Del: 2 Dicembre 2020 Di: Redazione Commenti: 0
La Scozia dice no alla "period povery". E l'Italia?

La spesa mensile di una donna comprende, oltre a viveri e ad altri beni di prima necessità, fino a circa 5 euro in assorbenti. A prima vista può sembrare poco, ma se moltiplichiamo questo numero per ogni mese dell’anno, dalle prime mestruazioni di una donna fino all’inizio della menopausa, otteniamo un risultato piuttosto consistente.

Danielle Rowley, deputata alla Camera dei Comuni Scozzese nel Collegio di Midlothian fino al 2019, ha addirittura asserito che nel Regno Unito le spese annuali dovute alle mestruazioni siano di circa 500£: un prezzo troppo alto per la gestione di un fatto naturale e necessariamente presente in ogni donna.

Il dibattito sull’eccessivo costo dei prodotti igienico-sanitari femminili si protrae da tempo in tutta Europa, in particolare in Scozia, dove è finalmente giunto ad una conclusione.

Martedì 24 novembre infatti il Parlamento scozzese ha approvato all’unanimità il “Period Product (Free Provision) Bill”, legge che introduce la gratuità degli assorbenti igienici.

La Scozia è sempre stata un passo avanti su questo argomento: da anni garantiva già questo servizio in scuole, college ed università, che ora è stato ampliato fino a prevedere la distribuzione gratuita di assorbenti in ogni ente di servizio pubblico, tra i quali ad esempio centri sportivi e associazioni di beneficenza, garantita dalle autorità locali.

La legge era stata proposta dalla parlamentare laburista Monica Lennon per contrastare il diffondersi della “period poverty”, ossia l’impossibilità per le donne che si trovano in difficili condizioni economiche di provvedere all’acquisto di prodotti igienico-sanitari, fenomeno che riguarderebbe il 10% delle ragazze nel Regno Unito.

La parlamentare Monica Lennon e un gruppo di attiviste fuori dal Parlamento di Scozia.

Diversi Stati europei, tra i quali la Francia, il Belgio e la Germania, avevano già provveduto ad abbassare la tassa sugli assorbenti, riducendola da una media del 20% ad una del 6%. Anche l’Italia, con i suoi tempi, ha preso provvedimenti a riguardo: il nostro Governo all’inizio del 2020 ha abbassato la tassa dal 22% al 5% per i prodotti igienico-sanitari femminili, ma unicamente per le coppette mestruali e gli assorbenti lavabili e compostabili. Ciò ha provocato numerose proteste, dato che questo tipo di assorbenti è difficile da reperire, più costoso e rappresenta meno dell’1% del mercato totale.

Non si tratta però di una decisione presa a caso.

Il motivo di questo provvedimento infatti ha a che fare con la sostenibilità ambientale: si è pensato che abbassando la tassa unicamente su questo genere di prodotti si potesse incentivare un loro maggiore uso, che porterebbe alla diminuzione dell’inquinamento provocato dagli assorbenti smaltiti ogni giorno.

Ann Borowski, che ha portato avanti una ricerca sull’impatto ecologico dei prodotti sanitari, stima un numero altissimo di questi rifiuti e del loro tempo di smaltimento, che può arrivare fino a 500 anni. La questione ambientale è diversa da quella della parità dei sessi o della necessità di gratuità per i prodotti sanitari indispensabili, invocata invece dagli altri paesi europei. Ogni Stato ha deciso quale sia la problematica più rilevante da affrontare, e l’Italia ha puntato tutto sulla lotta per la salvaguardia dell’ambiente. Sempre con questo scopo diversi comuni italiani hanno anche promosso l’utilizzo di pannolini per bambini lavabili, tramite la concessione di incentivi per il loro acquisto. Infatti anche i pannolini usa e getta sono particolarmente dannosi per l’ambiente: secondo un bando della regione Lombardia «in Italia ogni giorno si utilizzano più di 6 milioni di pannolini usa e getta (…) comportando l’abbattimento di oltre 12.000 alberi; alla distruzione di alberi si aggiungono gli impatti derivanti dall’impiego di acqua, energia elettrica, l’utilizzo di prodotti chimici e il consumo di materie prime. (…) il processo di decomposizione della plastica dei pannolini U&G impiega fino a 500 anni; (…) il cloro usato per produrre la cellulosa rilascia sostanze tossiche per l’ambiente».

Che queste siano decisioni giuste non viene messo in dubbio, ma la questione è: è abbastanza?

I provvedimenti per il progresso in materia di eco-sostenibilità devono necessariamente escludere quelli per il progresso sociale?

Articolo di Sofia Carra.

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