Eddi Marcucci: una condanna senza reato

Eddi Marcucci: una condanna senza reato

Nes­sun pas­so indie­tro da par­te del­la Magi­stra­tu­ra di Tori­no sul caso di Maria Edgar­da Mar­cuc­ci, la ven­ti­no­ven­ne roma­na che tra il 2017 e 2018 ave­va com­bat­tu­to a fian­co dei cur­di in Siria con­tro lo Sta­to Isla­mi­co: con­fer­ma­to in appel­lo la con­dan­na a 2 anni di sor­ve­glian­za speciale.

Non è basta­to il gran­de cla­mo­re media­ti­co e soprat­tut­to la lun­ga mobi­li­ta­zio­ne popo­la­re che in que­sti mesi ha coin­vol­to cen­ti­na­ia di atti­vi­sti, intel­let­tua­li, gior­na­li­sti ed espo­nen­ti poli­ti­ci: Maria Mar­cuc­ci, det­ta “Eddi”, resta pri­va­ta del­le pro­prie liber­tà per­so­na­li e dovrà con­ti­nua­re a vive­re fino a mar­zo 2022 sot­to sor­ve­glian­za spe­cia­le, una misu­ra tan­to uni­ca quan­to ano­ma­la del codi­ce pena­le ita­lia­no, risa­len­te addi­rit­tu­ra al Codi­ce Roc­co di epo­ca fascista. 

«Si ricon­fer­ma l’eccezione tori­ne­se in cui pro­cu­ra e Tri­bu­na­le fan­no quel­lo che voglio­no. Il Decre­to fa orro­re, trac­cia una situa­zio­ne inquie­tan­te per cui basta par­te­ci­pa­re a un col­let­ti­vo o una mani­fe­sta­zio­ne, per­ché val­ga la sor­ve­glian­za spe­cia­le. Que­sta è una sen­ten­za ideo­lo­gi­ca» Con que­ste paro­le, affi­da­te al suo account Insta­gram, la gio­va­ne roma­na ha com­men­ta­to l’esito del­la sen­ten­za, arri­va­ta nell’ultimo dei 40 gior­ni che la Cor­te si era pre­sa per espri­mer­si sul caso. 


La sto­ria di Eddi sale agli ono­ri del­le cro­na­che all’in­do­ma­ni del­la sen­ten­za del pro­ces­so di pri­mo gra­do, emes­sa il 17 mar­zo 2020, in cui la gio­va­ne era impu­ta­ta insie­me ad altri 5 ita­lia­ni con l’accu­sa di aver appre­so l’uso del­le armi all’estero e di esse­re quin­di poten­zial­men­te peri­co­lo­sa per lo Sta­to ita­lia­no a cau­sa anche del suo noto atti­vi­smo poli­ti­co. A dif­fe­ren­za degli altri impu­ta­ti, Eddi, uni­ca don­na, ven­ne rico­no­sciu­ta col­pe­vo­le e condannata. 

A destare scandalo è soprattutto il tipo di pena inflitta dal giudice.

La sor­ve­glian­za spe­cia­le è infat­ti una misu­ra for­te­men­te coer­ci­ti­va che com­por­ta pesan­tis­si­me restri­zio­ni alla liber­tà per­so­na­le, alla mobi­li­tà, alla liber­tà di asso­cia­zio­ne e di espres­sio­ne politica. 

Più nel­lo spe­ci­fi­co, gli indi­vi­dui costret­ti a vive­re sot­to sor­ve­glian­za — misu­ra risa­len­te al Codi­ce Roc­co di epo­ca fasci­sta — sono obbli­ga­ti a rima­ne­re nel­la pro­pria abi­ta­zio­ne dal­le 21 alle 7 del mat­ti­no e a non poter acce­de­re agli eser­ci­zi pub­bli­ci dopo le 18, con obbli­go di infor­ma­re la que­stu­ra dei pro­pri spo­sta­men­ti fuo­ri cit­tà che devo­no esse­re ogni vol­ta con­va­li­da­ti su un appo­si­to libret­to che l’in­di­vi­duo deve sem­pre ave­re con sé; in più è espres­sa­men­te vie­ta­to pren­de­re par­te a mani­fe­sta­zio­ni, pre­si­di e qual­sia­si tipo di riu­nio­ne pubblica.

A spin­ge­re il Pub­bli­co Mini­ste­ro ad acco­glie­re le richie­ste dell’accusa in pri­mo gra­do furo­no le seguen­ti moti­va­zio­ni: «Indi­pen­den­te­men­te dal­la qua­li­fi­ca­zio­ne che le si rico­no­sca, l’arruolamento in un’organizzazione para­mi­li­ta­re e la par­te­ci­pa­zio­ne a scon­tro bel­li­ci ren­de alta­men­te pro­ba­bi­le l’impiego per la com­mis­sio­ne di rea­ti del­le acqui­si­te cono­scen­ze».
Eddi, dun­que, non veni­va con­dan­na­ta per aver com­mes­so un rea­to spe­ci­fi­co ma per il fat­to che potes­se rap­pre­sen­ta­re in futu­ro un pos­si­bi­le peri­co­lo socia­le dovu­to all’addestramento mili­ta­re rice­vu­to in Siria.

Ciò ha fat­to emer­ge­re la par­ti­co­la­re ano­ma­lia del­la sor­ve­glian­za spe­cia­le poi­ché il nostro codi­ce pena­le, com’è noto, si reg­ge sul “prin­ci­pio di col­pe­vo­lez­za” che per­met­te di giu­di­ca­re e con­dan­na­re sola­men­te indi­vi­dui che han­no com­mes­so dei rea­ti ma, nel caso spe­ci­fi­co del­la Mar­cuc­ci, non vi era trac­cia di alcu­na con­dot­ta ille­ga­le ma si agi­va secon­do un giu­di­zio pre­ven­ti­vo (e dun­que discre­zio­na­le) da par­te del giu­di­ce. Que­st’ul­ti­mo, sul­la base di con­si­de­ra­zio­ni intui­ti­ve e su un qua­dro di pro­ba­bi­li­tà indi­ca­te da una sog­get­ti­va pro­gno­si cri­mi­na­le, ha emes­so quel­la che sem­bra assu­me­re a tut­ti gli effet­ti le sem­bian­ze di una sen­ten­za politica.

Infat­ti appa­re evi­den­te come la moti­va­zio­ne non sia col­le­ga­ta esclu­si­va­men­te alle cono­scen­ze bel­li­che del­l’im­pu­ta­ta ma sia soprat­tut­to un atto di per­se­cu­zio­ne poli­ti­ca poi­ché Eddi è anche una nota atti­vi­sta del movi­men­to fem­mi­ni­sta “Non Una di Meno”soste­ni­tri­ce del­la cau­sa NO TAV in Val Susa. Quel­lo che ven­go­no con­dan­na­ti sono dun­que i suoi idea­li poli­ti­ci, il suo impe­gno nel­la socie­tà a dife­sa dei più debo­li, del­le mino­ran­ze e del­le donne. 

Un atto di repressione del dissenso che dovrebbe farci preoccupare sulla democraticità del nostro sistema politico.

L’esito del­la sen­ten­za non può comun­que can­cel­la­re l’enorme valo­re sim­bo­li­co che por­ta con sé la sto­ria di Eddi: una moder­na par­ti­gia­na che, ispi­ra­ta dai prin­ci­pi di liber­tà e di giu­sti­zia, ha deci­so di pro­di­gar­si al fian­co dei più sfor­tu­na­ti, lot­tan­do con­tro ogni for­ma di discri­mi­na­zio­ne, fasci­smo e violenza. 

E tra i popo­li mag­gior­men­te per­se­gui­ta­ti oggi ci sono i cur­di, un’et­nia con una tra­di­zio­ne anti­ca che da oltre un seco­lo è costret­ta a vive­re divi­sa tra Siria, Iran, Iraq e Tur­chia. Tut­ti que­sti pae­si han­no in comu­ne l’o­dio ver­so i cur­di e le vio­len­te per­se­cu­zio­ni che met­to­no in atto nei loro confronti. 

Nel 2012 in Siria però si è aper­to uno spi­ra­glio di luce per il popo­lo cur­do: la guer­ra civi­le scop­pia­ta con­tro il regi­me di Assad, sul­la scia del­le Pri­ma­ve­re Ara­be, ha dato loro la pos­si­bi­li­tà di imbrac­cia­re le armi per dare vita ad una regio­ne cur­da auto­no­ma nel nord-est del­la regio­ne, deno­mi­na­ta Rojava. 

Il Roja­va oggi non rap­pre­sen­ta sola­men­te il sogno d’in­di­pen­den­za di un popo­lo ma è anche un labo­ra­to­rio rivo­lu­zio­na­rio di demo­cra­zia dal bas­so, teso a crea­re all’interno di una del­le aree più insta­bi­li e repres­si­ve del mon­do una real­tà di spe­ran­za, fon­da­ta su con­cet­ti rivo­lu­zio­na­ri qua­li il muni­ci­pa­li­smo liber­ta­rio, l’ecologia socia­le, l’uguaglianza di gene­re ed un model­lo di auto­go­ver­no popo­la­re che pos­sa far con­vi­ve­re paci­fi­ca­me­ne diver­se etnie.

Un modello politico che prende il nome di Confederalismo Democratico. 


A sup­por­to di que­sto idea­le nel cor­so degli ulti­mi anni sono accor­si in Roja­va volon­ta­ri da tut­to il mon­do, com­pre­sa Maria Mar­cuc­ci, alla qua­le tut­ti noi dovrem­mo sen­tir­ci in debi­to. Lei è il vol­to più bel­lo di una gene­ra­zio­ne che spes­so vie­ne attac­ca­ta per la man­can­za di par­te­ci­pa­zio­ne e coscien­za poli­ti­ca ma che in real­tà è anco­ra capa­ce di cre­de­re all’i­dea che un mon­do miglio­re sia pos­si­bi­le. Com­bat­te­re l’I­SIS, com­bat­te­re per la liber­tà di un popo­lo, com­bat­te­re per por­ta­re pace e demo­cra­zia non dovreb­be mai esse­re con­si­de­ra­to un’ac­cu­sa da cui difen­der­si davan­ti un tri­bu­na­le ben­sì un meri­to di cui anda­re fie­ri e ver­so il qua­le nutri­re pro­fon­do rispet­to e riconoscenza.

Con­di­vi­di:
Diego Megale
Clas­se 1994, lau­rea­to in comu­ni­ca­zio­ne. Amo tut­to ciò che è vin­ta­ge, anti­co, che rac­chiu­de una sto­ria. Mi occu­po prin­ci­pal­men­te di con­flit­ti socia­li, disu­gua­glian­ze ed ambiente.

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