L’obiezione di coscienza nelle Forze di difesa israeliane

In Ita­lia, il ser­vi­zio mili­ta­re di leva non è più obbli­ga­to­rio dal 2005. In nume­ro­si altri Pae­si, euro­pei e non, per­si­ste inve­ce come real­tà con­cre­ta e rego­la­ta, con la qua­le i gio­va­ni entra­no pre­sto in con­tat­to. L’obbli­ga­to­rie­tà del­la leva nel­la mag­gior par­te dei casi riguar­da solo i cit­ta­di­ni – come acca­de­va in Ita­lia – e non le cit­ta­di­ne, ad ecce­zio­ne di Corea del NordIsrae­le.

In quest’ultimo Pae­se, il ser­vi­zio mili­ta­re rive­ste un ruo­lo di pri­ma­ria impor­tan­za all’interno del­la socie­tà ed è con­si­de­ra­to un rito di pas­sag­gio fon­da­men­ta­le: a tut­ti i ragaz­zi e le ragaz­ze diciot­ten­ni sono richie­sti dai due ai tre anni di adde­stra­men­to. I gio­va­ni israe­lia­ni cre­sco­no con l’idea che un gior­no saran­no sol­da­ti e la loro vita socia­le e lavo­ra­ti­va sarà note­vol­men­te influen­za­ta dall’aver segui­to o meno l’addestramento mili­ta­re. Sono eso­ne­ra­ti dal­la leva gli ebrei ultraor­to­dos­si e gli ara­bi israe­lia­ni, colo­ro che fre­quen­ta­no la yeshi­va, una scuo­la tal­mu­di­ca, e i non ido­nei a livel­lo fisi­co o mentale. 

Nel 2002, la Cor­te Supre­ma israe­lia­na ha distin­to tra l’obiezione al ser­vi­zio mili­ta­re lega­ta a una avver­sio­ne alla guer­ra in gene­ra­le, e l’obiezione di coscien­za selet­ti­va, con­se­guen­te a pre­se di posi­zio­ne con­tro le poli­ti­che di Israe­le: quest’ultima non è ammes­sa. Non sono accet­ta­te, dun­que, le moti­va­zio­ni di chi si oppo­ne aper­ta­men­te alle for­me di vio­len­za, discri­mi­na­zio­ne e oppres­sio­ne nei con­fron­ti dei palestinesi. 

L’obiezione di coscienza è punita con la prigione militare. 

Il Comi­ta­to ido­nei­tà del­le For­ze di dife­sa israe­lia­ne esa­mi­na i can­di­da­ti, pri­ma dell’arruolamento, ed eso­ne­ra chi risul­ta non ido­neo al ser­vi­zio mili­ta­re. Non sono rari i casi di per­so­ne che addu­co­no moti­va­zio­ni reli­gio­se o pro­ble­mi di salu­te men­ta­le e fisi­ca per otte­ne­re l’esonero. Ma c’è anche chi espli­ci­ta le ragio­ni del pro­prio rifiu­to di pren­de­re par­te all’addestramento: a cau­sa dell’obbligatorietà dell’arruolamento, que­sti sono inter­ro­ga­ti da una com­mis­sio­ne spe­ci­fi­ca, al fine inda­ga­re le cau­se alla base dell’obiezione di coscienza.

È il recen­te caso di Hal­lel Rabin, una ragaz­za di 19 anni pro­ve­nien­te dal­la comu­ni­tà antro­po­so­fi­ca di Har­duf, la qua­le ha scel­to di impo­sta­re la pro­pria vita sul net­to rifiu­to di ogni for­ma di vio­len­za, a par­ti­re dal­la deci­sio­ne di non man­gia­re né car­ne né pesce. Non appa­re, dun­que, con­trad­di­to­ria la sua oppo­si­zio­ne all’arruolamento nell’esercito israe­lia­no. Da ago­sto ad otto­bre di quest’anno, Rabin si è pre­sen­ta­ta per tre vol­te in un cen­tro di reclu­ta­men­to per comu­ni­ca­re, ogni vol­ta, la sua deci­sio­ne di non pren­de­re par­te all’addestramento mili­ta­re, chie­den­do che l’esercito israe­lia­no rico­no­sces­se come legit­ti­ma la sua obie­zio­ne di coscienza. 

Il 23 novembre, dopo quattro carcerazioni per un totale di 56 giorni, è stata rilasciata. 

L’arma mili­ta­re ha ascol­ta­to per quat­tro vol­te­le sue ragio­ni e, alla fine, è giun­ta a con­si­de­rar­le auten­ti­che e non lega­te a moti­va­zio­ni poli­ti­che o ad una oppo­si­zio­ne alle poli­ti­che d’Israele. Se così fos­se sta­to, Rabin sareb­be sta­ta dete­nu­ta per altri 80 gior­ni. Nel­la richie­sta di eso­ne­ro rivol­ta all’ufficiale addet­to al reclu­ta­men­to, ha scrit­to: «Non sono pron­ta a par­te­ci­pa­re a una real­tà vio­len­ta. Non sono pron­ta a far par­te di un eser­ci­to sog­get­to alla poli­ti­ca di un gover­no che va con­tro i miei valo­ri».

Riget­tan­do ogni for­ma di vio­len­za, Rabin ha com­piu­to que­sta scel­ta: non vuo­le pren­de­re par­te a un siste­ma di vio­len­za, esser­ne com­pli­ce e con­tri­bui­re ad ali­men­tar­lo; repu­ta, inol­tre, che sia pos­si­bi­le con­tri­bui­re alla vita del­la socie­tà in nume­ro­si modi non vio­len­ti, ad esem­pio tra­mi­te il ser­vi­zio civi­le volontario. 

Il nume­ro di obiet­to­ri di coscien­za in Israe­le è ad oggi anco­ra limi­ta­to (e non è nota l’entità del feno­me­no) e solo di alcu­ni di essi si sen­te par­la­re; inol­tre, que­sti sono visti dal­la mag­gior par­te degli israe­lia­ni come dei tra­di­to­ri, sono emar­gi­na­ti e il peso del­la scel­ta rica­de, con gra­vi con­se­guen­ze, sul­la loro vita. Rabin non è la pri­ma obiet­tri­ce di coscien­za e, per cita­re i casi più recen­ti, si può pen­sa­re a Natan Blanc, che nel 2013 è sta­to incar­ce­ra­to 10 vol­te per un tota­le di 177 gior­ni e Ata­lya Ben Abba, incar­ce­ra­ta per 4 mesi nel 2017. 

Tutti coloro che si rifiutano di combattere sono collettivamente definiti refusenik (“i rifiutati”).

Tale ter­mi­ne, ini­zial­men­te usa­to duran­te la Guer­ra Fred­da per indi­ca­re le per­so­ne che si vede­va­no nega­ti cer­ti dirit­ti uma­ni, oggi desi­gna chi si astie­ne dal par­te­ci­pa­re ad atti­vi­tà obbli­ga­to­rie e, in par­ti­co­la­re, pro­prio agli obiet­to­ri di coscien­za. La situa­zio­ne degli obiet­to­ri di coscien­za in Israe­le è moni­to­ra­ta atten­ta­men­te e costan­te­men­te da Amne­sty Inter­na­tio­nal da più di 40 anni. Amne­sty è un’organizzazione che lot­ta per la dife­sa dei dirit­ti uma­ni e il dirit­to di oppor­si al ser­vi­zio mili­ta­re per con­vin­zio­ni e prin­ci­pi per­so­na­li, sen­za subi­re pene lega­li, fisi­che o ammi­ni­stra­ti­ve, è pro­tet­to dal­la leg­ge inter­na­zio­na­le dei dirit­ti uma­ni, tra cui l’Inter­na­tio­nal Cove­nant on Civil and Poli­ti­cal Right (ICCPR), da Israe­le fir­ma­to nel 1966 e rati­fi­ca­to nel 1991.

Foto di coper­ti­na: la scar­ce­ra­zio­ne di Hal­lel Rabin.

Sitografia:

https://www.internazionale.it/opinione/amira-hass/2020/11/01/­sol­da­ta-israe­lia­na-dete­nu­ta

https://www.amnesty.org/en/latest/news/2017/05/conscientious-objector-atalya-ben-abba-sentenced-to-a-further-30-days-in-military-detention-following-her-refusal-to-serve-in-the-israeli-military/

https://www.middleeastmonitor.com/20201124-israel-woman-who-refused-to-take-part-in-the-countrys-killing-violence-and-destruction-released/
Costanza Mazzucchelli
Clas­se 2000, stu­den­tes­sa di Let­te­re. Guar­do il mon­do attra­ver­so i miei occhia­li spes­si, ascol­to e leg­go, poi scri­vo di ciò che ho imparato.
About Costanza Mazzucchelli 33 Articoli
Classe 2000, studentessa di Lettere. Guardo il mondo attraverso i miei occhiali spessi, ascolto e leggo, poi scrivo di ciò che ho imparato.

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.