Il falò dei libri politically incorrect

Il falò dei libri politically incorrect

«Sono mol­to orgo­glio­sa di dire che quest’anno abbia­mo rimos­so l’Odissea dal cur­ri­cu­lum!». Così ha dichia­ra­to Hea­ther Levi­ne, un’insegnante del­la Law­ren­ce High School di Law­ren­ce, Mas­sa­chu­set­tes. Ome­ro sarà depen­na­to dal pro­gram­ma sco­la­sti­co in quan­to soste­ni­to­re, nei suoi poe­mi, del­la masco­li­ni­tà tos­si­ca: ecco l’ultimo pro­dot­to del­la can­cel cul­tu­re ame­ri­ca­na.

Cos’è la cancel culture

È la ten­den­za a rimuo­ve­re dal­la sfe­ra del­la cir­co­la­zio­ne cul­tu­ra­le (o dell’educazione) per­so­ne, ope­re e auto­ri giu­di­ca­ti col­pe­vo­li di aver fomen­ta­to atteg­gia­men­ti mina­to­ri in ambi­to di discri­mi­na­zio­ne etni­ca, dispa­ri­tà di gene­re, dirit­ti del­le mino­ran­ze e valo­ri gene­ra­li su cui si fon­da la socie­tà con­tem­po­ra­nea. Valo­ri che, secon­do i fau­to­ri del­la can­cel cul­tu­re, sareb­be­ro minac­cia­ti da pro­dot­ti cul­tu­ra­li di altre epo­che e con­te­sti socia­li, anche mol­to distan­ti nel tempo. 

In Ame­ri­ca sono già parec­chie le vit­ti­me che ha mie­tu­to: quel­le che han­no avu­to mag­gior riso­nan­za sono sta­te le sta­tue di Colom­bo e di altri con­dot­tie­ri o poli­ti­ci asso­cia­ti al pas­sa­to colo­nia­le e raz­zi­sta, abbat­tu­te o van­da­liz­za­te in diver­se cit­tà sta­tu­ni­ten­si lo scor­so giu­gno. L’azione si pre­sen­ta­va come rispo­sta sim­bo­li­ca all’uccisione bru­ta­le di Geor­ge Floyd, in coda quin­di alla serie di mani­fe­sta­zio­ni Black Lives Mat­ter che han­no infiam­ma­to le stra­de per settimane.

E la letteratura?

Subi­sce dan­ni anco­ra più pro­fon­di. «Sot­to lo slo­gan #Disrupt­Tex­ts gli ideo­lo­gi del­la teo­ria cri­ti­ca, gli inse­gnan­ti e gli atti­vi­sti di Twit­ter si stan­no sca­glian­do con­tro i testi clas­si­ci. Tut­ti, da Ome­ro a Fran­cis Scott Fitz­ge­rald al Dr. Seuss», ha scrit­to Megan Cox Gor­don sul Wall Street Jour­nal, testa­ta che ha denun­cia­to l’avvenuta cen­su­ra dell’Odissea. La scor­sa pri­ma­ve­ra era toc­ca­to infat­ti a Il gran­de Gatsby, can­cel­la­to in una scuo­la dell’Alaska insie­me ad altri quat­tro tito­li “com­pro­met­ten­ti”. L’accusa? Con­ten­go­no rife­ri­men­ti ses­sua­li, lin­guag­gio miso­gi­no, sce­ne di vio­len­za, mes­sag­gi “anti-bian­co”. Nel 2019 è fini­to nel miri­no Huc­kle­ber­ry Finn, per le sue «rap­pre­sen­ta­zio­ni di atteg­gia­men­ti raz­zi­sti che pos­so­no tur­ba­re gli studenti». 

La que­stio­ne è spi­no­sa. Ciò che sem­bra man­ca­re è un bri­cio­lo di pro­spet­ti­va, quel tan­to che ser­vi­reb­be per distin­gue­re libri che pro­pon­go­no model­li eti­ci cor­rot­ti, e invi­ta­no ad assu­mer­li, da libri che, al con­tra­rio, pro­pon­go­no que­sti sce­na­ri per met­ter­li in que­stio­ne. O meglio, ser­vi­reb­be, come ha affer­ma­to Vale­rio Magrel­li, distin­gue­re let­te­ra­tu­ra e peda­go­gia: «[…] con­ti­nua­re a inse­gna­re alle bam­bi­ne del­le favo­le che le pre­fi­gu­ra­no e le pre­di­spon­go­no a deter­mi­na­ti com­por­ta­men­ti è peri­co­lo­so. Il patriar­ca­to pas­sa anche da que­sto. Quin­di io con­si­de­ro la peda­go­gia un ter­re­no diver­so dal­la let­te­ra­tu­ra. Una cosa è stu­dia­re la let­te­ra­tu­ra, una cosa è model­la­re i ragazzi». 

La que­stio­ne più ampia che vie­ne mes­sa in discus­sio­ne è la liber­tà di paro­la e di espres­sio­ne: quel­la dife­sa dal­la let­te­ra pub­bli­ca­ta dal­la rivi­sta ame­ri­ca­na Harper’s, fir­ma­ta da cen­to­cin­quan­ta intel­let­tua­li tra cui Sal­man Rush­die, Noam Chom­sky e Mar­ga­ret Atwood. Qua­li sono, se ci devo­no esse­re, dei con­fi­ni posti a que­sta liber­tà fon­da­men­ta­le? Il for­za­re un’istituzione affin­ché cen­su­ri un’opera che da alcu­ni è sen­ti­ta come sco­mo­da, è un corol­la­rio neces­sa­rio alla liber­tà di pen­sie­ro o ne è una peri­co­lo­sa deriva?

Alcu­ni han­no par­la­to di ico­no­cla­stie con­tem­po­ra­nee, altri di ostra­ci­smo cul­tu­ra­le: ma for­se è più appro­pria­to par­la­re di fana­ti­smo, di fron­te a dichia­ra­zio­ni come quel­la dell’insegnante Evin Shinn, di Seat­tle. «Pre­fe­ri­rei mori­re» ha det­to «piut­to­sto che por­ta­re in clas­se La let­te­ra scar­lat­ta di Natha­niel Haw­thor­ne». C’è da chie­der­si qua­li libri andran­no a col­ma­re i vuo­ti nel pro­gram­ma, quan­do tut­ti i clas­si­ci saran­no sta­ti pur­ga­ti dal­la fal­ce irre­fre­na­bi­le del poli­ti­cal­ly cor­rect.

Con­di­vi­di:
Michela La Grotteria
Made in Geno­va. Leg­go di tut­to per capi­re come gli altri vedo­no il mon­do, e scri­vo per dire come lo vedo io. Amo le pal­li­ne di Nata­le, la focac­cia nel cap­puc­ci­no e i tet­ti parigini.

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