Draghi, di necessità virtù

ROME, Feb. 3, 2021 Former chief of European Central Bank (ECB) Mario Draghi speaks to the press at the Palazzo del Quirinale after a meeting with Italian President Sergio Mattarella in Rome, Italy, Feb. 3, 2021.. Draghi was appointed to form Italy's new government, the office of President Sergio Mattarella said on Wednesday. (Pool via Xinhua) (Credit Image: © Pool/Xinhua via ZUMA Press)

Dal gran mine­stro­ne del­la nuo­va mag­gio­ran­za il pre­si­den­te del Con­si­glio Mario Dra­ghi ha trat­to i nuo­vi ven­ti­tré mini­stri. Qual­cu­no già visto e ripe­sca­to, qualcun’altro effet­ti­va­men­te alla pri­ma espe­rien­za gover­na­ti­va. Poli­ti­ci e tec­ni­ci, poche don­ne: nel com­ples­so una scel­ta qua­si obbli­ga­ta, visto il pano­ra­ma dell’attuale Parlamento. 

Dopo il col­las­so del Con­te bis, orche­stra­to da Mat­teo Ren­zi sen­za trop­pe deli­ca­tez­ze, la scel­ta di Mat­ta­rel­la era sta­ta chia­ri­ta sen­za equi­vo­ci: “Avver­to il dove­re di rivol­ge­re un appel­lo a tut­te le for­ze poli­ti­che pre­sen­ti in Par­la­men­to – ave­va det­to – per­ché con­fe­ri­sca­no la fidu­cia a un gover­no di alto pro­fi­lo, che non deb­ba iden­ti­fi­car­si con alcu­na for­mu­la poli­ti­ca”. Alcu­na for­mu­la poli­ti­ca signi­fi­ca natu­ral­men­te un gabi­net­to di emer­gen­za, di uni­tà nazio­na­le. La con­ver­gen­za dun­que di tut­te le for­ze poli­ti­che, in gran par­te respon­sa­bi­li dell’avvitamento del­la mag­gio­ran­za uscen­te e del­lo stal­lo di que­sta legi­sla­tu­ra. Dopo aver ten­ta­to lo sche­ma gial­lo-ver­de (Con­te 1) e poi il pen­ta­par­ti­to di cen­tro-sini­stra (Con­te 2), l’attuale Par­la­men­to non è più in gra­do di espri­me­re altre for­mu­le poli­ti­che. Da qui l’esigenza di un azze­ra­men­to del­le con­trap­po­si­zio­ni e del­la nasci­ta di un gover­no di tre­gua o tran­si­zio­ne, in gra­do di fare affi­da­men­to sul­la for­te lea­der­ship di Dra­ghi e sul­la cor­re­spon­sa­bi­li­tà dell’intero Par­la­men­to. Solo Fra­tel­li d’Italia si è sot­trat­to a que­sto schema.

Proprio per questo motivo il gioco dei veti fiorito nelle primissime ore dopo l’incarico era apparso un po’ stucchevole. 

Se il gover­no ha da esse­re di uni­tà nazio­na­le, Sal­vi­ni e la Lega – pri­mo par­ti­to ita­lia­no alle ulti­me ele­zio­ni Euro­pee e nei son­dag­gi – non pos­so­no esse­re tenu­ti fuo­ri. Da par­te sua Sal­vi­ni ha tro­va­to l’occasione per­fet­ta di riac­cre­di­tar­si dopo la scon­fit­ta dell’estate 2019. Su que­sta stra­da, secon­do le rico­stru­zio­ni di mol­ti gior­na­li, l’hanno sospin­to il suo vice Gian­car­lo Gior­get­ti e i gover­na­to­ri del Nord, che vedo­no in Dra­ghi un’opportunità. La gira­vol­ta è sta­ta visto­sa: il più sovra­ni­sta dei lea­der ita­lia­ni si è rive­sti­to di un sobrio abi­to euro­pei­sta e non ha posto con­di­zio­ni alla nasci­ta del gover­no Dra­ghi, il più euro­pei­sta dei gover­ni pos­si­bi­li. Ma la tra­iet­to­ria di Sal­vi­ni appa­re chia­ra: vivac­chia­re nel­le lar­ghe inte­se, ascri­ver­si i suc­ces­si che arri­ve­ran­no sul fron­te del pia­no Reco­ve­ry e poi mol­la­re gli ormeg­gi, pre­sen­tan­do­si alle ele­zio­ni più ecu­me­ni­co di prima.

For­za Ita­lia, nel frat­tem­po, vive una secon­da gio­vi­nez­za. Dopo mol­ti anni di oppo­si­zio­ne il par­ti­to rie­sce a rien­tra­re al gover­no con tre mini­stri ripe­sca­ti diret­ta­men­te dal­le foto­gra­fie ingial­li­te dell’ultimo gover­no Ber­lu­sco­ni. Ma l’entrata di Ber­lu­sco­ni ha scos­so i Cin­que stel­le: il vec­chio nemi­co – che Gril­lo chia­ma­va “psi­co nano” – ora sie­de allo stes­so tavo­lo dei gril­li­ni. La meta­mor­fo­si in par­ti­to di siste­ma è com­ple­ta, e infat­ti Di Bat­ti­sta, dopo anno­si ten­ten­na­men­ti, ha annun­cia­to l’addio.

Ma questo è il Parlamento in carica, scelto dagli elettori nelle ultime consultazioni politiche. 

Dra­ghi dovrà gover­na­re con la fidu­cia di que­sti par­ti­ti e di que­sti par­la­men­ta­ri: nono­stan­te il for­te impe­gno di Mat­ta­rel­la saran­no le Came­re, come sem­pre, a tene­re a gal­la il gover­no. Se la lista dei mini­stri può appa­ri­re una zup­pa di mira­co­la­ti e incom­pe­ten­ti – affian­ca­ti da super-com­pe­ten­ti, va det­to – la respon­sa­bi­li­tà non è di Dra­ghi e, in fon­do, nem­me­no dei par­ti­ti. Elec­tions mat­ter, si dice negli Sta­ti Uni­ti. Ed è vero: Gel­mi­ni, Di Maio e gli altri sono sta­ti vota­ti dagli elet­to­ri, non coop­ta­ti da Dra­ghi.

Dopo aver garan­ti­to un rigo­ro­so bilan­cia­men­to tra i par­ti­ti, Dra­ghi si è cir­con­da­to anche di mini­stri tec­ni­ci. L’intera par­ti­ta del Reco­ve­ry – deci­si­va per il gover­no e per la cre­di­bi­li­tà dell’Italia – si gio­che­rà tra di loro: Dra­ghi, Danie­le Fran­co all’Economia, Gio­van­ni­ni alle Infra­strut­tu­re, il fisi­co Cin­go­la­ni alla Tran­si­zio­ne eco­lo­gi­ca e Colao alla Tran­si­zio­ne digi­ta­le. Que­sto grup­po di mini­stri rap­pre­sen­te­rà un gabi­net­to qua­si auto­no­mo rispet­to al resto del gover­no: una sfi­da sarà amal­ga­ma­re le varie com­po­nen­ti e scon­giu­ra­re il desti­no capi­ta­to al Con­te 1, dove leghi­sti e gril­li­ni costi­tui­va­no due gover­ni qua­si distinti.

Ora il gover­no si avvia nel mare in bur­ra­sca. Pri­ma del­le gran­di rifor­me auspi­ca­te da mol­ti dovrà gesti­re con urgen­za la pan­de­mia, il pia­no vac­ci­na­le e il pia­no Reco­ve­ry. Dra­ghi potrà met­te­re sul piat­to tut­ta la sua auto­re­vo­lez­za, ma saran­no le for­ze poli­ti­che a dare le car­te: se comin­ce­ran­no a liti­ga­re e a incar­tar­si sul­le varie que­stio­ni che le divi­do­no – ine­vi­ta­bil­men­te, vista la diver­si­tà di pro­ve­nien­ze – il gover­no rischie­rà di nau­fra­ga­re. Ma Dra­ghi con la com­po­si­zio­ne dell’esecutivo ha dato un segna­le. È pron­to a fare di neces­si­tà vir­tù, a muo­ver­si con il bilan­ci­no e le mez­ze misu­re pur di par­ti­re e rima­ne­re in sel­la. Nel mez­zo del­le avver­si­tà dei pros­si­mi mesi potrà esse­re pro­prio que­sto il suo modo di tene­re a bada i par­ti­ti del­la maggioranza.

Se poi il risul­ta­to non sem­bre­rà sod­di­sfa­cen­te, come a mol­ti non è sem­bra­ta la lista dei mini­stri, resta sem­pre un pro­me­mo­ria: pro­va­te voi a fare un gover­no con sei par­ti­ti e a non sen­tir­vi un po’ Forlani.

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Michele Pinto
Stu­den­te di giu­ri­spru­den­za. Quan­do non leg­go, mi guar­do intor­no e mi fac­cio mol­te domande.

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