In Statale le restrizioni rimangono severe

Sono mol­ti i temi che negli ulti­mi mesi ani­ma­no e indi­gna­no l’opinione pub­bli­ca, ma ce n’è uno che non sem­bra mai tro­va­re spa­zio: l’università. È suf­fi­cien­te segui­re gli inter­ven­ti di poli­ti­ci e opi­nio­ni­sti per ren­der­se­ne conto. 

Se da un lato non si con­ta­no le dichia­ra­zio­ni cir­ca la neces­si­tà di ria­pri­re scuo­le pri­ma­rie e supe­rio­ri, cine­ma, tea­tri e per­si­no impian­ti scii­sti­ci, dall’altro ben pochi si inte­res­sa­no dell’urgenza di resti­tui­re ai gio­va­ni un luo­go di for­ma­zio­ne sicu­ro ed effi­ca­ce. Secon­do il DPCM del 14 gen­na­io scor­so, è com­pi­to del­le sin­go­le uni­ver­si­tà pre­di­spor­re, in base all’an­da­men­to del qua­dro epi­de­mio­lo­gi­co, pia­ni di orga­niz­za­zio­ne del­la didat­ti­ca e del­le atti­vi­tà cur­ri­cu­la­ri, da svol­ger­si a distan­za o in pre­sen­za. A un pri­mo sguar­do, sem­bre­reb­be che una dispo­si­zio­ne di così lar­go respi­ro sia ido­nea ad assi­cu­ra­re agli stu­den­ti prov­ve­di­men­ti cal­zan­ti le sin­go­le esigenze. 

Nonostante sia così nella maggior parte dei casi, non è possibile ignorare come vi siano situazioni specifiche in cui l’ampio margine di manovra lasciato ai singoli atenei rischia di portare a conseguenze quasi paradossali. 

Sul pun­to è emble­ma­ti­ca la deci­sio­ne pre­sa dal­la Sta­ta­le in rife­ri­men­to allo svol­gi­men­to del­le sedu­te di lau­rea. A fron­te del decre­to ret­to­rale adot­ta­to in attua­zio­ne del DPCM del 14 gen­na­io e in vigo­re dal 16 gen­na­io fino al 5 mar­zo pros­si­mo, le sedu­te di lau­rea trien­na­li, magi­stra­li e a ciclo uni­co, non­ché gli esa­mi fina­li di dot­to­ra­to si svol­ge­ran­no a distan­za, indi­pen­den­te­men­te dal­lo sce­na­rio di rischio in cui la nostra regio­ne ver­rà col­lo­ca­ta. Tale scel­ta che tra le altre moti­va­zio­ni potreb­be esser sta­ta det­ta­ta dal timo­re di festeg­gia­men­ti irre­spon­sa­bi­li por­ta a risul­ta­ti pra­ti­ci sicu­ra­men­te discu­ti­bi­li, come il fat­to che, con il pas­sag­gio del­la Lom­bar­dia in zona gial­la, ci si potrà sede­re ai tavo­li di un risto­ran­te, si potran­no visi­ta­re musei e mostre, si potran­no segui­re lezio­ni in pre­sen­za insie­me a cen­ti­na­ia di stu­den­ti, ma ci si dovrà neces­sa­ria­men­te lau­rea­re da remoto. 

Ancor più scon­cer­tan­te è come que­sta scel­ta por­ti a discri­mi­na­zio­ni fra gli stu­den­ti stes­si. Basta guar­da­re al fat­to che a meno di due chi­lo­me­tri da via Festa del Per­do­no le scel­te pre­se sono del tut­to diver­se. Secon­do il decre­to del ret­to­re Fran­co Anel­li, agli stu­den­ti dell’Uni­ver­si­tà Cat­to­li­ca del Sacro Cuo­re è con­ces­sa la pos­si­bi­li­tà di discu­te­re la pro­pria tesi di lau­rea anche in pre­sen­za.

La deci­sio­ne di rele­ga­re uno dei momen­ti cru­cia­li del per­cor­so per­so­na­le e acca­de­mi­co di uno stu­den­te esclu­si­va­men­te ad una video­chia­ma­ta quan­do sareb­be suf­fi­cien­te adot­ta­re prov­ve­di­men­ti spe­ci­fi­ci affin­ché non sia­no per­mes­si festeg­gia­men­ti azzar­da­ti rischia di esse­re per­ce­pi­to come sin­to­mo di un gene­ra­le disin­te­res­se nei con­fron­ti dei gio­va­ni uni­ver­si­ta­ri

Que­sto disin­te­res­se per gli stu­den­ti uni­ver­si­ta­ri non tro­va una vera spie­ga­zio­ne e che rischia di por­ta­re a con­se­guen­ze nega­ti­ve per l’intero Pae­se, se con­fron­ta­to con l’alta con­si­de­ra­zio­ne riser­va­ta agli stu­den­ti del­le scuo­le supe­rio­ri. È vero anche che gli stu­den­ti del­le scuo­le supe­rio­ri sono i pri­mi ad espri­me­re il loro pen­sie­ro e a chie­de­re che ven­ga­no adot­ta­ti prov­ve­di­men­ti comu­ni, capa­ci di garan­ti­re sia il dirit­to all’istruzione sia il dirit­to alla salu­te. Che sia venu­to il momen­to per gli uni­ver­si­ta­ri di far sen­ti­re la pro­pria voce?

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Chiara Malinverno
Scri­vo arti­co­li dal pri­mo anno di liceo, ma non ho anco­ra capi­to se voglio far­ne un lavo­ro. In ogni caso avrò una lau­rea in giu­ri­spru­den­za su cui con­ta­re, forse.

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