Kamala Devi Harris, un ritratto

Kamala Devi Harris, un ritratto

Suc­ce­de­rà tra qual­che anno, tra qual­che gene­ra­zio­ne, che una gio­va­ne don­na sedu­ta a un ban­co di scuo­la apri­rà il libro di sto­ria (o lo con­sul­te­rà sul suo e‑reader o su qual­che nuo­vo dispo­si­ti­vo elet­tro­ni­co di cui anco­ra non cono­scia­mo l’esistenza) e leg­ge­rà che nel 2020 il mon­do assi­stet­te a una serie di even­ti sto­ri­ci di por­ta­ta uni­ver­sa­le come l’arrivo improv­vi­so (pre­vi­sto?) di una pan­de­mia che ferì nel pro­fon­do l’economia, la socie­tà, modi­fi­cò lo sti­le di vita di tut­ta la popo­la­zio­ne mondiale. 

E, come un pic­co­lo spi­ra­glio di luce in fon­do a una grot­ta buia, in quel­lo stes­so anno una don­na per la pri­ma vol­ta veni­va elet­ta vice-pre­si­den­te degli Sta­ti Uni­ti d’A­me­ri­ca, la più gran­de poten­za mondiale. 

Per qualche minuto facciamo finta di essere noi quella giovane donna e leggiamo insieme chi è Kamala Devi Harris. 

Kama­la Devi Har­ris ha 55 anni ed è nata a Oakland, Cali­for­nia. All’età di dodi­ci anni si tra­fe­ri­sce a Mon­treal, in Cana­da, con sua sorel­la e sua madre, di ori­gi­ne india­na, la Dot­to­res­sa Shya­ma­lan Gopa­lan Har­ris che, dopo aver divor­zia­to dal mari­to (di ori­gi­ne gia­mai­ca­na), deci­de di tra­sfe­rir­si per per­se­gui­re la sua car­rie­ra di ricer­ca­tri­ce. Un tra­sfe­ri­men­to che come rac­con­ta la stes­sa Har­ris fu uno shock cul­tu­ra­le: un nuo­vo pae­se, un cli­ma pro­fon­da­men­te diver­so dal­la soleg­gia­ta Cali­for­nia, una cit­tà stra­nie­ra e francofona. 

Kama­la Har­ris e sua sorel­la Maya

A Mon­treal, Har­ris fre­quen­tò la West­mount High, che anno­ve­ra tra i suoi ex alum­ni nien­te meno che Leo­nard Cohen, una scuo­la il cui baci­no com­pren­de Lit­tle Bur­gun­dy, un quar­tie­re che ai tem­pi rap­pre­sen­ta­va il ful­cro del­la Black cul­tu­re con i suoi sto­ri­ci jazz club.

Que­sto con­te­sto cana­de­se mul­ti­cul­tu­ra­le ha sicu­ra­men­te influen­za­to la gio­va­ne Harris. 

È stato proprio in questo periodo che ha gettato i semi dell’attivismo e ha trovato un’affermazione culturale nella sua Black identity. 

Duran­te gli anni uni­ver­si­ta­ri, quan­do ritor­na negli Sta­ti Uni­ti per fre­quen­ta­re l’Howard Uni­ver­si­ty, a Washing­ton D.C. – chia­ma­ta “La Mec­ca” – quei semi pian­ta­ti qual­che anno pri­ma ini­zia­no a ger­mo­glia­re: par­te­ci­pa a pro­te­ste, si scon­tra nei dibat­ti­ti con stu­den­ti Repub­bli­ca­ni e allo stes­so tem­po cri­ti­ca alcu­ne azio­ni dell’ala di sini­stra come trop­po radi­ca­li. Si uni­sce inol­tre alla con­fra­ter­ni­ta fem­mi­ni­le Alpha Kap­pa Alpha, le cui ini­zia­ti­ve pun­ta­va­no a sot­to­li­nea­re i cam­bia­men­ti e le pre­oc­cu­pa­zio­ni del­la socie­tà di que­gli anni.

Si impe­gna pro­fon­da­men­te a esal­ta­re l’impor­tan­za del­la rap­pre­sen­ta­zio­ne del­la comu­ni­tà afroa­me­ri­ca­na, unen­do­si alla gene­ra­zio­ne di stu­den­ti che deci­do­no di inva­de­re le isti­tu­zio­ni inav­vi­ci­na­bi­li per i loro geni­to­ri e avi

Insie­me ai suoi coe­ta­nei dun­que è figlia del movi­men­to per i dirit­ti civi­li: sono loro i pri­mi bene­fi­cia­ri del­la dese­gre­ga­zio­ne del­le scuo­le. Gli afroa­me­ri­ca­ni han­no final­men­te acces­so alle isti­tu­zio­ni e dirit­to alla carriera. 

Partecipare a quel sistema ingiusto è il modo più forte e impattante per diminuirne i danni. 

Dopo aver con­se­gui­to la lau­rea in leg­ge all’Hastings Col­le­ge nel 1989, lavo­ra come vice pro­cu­ra­tri­ce-distret­tua­le a Oal­kland fino alla fine degli anni ’90. Ed è in que­sta veste che gua­da­gna per sé una repu­ta­zio­ne: la sua fer­mez­za nel­la gestio­ne in par­ti­co­la­re di casi rela­ti­vi a traf­fi­ci di dro­ghe o abu­si ses­sua­li la fa emer­ge­re tra tan­ti, e rie­sce in que­sto modo a otte­ne­re di esse­re elet­ta come pro­cu­ra­tri­ce distret­tua­le del­la Cali­for­nia nel 2004

Comin­cia così il suo per­cor­so nel­la sto­ria del­le “pri­me don­ne”: que­sta ele­zio­ne infat­ti le fa gua­da­gna­re l’apposizione di pri­ma don­na e pri­mo pro­cu­ra­to­re distret­tua­le don­na e di ori­gi­ne afroa­me­ri­ca­na.

Si fa nota­re a livel­lo nazio­na­le duran­te la Con­ven­tion dei demo­cra­ti­ci del 2012 dove inter­vie­ne a soste­gno del­la rican­di­da­tu­ra di Barack Oba­ma duran­te la cor­sa pre­si­den­zia­le con­tro Mitt Rom­ney, e nel 2015 dichia­ra la sua can­di­da­tu­ra per il Sena­to. Vin­ce alle ele­zio­ni nel 2016. 

Questo fruttuoso percorso politico la porta a decidere di inseguire la candidatura presidenziale alle elezioni del 2020. 

Ormai famo­so è lo scon­tro avve­nu­to duran­te la secon­da not­te di dibat­ti­to orga­niz­za­to dal­la CNN con il futu­ro neo pre­si­den­te elet­to, Joe Biden, sul­lo “school busing” degli anni ’70/’80, o anche det­to il “dese­gre­ga­tion busing”: quel­la pra­ti­ca sta­tu­ni­ten­se che pre­ve­de­va il tra­spor­to degli stu­den­ti afroa­me­ri­ca­ni fuo­ri dal loro distret­to per favo­ri­re il rea­le pro­ces­so di dese­gre­ga­zio­ne (nono­stan­te per leg­ge la dese­gre­ga­zio­ne del­le scuo­le fos­se già avve­nu­ta nel 1954). 

Dopo un ini­zia­le cre­scen­te sup­por­to, a fine 2019 la cam­pa­gna di Har­ris si è tro­va­ta in serie dif­fi­col­tà, e da qui la scel­ta di riti­ra­re la sua candidatura. 

Sia­mo a mar­zo, 2020, e un gio­va­ne afroa­me­ri­ca­no anco­ra una vol­ta vie­ne ucci­so sot­to la custo­dia del­la poli­zia sta­tu­ni­ten­se: Geor­ge Floyd a Min­nea­po­lis. Ne risul­ta un movi­men­to di pro­te­sta con riso­nan­ze in tut­to il mon­do, e tra i lea­der di que­sto movi­men­to c’è pro­prio Har­ris che, in que­sto modo, cer­ca di met­te­re a tace­re le accu­se di aver man­te­nu­to un atteg­gia­men­to “soft” come pro­cu­ra­tri­ce distret­tua­le nei casi di miscon­dot­ta di alcu­ni poli­ziot­ti coin­vol­ti in spa­ra­to­rie e ucci­sio­ni di afroa­me­ri­ca­ni in cir­co­stan­ze sospette.

Poi la deci­sio­ne – non casua­le ma det­ta­ta dai tem­pi – di Joe Biden di sce­glie­re come sua vice pro­prio Kama­la Har­ris, che duran­te que­sta cor­sa pre­si­den­zia­le ha dovu­to com­bat­te­re alme­no due bias, dovu­ti al suo esse­re don­na e al suo esse­re don­na di ori­gi­ne afroa­me­ri­ca­na

Guar­dia­mo alle eti­chet­te che Mr. Trump le ha asse­gna­to in quan­to don­na, “total­ly unli­ka­ble”, “this monster”.

Guar­dia­mo al fat­to che è sta­to mes­so in dub­bio anche il suo esse­re ame­ri­ca­na, nata in suo­lo ame­ri­ca­no (tor­na­no in men­te le accu­se che pro­prio Trump ave­va avan­za­to nei con­fron­ti dell’ex pre­si­den­te ame­ri­ca­no Barack Obama). 

Guar­dia­mo alle spe­cu­la­zio­ni rela­ti­ve al suo avan­za­men­to di car­rie­ra dovu­to a una sua pas­sa­ta rela­zio­ne con Wil­lie Bro­wn, pri­mo sin­da­co nero del­la cit­tà di San Francisco. 

Relazione messa in dubbio perché sia mai che una donna raggiunga posizioni di potere per suo merito.

(Di tut­to que­sto ne abbia­mo par­la­to qui in un’altra infau­sta circostanza.)

E poi, pri­ma di chiu­de­re il nostro libro di sto­ria, riflet­tia­mo su quan­te altre pri­me vol­te dovran­no esser­ci anco­ra per il gene­re femminile. 

Se ci sarà maipre­sto un momen­to del­la sto­ria in cui final­men­te non sarà più impor­tan­te sot­to­li­nea­re quan­do a rag­giun­ge­re deter­mi­na­ti obiet­ti­vi sia una don­na o un uomo. 

Ma si par­li di altro, di cosa può appor­ta­re per le sue capa­ci­tà, espe­rien­ze, cari­sma, idee per cam­bia­re il mondo. 


Imma­gi­ne di coper­ti­na rea­liz­za­ta per Vul­ca­no Sta­ta­le da Domi­til­la Pastore. 

La tro­va­te su IG: https://www.instagram.com/im.domitilla/

Tik Tok: https://vm.tiktok.com/ZSgQaHDy/ 


Sito­gra­fia: 

https://www.nytimes.com/video/us/100000007442387/kamala-vice-president.html?searchResultPosition=2

https://www.nytimes.com/2020/11/09/us/kamala-harris-california-history.html?searchResultPosition=4

https://www.nytimes.com/video/us/100000007442387/kamala-vice-president.html?searchResultPosition=2

https://www.npr.org/2020/10/13/923369723/lets-talk-about-kamala-harris?t=1606586297729

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Francesca Rubini
Vado in cri­si quan­do mi si chie­de di scri­ve­re una bio, in par­ti­co­la­re la mia, per­ché ho una lista infi­ni­ta di cose che mi piac­cio­no e una lista infi­ni­ta di cose che odio. Basti sape­re che mi pia­ce scri­ve­re attin­gen­do da entrambe.

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