Proteste ambientali alla foresta di Dannenröder, in Germania

Il caso della foresta di Dannenröder riaccende i riflettori sulla crisi climatica

La fore­sta di Dan­nen­rö­der, in Ger­ma­nia cen­tra­le, è a rischio abbat­ti­men­to per far posto a un’autostrada: da mesi miglia­ia di atti­vi­sti pro­te­sta­no con­tro il pro­get­to, tra loro anche Caro­la Rac­ke­te.

Nono­stan­te l’attenzione degli orga­ni di infor­ma­zio­ne sia lar­ga­men­te incen­tra­ta sull’emergenza sani­ta­ria, sul nostro pia­ne­ta è in cor­so un’altra emer­gen­za che sem­bra non gode­re del­la stes­sa con­si­de­ra­zio­ne da par­te dei media e del­la comu­ni­tà internazionale. 

Stiamo naturalmente parlando della crisi climatica.

Una minac­cia sem­pre più con­cre­ta e immi­nen­te, che ha spin­to l’Unione Euro­pea a sigla­re nel 2015 i cosid­det­ti Accor­di di Pari­gi che han­no, tra gli altri, gli ambi­zio­si obiet­ti­vi di ridur­re le emis­sio­ni di gas ser­ra e man­te­ne­re il riscal­da­men­to glo­ba­le infe­rio­re a 1,5 °C.

Eppu­re, mol­ti sta­ti che han­no ade­ri­to all’accordo con­ti­nua­no a ren­der­si pro­ta­go­ni­sti di poli­ti­che che favo­ri­sco­no le indu­strie del car­bo­ne e i gran­di impren­di­to­ri del cemen­to, a svan­tag­gio pro­prio del­la ricon­ver­sio­ne sostenibile. 

In Ita­lia il caso più noto di deva­sta­zio­ne ambien­ta­le è sen­za dub­bio il pro­get­to di costru­zio­ne del tre­no ad alta velo­ci­tà tra Tori­no e Lio­ne che minac­cia di pro­dur­re per i pros­si­mi 20 anni (tem­po mini­mo di costru­zio­ne dell’opera) 10 milio­ni di ton­nel­la­te di emis­sio­ni tos­si­che in Valsusa.

Ma non si tratta di certo di un caso isolato, anche all’estero infatti le cose non vanno meglio: basta spostarsi in Germania per vedere un altro ecosistema a rischio. 

Si trat­ta del­la fore­sta di Dan­nen­rö­der, situa­ta nel­la Ger­ma­nia cen­tra­le tra le regio­ni di Hom­berg (Ohm) e Stad­tal­len­dorf, che con i suoi mil­le etta­ri di boschi rap­pre­sen­ta uno dei più impor­tan­ti pol­mo­ni ver­di del pae­se.

Al suo inter­no, infat­ti, fio­ri­sco­no quer­ce e fag­gi ultra­cen­te­na­ri che godo­no di otti­ma salu­te. Mol­ti di que­sti albe­ri sono però desti­na­ti all’abbattimento per far posto al pro­lun­ga­men­to dell’autostrada fede­ra­le A49 che col­le­ga le cit­tà di Kas­sel e Gießen. 

La modi­fi­ca del­la trat­ta, pro­get­ta­ta 40 anni fa, ha incon­tra­to fin dagli albo­ri la con­tra­rie­tà del­la comu­ni­tà loca­le e più vol­te nel cor­so degli anni si sono sus­se­gui­te mani­fe­sta­zio­ni di pro­te­sta.

Negli ulti­mi anni i movi­men­ti ambien­ta­li­sti tede­schi han­no fat­to di que­sta cau­sa una del­le loro prin­ci­pa­li bat­ta­glie: in par­ti­co­lar modo Extinc­tion Rebel­lion e Fri­days for Futu­re, che si sono resi pro­ta­go­ni­sti di deci­ne di bloc­chi stra­da­li e pre­si­di sot­to le prin­ci­pa­li com­pa­gnie desti­na­te a gua­da­gnar­ci, su tut­te la Volk­swa­ghen

Il cul­mi­ne del­le dimo­stra­zio­ni è sta­to rag­giun­to lo scor­so otto­bre quan­do nel giro di pochi gior­ni cir­ca cen­to per­so­ne han­no deci­so di occu­pa­re paci­fi­ca­men­te la fore­sta, ergen­do bar­ri­ca­te di for­tu­na e soprat­tut­to costruen­do deci­ne di case sugli albe­ri nel­le qua­li sog­gior­na­re stabilmente.

Tra di loro spiccava anche Carola Rackete – l’ex comandante della Sea Watch 3 finita sotto processo in Italia per avere salvato migranti alla deriva nel Mediterraneo – che ha documentato ogni suo passo attraverso i social.

In un video su Twit­ter, l’attivista tede­sca si è sca­glia­ta con­tro le isti­tu­zio­ni: «Qui la socie­tà civi­le ora dice basta. In Ger­ma­nia ci sono cen­ti­na­ia di pro­get­ti di costru­zio­ne di stra­de. È insen­sa­to nel con­te­sto di cri­si cli­ma­ti­ca – ha com­men­ta­to l’attivista tede­sca - Abbia­mo biso­gno di una mora­to­ria su tut­ti i pro­get­ti infra­strut­tu­ra­li se voglia­mo ave­re qual­che spe­ran­za di rag­giun­ge­re gli obiet­ti­vi del­l’ac­cor­do di Pari­gi sul cli­ma e affron­ta­re la dram­ma­ti­ca cri­si climatica».

La rispo­sta del gover­no non è tar­da­ta ad arri­va­re con la poli­zia che a par­ti­re dal 10 Novem­bre ha fat­to irru­zio­ne nel pre­si­dio degli ambien­ta­li­sti, sgom­be­ran­do il cam­po.

L’operazione è dura­ta diver­si gior­ni e non sono man­ca­ti gli inci­den­ti: in par­ti­co­la­re un mani­fe­stan­te ha ripor­ta­to serie feri­te dopo esser pre­ci­pi­ta­to da un’altezza di 5 metri a cau­sa del taglio di una fune di sicu­rez­za da par­te del­la poli­zia. Le stes­se for­ze dell’ordine han­no ammes­so la loro respon­sa­bi­li­tà.

Nonostante lo sgombero, la battaglia per salvaguardare la foresta appare ancora lunga e con un esito tutt’altro che scontato.

Secon­do i tem­pi sti­la­ti dal­la socie­tà inca­ri­ca­ta del­la costru­zio­ne del­la trat­ta­ta auto­stra­da­le – la tede­sca Deges – i lavo­ri del can­tie­re ini­zie­ran­no solo a set­tem­bre 2021; inol­tre l’area boschi­va è trop­po gran­de per esse­re total­men­te recin­ta­ta dal­la polizia. 

Per que­sti moti­vi è leci­to aspet­tar­si nuo­ve ini­zia­ti­ve nel­le pros­si­me set­ti­ma­ne da par­te degli atti­vi­sti cli­ma­ti­ci, for­ti anche del cre­scen­te sup­por­to rice­vu­to da par­te degli abi­tan­ti del­le zone. 

Il tema ambien­ta­le nell’opinione pub­bli­ca tede­sca è infat­ti mol­to più sen­si­bi­le rispet­to ad altre par­ti d’Europa: lo testi­mo­nia il gran­de con­sen­so che gode il par­ti­to dei Ver­di, allea­ti di gover­no con il CDU di Ange­la Mer­kel, che li ren­de inter­lo­cu­to­ri poli­ti­ca­men­te rile­van­ti e le cui istan­ze non pos­so­no esse­re trascurate. 

Non sor­pren­de quin­di che anche altre aree del pae­se sia­no in agi­ta­zio­ne – epi­so­di simi­li si sono veri­fi­ca­ti in dife­sa del­la fore­sta di Ham­bach o con­tro le minie­re di ligni­te nel­la regio­ne di Colo­nia – a indi­ca­re come il vec­chio model­lo di pro­gres­so fon­da­to sul­la mer­ci­fi­ca­zio­ne e la cemen­ti­fi­ca­zio­ne sia ormai inso­ste­ni­bi­leincom­pa­ti­bi­le con le nuo­ve idee di svi­lup­po orien­ta­te sul­la soste­ni­bi­li­tà e la semplificazione. 

Eppu­re nono­stan­te ci sia­no le cono­scen­ze scien­ti­fi­che e gli stru­men­ti per far fron­te al cam­bia­men­to cli­ma­ti­co e all’inquinamento – che ucci­do­no milio­ni di per­so­ne ogni anno – la nostra socie­tà sten­ta a intra­pren­de­re quel­la svol­ta radi­ca­le neces­sa­ria per vin­ce­re que­sta cri­si.

Quella stessa mobilitazione globale che invece è stata attuata per affrontare la pandemia globale da Covid-19. 

La dif­fe­ren­za di approc­cio alle due cri­si dimo­stra chia­ra­men­te come la que­stio­ne cli­ma­ti­ca non sia rite­nu­ta una rea­le emer­gen­za ma sola­men­te un argo­men­to di inte­res­se pub­bli­co da usa­re in chia­ve poli­ti­ca

Pro­prio per que­sto moti­vo la pro­te­sta di Dan­nen­rö­der è da leg­ge­re oltre i sem­pli­ci con­tor­ni del­le dispu­te loca­li ma deve esse­re inter­pre­ta­ta come l’ennesimo moni­to ver­so quel siste­ma poli­ti­co ed eco­no­mi­co che sta por­tan­do al col­las­so il nostro pianeta. 

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Diego Megale
Clas­se 1994, lau­rea­to in comu­ni­ca­zio­ne. Amo tut­to ciò che è vin­ta­ge, anti­co, che rac­chiu­de una sto­ria. Mi occu­po prin­ci­pal­men­te di con­flit­ti socia­li, disu­gua­glian­ze ed ambiente.

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