Pillole di economia. Il cashback

Le tematiche di carattere economico rientrano senza dubbio nel ventaglio di argomenti spesso difficili da comprendere a fondo per chi non ne ha mai approfondito lo studio. Abbiamo deciso di dare vita a questa rubrica nella quale cercheremo di sviscerare, con il linguaggio più semplice e accessibile possibile, vari temi economici legati all’attualità. A questo link trovate le scorse puntate.


Il record di down­load ripor­ta­to dall’app IO nei pri­mi gior­ni di dicem­bre ha fat­to pun­ta­to i riflet­to­ri sul­la que­stio­ne del cash­back, prov­ve­di­men­to per sfa­vo­ri­re l’uso del dena­ro con­tan­te per l’acquisto dei beni. Ma per­ché que­sta ope­ra­zio­ne? A cosa serve? 

In sostan­za, attra­ver­so meto­di più o meno com­pli­ca­ti a secon­da del pro­prio rap­por­to con app, Spid e simi­li, quan­do si effet­tua un acqui­sto una per­cen­tua­le del prez­zo di que­sto ver­rà resti­tui­ta se esso avvie­ne sen­za uti­liz­za­re il dena­ro con­tan­te. Il van­tag­gio di que­sta ope­ra­zio­ne è pro­prio que­sto: le per­so­ne sono sco­rag­gia­te ad uti­liz­za­re ban­co­no­te e mone­te, e così la loro cir­co­la­zio­ne è ridot­ta, per­met­ten­do che il dena­ro spe­so sia trac­cia­bi­le. Quan­te vol­te è capi­ta­to infat­ti che pagan­do in con­tan­ti non ci venis­se fat­to lo scon­tri­no? Que­sto com­por­ta­men­to e il fat­to che non si pos­sa­no segui­re effi­ca­ce­men­te gli spo­sta­men­ti del­la mone­ta “fisi­ca” van­no a van­tag­gio del­la cosid­det­ta eco­no­mia som­mer­sa.

Quan­do si par­la di eco­no­mia som­mer­sa si inten­de un insie­me di atti­vi­tà eco­no­mi­che (che pos­so­no esse­re lega­li, ma non dichia­ra­te al fisco, o ille­ga­li) che non ven­go­no rile­va­te dal­le auto­ri­tà e per­tan­to non sono fun­zio­na­li al cal­co­lo del PIL, e ovvia­men­te non seguo­no le nor­ma­ti­ve fisca­li. Pos­sia­mo pen­sa­re a innu­me­re­vo­li esem­pi di atti­vi­tà ine­ren­ti all’economia som­mer­sa: chi in manie­ra più o meno indi­ret­ta non ha mai sen­ti­to par­la­re di lavo­ro nero? Per quan­to riguar­da l’Italia, alla luce dell’ultimo rap­por­to del­l’I­stat del 2018, “l’incidenza dell’economia non osser­va­ta sul Pil si è ridot­ta di 0,4 pun­ti per­cen­tua­li, por­tan­do­si all’11,9%, con­fer­man­do una ten­den­za alla disce­sa in atto dal 2014, quan­do si era regi­stra­to un pic­co del 13,0%”. Que­sto signi­fi­ca che è un valo­re in calo gra­zie ad alcu­ne misu­re pre­se dal­lo Sta­to, ma comun­que pre­sen­te in manie­ra non igno­ra­bi­le sul ter­ri­to­rio nazionale. 

Per contrastare la parte di economia sommersa legata all’utilizzo di denaro contante, come ad esempio l’evasione dell’IVA, è nato il cashback. 

Que­sta ope­ra­zio­ne è sta­ta ispi­ra­ta da un ten­ta­ti­vo por­to­ghe­se di con­tra­sto all’economia som­mer­sa del 2014. Il gover­no por­to­ghe­se ave­va infat­ti intro­dot­to alcu­ne misu­re mol­to simi­li, che com­pren­de­va­no il cash­back e anche la lot­te­ria degli scon­tri­ni, sul­la qua­le si è mol­to discus­so di recen­te. Il risul­ta­to? La per­cen­tua­le di Iva eva­sa nel Pae­se rispet­to all’Iva dovu­ta (il Vat gap) è dimi­nui­ta per un tota­le di 6,7 pun­ti per­cen­tua­li, tra­du­ci­bi­li in una cifra che se fos­se rag­giun­ta in Ita­lia sareb­be di cir­ca die­ci miliar­di

Sicu­ra­men­te un gran­de van­tag­gio, quin­di, che è con­tro­bi­lan­cia­to da una dif­fi­col­tà ini­zia­le dei cit­ta­di­ni per capi­re come fun­zio­na­no tut­te le dina­mi­che tec­no­lo­gi­che, ma si potreb­be dire che il gio­co vale la can­de­la. Pec­ca­to che non tut­ti sia­no così d’ac­cor­do. In linea teo­ri­ca infat­ti il pro­get­to del cash­back sem­bra van­tag­gio­so per tut­ti, se non fos­se per il fat­to che la real­tà ita­lia­na è mol­to diver­sa da quel­la del Por­to­gal­lo, o degli altri sta­ti euro­pei dove il paga­men­to cashless è più dif­fu­so. Mol­ti com­mer­cian­ti, infat­ti, costi­tui­sco­no pic­co­le real­tà, anche arti­gia­na­li, e per loro il paga­men­to attra­ver­so car­te, soprat­tut­to quan­do si par­la di cifre non trop­po alte, costi­tui­sce un costo, in quan­to devo­no paga­re le com­mis­sio­ni e le ban­che ten­do­no a pre­fe­ri­re accor­di con gran­di atti­vi­tà com­mer­cia­li, ed è per que­sto che può dar­si vi sia capi­ta­to di tro­va­re pic­co­li nego­zi che offris­se­ro scon­ti per chi pagas­se in contanti. 

Non solo, il cashback viene proposto in un Paese dove sono presenti delle forti disuguaglianze geografiche a livello di distribuzione di ricchezza, rischiando così di favorire realtà già di per sé più ricche. 

Basti pen­sa­re al fat­to che le car­te sono poco dif­fu­se nel­la zona del cen­tro-sud (tra le fami­glie cam­pa­ne il pos­ses­so di car­te è rin­trac­cia­bi­le nel 53%, nel 59% di quel­le moli­sa­ne e nel 68% di quel­le abruz­ze­si), il che potreb­be costi­tui­re quin­di una dif­fi­col­tà di par­ten­za per que­ste famiglie.

Il cash­back quin­di è una misu­ra che avrà sicu­ra­men­te dei van­tag­gi solo se gesti­ta nel­la manie­ra ade­gua­ta. Quel­lo in cor­so è un espe­ri­men­to, che ha il com­pi­to di indi­vi­dua­re cosa fun­zio­na e cosa no, que­sto fa spe­ra­re che quan­do avver­rà l’introduzione defi­ni­ti­va ver­ran­no adot­ta­te del­le misu­re per ren­der­la una misu­ra van­tag­gio­sa per più per­so­ne possibili.

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Martina Di Paolantonio
Dal 1999 fac­cio con­cor­ren­za all’a­gen­zia di pro­mo­zio­ne turi­sti­ca abruz­ze­se, nel tem­po libe­ro mi lamen­to per qual­sia­si cosa.

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