Maradona è morto: il mondo piange “el Pibe de Oro”

Maradona è morto: il mondo piange il campione del calcio

Die­go Arman­do Mara­do­na si è spen­to a Bue­nos Aires, pro­ba­bil­men­te a cau­sa di un arre­sto car­dia­co. Ave­va com­piu­to 60 anni il 30 otto­bre. Era sta­to ope­ra­to recen­te­men­te al cer­vel­lo per un ede­ma, dopo il rico­ve­ro sem­bra­va che le sue con­di­zio­ni stes­se­ro miglio­ran­do, ma la situa­zio­ne gene­ra­le era anco­ra preoccupante.

La mor­te del cal­cia­to­re è una di quel­le cose che lascia­no l’ama­ro in boc­ca; la noti­zia si è dif­fu­sa imme­dia­ta­men­te sul­la rete e ha scos­so nazio­ni, cit­tà e per­so­ne scioc­ca­te del­la scom­par­sa improv­vi­sa di Maradona. 

Come si rea­gi­sce a una noti­zia del gene­re? Pos­sia­mo solo imma­gi­na­re la tri­stez­za e l’incredulità di miglia­ia di tifo­si in tut­to il mon­do, di nume­ro­si gio­va­ni appas­sio­na­ti e vete­ra­ni dell’era d’oro del dio del cal­cio, gli stes­si a cui ave­va rega­la­to le gio­ie di un goal e l’orgoglio del­la vit­to­ria. Anche la cit­tà di Napo­li pian­ge la mor­te del suo re, cit­tà che lo ave­va accol­to e che di lui ha fat­to un’ico­na.

Quando una personalità così straordinaria ci lascia non può che diventare leggenda, ma non Maradona: lui leggenda lo è sempre stato. 

Un gio­ca­to­re che ha fat­to del cam­po da gio­co il suo habi­tat natu­ra­le, ciò che face­va e sor­pren­de­va il pub­bli­co non lo ave­va impa­ra­to ma era pre­sen­te da sem­pre nel suo DNA; un pro­di­gio scat­tan­te, impre­ve­di­bi­le nei suoi movi­men­ti rapi­di, nei suoi rifles­si atten­ti e dal­la tec­ni­ca uni­ca e ini­mi­ta­bi­le. Ma la sua non è sem­pre sta­ta una vita sot­to i riflet­to­ri, come lui stes­so dice­va era “un ragaz­zo di peri­fe­ria”, impa­rò a gio­ca­re per le stra­de con gli amici. 

Nac­que in una ter­ra pove­ra, dove cibo e lavo­ro scar­seg­gia­va­no, i suoi geni­to­ri lavo­ra­va­no entram­bi per ave­re una vita digni­to­sa, per non cade­re nel­la fame e man­te­ne­re un cer­to deco­ro nono­stan­te la pover­tà. A due anni gli vie­ne rega­la­ta la pri­ma pal­la dal­lo zio, e non rie­sce a sepa­rar­se­ne tan­to da dor­mi­ci insie­me abbrac­cian­do­la. Ini­zia ad appas­sio­nar­si al cal­cio dei gran­di, segue il Boca (la squa­dra di cal­cio cit­ta­di­na) come il padre, ini­zian­do a sogna­re di inse­gui­re il pal­lo­ne sul cam­po dei mon­dia­li per diven­ta­re “cam­peón del mun­do”.

Tutto cambiò improvvisamente per il futuro campione: il debutto in prima divisione, dieci giorni prima di compiere i suoi sedici anni. 

Quat­tro mesi dopo la con­vo­ca­zio­ne in nazio­na­le, con­tro l’Ungheria. La stam­pa lo chia­mò “il Pelé bian­co degli argen­ti­ni”, ben pre­sto le aspet­ta­ti­ve nei suoi con­fron­ti ini­zia­no a cre­sce­re, diven­tan­do così una futu­ra pro­mes­sa del cal­cio. Cre­sce la sua fama, ormai il suo nome è cono­sciu­to nel più pove­ro dei quar­tie­ri di peri­fe­ria del mon­do, e con la fama cre­sce anche la sua ric­chez­za, quel­la che mai ave­va avu­to pri­ma di quel momen­to. Ma come si sen­te spes­so dire “la ric­chez­za non fa la feli­ci­tà” ed infat­ti qual­co­sa si rom­pe den­tro l’anima fra­gi­le del gio­va­ne cam­pio­ne, ini­zia a sen­ti­re trop­po la pres­sio­ne dei media, le aspet­ta­ti­ve sem­pre più cari­che del pub­bli­co, le cri­ti­che che accre­sce­va­no il suo sen­so di impo­ten­za e fra­gi­li­tà di fron­te alle onda­te di ammi­ra­to­ri, la pres­sio­ne dei gior­na­li, dei papa­raz­zi, le aspet­ta­ti­ve dei tifo­si del Boca. Anche i geni­to­ri che ven­ne­ro attac­ca­ti e insul­ta­ti anche dai vici­ni che vide­ro il loro con­cit­ta­di­no come un traditore. 

La pres­sio­ne fu tale da por­ta­re il cal­cia­to­re a con­fes­sa­re a un ami­co di voler mol­la­re il cal­cio, stan­co di quel­la vita, vole­va che la gen­te dimen­ti­cas­se il suo nome, che i gior­na­li smet­tes­se­ro di par­la­re di lui, di dare a lui la col­pa che non ave­va, non vole­va sen­tir­si insul­ta­to per le stra­de, vole­va tor­na­re al cal­cio di quan­do era bam­bi­no, quel­lo che face­va per amo­repas­sio­ne. Ma come tut­ti san­no Mara­do­na non si è cer­ta­men­te fer­ma­to: è il 4 Luglio 1984 che ini­zia il suo viag­gio in Ita­lia quan­do fir­ma con il Napo­li; ver­rà poi pre­sen­ta­to allo sta­dio San Pao­lo di fron­te a 60.000 per­so­ne accor­se lì per lui. 

Con Napo­li ha sem­pre avu­to un rap­por­to spe­cia­le, la sua gen­te gli ha sem­pre dimo­stra­to un amo­re uni­co, per loro Die­go era più di un cal­cia­to­re, era l’eroe che ave­va ripor­ta­to l’orgoglio nei cuo­ri del popo­lo napo­le­ta­no e lui si rico­no­sce­va negli occhi di quei suoi pic­co­li tifo­si napo­le­ta­ni che orgo­glio­sa­men­te indos­sa­va­no la sua maglia. 

In loro rivedeva il bambino che era quando rincorreva a piedi nudi il pallone per le strade.

Con la maglia del Napo­li vin­se due scu­det­ti nel 1987 e nel 1990. Par­te­ci­pò a ben quat­tro mon­dia­li con la nazio­na­le Argen­ti­na, vin­cen­do da pro­ta­go­ni­sta nel 1986 con 34 reti rea­liz­za­te tra cui le famo­sis­si­me due reti con­tro l’Inghilterra.

Ma anche Mara­do­na ave­va i suoi demo­ni: se da una par­te il suo nome diven­ta leg­gen­da del cal­cio, dall’altro i media sve­la­no anche quel lato oscu­ro che lo ha sem­pre accom­pa­gna­to: dal­la dro­ga, alla vita not­tur­na, fino alle rela­zio­ni con la Camor­ra. Ma non è que­sto che voglia­mo ricor­da­re di lui. In que­sto momen­to dif­fi­ci­le, come farem­mo per un caro ami­co, voglia­mo rac­con­ta­re solo il meglio: quel­lo che tut­ti ricor­da­no e quel­lo che rimar­rà sem­pre nel­la memo­ria dei suoi ammiratori. 

Era un arti­sta del pal­lo­ne, sem­bra­va nato per destreg­giar­si sui cam­pi ver­di degli sta­di di tut­to il mon­do, per vin­ce­re e per infuo­ca­re gli ani­mi dei tifo­si che inneg­gia­va­no al suo nome atten­den­do una sua mos­sa per urla­re di gio­ia al suo pros­si­mo goal; quel goal che tut­ti sape­va­no avreb­be segna­to per­ché lui è “el Pibe de Oro”, il re di Napo­li, il dio del cal­cio, il mae­stro del pal­lo­ne, ini­mi­ta­bi­le e uni­co nel suo genere.

Il bam­bi­no che gio­ca­va tra le poz­zan­ghe­re di Bue­nos Aires e che sogna­va di diven­ta­re cam­pio­ne del mon­do è riu­sci­to non solo a vin­ce­re in cam­po, ma anche nei cuo­ri di tan­tis­si­mi appas­sio­na­ti del cal­cio e non, per­ché chiun­que lo cono­sce, tut­ti han­no sen­ti­to par­la­re del­la leg­gen­da, l’invincibile e da oggi l’immortale, Arman­do Die­go Mara­do­na.

Con­di­vi­di:
Elisa Letizia
Sono Eli­sa, stu­dio lin­gue, appas­sio­na­ta d’ar­te, musi­ca e cine­ma. Nel tem­po libe­ro scri­vo del pre­sen­te e lavo­ro per costrui­re il mio futuro.

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