Il governo Conte è al capolinea?

Dall’inizio di dicem­bre il lea­der di Ita­lia Viva Mat­teo Ren­zi ha intra­pre­so un’azione di cri­ti­ca e attac­co al gover­no Con­te, di cui il suo stes­so par­ti­to fa par­te. Da mol­te set­ti­ma­ne, dun­que, nel mez­zo di una pan­de­mia vira­le e alle soglie di una cri­si eco­no­mi­ca che già si annun­cia disa­stro­sa, il gover­no si è ingar­bu­glia­to in lun­ghe discus­sio­ni e trat­ta­ti­ve sul­la com­po­si­zio­ne del­la coa­li­zio­ne, sul­la scel­ta dei mini­stri e sul­le pro­spet­ti­ve del­la legislatura.

In una pri­ma fase Ren­zi ha cri­ti­ca­to dura­men­te il pro­get­to ela­bo­ra­to dal gover­no per gesti­re il Reco­ve­ry Plan. Con­te e alcu­ni mini­stri ave­va­no imma­gi­na­to una strut­tu­ra pira­mi­da­le – Con­te; i mini­stri Gual­tie­ri e Patua­nel­li; sei mana­ger; 300 con­su­len­ti – distac­ca­ta dal gover­no e dal con­si­glio dei mini­stri e com­po­sta da fun­zio­na­ri ammi­ni­stra­ti­vi e con­su­len­ti ester­ni. In que­sto modo la gestio­ne sareb­be sta­ta più indi­pen­den­te dal­la poli­ti­ca e avreb­be con­sen­ti­to di aggi­ra­re mol­te dif­fi­col­tà buro­cra­ti­che. Ren­zi ave­va defi­ni­to il pia­no «raf­faz­zo­na­to» e si era det­to con­tra­rio all’esclusione dei poli­ti­ci dal­la gestio­ne dei fon­di pro­ve­nien­ti dal’Unione euro­pea. Sul pun­to non è anco­ra sta­to tro­va­to un accor­do e dopo lun­ghi dibat­ti­ti sono atte­si per que­sto wee­kend l’ufficializzazione del nuo­vo pia­no di gestio­ne dei fon­di e per set­ti­ma­na pros­si­ma il Con­si­glio dei mini­stri decisivo.

Le cri­ti­che al gover­no si era­no poi allar­ga­te a fine dicem­bre, quan­do le mini­stre Bonet­ti (Fami­glia) e Bel­la­no­va (Agri­col­tu­ra) sem­bra­va­no pron­te alle dimis­sio­ni. Ren­zi ha volu­to inol­tre con­te­sta­re anche l’apparente cen­tra­liz­za­zio­ne di alcu­ne mate­rie nel­le mani di Con­te, e in par­ti­co­la­re il fat­to che da mesi il pre­mier trat­ten­ga per sé la dele­ga ai ser­vi­zi segre­ti, inve­ce che asse­gnar­la a un mini­stro, come han­no sem­pre fat­to tut­ti i pre­si­den­ti del Con­si­glio. Con­te sem­bra­va – e sem­bre­reb­be tut­to­ra – inten­zio­na­to a chie­de­re la veri­fi­ca del­la mag­gio­ran­za in aula, pro­prio come ave­va fat­to con Sal­vi­ni nell’agosto 2019.

Una sfida di questo tipo e l’eventuale volontà di Renzi di andare fino in fondo, fino cioè a votare contro il governo, porterebbero alla caduta di Conte.

Un pro­ble­ma innan­zi­tut­to poli­ti­co sta sul tavo­lo. Il gover­no Con­te bis, che sem­bra­va una pro­spet­ti­va di lun­go perio­do per il Pd e i Cin­que Stel­le – i due prin­ci­pa­li par­ti­ti del­la mag­gio­ran­za – si infran­ge­reb­be, in un momen­to par­ti­co­lar­men­te dif­fi­ci­le, non tan­to per gli erro­ri nel­la gestio­ne del­la pan­de­mia e dell’ordine pub­bli­co o per le man­can­ze dei pia­ni vac­ci­na­li e sco­la­sti­ci, ma per la pia­ni­fi­ca­zio­ne e la spar­ti­zio­ne del­le risor­se pro­ve­nien­ti dall’Europa. Non un pro­ble­ma da poco, ma nem­me­no un pun­to su cui ci si aspet­te­reb­be la dram­ma­tiz­za­zio­ne del­la cri­si. Pro­ba­bil­men­te i moti­vi addot­ti da Ren­zi non sono che un casus bel­li pre­te­stuo­so. Già a metà feb­bra­io 2020 ave­va minac­cia­to la cri­si di gover­no sul­la rifor­ma del­la pre­scri­zio­ne – che poi è pas­sa­ta sen­za col­po feri­re – e si era fer­ma­to solo di fron­te all’esplosione dell’emergenza sani­ta­ria in Ita­lia. La sua volon­tà di far sal­ta­re il gover­no, o quan­to­me­no desta­bi­liz­zar­lo, è evi­den­te. Pro­prio lui, che ad ago­sto 2019 ave­va estrat­to dal cap­pel­lo la solu­zio­ne del Con­te bis per evi­ta­re le urne e la vit­to­ria di Salvini. 

Le azio­ni e i com­por­ta­men­ti di Ren­zi – alme­no dal dicem­bre 2016, quan­do per­se refe­ren­dum e gover­no – sem­bra­no in effet­ti una maio­ne­se impaz­zi­ta. Le con­ti­nue mano­vre e con­tro­ma­no­vre par­la­men­ta­ri e la fon­da­zio­ne di un par­ti­to con poche spe­ran­ze elet­to­ra­li si sono ormai rive­la­te per quel che sono, e cioè un ten­ta­ti­vo di testi­mo­nia­re in con­ti­nua­zio­ne la pro­pria pre­sen­za e di cer­ca­re una cen­tra­li­tà irri­me­dia­bil­men­te per­du­ta. Avreb­be potu­to fare del­la bat­ta­glia anti­po­pu­li­sta la pro­pria mis­sio­ne, come sem­bra­va, ma un’eventuale cadu­ta di Con­te potreb­be raf­for­za­re pro­prio Sal­vi­ni e Melo­ni, che si ritro­ve­reb­be­ro tra le mani tre stra­de egual­men­te lumi­no­se: fare un gover­no di cen­tro-destra, anda­re alle ele­zio­ni e vin­cer­le, arri­va­re al 2022 ed eleg­ge­re il pros­si­mo pre­si­den­te del­la Repubblica.

Sugli scenari che seguirebbero alla caduta di Conte giornali e opinionisti si sono allegramente sbizzarriti. 

Si è par­la­to di un nuo­vo gover­no Con­te con la stes­sa mag­gio­ran­za, di un gover­no Fran­ce­schi­ni (l’attuale mini­stro del­la Cul­tu­ra, del Pd) con la stes­sa mag­gio­ran­za, addi­rit­tu­ra di un gover­no Dra­ghi soste­nu­to da tut­ti (o qua­si) i par­ti­ti, di ele­zio­ni anti­ci­pa­te o di un gover­no cen­tro­de­stra-Ren­zi. La fan­ta­po­li­ti­ca è diver­ten­te, ma spes­so si tra­sfor­ma in un gio­co incon­clu­den­te. Dif­fi­cil­men­te un even­tua­le nuo­vo gover­no, o una nuo­va ver­sio­ne dell’attuale, potreb­be usci­re dal peri­me­tro dell’attuale com­po­si­zio­ne di mag­gio­ran­za: Ren­zi gio­che­reb­be anco­ra il ruo­lo dell’ago del­la bilan­cia, del gua­sta­to­re e di colui che tie­ne sot­to scac­co gli altri par­ti­ti. Ma al momen­to la situa­zio­ne par­la­men­ta­re gli con­sen­te di far­lo, e sole le ele­zio­ni potreb­be­ro modi­fi­ca­re i rap­por­ti di for­za. Un’al­tra ipo­te­si cir­co­la­ta è quel­la del rim­pa­sto o del­la “cri­si pilo­ta­ta”: Con­te si dimet­te­reb­be dopo aver con­clu­so un accor­do con Ren­zi e in bre­ve tem­po for­me­reb­be un nuo­vo esecutivo.

Come spes­so è acca­du­to nel­le fasi di pas­sag­gio, Con­te ha man­te­nu­to un bas­so pro­fi­lo, ren­den­do­si dispo­ni­bi­le a discu­te­re e rag­giun­ge­re un accor­do. Que­sta stra­te­gia remis­si­va l’ha già pre­mia­to in pas­sa­to. Il Pd ha taciu­to a lun­go, di fron­te all’a­gi­ta­zio­ne di Ren­zi, fin­ché Zin­ga­ret­ti ha chie­sto che il gover­no con­ti­nui, «sen­za avven­tu­ri­smi né ulti­ma­tum», per evi­ta­re che la rab­bia socia­le pos­sa esplo­de­re. In ogni caso la sen­sa­zio­ne che si stia con­su­man­do una cri­si diver­sa dal­le altre è pres­san­te. Cosa vuo­le Ren­zi? Cer­ca solo di aumen­ta­re il pro­prio pote­re e la pre­sen­za di Ita­lia Viva nel gover­no? Si è già accor­da­to con l’opposizione?

Col­pi­sce soprat­tu­to la fred­dez­za di chi si lan­cia in gio­chi di palaz­zo – che per il momen­to han­no por­ta­to a cam­bia­men­ti mini­mi – nel mez­zo dell’attuale situa­zio­ne inter­na e inter­na­zio­na­le. A trat­ti è sem­bra­ta pro­fi­lar­si per­si­no una sfi­da per­so­na­le tra Ren­zi e Con­te, paral­le­la a quel­la di un anno e mez­zo fa tra Con­te e Sal­vi­ni. I gover­ni nasco­no e muo­io­no, com’è giu­sto e natu­ra­le, ma la cri­si sur­rea­le che si pro­lun­ga ormai da alcu­ne set­ti­ma­ne sen­za che si capi­sca di cosa si discu­ta e per cosa si liti­ghi ha para­liz­za­to il gover­no anche su scel­te impor­tan­ti e deci­si­ve. Si discu­te, si rime­sco­la­no le car­te, si gio­ca con le figu­ri­ne a costrui­re un nuo­vo gover­no. Ma que­sta vol­ta è tut­to ben poco comprensibile.

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Michele Pinto
Stu­den­te di giu­ri­spru­den­za. Quan­do non leg­go, mi guar­do intor­no e mi fac­cio mol­te domande.

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