­nua­men­te sepa­ra­ta a cau­sa di arre­sti di uno o l’altro e l’atteggiamento pos­ses­si­vo di Costa influi­sce a incri­na­re il rap­por­to tra i due. In una let­te­ra dell’otto­bre del 1880, in rispo­sta alle con­ti­nue appren­sio­ni di Andrea, Anna risponde: 

«Io alla fine vedo una cosa: agli uomi­ni come sem­pre è per­mes­so tut­to, la don­na deve esse­re la loro pro­prie­tà. La fra­se è vec­chia, bana­le, ma ha la sua ragion d’essere pur sem­pre e l’avrà chi sa per quan­to tem­po ancora». 

Emerge un primo grido di ribellione femminista e la forte personalità della donna, insofferente all’atteggiamento geloso del compagno. 

Nel 1882 Anna ripren­de a fre­quen­ta­re l’Università in Sviz­ze­ra, seguen­do ora i cor­si di medi­ci­na. Si lau­rea a Pavia, nel 1886, con una tesi di lau­rea sull’origine bat­te­ri­ca del­la feb­bre puer­pe­ra­le, una del­le prin­ci­pa­li cau­se dell’alto tas­so di mora­li­tà fem­mi­ni­le: è tra le pri­me spe­cia­liz­za­te in medi­ci­na in Ita­lia.

A Mila­no, poi, met­te in atto quan­to stu­dia­to e, respin­ta dall’Ospedale Mag­gio­re di Mila­no per­ché don­na, svol­ge in pri­va­to la pro­fes­sio­ne di “medi­ca” – rigo­ro­sa­men­te al fem­mi­ni­le –, gua­da­gnan­do­si l’appellativo di “dot­to­ra dei pove­ri”.  

Si avvi­ci­na agli ambien­ti fem­mi­ni­sti e nel 1890 tie­ne, come pri­ma rela­tri­ce don­na, il discor­so Il Mono­po­lio dell’uomo al Cir­co­lo filo­lo­gi­co di Mila­no. Kuli­scioff ana­liz­za la que­stio­ne fem­mi­ni­le con un approc­cio eco­no­mi­co, tenen­do in con­si­de­ra­zio­ne anche gli aspet­ti socia­li e i pre­giu­di­zi cul­tu­ra­li ben radi­ca­ti nel­la società. 

Il predominio dell’uomo – e di conseguenza la posizione di subalternità della donna – è ritenuta qualcosa di ovvio, esplicitato e reso possibile da schemi sociali, giuridici e politici.

Anna inten­de, dun­que, sra­di­ca­re que­sto siste­ma alle radi­ci. In sin­to­nia con le idee mar­xi­ste, repu­ta che la que­stio­ne fem­mi­ni­le sia cor­re­la­ta con quel­la socia­le, che si sareb­be risol­ta con la rivo­lu­zio­ne pro­le­ta­ria: don­ne e pro­le­ta­ri sono vit­ti­me del­la mede­si­ma sopraf­fa­zio­ne. Il discor­so di Kuli­scioff avrà un’eco note­vo­le in tut­ta Euro­pa, men­tre – para­dos­sal­men­te – in Ita­lia si spe­gne­rà presto.

«Non è una con­dan­na ad ogni costo dell’altro ses­so che le don­ne doman­da­no; esse aspi­ra­no anzi ad otte­ne­re la coo­pe­ra­zio­ne coscien­te ed atti­va degli uomi­ni miglio­ri, di quan­ti essen­do­si eman­ci­pa­ti, alme­no in par­te, dai sen­ti­men­ti basa­ti sul­la con­sue­tu­di­ne, sui pre­giu­di­zi e soprat­tut­to sull’egoismo maschi­le, sono già dispo­sti a rico­no­sce­re i giu­sti moti­vi che le don­ne han­no di occu­pa­re nel­la vita un posto degno per aver­ne con­qui­sta­to il dirit­to.» Dal discor­so al Cir­co­lo filo­lo­gi­co di Mila­no, Il Mono­po­lio del­l’uo­mo.

Nel 1891 fon­da, insie­me a Filip­po Tura­ti, suo com­pa­gno dal 1885, la rivi­sta Cri­ti­ca socia­le: negli anni suc­ces­si­vi saran­no nume­ro­si gli inter­ven­ti da lei fir­ma­ti, soprat­tut­to su tema­ti­che fem­mi­ni­ste. La reda­zio­ne è alle­sti­ta nell’appartamento del­la cop­pia, al n. 23 di Por­ti­ci Gal­le­ria di Mila­no, dove oggi è appo­sta una tar­ga commemorativa. 

Nel 1892 nasce il Par­ti­to dei lavo­ra­to­ri, poi Par­ti­to socia­li­sta: Anna è tra le fon­da­tri­ci ma anche, mol­to pre­sto, una del­le voci più cri­ti­che, dal momen­to che il Par­ti­to fati­ca a inte­gra­re le don­ne nel­la lot­ta politica.

È fondamentale poi sottolineare l’importanza di Kuliscioff all’interno della storia italiana per il suo sostegno alla battaglia per il suffragio universale. 

Signi­fi­ca­ti­va, al riguar­do, è la “pole­mi­ca in fami­glia” del 1910, quan­do è in cor­so al Par­la­men­to il dibat­ti­to riguar­dan­te la leg­ge sul suf­fra­gio uni­ver­sa­le maschi­le: Kuli­scioff ritie­ne che il Par­ti­to socia­li­sta deb­ba ave­re come obiet­ti­vo il suf­fra­gio uni­ver­sa­le (fem­mi­ni­le e maschi­le), ma Tura­ti non con­di­vi­de que­sto pun­to di vista, sia per il timo­re che que­sta pro­po­sta pos­sa inde­bo­li­re e ritar­da­re il suf­fra­gio maschi­le, sia per «la anco­ra pigra coscien­za poli­ti­ca di clas­se del­le mas­se pro­le­ta­rie fem­mi­ni­li». Alla fine, però, la mozio­ne Kuli­scioff è appro­va­ta al Con­gres­so socia­li­sta di Pado­va del 1911. 

Nono­stan­te ciò, l’anno suc­ces­si­vo il gover­no Gio­lit­ti appro­va una leg­ge che con­ce­de il voto a tut­ti gli uomi­ni che abbia­no com­piu­to trent’anni: le don­ne sono esclu­se. Anna rispon­de con l’opuscolo Don­ne pro­le­ta­rie, a voi!, in cui scrive: 

«Il suf­fra­gio uni­ver­sa­le maschi­le por­ta di neces­si­tà nel­le sue visce­re il suf­fra­gio uni­ver­sa­le vero e pro­prio – degli uomi­ni e del­le don­ne. Ad un pat­to: che le don­ne non riman­ga­no assen­ti. Che esse sap­pia­no vole­re e far­si vale­re. Fino a ieri l’impresa pote­va sem­bra­re trop­po anco­ra lun­ga e dif­fi­ci­le; il pre­mio del­la fati­ca anco­ra trop­po lon­ta­no. Oggi la mag­gio­re trin­cea avver­sa­ria è abbat­tu­ta; gli adi­ti sull’avvenire sono spa­lan­ca­ti. Solo l’ignavia e l’incoscienza pos­so­no non veder­lo e ricu­sar­si all’azione. Una nuo­va era è dischiu­sa al pro­le­ta­ria­to cosciente».

Nel 1912 fon­da la rivi­sta La Dife­sa del­le Lavo­ra­tri­ci, su cui scri­vo­no le voci fem­mi­ni­li più influen­ti del socia­li­smo ita­lia­no e nasce l’Unio­ne nazio­na­le del­le don­ne socia­li­ste. Si è dovu­to aspet­ta­re a lun­go per rico­no­sce­re l’esito del­le sue bat­ta­glie, dal momen­to che le don­ne otter­ran­no il dirit­to di voto solo nel 1945: il suo impe­gno è sta­to comun­que fon­da­men­ta­le per ren­de­re le don­ne con­sa­pe­vo­li dei pro­pri diritti.

Anna muo­re il 29 dicem­bre 1925, a meno di un anno dal­la mor­te di Gia­co­mo Mat­teot­ti, che Anna e Filip­po con­si­de­ra­va­no come un figlio. Il fune­ra­le, avve­nu­to il 30 dicem­bre, è inter­rot­to da un attac­co squa­dri­sta dei fascisti.

Anna aveva intuito fin da subito il vero volto, violento e dittatoriale, del fascismo. 

Nel 1993 nasce a Mila­no la Fon­da­zio­ne Anna Kuli­scioff con lo «sco­po di favo­ri­re gli stu­di sul­la sto­ria del pen­sie­ro socia­li­sta, del movi­men­to del ope­ra­io e sin­da­ca­le, fem­mi­ni­le, liber­ta­rio e in gene­ra­le sul­la sto­ria del lavo­ro, dell’emancipazione e del­lo sta­to socia­le»: la memo­ria rico­pre sem­pre un ruo­lo essen­zia­le nel­la for­ma­zio­ne dei cittadini.

Nel cer­ca­re il suo nome su Goo­gle, ciò che sal­ta all’occhio è la dici­tu­ra rivo­lu­zio­na­rio al maschi­le: rivo­lu­zio­na­ria è cor­ret­to e come tale va uti­liz­za­to, soprat­tut­to per una don­na che si defi­ni­va medi­ca.

Anche se Anto­nio Labrio­la, in una let­te­ra a Engels (1893), scri­ve­va: «A Mila­no non c’è che un uomo, che vice­ver­sa è una don­na, la Kuli­scioff», secon­do la tipi­ca ten­den­za per cui si può elo­gia­re una vir­tù fem­mi­ni­le solo se rap­por­ta­ta a model­li maschi­li.

Con­di­vi­di:
Costanza Mazzucchelli
Clas­se 2000, stu­den­tes­sa di Let­te­re. Guar­do il mon­do attra­ver­so i miei occhia­li spes­si, ascol­to e leg­go, poi scri­vo di ciò che ho imparato.

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