Del: 26 Gennaio 2021 Di: Costanza Mazzucchelli Commenti: 0
ITsART, la cultura ai tempi del Coronavirus

I cinema, i teatri, le sale da concerto, i musei stanno attraversando un periodo di crisi da quando, l’8 marzo 2020, sono stati costretti a chiudere al pubblico le proprie porte a causa dell’emergenza sanitaria: il settore della cultura è tra i più importanti per l’impatto sull’economia e l’occupazione in Italia. Il Sistema Produttivo Culturale e Creativo, secondo un’indagine di Symbola-Unioncamere (2019), origina un ricavo di quasi 96 miliardi di euro e attiva altri settori dell’economia, per un totale di 265,4 miliardi di euro (16,9% del valore aggiunto nazionale) e, in questo ambito, sono impiegati 1,55 milioni di persone (6,1% degli occupati in Italia).

Il 3 novembre 2020 è stato presentato Dal tempo della cura a quello del rilancio, il sedicesimo Rapporto Annuale Federculture, l’associazione nazionale dei soggetti pubblici e privati operanti in ambito culturale. Nel report sono stati analizzati i dati relativi al settore della cultura degli ultimi vent’anni, con un focus sul 2020, anno tristemente atipico per l’industria culturale. I dati relativi all’anno appena concluso sono stati elaborati anche sulla base di un questionario che Federculture ha proposto tra maggio e giugno 2020 a 54 enti del tessuto culturale italiano, attivi soprattutto nella sfera espositiva e museale (44%) e dello spettacolo (41%). Dal questionario è emerso un quadro a tinte fosche: oltre il 70% degli intervistati ha stimato diminuzioni di ricavi superiori al 40% del loro bilancio, ma il 13% prospetta perdite superiori al 60%. A ciò va aggiunto l’impatto negativo della crisi in termini di posti di lavoro, di reddito e, soprattutto, di benessere dei cittadini.

Di fronte all’impossibilità di riprendere le proprie attività in presenza, la strategia adottata dalla maggior parte delle realtà culturali è stata implementare i propri servizi a distanza, attraverso una digitalizzazione accelerata, offrendo prodotti ed esperienze culturali in streaming.

In questa direzione non si sono mosse in autonomia solo le singole realtà, ma anche il Ministero per i Beni e le Attività Culturali e il Turismo (MIBACT): il Ministro della Cultura Dario Franceschini, il 18 aprile 2020, ospite di Massimo Gramellini a Le Parole della Settimana, ha annunciato il progetto di una piattaforma digitale – paragonata a Netflix – che consentirà di promuovere e di fruire del patrimonio culturale italiano. Il servizio sarà a pagamento, attivo in tutto il mondo tanto durante l’emergenza Coronavirus quanto dopo la sua conclusione, come metodo alternativo di vivere la cultura. Meno di un mese dopo, il 6 maggio, Franceschini ha presentato il medesimo progetto alla Camera dei Deputati, durante l’informativa urgente del Ministro per i Beni e le Attività culturali e il Turismo.

Il progetto, dopo un periodo di latenza, è ritornato a far parlare di sé lo scorso 12 gennaio, quando è stato reso noto il nome della piattaforma, ITsArt, crasi di Italy is Art, e la rosa degli investitori, costituiti da Cassa Depositi e Prestiti, per il 51%, e da Chili, azienda italiana operante nella distribuzione di film e serie TV in streaming, per il 49%. Queste due Società hanno investito, ciascuna, 9 milioni di euro a cui si aggiungono 10 milioni stanziati dal MIBACT, nell’ambito di un programma di sostegno ai settori di turismo e cultura del valore di 11 miliardi di euro.

Il 12 gennaio è anche stato reso visibile il sito della piattaforma, al momento ancora in via di realizzazione: nella pagina principale si legge una sintetica presentazione di ciò che ItsArt rappresenterà, cioè «il nuovo palcoscenico virtuale per teatro, musica, cinema, danza e ogni forma d’arte, live e on-demand, con contenuti disponibili in Italia e all’estero: una piattaforma che attraversa città d’arte e borghi, quinte e musei per celebrare e raccontare il patrimonio culturale italiano in tutte le sue forme e offrirlo al pubblico di tutto il mondo». La piattaforma, che verrà lanciata tra fine febbraio e inizio marzo, sarà disponibile anche su una applicazione e sarà attiva fin da subito in Italia e nel Regno Unito e nei quattro mesi successivi nel resto d’Europa e negli Stati Uniti.

Gli enti disponibili a realizzare contenuti sulla piattaforma saranno finanziati con circa 4 milioni di euro, da aggiungere ai fondi stanziati con il Fondo Unico per lo Spettacolo. ITsART servirà dunque per promuovere centri culturali, eventi, opere artistiche di ogni genere, live o on demand, tramite contenuti gratuiti (talvolta con pubblicità) o a pagamento (il cui ricavato andrà, per una percentuale tra il 65% e il 95%, a chi ha realizzato il prodotto). Si tratta, quindi, di un canale di distribuzione digitale, finalizzato a riunire i prodotti realizzati dalle singole realtà culturali e, dunque, di un tentativo di unificare le proposte realizzate in streaming in questi mesi. L’acquisizione dei contenuti è stata avviata nel mese di gennaio e sta procedendo con interesse da parte delle realtà coinvolte.

Nel frattempo, sono state avanzate su più fronti diverse critiche.

Ad esempio, ci si è chiesti perché non sia stato implementato un servizio già esistente, ricco di contenuti culturali e con un importante archivio, come Rai Play, anziché crearne uno ex novo: la risposta a questa obiezione è che, a differenza della sostanziale gratuità di Rai Play, ITsArt presenterà anche esperienze a pagamento, per sostenere il settore. Inoltre, questo esperimento, ancora in fase d’avvio, è stato confrontato con verybello.it, un portale – ora non più disponibile – per promuovere in tutto il mondo gli eventi culturali organizzati durante Expo 2015, finito per essere poco usato e dimenticato: è percepibile il timore che ITsART si concluda con nulla di fatto.

Infine, il rischio del paragone con il modello di Netflix è quello di ispirarsi a un’idea di piattaforma con un ampio catalogo di prodotti mainstream, da cui sono escluse piccole realtà indipendenti, magari non in grado di sostenere economicamente la produzione di contenuti di una qualità tale da poter essere approvata all’interno del catalogo di ITsArt. D’altro canto, affinché ITsART possa essere in grado di sostenere il confronto con Netflix, dovrà conquistare un’ampia fetta di pubblico, in un periodo particolarmente prolifico per la nascita di servizi streaming e contenuti online.

Sicuramente, l’aspetto apprezzabile è che si stia cercando di reagire a un momento storico inaspettato e senza precedenti, con modalità adattate ai tempi nuovi ed alle esigenze mutate.

Costanza Mazzucchelli
Classe 2000, studentessa di Lettere. Guardo il mondo attraverso i miei occhiali spessi, ascolto e leggo, poi scrivo di ciò che ho imparato.

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