L’impatto della pandemia sull’immigrazione

L'impatto della pandemia sull'immigrazione

È ormai qua­si un anno che la pan­de­mia di Covid-19 va avan­ti, e chiun­que, chi più chi meno, ha comin­cia­to a sen­tir­ne il peso. Vi è in par­ti­co­la­re una cate­go­ria di per­so­ne su cui l’emergenza sani­ta­ria ha avu­to un impat­to cata­stro­fi­co: gli immigrati. 

Diver­si stu­di dimo­stra­no come le con­di­zio­ni degli immi­gra­ti sia­no net­ta­men­te peg­gio­ra­te in tut­to il mon­do nel 2020: un son­dag­gio ha docu­men­ta­to che essi riten­go­no che l’impatto del virus sul­la qua­li­tà del­la loro vita sia, su una sca­la da 0 a 10, media­men­te di 7.5.

In par­ti­co­la­re è sta­to mostra­to un alto gra­do di scon­ten­to riguar­dan­te le con­di­zio­ni lavo­ra­ti­ve di que­sta cate­go­ria di per­so­ne, ope­ran­ti prin­ci­pal­men­te nel set­to­re agri­co­lo: duran­te l’emergenza Covid si è regi­stra­to in tale ambi­to un incre­men­to dell’orario di lavo­ro, di ore non regi­stra­te e di licen­zia­men­ti. Si è assi­sti­to anche ad un peg­gio­ra­men­to del­la retri­bu­zio­ne. Le restri­zio­ni mes­se in cam­po nei vari Sta­ti per con­te­ne­re la dif­fu­sio­ne del Covid, inol­tre, han­no lar­ga­men­te limi­ta­to le oppor­tu­ni­tà di lavo­ro e di gua­da­gno, facen­do cala­re il red­di­to dei migran­ti. Un rap­por­to dell’ONU mostra come, sen­za un red­di­to sicu­ro, mol­ti di loro saran­no costret­ti a tor­na­re nei pro­pri Paesi. 

Aumen­to del tas­so di disoc­cu­pa­zio­ne tra gli stra­nie­ri e i cit­ta­di­ni loca­li, dal­la metà del 2019 alla metà del 2020. Fon­te: OECD

Va poi ricor­da­to che il mer­ca­to del lavo­ro ita­lia­no è «rigi­da­men­te scis­so su base etni­ca, con le occu­pa­zio­ni più rischio­se, di fati­ca, di bas­sa mano­va­lan­za, pre­ca­rie e sot­to­pa­ga­te mas­sic­cia­men­te riser­va­te agli stra­nie­ri». Diver­si migran­ti ripie­ga­no anche su lavo­ri in nero, pri­vi di qual­sia­si tipo di tute­la: ciò avvie­ne soprat­tut­to tra gli extra­co­mu­ni­ta­ri irre­go­la­ri, aumen­ta­ti espo­nen­zial­men­te nel 2020, che a cau­sa del loro sta­tus non pos­so­no arri­va­re ad otte­ne­re un con­trat­to di lavo­ro ufficiale. 

L’alto nume­ro di immi­gra­ti irre­go­la­ri ha come altra neces­sa­ria con­se­guen­za la gran­de quan­ti­tà di immi­gra­ti esclu­si dai Ser­vi­zi sani­ta­ri nazio­na­li o dai pro­gram­mi di pro­te­zio­ne socia­le che faci­li­te­reb­be­ro il loro acces­so alla salu­te e ai ser­vi­zi socia­li. Mol­ti infat­ti, fre­na­ti dal­la pau­ra del rim­pa­trio, non osa­no inse­rir­si in que­ste impor­tan­ti ini­zia­ti­ve. Ciò risul­ta un gra­ve pro­ble­ma, soprat­tut­to per­ché, a cau­sa di una mag­gio­re inci­den­za del­la pover­tà tra i migran­ti e del­le con­di­zio­ni di sovraf­fol­la­men­to del­le strut­tu­re di acco­glien­za e dei loro posti di lavo­ro, gli immi­gra­ti pre­sen­ta­no un rischio mol­to più alto di con­trar­re il Covid-19 rispet­to al resto del­la popo­la­zio­ne: secon­do degli stu­di alme­no il dop­pio.

Per­si­no la loro salu­te men­ta­le si tro­va a rischio: più del­la metà dei migran­ti par­te­ci­pan­ti al son­dag­gio ha soste­nu­to che il Covid-19 li abbia far­ti spro­fon­da­re nel­la depres­sio­ne, nell’ansia, ma soprat­tut­to nel­la soli­tu­di­ne, essen­do chiu­si, del tut­to o in par­te, i luo­ghi dove nor­mal­men­te essi por­ta­no avan­ti atti­vi­tà di socia­liz­za­zio­ne e si inte­gra­no del tes­su­to socio-cul­tu­ra­le del pae­se che li ha accol­ti.

Tra que­sti cen­tri di ritro­vo tro­via­mo ai pri­mi posti la scuo­la e i cor­si di lin­gua. La loro chiu­su­ra e la didat­ti­ca a distan­za han­no posto gli immi­gra­ti e i loro figli in una posi­zio­ne di svan­tag­gio: infat­ti è più faci­le che essi non abbia­no acces­so ad un com­pu­ter o ad una con­nes­sio­ne inter­net, e il 40% di que­sti non par­la la lin­gua del pae­se ospi­tan­te a casa. Una simi­le situa­zio­ne può costi­tui­re un gra­ve peg­gio­ra­men­to dell’integrazione dei migran­ti nel Paese. 

Acces­so a com­pu­ter e a con­nes­sio­ne inter­net tra i ragaz­zi di 15 anni. Fon­te: OECD

L’aggravamento delle condizioni di vita dei migranti durante la pandemia è stato purtroppo accompagnato anche da una significativa difficoltà per i governi nell’affrontare questo fenomeno.

Secon­do Ales­sio D’Angelo, del­la Uni­ver­si­ty of Not­tin­gham, la pan­de­mia ha «mes­so in luce tut­te le cri­ti­ci­tà e le insuf­fi­cien­ze del siste­ma euro­peo in mate­ria di migra­zio­ni eco­no­mi­che e dirit­ti». Dra­ho­slav Šte­fá­nek, Rap­pre­sen­tan­te spe­cia­le per le migra­zio­ni e i rifu­gia­ti del Con­si­glio d’Europa, sostie­ne sia­no duegran­di pro­ble­mi che gli Sta­ti si sono tro­va­ti ad affron­ta­re in mate­ria di immi­gra­zio­ne: da una par­te il bilan­cia­men­to tra il sovraf­fol­la­men­to dei cam­pi per migran­ti e la neces­si­tà di misu­re di distan­zia­men­to socia­le, dall’altra il bilan­cia­men­to tra il rispet­to dei dirit­ti uma­ni e la neces­si­tà di chiu­su­ra del­le frontiere.

Si trat­ta di dilem­mi che vedo­no scon­trar­si la pro­te­zio­ne dei dirit­ti fon­da­men­ta­li con le misu­re di con­te­ni­men­to del­la pan­de­mia: una lot­ta che va avan­ti da un anno. Si riu­sci­rà a tro­va­re un compromesso?

Arti­co­lo di Sofia Car­ra.

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