USA 2020. Casa Bianca in bilico, Trump si dichiara vincitore, Biden chiede pazienza

Questa rubrica racconta la campagna elettorale americana in vista del voto del 3 novembre. A questo link le puntate precedenti.


La situazione

La par­ti­ta del­le ele­zio­ni ame­ri­ca­ne si è incar­ta­ta. Dopo una not­te di asse­gna­zio­ni, la situa­zio­ne appa­re bloc­ca­ta in mol­ti sta­ti in bili­co. Biden ha otte­nu­to 224 gran­di elet­to­ri, Trump 213: nes­sun can­di­da­to ha anco­ra rag­giun­to la quo­ta di 270, neces­sa­ria per aggiu­di­car­si la Casa Bian­ca. Resta­no anco­ra da asse­gna­re gli sta­ti deci­si­vi. Penn­syl­va­nia (20 gran­di elet­to­ri), Michi­gan (16) e Wiscon­sin (10), dove Trump è in leg­ge­ro van­tag­gio ma lo scru­ti­nio pro­ce­de a rilen­to e man­ca­no da scru­ti­na­re tan­to i nume­ro­sis­si­mi voti per posta quan­to le sche­de del­le con­tee dove si tro­va­no le cit­tà più popo­lo­se, tra­di­zio­nal­men­te favo­re­vo­li ai Demo­cra­ti­ci. Non sono sta­ti aggiu­di­ca­ti nem­me­no North Caro­li­na (15) e Geor­gia (16) – tra i pri­mi sta­ti a ini­zia­re lo spo­glio nel­la not­te: in North Caro­li­na Trump è in van­tag­gio di cir­ca 1 pun­to, ma ver­ran­no con­teg­gia­ti i voti per posta che arri­ve­ran­no nei pros­si­mi gior­ni; anche in Geor­gia il pre­si­den­te appa­re leg­ger­men­te avan­ti, ma le auto­ri­tà sta­ta­li han­no dichia­ra­to di dover scru­ti­na­re le sche­de per posta e che atten­de­ran­no a dichia­ra­re il vin­ci­to­re. Nel sud ove­st, infi­ne, a sor­pre­sa l’Ari­zo­na (11) e il Neva­da (6) appa­io­no ormai diret­te ver­so la vit­to­ria di Biden. Anche Ala­ska (3) e Mai­ne (1) non sono anco­ra sta­ti assegnati. 

In tut­ti que­sti sta­ti lo spo­glio pro­ce­de a rilen­to e le nume­ro­se varia­bi­li – voto per posta, dif­fe­ren­te peso del­le con­tee più popo­lo­se (Atlan­ta in Geor­gia e Phi­la­del­phia in Penn­syl­va­nia, for­te­men­te demo­cra­ti­che), milio­ni di voti anco­ra da con­teg­gia­re – pos­so­no effet­ti­va­men­te lascia­re aper­ti tut­ti gli sce­na­ri. Una vit­to­ria di Biden può pas­sa­re da due stra­de: vit­to­ria in Neva­da, Wiscon­sin e in uno fra Penn­syl­va­nia, Michi­gan e Geor­gia, oppu­re vit­to­ria in due sta­ti fra Penn­syl­va­nia, Geor­gia e Michi­gan. Per Trump le stra­de sono inve­ce que­ste: vit­to­ria in Ala­ska e in quat­tro sta­ti tra fra North Caro­li­na, Geor­gia, Wiscon­sin, Michi­gan e Penn­syl­va­nia, oppu­re vit­to­ria in Ala­ska, Neva­da, in un distret­to del Mai­ne (che asse­gna i suoi gran­di elet­to­ri divi­den­do­li tra chi vin­ce nei suoi distret­ti) e in tre sta­ti fra North Caro­li­na, Geor­gia, Michi­gan e Pennsylvania.

Sono anco­ra aper­ti anche due sce­na­ri che potreb­be­ro con­dur­re a un pareg­gio 269–269, situa­zio­ne avve­nu­ta una sola vol­ta nel­la sto­ria e nel­la qua­le la deci­sio­ne del nuo­vo pre­si­den­te spet­ta a un voto del­la Came­ra dei Rap­pre­sen­tan­ti. I due sce­na­ri sono: Biden vin­ce Penn­syl­va­nia, Wiscon­sin e Mai­ne 2, Trump vin­ce Ala­ska, Neva­da, North Caro­li­na, Geor­gia e Michi­gan; oppu­re Biden vin­ce Neva­da, Wiscon­sin e North Caro­li­na, Trump vin­ce Penn­syl­va­nia, Michi­gan, Geor­gia, Ala­ska e Mai­ne 2.

Dal sito del­la CNN

Gli interventi di Biden e Trump

Quan­do la situa­zio­ne di stal­lo ha ini­zia­to a deli­near­si il pri­mo can­di­da­to a inter­ve­ni­re è sta­to Joe Biden. Il demo­cra­ti­co ha det­to: «Non è fini­ta fin­ché cia­scu­no voto non sarà con­ta­to. Ma ci sen­tia­mo bene, cre­do che sia­mo sul­la giu­sta stra­da per vin­ce­re». Biden ha anche rin­gra­zia­to suoi elet­to­ri per aver con­ser­va­to la fiducia.

I Demo­cra­ti­ci sono arri­va­ti a que­sto pun­to dopo che i risul­ta­ti han­no pro­gres­si­va­men­te mostra­to una rimon­ta di Trump rispet­to alle pre­vi­sio­ni. Temen­do un’av­ven­ta­ta dichia­ra­zio­ne di Trump – che effet­ti­va­men­te è arri­va­ta, poco dopo – il comi­ta­to demo­cra­ti­co ha deci­so di far inter­ve­ni­re Biden, anti­ci­pan­do il pre­si­den­te. Il prin­ci­pio per cui ogni voto deve esse­re con­teg­gia­to è sta­to poi riba­di­to più vol­te dal­la cam­pa­gna demo­cra­ti­ca. Una pri­ma ten­den­za emer­sa nel­la not­te era una cer­ta affer­ma­zio­ne demo­cra­ti­ca nel Mid­we­st e nel­la Rust BeltMichi­gan, Min­ne­so­ta, Wiscon­sin, Penn­syl­va­nia – dove i Demo­cra­ti­ci spe­ra­va­no di rico­strui­re il “muro blu” che Trump era riu­sci­to ad abbat­te­re nel 2016. In que­sti casi però Trump ha pro­gres­si­va­men­te rimon­ta­to e con­ser­va, nel con­teg­gio par­zia­le, un leg­ge­ro van­tag­gio. Nel­la not­te anche l’O­hio era sem­bra­to colo­rar­si di blu, ma poi una situa­zio­ne di “mirag­gio blu” – ini­zia­le van­tag­gio demo­cra­ti­co, suc­ces­si­va affer­ma­zio­ne repub­bli­ca­na – l’han­no con­dot­to nel­la colon­na di Trump. Un risul­ta­to inco­rag­gian­te sem­bra poi arri­va­re dal­l’Ari­zo­na, dove una vit­to­ria demo­cra­ti­ca, come det­to, può esse­re determinante.

L’in­ter­ven­to di Joe Biden dal Delaware

Ver­so le ore 8 ita­lia­ne (le 2 negli Sta­ti Uni­ti) Trump è inter­ve­nu­to dal­la Casa Bian­ca. Si trat­ta di un fat­to pra­ti­ca­men­te sen­za pre­ce­den­ti in epo­ca moder­na: men­tre risul­ta­no anco­ra da con­teg­gia­re milio­ni di voti, il pre­si­den­te in cari­ca si è dichia­ra­to vin­ci­to­re, al momen­to sen­za alcu­na evi­den­za, e ha denun­cia­to una fro­de in cor­so nel pae­se. Ha pri­ma elen­ca­to gli sta­ti in bili­co affer­man­do di aver vin­to in cia­scu­no di essi, com­pre­sa l’A­ri­zo­na, dove Biden man­tie­ne un distac­co signi­fi­ca­ti­vo. Poi ha det­to: «Que­sta è una truf­fa nei con­fron­ti del popo­lo ame­ri­ca­no: era­va­mo pron­ti a vin­ce­re que­ste ele­zio­ni, e fran­ca­men­te le abbia­mo vin­te». Trump infi­ne ha assi­cu­ra­to che ricor­re­rà alla Cor­te Supre­ma, sen­za chia­ri­re su qua­li basi. Inol­tre ha affer­ma­to oscu­ra­men­te che «le vota­zio­ni devo­no esse­re fer­ma­te».

La stra­te­gia del pre­si­den­te uscen­te sem­bra esse­re quel­la di evi­ta­re che i milio­ni di voti espres­si per posta ven­ga­no con­teg­gia­ti. Ma le dichia­ra­zio­ni del­la not­te elet­to­ra­le appa­io­no in ogni caso pre­ma­tu­re: in mol­ti sta­ti, come det­to, non è nem­me­no ter­mi­na­to lo spo­glio dei voti espres­si di per­so­na e, se lo scru­ti­nio venis­se inter­rot­to a que­sto pun­to, milio­ni di voti demo­cra­ti­ci e repub­bli­ca­ni non sareb­be­ro con­teg­gia­ti. Non è pas­sa­to inos­ser­va­to che dopo Trump sia inter­ve­nu­to anche il vice­pre­si­den­te Pen­ce (che costi­tu­zio­nal­men­te è anche pre­si­den­te del Sena­to) con toni cer­to più mor­bi­di ma dichia­ran­do, anch’e­gli, la vit­to­ria dei Repub­bli­ca­ni. Sem­bra dun­que pro­fi­lar­si uno scon­tro giu­di­zia­rio e costi­tu­zio­na­le sen­za pre­ce­den­ti, il cui peri­me­tro, visto il duris­si­mo ma gene­ri­co inter­ven­to di Trump, non è anco­ra chia­ra­men­te tracciato.

Le dichia­ra­zio­ni di Trump han­no rice­vu­to rea­zio­ni nega­ti­ve anche in ambi­to repub­bli­ca­no. Chris Chri­stie, stret­to col­la­bo­ra­to­re di Trump e suo “pre­pa­ra­to­re” per i dibat­ti­ti elet­to­ra­li ha det­to che si trat­ta di «una cat­ti­va deci­sio­ne stra­te­gi­ca e poli­ti­ca». Il por­ta­vo­ce del­la cam­pa­gna demo­cra­ti­ca ha poco dopo fat­to sape­re che la dichia­ra­zio­ne di Trump è «oltrag­gio­sa, sen­za pre­ce­den­ti e scor­ret­ta».

Gli inter­ven­ti di Trump e Pen­ce dal­la Casa Bianca

Riconteggio? Corte Suprema? Ricorsi?

Un pun­to appa­re fer­mo. Nono­stan­te le bel­li­co­se dichia­ra­zio­ni di Trump, lo spo­glio negli sta­ti in bili­co andrà avan­ti, se neces­sa­rio anche per vari gior­ni. Non biso­gna dimen­ti­ca­re che que­ste deci­sio­ni spet­ta­no alle auto­ri­tà sta­ta­li e, ad esem­pio, i gover­na­to­ri di Michi­gan e Penn­syl­va­nia sono demo­cra­ti­ci. Inol­tre in alcu­ni sta­ti, come la Geor­gia, è pre­vi­sto auto­ma­ti­ca­men­te il ricon­teg­gio tota­le dei voti, se il distac­co tra i due can­di­da­ti è infe­rio­re allo 0,5%. Solo dopo che gli scru­ti­ni saran­no dichia­ra­ti ter­mi­na­ti sarà pos­si­bi­le pre­sen­ta­re i ricor­si, nei tri­bu­na­li sta­ta­li o, come ha annun­cia­to Trump, alla Cor­te Suprema.


I risultati negli stati

A fon­te di que­sta situa­zio­ne estre­ma­men­te flui­da, biso­gna evi­den­zia­re una mag­gio­re affer­ma­zio­ne di Trump rispet­to alle pre­vi­sio­ni. In Flo­ri­da (29) ha vin­to net­ta­men­te e nel­la Rust Belt sta regi­stran­do, con il pas­sa­re del­le ore, risul­ta­ti sem­pre più con­for­tan­ti. Nel cor­so del­la not­te il Texas (38) era sem­bra­to con­te­ni­bi­le dai Demo­cra­ti­ci, ma poi il risul­ta­to ha pesan­te­men­te pre­mia­to Trump. La vit­to­ria repub­bli­ca­na in que­sti due sta­ti ha con­sen­ti­to a Trump, fin dal­l’i­ni­zio, di appa­ri­re più in par­ti­ta del pre­vi­sto. L’Ari­zo­na (11), al momen­to è lo sta­to più impor­tan­te ad aver cam­bia­to colo­re, dato che nel 2016 era sta­to con­qui­sta­ta da Trump. Per il momen­to è anco­ra pre­ma­tu­ro trac­cia­re un esau­sti­vo qua­dro gene­ra­le: biso­gna atten­de­re che lo spo­glio ter­mi­ni. Secon­do il New York Times, in ogni caso, l’af­fluen­za è sta­ta altis­si­ma, pro­ba­bil­men­te la più alta dal 1908.

Con­di­vi­di:
Michele Pinto
Stu­den­te di giu­ri­spru­den­za. Quan­do non leg­go, mi guar­do intor­no e mi fac­cio mol­te domande.

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.