Anche il Kazakistan abolisce la pena di morte

Anche il Kazakistan abolisce la pena di morte

Il 2020 non è comin­cia­to né fini­to nel miglio­re dei modi, e nel com­ples­so è sta­to da mol­ti con­si­de­ra­to l’anno peg­gio­re degli ulti­mi tem­pi: la stes­sa coper­ti­na del Time del 14 dicem­bre vede scrit­to “2020: the wor­st year ever”.

In questa aria di negatività, dominata prevalentemente da notizie riguardanti la pandemia di Covid-19, abbiamo spesso perso di vista svolte significative e da celebrare, come l’abolizione della pena di morte in Kazakistan. 

Nel 2020, già 234 anni dopo la pri­ma abo­li­zio­ne del­la pena di mor­te da par­te del Gran­du­ca­to di Tosca­na, anco­ra diver­si Sta­ti al mon­do man­ten­go­no e uti­liz­za­no simi­li san­zio­ni: tra que­sti ad esem­pio gli Sta­ti Uni­ti, dove quest’anno abbia­mo pur­trop­po assi­sti­to a un’al­lar­man­te ripre­sa del­le ese­cu­zio­ni federali. 

Anche in Cina, dove i dati sul­la pena di mor­te sono tutt’ora con­si­de­ra­ti come segre­to di Sta­to, la situa­zio­ne resta gra­ve, così come in Medio Orien­te: Iran, IraqAra­bia Sau­di­ta, infat­ti, sono da soli respon­sa­bi­li dell’80% del­le sen­ten­ze capi­ta­li al mondo.

Ma l’anno appe­na con­clu­so ha por­ta­to con sé anche buo­ne noti­zie nel cam­po del­la lot­ta per i dirit­ti uma­ni: in Giap­po­ne infat­ti il 2020 si è chiu­so sen­za ese­cu­zio­ni, risul­ta­to impor­tan­te rag­giun­to in pre­ce­den­za sola­men­te nel 2011, men­tre il Kaza­ki­stan ha abo­li­to defi­ni­ti­va­men­te la pena capi­ta­le, andan­do ad aggiun­ger­si agli altri 106 Sta­ti abolizionisti.

La decisione non è stata inaspettata: l’ultima condanna a morte nel paese era infatti avvenuta nel 2003, immediatamente seguita da una moratoria sulle esecuzioni. 

Nel 2007 poi un emen­da­men­to alla Costi­tu­zio­ne del Kaza­ki­stan ave­va ridot­to l’applicazione del­la pena di mor­te agli atti di ter­ro­ri­smo e ai rea­ti gra­vi com­mes­si in tem­po di guer­ra: si par­la­va per­ciò da tem­po di ren­de­re que­sta inno­va­zio­ne definitiva.

Il per­cor­so ver­so que­sto tra­guar­do è comin­cia­to il 23 set­tem­bre, pres­so la sede del­le Nazio­ni Uni­te di New York, quan­do il rap­pre­sen­tan­te del­la Repub­bli­ca del Kaza­ki­stan, Kai­rat Uma­rov, ha fir­ma­to il Secon­do pro­to­col­lo opzio­na­le al Pat­to inter­na­zio­na­le sui dirit­ti civi­li e poli­ti­ci sul­l’a­bo­li­zio­ne del­la pena di morte. 

È sta­to però il pri­mo gen­na­io 2021, per comin­cia­re bene il nuo­vo anno, che il Pre­si­den­te Kas­sim-Jomart Tokayev ha fir­ma­to la rati­fi­ca par­la­men­ta­re del pro­to­col­lo, abo­len­do uffi­cial­men­te la sen­ten­za capi­ta­le.

Il Pro­to­col­lo, attual­men­te rati­fi­ca­to da 88 Sta­ti del­le Nazio­ni Uni­te, era sta­to adot­ta­to nel dicem­bre 1989 ed entra­to in vigo­re nel luglio 1991: esso pro­muo­ve l’a­bo­li­zio­ne del­la pena di mor­te, dichia­ran­do che que­sto «con­tri­bui­sca a pro­muo­ve­re la digni­tà uma­na e lo svi­lup­po gra­dua­le dei dirit­ti dell’uomo», e con­si­sta in un «pro­gres­so per quan­to riguar­da il godi­men­to del dirit­to alla vita».

Come scrisse già due secoli fa Beccaria, «Chi è mai colui che abbia voluto lasciare ad altri uomini l’arbitro di ucciderlo? Come mai nel minimo sacrificio della libertà di ciascuno vi può essere quello del massimo tra tutti i beni, la vita?»

La rati­fi­ca di que­sto accor­do fa par­te di un ampio pac­chet­to di rifor­me che il Kaza­ki­stan sta por­tan­do avan­ti da tem­po, vol­to alla libe­ra­liz­za­zio­ne e alla demo­cra­tiz­za­zio­ne del­la real­tà socio-poli­ti­ca del Pae­se: già a mag­gio 2020 il Pre­si­den­te ave­va infat­ti fir­ma­to diver­se leg­gi che pre­ve­de­va­no mag­gior liber­tà per i cit­ta­di­ni di riu­nir­si paci­fi­ca­men­te e una più con­trol­la­ta e demo­cra­ti­ca orga­niz­za­zio­ne del­le ele­zio­ni e del­le atti­vi­tà dei par­ti­ti politici.

Pur­trop­po, nono­stan­te i ten­ta­ti­vi di cam­bia­men­to, in que­sto Sta­to dell’Asia cen­tra­le sono tutt’ora per­pe­tua­te nume­ro­se vio­la­zio­ni dei dirit­ti uma­ni, come spie­ga il report pub­bli­ca­to dall’Ong Open Dia­lo­gue Foun­da­tion che denun­cia il for­te impat­to del­la cri­si sani­ta­ria dovu­ta alla pan­de­mia di Covid-19 sui dirit­ti uma­ni in Kazakistan.

L’uffi­cia­le abo­li­zio­ne del­la pena di mor­te però com­por­ta sicu­ra­men­te un impor­tan­te pas­so avan­ti per il Pae­se, che pare diri­ger­si ver­so un eser­ci­zio del pote­re mag­gior­men­te limi­ta­to e con­trol­la­to: la stes­sa amba­scia­ta del Kaza­ki­stan, in un comu­ni­ca­to, ha affer­ma­to che «la deci­sio­ne del pre­si­den­te Tokayev di fir­ma­re il Secon­do pro­to­col­lo opzio­na­le è sta­ta pre­sa nel qua­dro del­le rifor­me poli­ti­che in cor­so nel Pae­se vol­te a pro­teg­ge­re i dirit­ti dei cit­ta­di­ni. (…) Indub­bia­men­te, il Kaza­ki­stan ha mol­to lavo­ro da fare per alli­nea­re la sua legi­sla­zio­ne agli obbli­ghi inter­na­zio­na­li, ma il per­cor­so è già iniziato».

Arti­co­lo di Sofia Carra.

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