Assorbenti, le scelte di Nuova Zelanda e Città del Messico

A fine novem­bre la Sco­zia era sta­ta il pri­mo Pae­se al mon­do ad aver appro­va­to il Period Pro­duct (Free Pro­vi­sion) Bill, una leg­ge per intro­dur­re la distri­bu­zio­ne gra­tui­ta degli assor­ben­ti igie­ni­ci, facen­do anco­ra un pas­so avan­ti rispet­to alla situa­zio­ne in cui già si tro­va­va. Infat­ti, in Sco­zia già dal 2018 veni­va­no garan­ti­ti assor­ben­ti gra­tis alle stu­den­tes­se di scuo­le, col­le­ge e università. 

Lo scorso 18 febbraio è stato il turno della Nuova Zelanda.

La pri­ma mini­stra Jacin­da Ardern ha dichia­ra­to che in tut­te le scuo­le neo­ze­lan­de­si assor­ben­ti e altri pro­dot­ti per l’igiene mestrua­le saran­no assi­cu­ra­ti gra­tui­ta­men­te a tut­te le stu­den­tes­se. Il pas­so vero e pro­prio ver­so la moder­ni­tà (anche se for­se sareb­be più cor­ret­to dire nor­ma­li­tà) ver­rà mos­so dal­la Nuo­va Zelan­da a giu­gno e coste­rà 25 milio­ni di dol­la­ri neo­ze­lan­de­si (cir­ca 15 milio­ni di euro) nei pros­si­mi tre anni, come è sta­to annun­cia­to dal­la Pri­ma mini­stra e da Jan Tinet­ti, Mini­stra per le Don­ne e Mini­stra asso­cia­ta del­la Pub­bli­ca Istruzione.

Il Primo Ministro neozelandese Jacinta Ardern
La pri­ma mini­stra neo­ze­lan­de­se Jacin­da Ardern

«Young peo­ple should not miss out on their edu­ca­tion becau­se of some­thing that is a nor­mal part of life for half the popu­la­tion» ha det­to la Ardern, da sem­pre atten­ta ai dirit­ti del­le don­ne e del­le mino­ran­ze, con­du­cen­do la sua nazio­ne ver­so lo sfor­zo glo­ba­le che ha come fine la ridu­zio­ne del­la period pover­ty, cioè la man­can­za di acces­so a qual­sia­si pro­dot­to per l’igiene mestrua­le, la qua­le potreb­be anda­re a gra­va­re nega­ti­va­men­te su salu­te, istru­zio­ne e lavoro.

Proprio una settimana prima, invece, a Città del Messico veniva vietata la vendita degli assorbenti interni per ragioni legate alla sostenibilità ecologica. 

Si trat­ta infat­ti di una deci­sio­ne che fa par­te di un pro­gram­ma entra­to in vigo­re il pri­mo gen­na­io che pre­ve­de il divie­to del­la pla­sti­ca monou­so e la limi­ta­zio­ne dell’utilizzo di pro­dot­ti inqui­nan­ti. Inten­zio­ni in dire­zio­ni soste­ni­bi­li era­no sta­te pre­an­nun­cia­te già due anni pri­ma dal capo del gover­no di Cit­tà del Mes­si­co Clau­dia Shein­baum (tra l’altro scien­zia­ta cli­ma­ti­ca), e si sono tra­sfor­ma­te in azio­ni tra­mi­te la Mini­stra per l’Ambiente dell’Amministrazione loca­le, Maria­na Robles, che ave­va dichia­ra­to come pro­dot­ti usa e get­ta in pla­sti­ca tra cui anche gli assor­ben­ti inter­ni «non sia­no essenziali».

Così, da un gior­no all’altro, 5 milio­ni di don­ne a Cit­tà del Mes­si­co si sono ritro­va­te sen­za assor­ben­ti inter­ni, com­ple­ta­men­te riti­ra­ti dal com­mer­cio, lascian­do­le sen­za alter­na­ti­ve e pro­vo­can­do for­ti lamen­te­le. Per que­sto moti­vo diver­se orga­niz­za­zio­ni fem­mi­ni­ste, che già si sta­va­no impe­gnan­do per ren­de­re la pro­te­zio­ne sani­ta­ria esen­te dal­l’im­po­sta sul valo­re aggiun­to, sono inter­ve­nu­te affer­man­do che il gover­no avreb­be dovu­to adot­ta­re un approc­cio più gra­dua­le pri­ma di impor­re il divie­to totale. 

«Natu­ral­men­te capia­mo il lato ambien­ta­le di que­sta deci­so­ne», ha det­to Ana­hí Rodrí­guez, por­ta­vo­ce del­la ONG Men­strua­ción Digna, aggiun­gen­do: «è respon­sa­bi­li­tà del gover­no pren­de­re misu­re per pro­teg­ge­re l’am­bien­te. Ma avreb­be­ro dovu­to assi­cu­rar­si che ci fos­se­ro tam­po­ni dispo­ni­bi­li con appli­ca­to­ri che usas­se­ro un’al­ter­na­ti­va alla pla­sti­ca, ad un prez­zo acces­si­bi­le, pri­ma di ritirarli».

In rispo­sta la Diret­tri­ce del pro­gram­ma di Gestio­ne ambien­ta­le dell’Amministrazione cit­ta­di­na, Lil­lian Gui­gue, ha giu­sti­fi­ca­to la situa­zio­ne spie­gan­do di aver con­tat­ta­to e nego­zia­to con le azien­de che rea­liz­za­no pro­dot­ti per il ciclo mestrua­le, ma che la pan­de­mia ha ral­len­ta­to la loro ricer­ca nel tro­va­re nuo­vi mate­ria­li con cui rea­liz­za­re gli appli­ca­to­ri. In ogni caso, Gui­gue ha sot­to­li­nea­to che la deci­sio­ne si sape­va già da tem­po e che è neces­sa­rio che tut­ti fac­cia­no la loro par­te per pre­ser­va­re il pia­ne­ta.

Nean­che a dir­lo, in mol­ti si sono doman­da­ti come mai toglie­re dal mer­ca­to gli assor­ben­ti pri­ma di altri pro­dot­ti in pla­sti­ca anche più inqui­nan­ti. E soprat­tut­to, con­si­de­ran­do il fat­to che in un perio­do come que­sto in cui il coro­na­vi­rus ha por­ta­to cir­ca 10 milio­ni di per­so­ne in più nel­la pover­tà e il fat­to che 260 000 case a Cit­tà del Mes­si­co non han­no nem­me­no l’acqua cor­ren­te, «ave­re le mestrua­zio­ni diven­ta un pri­vi­le­gio» ha con­te­sta­to Ana­hí Rodríguez. 

La necessità di iniziare a pensare a soluzioni più green anche per quanto riguarda l’uso di assorbenti sicuramente non è solo un problema delle donne messicane. 

Il Post, due anni fa, ave­va sti­ma­to (cal­co­lan­do per ecces­so) che ogni anno ven­ga­no usa­ti tra i 120 e i 480 miliar­di di assor­ben­ti usa e get­ta e tam­po­ni. Sicu­ra­men­te negli ulti­mi anni solu­zio­ni alter­na­ti­ve come cop­pet­te mestrua­li e assor­ben­ti lava­bi­li stan­no aumen­tan­do e mol­te per­so­ne ne fan­no già lar­go uso. Cer­to è che biso­gna anche tro­va­re un equi­li­brio sul fat­to che gli assor­ben­ti sia­no un bene pri­ma­rio, indi­spen­sa­bi­le: un dirit­to che tut­te le don­ne devo­no ave­re, cosa che in tan­tis­si­mi Pae­si non è asso­lu­ta­men­te scon­ta­to, per cui mol­te don­ne non rie­sco­no nem­me­no a procurarseli.

Per que­sto è estre­ma­men­te urgen­te pro­va­re a segui­re i model­li di Sco­zia e Nuo­va Zelan­da. L’Ita­lia nel 2019 ha abbas­sa­to la tas­sa sui pro­dot­ti bio­de­gra­da­bi­li per l’igiene mestrua­le dal 22% al 5%. Benis­si­mo, se non fos­se che que­ste solu­zio­ni sono una pic­co­lis­si­ma per­cen­tua­le del mer­ca­to degli assor­ben­ti, oltre ad ave­re un prez­zo non indif­fe­ren­te anche dopo la ridu­zio­ne. Quin­di, dato che, come è già sta­to det­to innu­me­re­vo­li vol­te (ma a quan­to pare non è anco­ra chia­ro per tut­ti), le don­ne non scel­go­no di ave­re il ciclo, ma è un fat­to bio­lo­gi­co che rien­tra in gran par­te del­la loro vita, gli assor­ben­ti non pos­so­no e non devo­no esse­re rite­nu­ti un bene di lus­so

Come ha dichia­ra­to Lau­ra Bol­dri­ni a dicem­bre del­lo scor­so anno inter­ve­ni­re sul­la tam­pon tax è un obbli­go in quan­to si trat­ta di «una que­stio­ne di dise­gua­glian­za e di ingiu­sti­zia […], spe­cial­men­te in un momen­to in cui le don­ne sono par­ti­co­lar­men­te pena­liz­za­te dal­la cri­si pro­vo­ca­ta dal Coro­na­vi­rus, in ter­mi­ni eco­no­mi­ci e occu­pa­zio­na­li. Lo rac­con­ta­no i dati: se si para­go­na il secon­do tri­me­stre del 2020 con lo stes­so perio­do del­lo scor­so anno si regi­stra­no 470mila occu­pa­te in meno». 

For­se è arri­va­to per dav­ve­ro il momen­to di non met­te­re all’ultimo posto ciò che riguar­da le don­ne per­ché pri­ma ci sono pro­ble­mi più impor­tan­ti. L’augurio è che per­lo­me­no ven­ga­no abbas­sa­ti i costi di tut­ti i pro­dot­ti e di con­se­guen­za pro­muo­ve­re e ren­de­re più agi­bi­li le pro­po­ste con impat­to ambien­ta­le mini­mo: che gli assor­ben­ti diven­ti­no real­men­te un dirit­to per chiun­que.

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Elena Gentina
Stu­den­tes­sa di let­te­re moder­ne. Amo la musi­ca, la let­te­ra­tu­ra e il cine­ma. Vivo tra le nuvo­le ma cer­co di capi­re quel­lo che sta a terra.

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