Omicidio Manganes: quando il libero giornalismo è reato capitale

Omicidio Manganes: quando il libero giornalismo è reato capitale

Appe­na una set­ti­ma­na dopo la Gior­na­ta inter­na­zio­na­le volu­ta dall’ONU per la fine dell’impunità dei cri­mi­ni con­tro i gior­na­li­sti, dal­le Filip­pi­ne arri­va la noti­zia che un gior­na­li­sta è sta­to ucci­so, l’ennesimo. Già per­ché nel pae­se del Sude­st Asia­ti­co, immer­so nel­le acque del Paci­fi­co Occi­den­ta­le, solo tra il 2018 e il 2019 ne sono sta­ti assas­si­na­ti ben 14. E si trat­ta di un ter­ri­to­rio da tem­po ai pri­mi posti anche nel Glo­bal Impu­ni­ty Index (addi­rit­tu­ra al pri­mo posto nel trien­nio 2017–2019), una clas­si­fi­ca redat­ta annual­men­te dal Comi­ta­to per la pro­te­zio­ne dei gior­na­li­sti (CPJ) con sede a New York che misu­ra quan­to gli omi­ci­di dei gior­na­li­sti resta­no impuniti. 

Que­sta vol­ta, a fare le spe­se di una situa­zio­ne dram­ma­ti­ca che, dopo l’ascesa alla pre­si­den­za nel 2016 del lea­der del PDP Laban, Rodri­go Duter­te, è peg­gio­ra­ta dra­sti­ca­men­te per quel che riguar­da la liber­tà di stam­pa (le Filip­pi­ne sono a riguar­do al 134° posto nell’ultima clas­si­fi­ca sti­la­ta da Repor­ters without bor­ders), è sta­to Vir­gi­lio Man­ga­nes. L’uomo, espo­nen­te del­la Nujp (Unio­ne nazio­na­le gior­na­li­sti filip­pi­ni), lavo­ra­va per una sta­zio­ne radio nel­la pro­vin­cia set­ten­trio­na­le di Pan­ga­si­nan ed era già scam­pa­to una vol­ta a un ten­ta­ti­vo di omicidio.

Virgilio è il diciottesimo giornalista filippino assassinato durante l’amministrazione Duterte e il 190° dal 1986. 

Un Pre­si­den­te, Duter­te, che nel 2016, dopo aver vin­to le ele­zio­ni, rispon­den­do a una doman­da su cosa si potes­se fare di fron­te alla pia­ga del­l’uc­ci­sio­ne di gior­na­li­sti, pochi gior­ni dopo che un repor­ter di Mani­la era sta­to assas­si­na­to, com­men­tò che gli omi­ci­di di gior­na­li­sti sono a vol­te giu­sti­fi­ca­ti, se il repor­ter “ha fat­to qual­co­sa di sba­glia­to”, dal momen­to che «La mag­gior par­te di quel­li che ven­go­no ucci­si, a esse­re fran­chi, ha fat­to qual­co­sa. Nes­su­no ti ucci­de se non hai fat­to qual­co­sa di sbagliato». 

E in quell’occasione, rife­ren­do­si a un altro gior­na­li­sta ucci­so nel 2003 a Davao, Jun Pala, Duter­te aggiun­se: «Era un uomo mar­cio. Se l’è meri­ta­to». Davan­ti a simi­li paro­le pare for­tu­na­ta la sor­te del­la gior­na­li­sta filip­pi­na Maria Res­sa, respon­sa­bi­le del sito di news Rap­pler mol­to cri­ti­co nei con­fron­ti del Gover­no, che nel 2019 se l’è cava­ta con un sem­pli­ce arre­sto per diffamazione.

Negli ulti­mi die­ci anni 881 gior­na­li­sti sono sta­ti ucci­si nel mon­do. Ma in cir­ca la metà dei casi si è trat­ta­to di mor­te in zona di guer­ra. Nel­le Filip­pi­ne inve­ce la mor­te arri­va sen­za che vi sia guer­ra. E for­se è anche peg­gio per­ché in que­sti casi, qua­si sem­pre, il gior­na­li­sta vie­ne ucci­so in quan­to tale, per le sue paro­le sco­mo­de con­tro grup­pi cri­mi­na­li o di potere.

È solo in appa­ren­za un para­dos­so che in uno sta­to segna­to da pover­tà, vio­len­za dif­fu­sa e cor­ru­zio­ne, e che per­ciò avreb­be par­ti­co­lar­men­te biso­gno di una stam­pa libe­ra e corag­gio­sa, il mestie­re del gior­na­li­sta sia così dif­fi­ci­le. In real­tà, pro­prio que­sti fat­to­ri con­cor­ro­no a spie­ga­re tan­te mor­ti e anche l’indifferenza del pote­re davan­ti alla situa­zio­ne. Tut­ta­via, e que­sto sta cer­can­do di fare l’Unione dei gior­na­li­sti filip­pi­ni, i delit­ti pos­so­no esse­re anche l’occasione per sen­si­bi­liz­za­re la socie­tà e inne­sca­re così pro­ces­si di cam­bia­men­to. Un po’ come è avve­nu­to negli ulti­mi decen­ni, ad esem­pio in Sici­lia, dove dopo alcu­ni omi­ci­di mafio­si di gior­na­li­sti e non solo, il con­te­sto ha scel­to di cam­bia­re, alme­no in par­te, facen­do sì che le voci di denun­cia non ven­ga­no più soffocate. 

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Carlo Codini
Nato nel 2000, sono uno stu­den­te di let­te­re. Appas­sio­na­to anche di sto­ria e filo­so­fia, non mi nego mai let­tu­re e appro­fon­di­men­ti in tali ambi­ti, con­vin­to che la varie­tà sia ric­chez­za, sempre.

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