Nuove sfide per le donazioni di midollo osseo

Ogni anno solo in Ita­lia cir­ca due­mi­la per­so­ne han­no biso­gno di una dona­zio­ne di midol­lo osseo. Han­no cioè biso­gno di un uomo o una don­na che deci­da di dona­re le sue cel­lu­le midol­la­ri a uno sco­no­sciu­to. Nel con­cre­to, que­sto signi­fi­ca che la cura e la gua­ri­gio­ne di ognu­no di quei due­mi­la pazien­ti dipen­de dal­la scel­ta di un’altra persona. 

A rendere tutto ancor più incerto è il fatto che la compatibilità fra midollo osseo è 1 su 100.000, ossia che su 100.000 potenziali donatori solo uno risulterà compatibile con una persona in attesa di trapianto. 

Facen­do un rapi­do cal­co­lo, per­ché sia pos­si­bi­le tro­va­re un dona­to­re com­pa­ti­bi­le per i 2000 pazien­ti ita­lia­ni in atte­sa di tra­pian­to ser­vo­no 200.000.000 di per­so­ne. Ma cosa signi­fi­ca dona­re midol­lo osseo? «C’è tan­ta con­fu­sio­ne sul tema. Mol­ti con­fon­do­no il midol­lo osseo con il midol­lo spi­na­le, cre­do­no che la dona­zio­ne li espon­ga a dei rischi e che sia peri­co­lo­so o dolo­ro­so, in real­tà non è così», a spie­gar­lo è Mir­ko Anto­nio­li, volon­ta­rio di Admo, Asso­cia­zio­ne dona­to­ri midol­lo osseo che del 1990 si occu­pa di sen­si­bi­liz­za­re e reclu­ta­re nuo­vi dona­to­ri. «La dona­zio­ne di midol­lo è una pro­ce­du­ra sem­pli­ce e pri­va di rischi. A secon­da del­le neces­si­tà di cura di chi rice­ve­rà il midol­lo, la dona­zio­ne potrà avve­ni­re in afe­re­si, que­sta è la moda­li­tà con cui avven­go­no l’80% del­le dona­zio­ni, o tra­mi­te pre­lie­vo dal­le cre­ste ilia­che. Nel pri­mo caso, il dona­to­re dovrà assu­me­re dei fat­to­ri di cre­sci­ta che sti­mo­li­no la pro­du­zio­ne di cel­lu­le midol­la­ri e poi si sot­to­por­rà a una sor­ta di pre­lie­vo di san­gue; nel secon­do caso, il più raro, la pro­ce­du­ra sarà più inva­si­va, ma asso­lu­ta­men­te sop­por­ta­bi­le. Il dona­to­re dovrà subi­re un pic­co­lo inter­ven­to in ane­ste­sia tota­le, in cui pre­le­ve­ran­no il suo midol­lo dal­le ossa del bacino». 

L’i­ni­zia­ti­va di Admo

Duran­te il suo rac­con­to, Mir­ko tor­na alla sua dona­zio­ne avve­nu­ta nel mag­gio di sei anni fa: «Una deci­na di anni pri­ma mi ero iscrit­to al regi­stro dei dona­to­ri, per­ché spin­to dall’esperienza di un mio caro ami­co. Sono sem­pre sta­to un dona­to­re di san­gue, ma fino ad allo­ra non ave­vo mai pen­sa­to di poter dona­re anche il midol­lo. Negli anni non ci ho più pen­sa­to, fino a quan­do rice­vet­ti una tele­fo­na­ta dal cen­tro tra­sfu­sio­na­le, in cui mi chie­se­ro se fos­si anco­ra dispo­ni­bi­le. Quan­do riag­gan­cia il tele­fo­no non nascon­do l’ansia, ma non ave­vo dub­bi: vole­vo far­lo». Da quel momen­to Mir­ko ven­ne sot­to­po­sto a vari esa­mi dia­gno­sti­ci per valu­ta­re la rea­le com­pa­ti­bi­li­tà con il rice­ven­te, ma come spes­so acca­de que­sta non fu com­ple­ta. «Per dona­re a una per­so­na non con­san­gui­nea ser­ve esse­re com­pa­ti­bi­li alme­no all’80% e non fu quel­lo il caso. Dopo pochi mesi, ven­ni richia­ma­to di nuo­vo. Risul­ta­vo anco­ra com­pa­ti­bi­le con due per­so­ne. Alla fine, ne fu scel­ta una e il 22 mag­gio fui rico­ve­ra­to per dona­re dal­le cre­ste ilia­che. Non scor­de­rò mai quel vener­dì pome­rig­gio, è sta­to uno dei gior­ni più bel­li del­la mia vita». 

Come avvie­ne per ogni dona­zio­ne, Mir­ko non sa chi ha rice­vu­to il suo midol­lo, ma sicu­ra­men­te quel­la per­so­na gli ha cam­bia­to la vita. «Una vol­ta dona­to il midol­lo non è più pos­si­bi­le rifar­lo, se non per la stes­sa per­so­na per cui si ha dona­to la pri­ma vol­ta e per i pro­pri fami­lia­ri. Io da quel momen­to ho scel­to di diven­ta­re volon­ta­rio ADMO e di sen­si­bi­liz­za­re i gio­va­ni su que­sto tema. Ora vado nel­le scuo­le, nel­le uni­ver­si­tà per reclu­ta­re nuo­vi dona­to­ri o alme­no per infor­ma­re i ragaz­zi dell’esistenza del dono». 

Negli ultimi mesi, vista l’impossibilità di incontrarsi personalmente, ADMO ha visto un calo di nuove iscrizioni di oltre il 60%.

 «Solo in Lom­bar­dia, ogni anno si regi­stra­va­no qua­si 6000 nuo­vi poten­zia­li dona­to­ri, di cui cir­ca 4000 era­no gio­va­ni uni­ver­si­ta­ri. Vi era­no occa­sio­ni, come le gior­na­te di sen­si­bi­liz­za­zio­ne in Uni­ver­si­tà, in cui riu­sci­va­mo a reclu­ta­re cen­ti­na­ia di per­so­ne in un solo gior­no oppu­re situa­zio­ni straor­di­na­rie come la mobi­li­ta­zio­ne per il pic­co­lo Alex nel 2018, che ha avvi­ci­na­to miglia­ia di ita­lia­ni alla dona­zio­ne. Oggi inve­ce con le ini­zia­ti­ve onli­ne, le nuo­ve ade­sio­ni si con­ta­no sul­le dita di una mano». 

Eppu­re, diven­ta­re dona­to­ri è sem­pli­ce. «Biso­gna ave­re fra i 18 e i 35 anni, si deve esse­re in buo­na salu­te e pesa­re più di 50 chi­li. Chi ha que­ste carat­te­ri­sti­che, deve recar­si in un cen­tro tra­sfu­sio­na­le e tipiz­zar­si». Come ci spie­ga Mir­ko, tipiz­zar­si altro non signi­fi­ca che sot­to­por­si a un pic­co­lo pre­lie­vo di san­gue o di sali­va che per­met­te­rà di indi­vi­dua­re le carat­te­ri­sti­che del dona­to­re e con­sen­ti­rà di inse­rir­lo nel regi­stro mon­dia­le dei dona­to­ri di midol­lo osseo, così che sia dispo­ni­bi­le per chiun­que ne abbia biso­gno: «Chiun­que lo desi­de­ri, può pre­no­ta­re un appun­ta­men­to tra­mi­te il nostro sito di Admo e nel gior­no fis­sa­to dovrà recar­si in ospe­da­le. È pos­si­bi­le far­lo anche in que­sto perio­do di emer­gen­za, per­ché ogni cen­tro tra­sfu­sio­na­le è com­ple­ta­men­te sicuro». 

La tipiz­za­zio­ne è il pri­mo pas­so del­la dona­zio­ne, solo suc­ces­si­va­men­te si ver­rà chia­ma­ti e si potrà dona­re effet­ti­va­men­te. Tipiz­zar­si signi­fi­ca in mol­ti casi offri­re l’unica pos­si­bi­li­tà di cura per chi è affet­to da tumo­ri del san­gue, pato­lo­gie autoim­mu­ni e diver­se altre malat­tie. Come nel caso di Edoar­do, gio­va­ne ragaz­zo che ha tro­va­to nel­la dona­zio­ne di midol­lo la sua pos­si­bi­li­tà di cura: «Per me non è sta­to tro­va­to nes­sun dona­to­re com­pa­ti­bi­le, se non mio padre con una com­pa­ti­bi­li­tà del 50%, ma for­tu­na­ta­men­te è sta­ta rite­nu­ta suf­fi­cien­te. Sen­za mio padre oggi io non sarei qui». Edoar­do ha tro­va­to il suo tipo giu­sto, Mir­ko lo è sta­to per una per­so­na che non cono­sce, e tu?

Con­di­vi­di:
Chiara Malinverno
Scri­vo arti­co­li dal pri­mo anno di liceo, ma non ho anco­ra capi­to se voglio far­ne un lavo­ro. In ogni caso avrò una lau­rea in giu­ri­spru­den­za su cui con­ta­re, forse.

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.