Se guidare un’automobile è reato. La storia di Loujain al-Hathloul

Al con­sue­to ver­ti­ce del G20, ospi­ta­to vir­tual­men­te a fine novem­bre dall’Ara­bia Sau­di­ta e pre­sie­du­to dal re Sal­man bin, si è discus­so di coro­na­vi­rus, cam­bia­men­ti cli­ma­ti­ci, digi­ta­liz­za­zio­ne e disu­gua­glian­ze di gene­re, in un con­fron­to aper­to tra le eco­no­mie più avan­za­te del pia­ne­ta, chia­ma­te ad affron­ta­re le tema­ti­che più cal­de ed attua­li del momento. 

A spic­ca­re tra gli argo­men­ti all’ordine del gior­no, però, è sta­ta l’emancipazione del­la don­na e il pie­no rico­no­sci­men­to dei suoi dirit­ti. Attual­men­te, in Ara­bia, alcu­ne se non tut­te le atti­vi­ste che han­no pro­mos­so cam­pa­gne in favo­re del­la pari­tà tra i ses­si sono in car­ce­re, sot­to pro­ces­so o, peg­gio, sot­to tor­tu­ra. Que­sta è la denun­cia di Amne­sty Inter­na­tio­nal, che in occa­sio­ne del­lo scor­so sum­mit ha sol­le­ci­ta­to le auto­ri­tà sau­di­te a rispon­de­re del­le pro­prie azio­ni e affer­ma­zio­ni in meri­to, defi­ni­te “ipo­cri­te”. In par­ti­co­la­re, Amne­sty ha richie­sto l’immediata e incon­di­zio­na­ta scar­ce­ra­zio­ne di Lou­jain al-Hathloul, pro­mo­tri­ce del­la cam­pa­gna Women To Dri­ve, e di altre cin­que atti­vi­ste, arre­sta­te due anni fa per il loro espli­ci­to impe­gno in favo­re dei dirit­ti umani.

Loujain al-Hathloul, 31 anni, è in carcere dal 2018 perché chiedeva al governo che anche le donne, proprio come gli uomini, avessero la libertà di guidare la propria automobile. 

Liber­tà con­ces­sa il 24 giu­gno 2018, quan­do è uffi­cial­men­te sta­to rimos­so il divie­to di gui­da per le don­ne in Ara­bia Sau­di­ta, l’ultimo Pae­se al mon­do ad aver­lo permesso.

Ma Lou­jain è anco­ra dete­nu­ta, tor­tu­ra­ta e abu­sa­ta. Come ripor­ta­to dal­la BBC, sareb­be sta­ta pri­va­ta del­la pos­si­bi­li­tà di comu­ni­ca­re con i suoi fami­glia­ri e posta in iso­la­men­to per tre mesi dopo il suo arre­sto e le sareb­be sta­ta offer­ta dal gover­no la liber­tà in cam­bio del­la nega­zio­ne di ogni mal­trat­ta­men­to. Inol­tre, Lou­jain è sta­ta di recen­te in scio­pe­ro del­la fame, ma ha dovu­to inter­rom­pe­re la pro­te­sta quan­do, sve­glia­ta ogni due ore, non riu­sci­va più a soste­ne­re la stan­chez­za fisi­ca e psi­co­lo­gi­ca. L’ultima vol­ta che è appar­sa in pub­bli­co era il 26 novem­bre alla cor­te cri­mi­na­le di Riya­dh. Tre­ma­va, la sua voce era fio­ca, ave­va livi­di sul cor­po ed era “visi­bil­men­te debo­le”, denun­cia la sua famiglia.

Lou­jain al-Hathloul

Come se non bastas­se, le auto­ri­tà giu­di­zia­rie sau­di­te han­no recen­te­men­te tra­sfe­ri­to il pro­ces­so dell’attivista a un tri­bu­na­le spe­cia­le che si occu­pa di casi lega­ti al ter­ro­ri­smo e alla sicu­rez­za nazio­na­le. La moti­va­zio­ne sem­bra esse­re che la don­na, secon­do quan­to affer­ma il mini­stro degli Este­ri sau­di­ta, avreb­be con­tat­ta­to sta­ti osti­li al regno e pas­sa­to loro infor­ma­zio­ni clas­si­fi­ca­te. Tut­ta­via, come ripor­ta la sorel­la di Lou­jain, Lina, le accu­se rivol­te­le non men­zio­na­no alcun con­tat­to con Pae­si nemi­ci, ben­sì solo con l’Unione Euro­pea, il Regno Uni­to e l’Olanda, che l’Arabia non ha mai con­si­de­ra­to tali pri­ma d’ora. 

Per­di­più, nel­le accu­se non si rin­trac­cia nes­sun rife­ri­men­to ad infor­ma­zio­ni segre­te, ma solo alle pro­te­ste paci­fi­che por­ta­te avan­ti da Lou­jain. Come se il pro­ble­ma fos­se aver affron­ta­to e denun­cia­to l’inesistente tute­la dei dirit­ti uma­ni nel regno saudita.

Nel­la con­tro­ver­sa e ingiu­sta vicen­da di Lou­jain non è pas­sa­ta inos­ser­va­ta nean­che la deci­sio­ne di dare il via al pro­ces­so nel­la Gior­na­ta Mon­dia­le dei Dirit­ti Uma­ni, isti­tui­ta e cele­bra­ta in tut­to il mon­do il 10 dicem­bre per ricor­da­re la Dichia­ra­zio­ne uni­ver­sa­le dei dirit­ti uma­ni del 1948. Men­tre tut­to il pia­ne­ta ono­ra pari­tà e ugua­glian­ze, in Ara­bia Sau­di­ta i dirit­ti del­le don­ne e degli uomi­ni ven­go­no pun­tual­men­te cal­pe­sta­ti, in nome di una leg­ge anti­ca che nes­su­no ha anco­ra avu­to il corag­gio di supe­ra­re. L’Arabia Sau­di­ta è una monar­chia asso­lu­ta, dove solo gli uomi­ni han­no la pos­si­bi­li­tà di sali­re al tro­no, ma anche di rico­pri­re impor­tan­ti cari­che nel mon­do del lavo­ro. Giu­di­ci, ammi­ni­stra­to­ri d’azienda e mini­stri del gover­no sono tut­ti di ses­so maschi­le, così come lo sono i respon­sa­bi­li del­la fami­glia e dei suoi com­po­nen­ti, in un cli­ma che tan­to ripor­ta alla men­te la patria pote­stas dell’antica Roma, solo qual­che anno e qual­che pro­gres­so dopo.

Quello di Loujain al-Hathloul, sebbene emblematico, è purtroppo solo un episodio di una lunga storia di violazioni e ingiustizie nei confronti di donne e uomini impegnati nella difesa dell’umanità.

Che una don­na pos­sa gui­da­re, esse­re indi­pen­den­te e gode­re del pri­vi­le­gio del­la cosid­det­ta nor­ma­li­tà, dovreb­be esse­re nell’interesse di tut­ti, uomi­ni e don­ne indi­stin­ta­men­te. Di fron­te all’ipocrisia di un pae­se che cele­bra i dirit­ti uma­ni, si fa por­ta­vo­ce dell’innovazione e del­lo svi­lup­po e si defi­ni­sce pron­to ad affron­ta­re le gran­di sfi­de del futu­ro, l’umanità inte­ra dovreb­be rea­gi­re all’unisono, acco­glien­do le bat­ta­glie di oggi come bat­ta­glie di cia­scu­no e non solo del­le don­ne. Se chiu­dia­mo un occhio davan­ti ad un even­to del gene­re, creia­mo un inde­le­bi­le pre­ce­den­te e lascia­mo nel­le mani sba­glia­te il pote­re di deci­de­re cosa è pos­si­bi­le e cosa no, chi può gode­re di un dirit­to e chi inve­ce no. 

Altri­men­ti, un gior­no, qual­cu­no, apren­do un libro di sto­ria, si chie­de­rà cosa è anda­to stor­to quan­do si è reso neces­sa­rio, nel 2020, pro­te­sta­re per­ché tut­ti potes­se­ro vota­re, anda­re a scuo­la, lavo­ra­re e gui­da­re un’automobile. E for­se dovrem­mo far­ci anche noi la stes­sa doman­da, se non altro per arri­va­re più pre­pa­ra­ti alle gran­di sfi­de del futuro.


Qui si può fir­ma­re la peti­zio­ne invia­ta dai soci e soste­ni­to­ri di Amne­sty Inter­na­tio­nal al re Sal­man bin, in cui si richie­de il rila­scio dell’attivista Lou­jain al-Hathloul e, nel frat­tem­po, il rispet­to dei suoi dirit­ti fondamentali.

Con­di­vi­di:
Carlotta Ruocco
Sono nata a Lec­co nel 1995 e — cir­ca da quan­do ne ho facol­tà — scri­vo. Ho ini­zia­to con gli sca­ra­boc­chi sul muro del­la came­ret­ta, poi ho deci­so che avrei volu­to far­ne un mestie­re. Ci sto lavo­ran­do. Nell’elenco del­le mie cose pre­fe­ri­te al mon­do ci sono le cola­zio­ni all’aperto, i discor­si pie­ni e le coper­ti­ne di Internazionale.

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