Pillole di economia. Il quantitative easing

Fonte: https://www.budapestherald.hu/europe/2020/12/11/monetary-policy-decisions-8/

Le tematiche di carattere economico rientrano senza dubbio nel ventaglio di argomenti spesso difficili da comprendere a fondo per chi non ne ha mai approfondito lo studio. Abbiamo deciso di dare vita a questa rubrica nella quale cercheremo di sviscerare, con il linguaggio più semplice e accessibile possibile, vari temi economici legati all’attualità. A questo link trovate le scorse puntate.


Feb­bra­io è sta­to il mese di Mario Dra­ghi. Il Pre­si­den­te del Con­si­glio fre­sco di nomi­na ha dato modo ai media di occu­pa­re il tem­po in atte­sa del­lo scio­gli­men­to del­la riser­va ricor­dan­do il suo ope­ra­to come pre­si­den­te del­la Ban­ca Cen­tra­le Euro­pea. Tra le azio­ni intra­pre­se duran­te la pre­si­den­za un ruo­lo impor­tan­te è rico­per­to dal quan­ti­ta­ti­ve easing. Ma cos’è?

La tra­du­zio­ne del ter­mi­ne è «alleg­ge­ri­men­to quan­ti­ta­ti­vo» e descri­ve al meglio il suo sco­po, ossia quel­lo si toglie­re un po’ del gra­vo­so peso dei tito­li di sta­to (i “pez­zet­ti­ni” di debi­to che pote­te appro­fon­di­re a que­sto link) al fine di per­met­te­re una mag­gior cir­co­la­zio­ne di mone­ta. Il QE annun­cia­to dal Pre­si­den­te Dra­ghi il 22 gen­na­io 2015  pre­ve­de l’acquisto di tito­li di sta­to dal­le ban­che nazio­na­li, libe­ran­do­le dal fat­to di non poter con­ce­de­re pre­sti­ti e cre­di­ti pro­prio per con­ser­va­re nel­le loro cas­se que­sti tito­li che si face­va­no via via più pesanti. 

Per capi­re come si è arri­va­ti a que­sta misu­ra biso­gna riper­cor­re­re il man­da­to di Dra­ghi alla BCE. I pri­mi pro­ble­mi si pre­sen­ta­ro­no già nel 2011, un anno mol­to dif­fi­ci­le per le ban­che euro­pee a cau­sa di un lar­go aumen­to del­lo spread (la dif­fe­ren­za tra i tito­li di sta­to nazio­na­li con quel­li tede­schi, noto­ria­men­te i più sta­bi­li e a rischio pres­so­ché nul­lo) che ha coin­vol­to in par­ti­co­lar modo le ban­che del sud dell’Europa: Spa­gna, Por­to­gal­lo e Ita­lia, sen­za con­ta­re la que­stio­ne sem­pre più pre­oc­cu­pan­te del­la Grecia.

Era necessario prendere una posizione a livello europeo, tanto più che la situazione andava peggiorando, così il 26 luglio 2012 Mario Draghi pronunciò la sua promessa: la BCE avrebbe fatto tutto il possibile per salvare l’Europa, «whatever it takes».

Il quan­ti­ta­ti­ve easing è sta­to il modo adot­ta­to nel 2015 per assol­ve­re a que­sta pro­mes­sa. L’Europa si tro­va­va in un momen­to di defla­zio­ne, era neces­sa­rio adot­ta­re un prov­ve­di­men­to che per­met­tes­se di rimet­te­re in cir­co­lo mone­ta, incen­ti­va­re gli acqui­sti, risol­le­va­re così l’infla­zio­ne (la qua­le fino a un cer­to limi­te è da con­si­de­rar­si posi­ti­va). Per far que­sto la BCE si pro­po­se di acqui­sta­re 60 miliar­di di tito­li (e non solo) al mese per ogni mese fino a set­tem­bre 2016. 

Le ban­che, in quan­to mag­gio­ri acqui­ren­ti di tito­li, era­no in pos­ses­so di gran­di quan­ti­tà di dena­ro immo­bi­liz­za­te dal fat­to che quan­do si acqui­sta­no tito­li non è pos­si­bi­le ria­ve­re il dena­ro inve­sti­to (e tan­to­me­no gli inte­res­si) pri­ma del­la sca­den­za del tito­lo stes­so. Que­sti tito­li pos­so­no però esse­re ven­du­ti pri­ma del loro ter­mi­ne, la BCE si è quin­di fat­ta avan­ti per acqui­star­li rimet­ten­do in cir­co­lo la mone­ta. Più mone­ta in cir­co­lo non signi­fi­ca solo più pre­sti­ti e più acqui­sti, ma anche più infla­zio­ne, che all’epoca era l’effetto ricer­ca­to. Anche se non fun­zio­nò pie­na­men­te (in quan­to non fu rag­giun­to l’obiettivo dell’inflazione al 2%), fu comun­que una solu­zio­ne che per­mi­se di far respi­ra­re gli Sta­ti all’epoca più in cri­si, non man­can­do di sca­te­na­re qual­che malu­mo­re in Sta­ti più ric­chi come la Germania.

Il quan­ti­ta­ti­ve easing non è un’invenzione di Dra­ghi; ce ne sono esem­pi anche al di fuo­ri del pano­ra­ma euro­peo, ad esem­pio in Giap­po­ne e negli Sta­ti Uni­ti. Nel caso del Giap­po­ne l’alleggerimento è uno dei pila­stri di un model­lo che vie­ne defi­ni­to “Abe­no­mics”, dal nome del Pri­mo Mini­stro nip­po­ni­co Shin­zo Abe, ed è sta­to adot­ta­to nel 2013, prin­ci­pal­men­te con lo sco­po di incen­ti­va­re i con­su­mi e l’export minac­cia­to dal­la poten­za cinese. 

L’esempio ame­ri­ca­no è anco­ra pre­ce­den­te: la Fede­ral Reser­ve attuò que­sto siste­ma, divi­so in tran­che che han­no avu­to luo­go nell’arco di sei anni, già per far fron­te alla cri­si del 2008, e que­sto model­lo ha costi­tui­to una gran­de ispi­ra­zio­ne per l’UE. Anche in que­sto caso gli obiet­ti­vi pre­vi­sti non furo­no rag­giun­ti com­ple­ta­men­te, ma c’è sta­ta comun­que una cre­sci­ta dell’economia statunitense.

In poche parole, quindi, il quantitative easing è una misura atta a mettere in circolazione più moneta (ogni istituzione può decidere il modo migliore per farlo), quando si sta attraversando un periodo di crisi particolare…un po’ come adesso.

La pan­de­mia ha cer­ta­men­te pro­vo­ca­to una cri­si non indif­fe­ren­te, per que­sto una misu­ra mol­to simi­le al QE del 2015 è sta­ta pro­po­sta dal­la BCE a mar­zo 2020. «Non ci sono limi­ti al nostro impe­gno per l’euro», è sta­to il com­men­to dell’attuale Pre­si­den­te del­la BCE Chri­sti­ne Lagar­de su Twit­ter all’annuncio del Pan­de­mic Emer­gen­cy Pur­cha­se Pro­gram­me (PEPP), fra­se che per la sua for­ma è lon­ta­na dal tra­smet­te­re l’emozione del «wha­te­ver it takes» di Dra­ghi, ma comun­que d’effetto.

Il pro­gram­ma è sta­to pro­po­sto con lo sco­po di sta­bi­liz­za­re i mer­ca­ti scos­si dal­la dif­fu­sio­ne del virus mobi­li­tan­do 750 miliar­di di euro con un ter­mi­ne ini­zia­le cor­ri­spon­den­te con la fine del 2020 il qua­le è sta­to este­so fino a giu­gno 2021, aumen­tan­do il suo valo­re a 1350 miliar­di di euro. Il PEPP pre­ve­de è un pro­gram­ma di acqui­sto di tito­li che si aggiun­ge al già pre­sen­te Asset Pur­cha­se Pro­gram­me (APP, il nome più ampio che rac­chiu­de le pro­ce­du­re di QE adot­ta­te in Euro­pa da metà 2014). Il pro­get­to del­la BCE è quan­to mai neces­sa­rio alla luce del­le sti­me sull’inflazione, che già a giu­gno non era­no inco­rag­gian­ti se si guar­da­va all’obiettivo del 2%. 

Fon­te: Ban­ca Cen­tra­le Europea

Il quan­ti­ta­ti­ve easing è una misu­ra impor­tan­te che, come dimo­stra il pas­sa­to, può con­cre­ta­men­te con­tri­bui­re a un miglio­ra­men­to del­la situa­zio­ne attua­le: non può fare magie, non può risol­ve­re la cri­si da solo, ma se ade­gua­ta­men­te accom­pa­gna­to da una gestio­ne com­pe­ten­te del­le altre moda­li­tà (il Next Gene­ra­tion EU), può cer­ta­men­te fare la sua par­te nel costrui­re la ripre­sa economica. 

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Martina Di Paolantonio
Dal 1999 fac­cio con­cor­ren­za all’a­gen­zia di pro­mo­zio­ne turi­sti­ca abruz­ze­se, nel tem­po libe­ro mi lamen­to per qual­sia­si cosa.

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