Le nuove Marianne di Polonia

Le nuove Marianne di Polonia

Una don­na in mez­zo alla stra­da inva­sa dai mani­fe­stan­ti, alle sue spal­le il fumo ros­so e ver­de dei fumo­ge­ni, in mano una ban­die­ra arco­ba­le­no: l’hanno sopran­no­mi­na­ta “la Marian­ne polac­ca”, in rife­ri­men­to alla figu­ra fem­mi­ni­le sul­le bar­ri­ca­te ne La liber­tà che gui­da il popo­lo di Dela­croix. La foto è sta­ta pub­bli­ca­ta sull’account Twit­ter di Mar­ta Habior, una pro­dut­tri­ce cine­ma­to­gra­fi­ca di Varsavia. 

Quella donna, e molte altre con lei, stanno davvero lottando per la libertà.

Nel­le ulti­me due set­ti­ma­ne sono sce­se in stra­da per oppor­si all’entrata in vigo­re di una leg­ge con­tro l’aborto tera­peu­ti­co, annun­cia­ta dal par­ti­to con­ser­va­to­re Dirit­to e giu­sti­zia (PiS), al gover­no dal 2015. La nuo­va leg­ge impo­ne limi­ta­zio­ni dra­co­nia­ne: l’aborto sareb­be con­sen­ti­to solo nei casi di ince­sto, stu­pro o gra­ve minac­cia per la salu­te del­la madre. Un mar­gi­ne vera­men­te ridot­to, il 2% cir­ca dei casi di abor­to lega­le fino­ra esercitati. 

La pri­ma boz­za del­la leg­ge era sta­ta pub­bli­ca­ta già dal 3 otto­bre 2016, e già ave­va cau­sa­to sol­le­va­zio­ni, ma nel­le ulti­me set­ti­ma­ne il gover­no ha deci­so di ina­spri­re la leg­ge inse­ren­do restri­zio­ni anco­ra più agghiac­cian­ti: anche nel caso di una malat­tia gra­ve ed evi­den­te del feto, che ne cau­se­reb­be la mor­te subi­to dopo la nasci­ta, l’interruzione del­la gra­vi­dan­za reste­reb­be ille­ga­le. La modi­fi­ca è sta­ta richie­sta da un cen­ti­na­io di par­la­men­ta­ri per i qua­li anche in caso di mal­for­ma­zio­ne l’aborto sareb­be con­tra­rio ai prin­ci­pi del­la Costi­tu­zio­ne che pro­teg­go­no la vita di ogni indi­vi­duo. Qual­co­sa di fron­te al qua­le le don­ne polac­che non pote­va­no rima­ne­re in silenzio. 

Le mani­fe­sta­zio­ni sono par­ti­te a Var­sa­via, vici­no alla casa del lea­der del PiS, al gri­do To jest woj­na (“que­sta è guer­ra”), ma in pochi gior­ni si sono este­se all’intera nazio­ne. Non solo le stra­de sono sta­te occu­pa­te: grup­pi di don­ne arma­te di stri­scio­ni e uova han­no col­pi­to e inva­so le chie­se, dimo­stran­do così la loro fer­ma oppo­si­zio­ne alla sim­pa­tia cre­scen­te tra Chie­sa polac­ca e par­ti­ti tra­di­zio­na­li­sti. Sim­pa­tia che ha il suo argo­men­to cen­tra­le nel con­trol­lo sui dirit­ti ripro­dut­ti­vi del­le donne.

Da tempo il governo polacco si dà da fare per sottrarre sempre maggiori fette di diritti umani ai suoi cittadini. 

Oltre alle don­ne, nel miri­no è fini­ta la comu­ni­tà LGBTQ+ che si è vista ban­di­re da alcu­ne zone del Pae­se (fino a un ter­zo del ter­ri­to­rio) che si sono dichia­ra­te “libe­re dall’ideologia LGBTQ+”. Il tut­to men­tre per le stra­de si sono visti anche auto­car­ri con stri­scio­ni che equi­pa­ra­va­no l’omosessualità alla pedo­fi­lia. Già da qual­che anno dun­que in Polo­nia l’aria che si respi­ra è sof­fo­can­te: per tor­na­re all’aborto, si sti­ma che tra le 80mila e le 120mila don­ne polac­che ogni anno sia­no costret­te ad anda­re all’estero per otte­ner­ne uno, oppu­re a ricor­re­re a pra­ti­che clan­de­sti­ne. I toni e le azio­ni del gover­no si stan­no facen­do più aggres­si­vi, e para­dos­sa­li: in un discor­so recen­te, tra­smes­so in tele­vi­sio­ne, Jaro­sław Kac­zyń­ski, lea­der del Pis, si è appel­la­to ai grup­pi nazio­na­li­sti per “difen­de­re” le chie­se con­tro le donne. 

Però. C’è un però, una nota posi­ti­va. Le pro­te­ste di mas­sa han­no dato i loro risul­ta­ti: sono riu­sci­te a fer­ma­re la pub­bli­ca­zio­ne del­la sen­ten­za pre­vi­sta per il 2 novem­bre, a segui­to del­la qua­le sareb­be sta­ta resa effet­ti­va. Stan­do a una dichia­ra­zio­ne del capo dell’ufficio del pri­mo mini­stro ci sareb­be una discus­sio­ne in cor­so per sta­bi­li­re come tro­va­re un com­pro­mes­so: un’apertura lie­ve, che non sem­bra anco­ra abba­stan­za per pla­ca­re la mar­cia del­le donne.

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Michela La Grotteria
Made in Geno­va. Leg­go di tut­to per capi­re come gli altri vedo­no il mon­do, e scri­vo per dire come lo vedo io. Amo le pal­li­ne di Nata­le, la focac­cia nel cap­puc­ci­no e i tet­ti parigini.

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