Jill Jacobs Biden, un’insegnante alla Casa Bianca

Jill Biden, un’insegnante alla Casa Bianca

«Moder­na, più atti­va di chi l’ha pre­ce­du­ta, colei che farà la sto­ria del­la pre­si­den­za ame­ri­ca­na». Così la stam­pa inter­na­zio­na­le, fra cui Le Temps, AP News e ABC News, deli­nea il ritrat­to di Jill Biden, che il 20 gen­na­io ha var­ca­to le soglie del­la Casa Bian­ca in qua­li­tà di Fir­st Lady degli Sta­ti Uni­ti d’America, al fian­co del neo Pre­si­den­te Joe Biden.

Jill Tra­cy Jacobs Biden nasce ad Ham­mon­ton, nel New Jer­sey, nel 1951, ma tra­scor­re par­te del­la sua infan­zia in Penn­syl­va­nia. Suo padre, di ori­gi­ni sici­lia­ne, lavo­ra­va in ban­ca, men­tre la madre era una casa­lin­ga. Dopo il diplo­ma e la lau­rea all’Università del Dela­ware, Jill ottie­ne un Master in Edu­ca­zio­ne, una secon­da lau­rea all’Università di Vil­la­no­va e infi­ne, nel 2007, un Dot­to­ra­to in Lea­der­ship Edu­ca­ti­va, con una tesi sull’importanza di ascol­ta­re i biso­gni degli stu­den­ti. Da sem­pre lega­ta ai temi dell’educazione e dell’insegnamento, che por­ta avan­ti da anni con orgo­glio, Jill ha da subi­to chia­ri­to che non avreb­be abban­do­na­to il suo lavo­ro di inse­gnan­te al Nor­thern Vir­gi­nia Com­mu­ni­ty Col­le­ge, non a caso un’università gra­tui­ta e libe­ra e non un pre­sti­gio­so cam­pus dell’Ivy League.

Con questa decisione Dr. Jill Biden, così si fa chiamare in virtù delle sue qualifiche, diventa la prima First Lady a mantenere un impiego retribuito al di fuori delle mura della Casa Bianca, guadagnandosi il soprannome di Professor Flotus.

Quel­lo con i pro­fes­so­ri e gli inse­gnan­ti è un lega­me che Jill ha sem­pre tenu­to a evi­den­zia­re, anche nel suo pri­mo discor­so uffi­cia­le, duran­te il qua­le si è rivol­ta diret­ta­men­te a loro, facen­do­si garan­te del­le neces­si­tà ed esi­gen­ze di que­sta cate­go­ria a lei tan­to cara. Ma sono pro­prio i suoi tito­li che Jill si è tro­va­ta costret­ta a dover difen­de­re dal­le ingiu­rie di un edi­to­ria­le del Wall Street Jour­nal fir­ma­to da Jose­ph Epstein, nel qua­le il gior­na­li­sta le sug­ge­ri­va di abban­do­na­re l’appellativo di “Dr.”, in quan­to “frau­do­len­to” e per­si­no “comi­co”. Solo chi ave­va fat­to nasce­re un bam­bi­no, secon­do Epstein, avreb­be potu­to con­ce­der­si tale lusso. 

Oltre all’insegnamento di per sé, Jill Biden è anche pre­si­den­te e fon­da­tri­ce di un’organizzazione non a sco­po di lucro impe­gna­ta nel­la sen­si­bi­liz­za­zio­ne sul­la salu­te del seno e co-fon­da­tri­ce, insie­me a Michel­le Oba­ma, di un’iniziativa nazio­na­le di sup­por­to alle fami­glie dei vete­ra­ni e dei sol­da­ti in servizio.

L’incontro con Joe Biden, che sareb­be poi dive­nu­to il suo secon­do mari­to, avven­ne nel 1975 duran­te un appun­ta­men­to al buio orga­niz­za­to dal fra­tel­lo di Joe, Frank. In segui­to alla scom­par­sa del­la pri­ma moglie di Biden, Nei­lia Hun­ter, nel 1972, in un gra­ve inci­den­te nel qua­le per­se la vita anche la figlia di un anno, Joe ave­va per­so l’entusiasmo nei con­fron­ti del­la vita e la voglia di con­ti­nua­re a lot­ta­re per quel­lo che ave­va costrui­to fino a quel momen­to. Pen­sò spes­so di abban­do­na­re le sue cari­che al Sena­to, dove alla fine rima­se diven­tan­do uno dei poli­ti­ci più popo­la­ri e influen­ti degli Sta­ti Uni­ti, e pen­sò per­si­no al sui­ci­dio, al qua­le però rinun­ciò per amo­re dei suoi altri due figli, Beau e Hun­ter, soprav­vis­su­ti alla tragedia.

Quan­do Joe conob­be Jill ne rima­se affa­sci­na­to sin da subi­to e vide in lei una boc­ca­ta d’aria fre­sca, final­men­te un moti­vo per tor­na­re a sor­ri­de­re. Si pro­po­se a lei ben cin­que vol­te, spin­to anche dai suoi figli, pri­ma di otte­ne­re il fati­di­co “sì”. A trat­te­ne­re Jill, infat­ti, oltre al rispet­to per Nei­lia, la coniu­ge scom­par­sa, era il pro­fon­do affet­to che la lega­va a Beau e Hun­ter, ai qua­li negli anni si era lega­ta come una madre e che avreb­be­ro sof­fer­to trop­po se il matri­mo­nio non fos­se anda­to a buon fine. Ma il matri­mo­nio fun­zio­nò, tan­to che Joe Biden, con l’ironia e la schiet­tez­za che han­no da sem­pre carat­te­riz­za­to le sue usci­te, duran­te il discor­so del­la vit­to­ria pro­nun­cia­to nel­la sua cit­tà nata­le, Wil­ming­ton, dichia­rò di esse­re “il mari­to di Jill Biden” e non vice­ver­sa, come a voler sot­to­li­nea­re la cen­tra­li­tà di Jill nel­la sua real­tà, sia pri­va­ta che politica.

Pur essendo sempre stata al fianco del marito durante tutta la sua lunga e tortuosa carriera politica, Jill Biden non ha mai mancato di esprimere le proprie idee e far valere le proprie opinioni, specie se contrarie. 

Joe Biden, nel 1987, si era can­di­da­to per la pri­ma vol­ta alla pre­si­den­za, in un cli­ma piut­to­sto rilas­sa­to e scar­so di gran­di favo­ri­ti, in cui «avreb­be potu­to dire la sua» (Costa, Una sto­ria ame­ri­ca­na, Mon­da­do­ri, Mila­no 2021) sen­za teme­re di esse­re schiac­cia­to e dimen­ti­ca­to. Ma ci fu, pochi anni dopo, un even­to che rime­sco­lò com­ple­ta­men­te le car­te in tavo­la e por­tò Joe a un com­ple­to cam­bio di rot­ta. Uno dei giu­di­ci più mode­ra­ti del­la Cor­te Supre­ma, infat­ti, ave­va deci­so di dare le dimis­sio­ni e il pre­si­den­te uscen­te Ronald Rea­gan dove­va tro­var­gli un sostituto. 

Tut­ta­via, negli USA, la nomi­na alla Cor­te Supre­ma va sem­pre rati­fi­ca­ta dal Sena­to, in par­ti­co­la­re dal­la Com­mis­sio­ne di Giu­sti­zia, di cui Biden era appe­na dive­nu­to pre­si­den­te. La que­stio­ne si fece improv­vi­sa­men­te scot­tan­te quan­do Rea­gan fece il nome di Robert H. Bork, un giu­di­ce noto a tut­ti per le sue posi­zio­ni con­ser­va­tri­ci, e Biden si tro­vò costret­to a sce­glie­re in qua­le dire­zio­ne con­cen­tra­re i pro­pri sfor­zi, se ver­so lo Stu­dio Ova­le o nel con­tra­sta­re la nomi­na di Bork, un «pas­sag­gio poli­ti­co dif­fi­ci­lis­si­mo» (ibi­dem) ma obbligato.

Le audi­zio­ni di Bork, la cam­pa­gna elet­to­ra­le e le com­mis­sio­ni al Sena­to sta­va­no ren­den­do la vita di Biden un dispe­ra­to ten­ta­ti­vo di distri­car­si fra i diver­si impe­gni, con il rischio di non por­tar­ne a ter­mi­ne nean­che uno con suc­ces­so. Un fida­to con­si­glie­re, a quel pun­to, gli sug­ge­rì di “usci­re dall’acqua” pri­ma di esse­re sbra­na­to dagli squa­li. Biden, per­tan­to, annun­ciò di lì a poco di voler­si riti­ra­re dal­le pri­ma­rie, in un misto tra ama­rez­za, rab­bia e fru­stra­zio­ne. Sen­ti­men­ti con­di­vi­si anche dal­la moglie, che poco dopo lo mise alle stret­te sul­la nomi­na di Bork. Alme­no quel­la, tuo­nò Jill, anda­va vin­ta. E così fu: Bork non otten­ne il posto alla Cor­te Supre­ma e Biden riu­scì a por­tar­si a casa alme­no quel­la soddisfazione.

Qua­si trent’anni dopo, inve­ce, nel 2003, quan­do alcu­ni fun­zio­na­ri del Par­ti­to Demo­cra­ti­co si reca­ro­no a casa dei Biden per pro­por­re a Joe di can­di­dar­si nuo­va­men­te alla pre­si­den­za, Jill non esi­tò un secon­do a mani­fe­sta­re il pro­prio dis­sen­so, sfi­lan­do per casa in costu­me, con un “NO” scrit­to sul­la pancia. 

Una presenza costante, incisiva e autorevole quella di Jill Biden, ma anche di conforto, sostegno e protezione, ora più che mai, all’inizio dell’avventura più straordinaria della sua vita al fianco di Joe Biden. 

E anche un mes­sag­gio for­te di cam­bia­men­to in avan­ti, urla­to a gran voce, con ele­gan­za e com­po­stez­za, a chi anco­ra è fos­si­liz­za­to su idea­li di anti­ca memo­ria che fati­ca­no a rico­no­sce­re alle don­ne la pie­na liber­tà di esse­re loro stes­se, anche in cir­co­stan­ze eccezionali. 

Sono sta­ti fat­ti solo pochi pas­si dal­la par­ten­za di que­sta gara dall’esito impre­ve­di­bi­le, e fare gran­di pro­no­sti­ci ser­vi­reb­be a poco, ma Jill Biden ci ha già dato un gran­de spun­to di rifles­sio­ne, sul qua­le lavo­ra­re di qui ai pros­si­mi anni per spe­ra­re, un gior­no non trop­po lon­ta­no, di non dover­ci più stu­pi­re di fron­te alla deci­sio­ne di una don­na di non met­ter­si da par­te per un uomo, nem­me­no per il Pre­si­den­te degli Sta­ti Uniti.

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Carlotta Ruocco
Sono nata a Lec­co nel 1995 e — cir­ca da quan­do ne ho facol­tà — scri­vo. Ho ini­zia­to con gli sca­ra­boc­chi sul muro del­la came­ret­ta, poi ho deci­so che avrei volu­to far­ne un mestie­re. Ci sto lavo­ran­do. Nell’elenco del­le mie cose pre­fe­ri­te al mon­do ci sono le cola­zio­ni all’aperto, i discor­si pie­ni e le coper­ti­ne di Internazionale.

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