Il punto sull’educazione sessuale in Italia

Con edu­ca­zio­ne ses­sua­le si inten­de l’insieme di infor­ma­zio­ni a livel­lo pra­ti­co e teo­ri­co vol­te a ren­de­re più con­sa­pe­vo­li i gio­va­ni e a gui­dar­li in una gestio­ne posi­ti­va e respon­sa­bi­le del­la ses­sua­li­tà, tan­to indi­vi­dua­le quan­to rela­zio­na­le. È impor­tan­te ricor­da­re fin da subi­to che, secon­do le Nazio­ni Uni­te, il dirit­to a un’educazione ses­sua­le onni­com­pren­si­va (CSE, com­pre­hen­si­ve sexua­li­ty edu­ca­tion) rien­tra tra i dirit­ti uma­ni, anche per­ché ren­de le per­so­ne, fin dal­la gio­va­ne età, con­sa­pe­vo­li dei pro­pri diritti. 

Nonostante ciò, l’Italia, assieme a Bulgaria, Cipro, Croazia, Polonia e Romania, è uno dei sei paesi membri dell’Unione Europea in cui l’educazione sessuale a scuola non è obbligatoria. 

Nel report “Sexual Edu­ca­tion in Euro­pe”, per quan­to con­cer­ne il nostro Pae­se, la Chie­sa cat­to­li­ca è indi­ca­ta come uno degli osta­co­li frap­po­sti all’inserimento dell’educazione ses­sua­le nei pro­gram­mi sco­la­sti­ci. Tut­ta­via, biso­gna anche rico­no­sce­re che con Papa Fran­ce­sco si è ini­zia­ta a rile­va­re una mini­ma aper­tu­ra del­la Chie­sa nei con­fron­ti dell’importanza del tema: Papa Fran­ce­sco ha dedi­ca­to un para­gra­fo dell’Esor­ta­zio­ne Apo­sto­li­ca Amo­ris Lae­ti­tia all’e­du­ca­zio­ne ses­sua­le: “L’educazione dell’emotività e dell’istinto è neces­sa­ria, e a tal fine a vol­te è indi­spen­sa­bi­le por­si qual­che limi­te”. E anco­ra: “È dif­fi­ci­le pen­sa­re l’educazione ses­sua­le in un’epoca in cui si ten­de a bana­liz­za­re e impo­ve­ri­re la ses­sua­li­tà. Si potreb­be inten­der­la solo nel qua­dro di una edu­ca­zio­ne all’amore, alla reci­pro­ca dona­zio­ne. In tal modo il lin­guag­gio del­la ses­sua­li­tà non si vede tri­ste­men­te impo­ve­ri­to, ma illu­mi­na­to”. Un’a­per­tu­ra all’e­du­ca­zio­ne ses­sua­le, per quan­to – ovvia­men­te – nei con­fi­ni di una visio­ne del­la ses­sua­li­tà neces­sa­ria­men­te lega­ta all’amore o al pudo­re, segna un pas­so avan­ti degno di nota. 

In Ita­lia, dal 1991 ad oggi, più vol­te si è ten­ta­to di inse­ri­re un pro­gram­ma di edu­ca­zio­ne ses­sua­le a livel­lo mini­ste­ria­le: le pro­po­ste sono sta­te por­ta­te avan­ti da dif­fe­ren­ti for­ze poli­ti­che, dal Par­ti­to Demo­cra­ti­co del­la Sini­stra (PDS) nel 1995 a For­za Ita­lia (FI) nel 2015. Tut­ti gli sfor­zi si sono con­clu­si in un nul­la di fat­to e così attual­men­te la scel­ta di atti­va­re o meno cor­si di edu­ca­zio­ne ses­sua­le è dele­ga­ta al sin­go­lo isti­tu­to: spes­so alcu­ni rudi­men­ti sono for­ni­ti agli stu­den­ti solo duran­te le lezio­ni di bio­lo­gia, svol­te da nor­ma­li pro­fes­so­ri di scien­ze, che si con­cen­tra­no soprat­tut­to sull’apparato ripro­dut­ti­vo ana­liz­za­to dal pun­to di vista ana­to­mi­co e sui meto­di con­trac­cet­ti­vi. I ragaz­zi e le ragaz­ze, dun­que, qua­si mai sono intro­dot­ti a con­cet­ti come il con­sen­so all’interno dei rap­por­ti uma­ni e l’educazione al pia­ce­re oppu­re a infor­ma­zio­ni riguar­dan­ti la comu­ni­tà LGBTQ+. Ci si con­cen­tra prin­ci­pal­men­te sugli aspet­ti fisi­ci e bio­lo­gi­ci, sen­za inclu­de­re quel­li mora­li ed emo­zio­na­li, che comun­que rap­pre­sen­ta­no una com­po­nen­te impor­tan­te dell’esperienza e com­por­ta­no un mag­gio­re rispet­to del­la per­so­na con cui si entra in con­tat­to, dimi­nuen­do così anche le for­me di vio­len­za fisi­ca o psi­co­lo­gi­ca eser­ci­ta­te su di essa. 

L’assenza di una edu­ca­zio­ne ses­sua­le pro­gram­ma­ta secon­do linee gui­da pre­ci­se e frui­bi­le da tut­ti in manie­ra egua­le ha con­se­guen­ze con­si­de­re­vo­li: tra que­ste biso­gna men­zio­na­re una mag­gio­re dif­fu­sio­ne di HIV e infe­zio­ni ses­sual­men­te tra­smis­si­bi­li (IST) come cla­mi­dia, gonor­rea e sifi­li­de e l’aumento del tas­so di gra­vi­dan­ze inde­si­de­ra­te in età ado­le­scen­zia­le. Il seguen­te gra­fi­co riguar­dan­te la Fin­lan­dia con­sen­te di com­pren­de­re la cor­re­la­zio­ne tra l’educazione ses­sua­le obbli­ga­to­ria nel­le scuo­le e il nume­ro di gra­vi­dan­ze e aborti.

Dati del­l’Or­ga­niz­za­zio­ne Mon­dia­le del­la Sanità

Spes­so, poi, il timo­re di geni­to­ri e pro­fes­so­ri con­tra­ri a que­sti cor­si edu­ca­ti­vi è che i gio­va­ni, intro­dot­ti a tali tema­ti­che, ini­zi­no in manie­ra trop­po pre­co­ce ad ave­re rap­por­ti ses­sua­li. Biso­gna però sot­to­li­nea­re che d’altra par­te l’assenza di una edu­ca­zio­ne ade­gua­ta non si tra­du­ce in una dimi­nu­zio­ne dei rap­por­ti ses­sua­li: da un’indagine dell’Osservatorio nazio­na­le sul­la salu­te dell’infanzia e dell’adolescenza risul­ta infat­ti che il 19% dei ragaz­zi tra i 15 e i 25 anni inter­vi­sta­ti affer­ma di aver avu­to un rap­por­to ses­sua­le pri­ma dei 14 anni. Que­sto signi­fi­ca che i ragaz­zi ini­zia­no ad ave­re una vita ses­sua­le atti­va sen­za che sia­no sta­ti gui­da­ti in manie­ra com­ple­ta ed ade­gua­ta da con­su­len­ti ed edu­ca­to­ri: e così, ad esem­pio, emer­ge da un’indagine con­dot­ta da Durex e Skuola.net che il 50% dei gio­va­ni tra gli 11 e i 24 anni non è soli­to indos­sa­re il preservativo.

Il fatto che la scuola non avvicini i giovani a questo ambito formativo in maniera chiara, sana, senza pregiudizi e imbarazzo, porta questi a ricercare altrove le informazioni di cui sentono avere bisogno.

E così più del 60% dei gio­va­ni visio­na abi­tual­men­te video o imma­gi­ni por­no, pro­dot­ti che però in ori­gi­ne non sono sta­ti pen­sa­ti come mez­zo edu­ca­ti­vo per avvi­ci­na­re i gio­va­ni alla sfe­ra del­la ses­sua­li­tà e, soprat­tut­to, qua­si sem­pre il pun­to di vista maschi­le mono­po­liz­za la narrazione. 

Alla ricer­ca spa­smo­di­ca di infor­ma­zio­ni da par­te del sin­go­lo di recen­te stan­no rispon­den­do nume­ro­se ini­zia­ti­ve pro­po­ste da gio­va­ni per i gio­va­ni, per cer­ca­re di col­ma­re la lacu­na di una edu­ca­zio­ne ses­sua­le isti­tu­zio­na­le: tra que­sti, ad esem­pio, Making of love, un pro­get­to rea­liz­za­to da ragaz­zi tra i 19 e i 25 anni che si occu­pa di par­la­re di ses­sua­li­tà e pia­ce­re in modo diret­to, sen­za un visio­ne bina­ria dei gene­ri e sen­za pre­giu­di­zi; oppu­re Virgin&Martyr, “il tuo spa­zio sicu­ro, posi­ti­vo e inclu­si­vo”, un cana­le di infor­ma­zio­ne ed edu­ca­zio­ne al pia­ce­re, alle emo­zio­ni e alla ses­sua­li­tà, gesti­ta da edu­ca­to­ri ed edu­ca­tri­ci ses­sua­li che scar­di­nan­do gli innu­me­re­vo­li tabù che ren­do­no com­ples­sa una cono­scen­za obiet­ti­va di que­sto ambito. 

Se il fine imme­dia­to dei pro­gram­mi di edu­ca­zio­ne ses­sua­le è una ridu­zio­ne dei com­por­ta­men­ti ses­sua­li a rischio, la discus­sio­ne intor­no a deter­mi­na­ti argo­men­ti por­ta, con il pas­sa­re del tem­po, anche a rico­no­sce­re e deco­strui­re gli ste­reo­ti­pi che cau­sa­no le discri­mi­na­zio­ni di gene­re e di orien­ta­men­to ses­sua­le e a basa­re rela­zio­ni soli­de sul rispet­to reci­pro­co, anche e soprat­tut­to nono­stan­te le diver­si­tà. Biso­gna ormai pren­de­re coscien­za del fat­to che man­te­ne­re all’oscuro gli ado­le­scen­ti, non dotan­do­li di infor­ma­zio­ni fon­da­men­ta­li, per il timo­re che que­sti ini­zi­no trop­po pre­sto ad ave­re rap­por­ti ses­sua­li, sor­ti­sce esat­ta­men­te l’effetto oppo­sto: per que­sto moti­vo, for­ni­re una cono­scen­za ade­gua­ta di sé, del­le per­so­ne che stan­no intor­no e del modo di rela­zio­nar­si con esse ren­de più con­sa­pe­vo­li e più sere­ni nel modo di vive­re la pro­pria ses­sua­li­tà e le dif­fe­ren­ze tra i generi.

Con­di­vi­di:
Costanza Mazzucchelli
Clas­se 2000, stu­den­tes­sa di Let­te­re. Guar­do il mon­do attra­ver­so i miei occhia­li spes­si, ascol­to e leg­go, poi scri­vo di ciò che ho imparato.

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