Enzo Mari: 88 anni di attività artistica e politica

Il 2020 si era pre­an­nun­cia­to come un gran­de anno per il desi­gner Enzo Mari, con due impor­tan­ti even­ti in pro­gram­ma: Fal­ce e Mar­tel­lo alla Gal­le­ria Mila­no, con una rico­stru­zio­ne pre­ci­sa del­la mostra inau­gu­ra­ta più di cinquant’anni fa nel­la stes­sa gal­le­ria; Enzo Mari cura­ted by Hans Ulrich Obri­st with Fran­ce­sca Gia­co­mel­li alla Trien­na­le di Mila­no, per riper­cor­re­re gli oltre sessant’anni di car­rie­ra di Mari.

Il 19 ottobre, a 88 anni, Enzo Mari è morto, rendendo queste mostre un’occasione per celebrare una delle migliori menti del panorama artistico italiano del Novecento. 

Pur­trop­po, però, nel rispet­to del­le dispo­si­zio­ni gover­na­ti­ve che, a cau­sa del­la emer­gen­za sani­ta­ria da Covid-19, han­no impo­sto ai musei lun­ghi perio­di di chiu­su­ra, con sospen­sio­ne del­le atti­vi­tà, le stan­ze del­le due espo­si­zio­ni, una aper­ta dal 29 set­tem­bre 2020 al 31 gen­na­io 2021, l’altra dal 17 otto­bre 2020 al 18 apri­le 2021, sono vuo­te ormai dall’inizio di novembre. 

Nell’attesa di poter ritor­na­re, si spe­ra quan­to pri­ma, a fre­quen­ta­re i luo­ghi dell’arte e del­la cul­tu­ra, riper­cor­re­re la sto­ria e la poe­ti­ca di Enzo Mari può aiu­ta­re a pre­pa­rar­si alla visi­ta del­le mostre. L’esordio arti­sti­co di Mari si col­lo­ca negli anni Cin­quan­ta del Nove­cen­to, quan­do si impe­gna in espo­si­zio­ni per­so­na­li e col­let­ti­ve. Nel­le pro­du­zio­ni dei manu­fat­ti arti­sti­ci, si con­cen­tra più sull’oggetto che sul­la libe­ra ricer­ca arti­sti­ca, per­cor­ren­do il sol­co di una tra­di­zio­ne ini­zia­ta nei pri­mi del Nove­cen­to con arti­sti ai tem­pi giu­di­ca­ti non con­ven­zio­na­li, come Duchamp o Man Ray.  

I pri­mi espe­ri­men­ti di Mari sono ogget­ti a bas­so coef­fi­cien­te fun­zio­na­le, come gio­chi (16 ani­ma­li, 1956) o fer­ma­car­te, nei qua­li, tra l’altro, si per­ce­pi­sce l’influenza di Bru­no Muna­ri, cono­sciu­to nel grup­po dell’Arte Cine­ti­ca. Nel 1958 rea­liz­za il suo pri­mo ogget­to-ogget­to, la cio­to­la 3047B, a cui segui­ran­no con­te­ni­to­ri per la tavo­la (Java 3088B, 1968), libre­rie (Gli­fo, 1966), vasi e così via; dal­la fine degli anni Cin­quan­ta, Mari foca­liz­za la pro­pria atten­zio­ne e orien­ta la pro­pria pro­du­zio­ne sull’aspet­to socia­le del desi­gn e gli ogget­ti idea­ti sono cura­ti non solo nel­la for­ma, ma anche nel­la fun­zio­ne. Nell’ideare i pez­zi di desi­gn, Mari si inter­ro­ga e riflet­te a fon­do sul­le ragio­ni che por­ta­no alla rea­liz­za­zio­ne di una for­ma: ogni pro­get­to può esse­re con­si­de­ra­to come una sedu­ta di autoa­na­li­si, in cui l’artista è posto di fron­te alle pro­prie idee e dia­lo­ga con queste.

Crean­do i pro­pri ogget­ti-ope­re d’arte Mari rea­liz­za una vera e pro­pria rivo­lu­zio­ne del mate­ria­le: nobi­li­ta la pla­sti­ca, facen­do­la appa­ri­re, anche agli occhi del­la socie­tà bor­ghe­se, un mate­ria­le pre­gia­to e ricer­ca­to. In que­sto sen­so la rivo­lu­zio­ne, oltre che mate­ria­le, è anche poli­ti­ca: pie­ga a segno cul­tu­ra­le la pla­sti­ca, allon­ta­nan­do­la dal­la mera dimen­sio­ne con­su­mi­sti­ca del­la mer­ce. La poe­ti­ca di Mari ruo­ta costan­te­men­te attor­no al tema del­la pro­du­zio­ne indu­stria­le e a come que­sta abbia modi­fi­ca­to i risul­ta­ti espres­si­vi e arti­sti­ci, ren­den­do­li ripe­ti­ti­vi.

Il design media tra l’industria, che consente di realizzare oggetti identici in serie, e l’artigianato, che invece conserva l’identità dell’oggetto e dell’artista.

Da que­sto tipo di rifles­sio­ni si evin­ce l’attenzione ripo­sta da Enzo Mari a tema­ti­che di gran­de attua­li­tà, argo­men­to di dibat­ti­to in Ita­lia tra gli anni Ses­san­ta e gli anni Set­tan­ta. E pro­prio il 9 apri­le 1973 vie­ne inau­gu­ra­ta da Car­la Pel­le­gri­ni la sede del­la Gal­le­ria Mila­no, con la mostra di Enzo Mari Fal­ce e Mar­tel­lo. Tre dei modi con cui un arti­sta può con­tri­bui­re alla lot­ta di clas­se. L’esposizione susci­ta gran­de cla­mo­re, atti­ra l’interesse del pub­bli­co e vie­ne con­si­de­ra­ta un uni­cum all’interno del pano­ra­ma arti­sti­co del tem­po: per tale ragio­ne, dopo qua­ran­ta­set­te anni, la Gal­le­ria ha scel­to di offri­re la pos­si­bi­li­tà, a chi c’era nel 1973, di rivi­ve­re una ripro­du­zio­ne fede­le del­la mostra, a chi inve­ce non c’era, di poter­ne gode­re per la pri­ma vol­ta. Tale ini­zia­ti­va risul­ta esse­re estre­ma­men­te for­ma­ti­va, in quan­to con­sen­te di leg­ge­re, ana­liz­za­re e com­pren­de­re, attra­ver­so ope­re rea­liz­za­te qua­si mez­zo seco­lo fa, il cam­bia­men­to epo­ca­le riguar­dan­te la socie­tà, il tes­su­to cul­tu­ra­le e lo spi­ri­to pro­fon­do di Mila­no e dell’Italia.

Nel 1973, l’idea del­la mostra nac­que da un eser­ci­zio pro­po­sto da Mari a Giu­lia­na Einau­di, sua stu­den­tes­sa e assi­sten­te, alla qua­le ave­va richie­sto di stu­dia­re un sim­bo­lo ico­ni­co, noto a tut­ti e facil­men­te rico­no­sci­bi­le, cioè la fal­ce e mar­tel­lo. Il pro­get­to era ini­zia­to con una rac­col­ta dati e un con­fron­to tra fon­ti uffi­cio­se, come emble­mi ripro­dot­ti sui muri, e fon­ti uffi­cia­li, come comu­ni­ca­zio­ni e volan­ti­ni di par­ti­to: l’obiettivo era attin­ge­re da più luo­ghi e for­me di rap­pre­sen­ta­zio­ne pos­si­bi­li. Suc­ces­si­va­men­te era sta­to pro­get­ta­to un sim­bo­lo di qua­li­tà este­ti­ca­men­te ele­va­ta e que­sto pas­sag­gio ave­va per­mes­so di giun­ge­re alla con­clu­sio­ne che il valo­re for­ma­le del sim­bo­lo non inci­de sul signi­fi­ca­to vei­co­la­to a chi osserva. 

In questo studio emerge tutta la potenza evocativa del simbolo in questione. 

Inau­gu­ra­zio­ne di Fal­ce e Mar­tel­lo alla Gal­le­ria Mila­no, 1973. 

Nel­la mostra data­ta 1973 ed in quel­la odier­na, le ope­re espo­ste raf­fi­gu­ra­no la fal­ce e mar­tel­lo su sup­por­ti dif­fe­ren­ti: i due uten­si­li, la fal­ce e il mar­tel­lo, acco­sta­ti; il sim­bo­lo pro­get­ta­to in stu­dio; una scul­tu­ra in legno ros­so; ban­die­re in lana seri­gra­fa­te su sfon­do bian­co, ver­de o nero; una lito­gra­fia su cui è ripro­dot­to per 168 vol­te il sim­bo­lo; una seri­gra­fia in due colori. 

Il 9 apri­le 1973, nel gior­no dell’inaugurazione, a segui­to di un ani­ma­to dibat­ti­to sul­la espo­si­zio­ne, era sta­to pro­iet­ta­to il film Comi­ta­ti poli­ti­ci – Testi­mo­nian­ze sul­le lot­te ope­ra­ie in Ita­lia nel­la pri­ma­ve­ra del ’71, rea­liz­za­to da Mari con il Grup­po di Lavo­ro e com­po­sto da alcu­ni stu­den­ti del Cen­tro Spe­ri­men­ta­le di Cine­ma­to­gra­fia di Roma. L’interesse e impe­gno di Mari si esten­de­va, dun­que, ben oltre il cam­po dell’arte ed entra­va in ser­ra­to dia­lo­go con le diver­se com­po­nen­ti del­la poli­ti­ca e del­la socie­tà, per ren­de­re ade­ren­te al rea­le la pro­pria rivo­lu­zio­ne cul­tu­ra­le. Il docu­men­ta­rio, ritro­va­to dopo una labo­rio­sa ricer­ca, è sta­to digi­ta­liz­za­to dall’Archivio Home Movies di Bolo­gna ed è ora visi­bi­le in mostra.

Secon­do Enzo Mari il miglior pro­get­ti­sta è come un con­ta­di­no: «un vec­chio con­ta­di­no deci­de di pian­ta­re un bosco di casta­gni. Sa che lui stes­so non potrà man­giar­ne i frut­ti e nem­me­no uti­liz­za­re il legno. Non lo fa per sé, ma per i suoi nipo­ti». La ripro­du­zio­ne del­la mostra alla Gal­le­ria Mila­no con­fer­ma che, dopo oltre quarant’anni, il bosco pian­ta­to da Mari con­ti­nua a nutri­re con i suoi frut­ti le gene­ra­zio­ni successive. 

Fal­ce e Mar­tel­lo alla Gal­le­ria Mila­no, 2020.  © Rober­to Marossi 
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Costanza Mazzucchelli
Clas­se 2000, stu­den­tes­sa di Let­te­re. Guar­do il mon­do attra­ver­so i miei occhia­li spes­si, ascol­to e leg­go, poi scri­vo di ciò che ho imparato.

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