Cinema e streaming: la lezione della pandemia

Cinema e streaming: la lezione della pandemia

Sem­bra fan­ta­scien­za ma non lo è: i cine­ma sono chiu­si da oltre cen­to gior­ni e una cosa del gene­re non acca­de­va dai tem­pi del­la Resi­sten­za in Ita­lia. In tota­le, da mar­zo 2020, le sale cine­ma­to­gra­fi­che sono sta­te chiu­se per oltre sei mesi, e anche quest’anno non è ini­zia­to in modo migliore.

Il cine­ma si è dovu­to adat­ta­re come meglio ha potu­to alla situa­zio­ne emer­gen­zia­le; ma se le cose nel pri­mo loc­k­do­wn era­no spe­ran­zo­se, ora quel­la che si respi­ra nel mon­do degli eser­cen­ti è un’aria pesan­te, scon­so­la­tapie­na di incer­tez­ze sul futu­ro. Fino ad ades­so sem­bra che il mon­do del cine­ma abbia tra­slo­ca­to sul pic­co­lo scher­mo: una solu­zio­ne como­da, effi­ca­ce e, a pri­ma acchi­to, sosti­tu­ti­va alle sale cine­ma­to­gra­fi­che mor­te e sepol­te. Lo spet­ta­to­re più atten­to, però, in que­sti mesi ha sicu­ra­men­te impa­ra­to a dif­fe­ren­zia­re la visio­ne in casa da quel­la in sala: sa bene – e spe­ra di non dimen­ti­car­lo mai – che la frui­zio­ne di una pel­li­co­la è anco­ra oggi fat­ta per i gran­di scher­mi, una manie­ra impor­tan­tis­si­ma e fon­da­men­ta­le per la riu­sci­ta este­ti­ca del prodotto. 

La tele­vi­sio­ne di casa, nono­stan­te le como­di­tà odier­ne che per­met­to­no una visio­ne di indi­scu­ti­bi­le qua­li­tà, sta diven­tan­do sem­pre più una pri­gio­ne da “cin­quan­ta pol­li­ci”: un qua­dro minu­sco­lo che sod­di­sfa le aspet­ta­ti­ve del­lo spet­ta­to­re ma non ne riem­pie il vuo­to lascia­to dal maxi­scher­mo del­la sala. È infat­ti il con­cet­to stes­so di sala cine­ma­to­gra­fi­ca a man­ca­re, e que­sto non per­ché la distri­bu­zio­ne strea­ming (e tele­vi­si­va) sia infe­rio­re, ma piut­to­sto per­ché è un diver­so cana­le di dif­fu­sio­ne che deter­mi­na un’esperienza total­men­te uni­ca. È come leg­ge­re un libro su e‑book piut­to­sto che leg­ger­lo su car­ta: l’esperienza cam­bia, per­ché il sup­por­to frui­ti­vo e le sen­sa­zio­ni pro­va­te cam­bia­no a loro vol­ta. E ciò non vuol dire che l’e‑book sia infe­rio­re rispet­to al libro, come d’altronde lo scher­mo del pc non è infe­rio­re allo scher­mo cine­ma­to­gra­fi­co, ma che abbia­mo diver­si pia­ni di dif­fu­sio­ne che non sono né da esor­ciz­za­re (come fareb­be­ro i puri­sti del cine­ma) tan­to­me­no, all’opposto, glo­ri­fi­ca­re come uni­ca via futu­ra del cinema.

Qual è, dunque, la sostanziale differenza che ci fa provare nostalgia nei confronti della sala? 

Tor­nan­do al nostro esem­pio, nel caso del­lo scher­mo del pc, abbia­mo un sup­por­to che è sta­to adat­ta­to per il cine­ma; non è infat­ti nato per esso, ma è dive­nu­to un meto­do di dif­fu­sio­ne più como­do e più con­ve­nien­te del pro­dot­to cine­ma­to­gra­fi­co. Ciò non toglie che rima­ne e rimar­rà sem­pre e comun­que un sosti­tu­to, un adat­ta­men­to nato e con­ce­pi­to nel­le più lim­pi­de e buo­ne inten­zio­ni del mon­do, ma che non è capa­ce nel com­ples­so di crea­re quell’atmo­sfe­ra cine­ma­to­gra­fi­ca che solo e sol­tan­to la sala può darci.

Atmo­sfe­ra che non è solo lega­ta al film in sé, ma va inve­ce ben oltre a tut­to ciò: se ci si fa caso, infat­ti, un film brut­to che non ci è pia­ciu­to, se visto al cine­ma, ci lascia comun­que un bel ricor­do con­nes­so all’espe­rien­za este­ti­ca, un po’ come la stes­sa gra­ti­fi­ca­zio­ne e sod­di­sfa­zio­ne di quan­do uscia­mo da una mostra d’opere d’arte. Ma lo stes­so “fil­mac­cio” che guar­dia­mo a casa, sul nostro diva­no, ci por­ta alla noia e in gene­ra­le fare­mo una brut­ta espe­rien­za. Nel­le nostre case giu­di­chia­mo il film nel suo insie­me e col­le­ghia­mo l’esperienza alla sola visio­ne; e for­se è vero che sia­mo più con­cen­tra­ti a non per­de­re nem­me­no un det­ta­glio del­le imma­gi­ni, e che la como­di­tà del­lo strea­ming ci per­met­te di inter­rom­pe­re il film quan­do voglia­mo e di por­tar­lo indie­tro se ci sia­mo per­si qual­co­sa, ma que­sto acca­de per­ché sia­mo com­ple­ta­men­te devo­ti al film in questione. 

Il nostro obiettivo è goderci il film perché, tra le mille cose da vedere, abbiamo scelto proprio quel prodotto, e se non ci piace fa niente, cambiamo, nessuno ce lo impedisce. 

In sala tut­to cam­bia. Lo scher­mo ci avvol­ge, le luci sof­fu­se e il sur­round ci fan­no per­de­re l’orientamento, sia­mo immer­si com­ple­ta­men­te in una “simil-tran­ce” che ci distac­ca com­ple­ta­men­te dal mon­do rea­le, e per­ciò non ser­ve sta­re atten­ti: se il film è brut­to ce ne accor­gia­mo subi­to dal­le pri­me sce­ne, per­ché il regi­sta non è sta­to capa­ce di pre­ve­de­re le nostre sen­sa­zio­ni, né tan­to­me­no è riu­sci­to a crea­re una sor­ta di con­nes­sio­ne con gli spet­ta­to­ri in sala. Ma la cosa che cam­bia dal­la visio­ne in sog­gior­no, è che quel mede­si­mo film, anche se brut­to, sarà comun­que impres­so nel­la nostra men­te per­ché l’ambien­te del­la sala ci ha per­mes­so di goder­ce­lo a pieno.

Quan­do uscì Aven­gers: End­ga­me, le sale si riem­pi­ro­no di per­so­ne che let­te­ral­men­te applau­di­va­no ad ogni minu­to; soprat­tut­to la sce­na dell’epica bat­ta­glia fina­le ave­va un pathos tal­men­te tra­vol­gen­te tra i fan del­la saga, che la gen­te si mise a pian­ge­re dal­la com­mo­zio­ne quan­do Cap­tain Ame­ri­ca dis­se la famo­sa bat­tu­ta «Aven­gers! Uni­ti!». Ma quel film, se rivi­sto in strea­ming o in home video, sul­la pro­pria pol­tro­na di casa, non susci­ta tut­to il cla­mo­re che il coin­vol­gi­men­to dell’esperienza cine­ma­to­gra­fi­ca offre. Il caso dei film del MCU è abba­stan­za par­ti­co­la­re, ma è comun­que un per­fet­to esem­pio per ricor­dar­ci dell’importanza del­la sala cinematografica.

Si può sì, frui­re del­la visio­ne fil­mi­ca in moda­li­tà diver­se; soprat­tut­to oggi, sia­mo arri­va­ti al pun­to che un regi­sta bra­vo a intrat­te­ne­re gli spet­ta­to­ri è colui che crea un pro­dot­to non solo godi­bi­le al cine­ma, ma anche a casa sul tele­vi­so­re, o sul tablet in cuci­na, o sul­lo smart­pho­ne sot­to le coper­te. Ed è sta­ta pro­prio la pan­de­mia e la sua con­se­guen­te chiu­su­ra for­za­ta a con­fer­ma­re il fat­to che la sala rima­ne e rimar­rà sem­pre la for­ma pre­di­let­ta. Para­dos­sal­men­te, infat­ti, le misu­re con­tro il coro­na­vi­rus sono in qual­che modo ser­vi­te a far­ci pen­sa­re ai cine­ma come luo­go pri­vi­le­gia­to per lo spet­ta­co­lo e uno dei moti­vi per cui tut­ti noi amia­mo la set­ti­ma arte. 

Che si riaprano le porte, si riaccendano i proiettori: non aspettiamo altro.

Con­di­vi­di:
Andrea Marcianò
Clas­se ’99, nato sul Lago di Como, stu­den­te in scien­ze del­la comu­ni­ca­zio­ne, aman­te di cine­ma e tele­vi­sio­ne. Mi pia­ce osser­va­re il mon­do dal­l’e­ster­no come uno spettatore.

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