Scrollo ma non mollo. Intervista a Supernino

Intervista Supernino

È fuo­ri dal 29 gen­na­io per Sony Music Ita­ly SCROLLO, il pri­mo sin­go­lo estrat­to da Super­ci­ne­maIl debut album del genio del­l’in­tel­li­gen­za arti­fi­cia­le Super­ni­no arri­ve­rà nel­la pri­ma­ve­ra 2021.

Clas­se 1994, Super­ni­no, all’anagrafe Davi­de Sgro, è un can­tau­to­re tori­ne­se. Nel­la vita si occu­pa di intel­li­gen­za arti­fi­cia­le, e fuo­ri dal­l’uf­fi­cio vive per una musi­ca che per lui è una sor­ta di pro­ie­zio­ne tri­di­men­sio­na­le del­la vita, da guar­da­re attra­ver­so appo­si­te lenti. 

Super­ni­no

Stu­dia al Con­ser­va­to­rio, mili­ta in alcu­ne band. Poi tro­va la sua stra­da ed esor­di­sce nel 2018 con Eday EP (ROL Pro­du­zio­ni), un EP pub­bli­ca­to in modo indi­pen­den­te che rie­sce sin da subi­to ad atti­ra­re l’at­ten­zio­ne degli addet­ti ai lavo­ri. Tan­to da por­ta­re l’ar­ti­sta a fir­ma­re pochi anni dopo un con­trat­to disco­gra­fi­co con Sony Music per la pub­bli­ca­zio­ne del suo nuo­vo disco Super­ci­ne­ma, in usci­ta nel­la pri­ma­ve­ra 2021, che con­ter­rà 9 trac­ce di cui 2 featuring.

Il pro­get­to di Super­ni­no è super­gio­va­ne e super­fre­sco. Abbia­mo avu­to l’occasione di fare una chiac­chie­ra­ta diret­ta­men­te con Davi­de per saper­ne di più.


Ciao Davi­de e ben­ve­nu­to su Vul­ca­no! Ini­zia­mo con la nostra doman­da di rito: come descri­ve­re­sti il tuo pro­get­to musi­ca­le in poche parole?

Direi che quan­do è nato il pro­get­to l’obiettivo era di vol­ta­re pagi­na rispet­to a quel­lo che face­vo pri­ma, quan­do suo­na­vo in alcu­ne band tori­ne­si. Ave­vo voglia di spe­ri­men­ta­re nuo­vi gene­ri più vici­ni a me e da lì è nato que­sto pro­get­to. Ini­zial­men­te era mol­to fumo­so e anche mol­to digi­ta­le, nel sen­so che regi­stra­vo i pez­zi dal­la mia came­ret­ta e poi li gira­vo ai ragaz­zi di ROL pro­du­zio­ni (i pro­dut­to­ri del pri­mo lavo­ro di Super­ni­no, NdR) tra­mi­te il web. 

Quin­di all’inizio hai regi­stra­to dei bra­ni alla buo­na e hai pro­va­to a inviar­li in giro?

Sì, tut­to è ini­zia­to in modo ama­to­ria­le: mi met­te­vo lì con il mio com­pu­ter, rea­liz­za­vo basi e testi e poi regi­stra­vo i miei pro­vi­ni — sono rima­sti nel­la sto­ria que­sti pro­vi­ni regi­stra­ti qua­si sot­to­vo­ce, da tan­to mi ver­go­gna­vo a far­mi sen­ti­re da chi c’era in casa — ogni tan­to li ria­scol­to, e rido anco­ra mol­to. Quan­do li ho invia­ti ai ragaz­zi è nata una vera e pro­pria col­la­bo­ra­zio­ne, anche un’amicizia, al pun­to da inglo­bar­li nel pro­get­to: sono diven­ta­ti anche la mia band quan­do suo­no dal vivo, e anche il mio nuo­vo disco sarà inte­ra­men­te pro­dot­to da loro.

Hai det­to che sen­ti­vi l’esigenza di cam­bia­re gene­re, potre­sti spie­gar­ti meglio?

Con le band suo­na­vo rock can­tau­to­ra­le. La dif­fe­ren­za prin­ci­pa­le rispet­to a ora è che con le band tut­to era fat­to per esse­re suo­na­to con stru­men­ti veri: com­po­ne­va­mo in sala pro­ve, i pez­zi era­no tut­ti pen­sa­ti per ave­re un bas­so, una bat­te­ria, al mas­si­mo del­le tastie­re. Vole­vo qual­co­sa di più moder­no e ini­zian­do a spe­ri­men­ta­re con alcu­ni soft­ware di pro­du­zio­ne musi­ca­le mi ero reso con­to che per fare una cer­ta tipo­lo­gia di musi­ca basta­va il solo com­pu­ter. Da qui l’idea di un pro­get­to soli­sta in cui pro­dur­re tut­to in autonomia.

Una spe­cie di one man band?

Sì, o alme­no que­sta era l’idea. Poi mi sono reso con­to che per fare un vero sal­to di qua­li­tà ave­vo biso­gno del­la mano di un pro­fes­sio­ni­sta. Quin­di ho cer­ca­to banal­men­te sul web dei pro­dut­to­ri… il resto l’ho raccontato.

Ed ora Super­ni­no che gene­re fa?

C’è dav­ve­ro di tut­to. Sicu­ra­men­te Super­ni­no è super­pop, si avvi­ci­na mol­to anche all’indie rap — mi rife­ri­sco a nomi come Frah Quin­ta­le, Wil­lie Peyo­te, Coez. Fun­ky ed elet­tro­ni­ca, poi, non man­ca­no mai. 

È anche per questo che ho intitolato l’album Supercinema: ci sono canzoni per tutti i gusti, c’è il brano più pop, quello più rap, la ballad… tutto sempre condito dallo “stile Supernino”. Per darti un’idea, mi piacerebbe molto comparire nella playlist Graffiti Pop di Spotify.

Scrol­lo anti­ci­pa il debut album Super­ci­ne­ma, potre­sti parlarcene?

Scrol­lo col­le­ga vec­chio e nuo­vo. Il mio pri­mo EP, e in gene­ra­le il pro­get­to Super­ni­no è sem­pre sta­to mol­to goliar­di­co, iro­ni­co, scan­zo­na­to. Non che si sia per­so in Super­ci­ne­ma, però secon­do me c’è un gra­do di matu­ri­tà mag­gio­re a livel­lo di con­te­nu­ti, ci sono tan­ti pez­zi che trat­ta­no tema­ti­che impor­tan­ti, anche se sem­pre con leg­ge­rez­za. C’è più intro­spe­zio­ne, c’è anche un po’ più di me.

Fino­ra hai par­la­to mol­to di tec­no­lo­gia, anche di come la nostra gene­ra­zio­ne vive nel mon­do digi­ta­le. Cosa ci sarà in Super­ci­ne­ma?

Par­lo di tec­no­lo­gia? In real­tà non lo fac­cio nean­che trop­po appo­sta, ma in effet­ti dev’essere così dal momen­to che me lo fan­no nota­re tut­ti (ride). Sicu­ra­men­te è una tema­ti­ca che tor­na anche in Super­ci­ne­ma, quel­la del vive­re moder­no, dell’impatto del­la tec­no­lo­gia nel­le nostre vite. Ma men­tre EdayEP era un con­cept album in cui la tema­ti­ca tec­no­lo­gia sta­va alla base del disco, nei testi di Super­ci­ne­ma que­sta emer­ge soprat­tut­to attra­ver­so il con­tra­sto tra real­tà e fin­zio­ne. Lo sug­ge­ri­sco­no anche i tito­li: EdayEP allu­de alla gior­na­ta tipo di ognu­no, in cui c’è sem­pre una fet­ta di tec­no­lo­gia, men­tre Super­ci­ne­ma, oltre ad esse­re il cine­ma del mio pae­se, vuo­le fare rife­ri­men­to ai film, in cui vie­ne rac­con­ta­to qual­co­sa di vero, però simulandolo.

E tu? Che rap­por­to hai con la tecnologia?

A dif­fe­ren­za di quan­to si pos­sa pen­sa­re, non scri­vo di tec­no­lo­gia per fare cri­ti­ca o per auspi­ca­re un ritor­no all’età dell’oro, ai vec­chi tem­pi. Io descri­vo una real­tà che è sot­to i nostri occhi, mi sen­to rea­li­sta. Vedo la mia vita sui social come una sor­ta di vita paral­le­la che sta da qual­che par­te in un ser­ver negli USA, met­tia­mo­la così. I social sono diven­ta­ti par­te inte­gran­te del­la nostra vita, e quel­lo che avvie­ne sui social ha un impat­to su di noi, esat­ta­men­te come ciò che ci acca­de cam­mi­nan­do per strada. 

Probabilmente se non li usassi avrei delle personalità in meno, e se venissero improvvisamente cancellati dalla faccia della terra penso che perderemmo tutti una qualche parte di noi.

Ci hai rac­con­ta­to del tuo per­cor­so nel mon­do del­la musi­ca. Cosa con­si­glie­re­sti a chi voles­se intra­pren­de­re una car­rie­ra in que­sto ambito?

Mi sen­to di dire che è fon­da­men­ta­le stu­dia­re musi­ca. Nel sen­so, è vero che ho sen­ti­to il biso­gno di allon­ta­nar­mi dagli stru­men­ti acu­sti­ci per lavo­ra­re al com­pu­ter, ma per arri­va­re a lavo­ra­re con que­sti soft­ware è mol­to impor­tan­te ave­re una base di cono­scen­ze sugli stru­men­ti “veri”. Ser­ve anche se ti tro­vi a fare rap, fida­te­vi, i miglio­ri pro­du­cer han­no un gros­so baga­glio di cono­scen­ze alle spal­le, ci sarà un moti­vo. Per que­sto pen­so sia impor­tan­te ini­zia­re da pic­co­li a suo­na­re, anche alle scuo­le medie. Impa­ra­te alme­no le basi di chi­tar­ra e pia­no­for­te. E poi biso­gna suo­na­re tan­to e diver­tir­si tan­to, con costanza. 

La musi­ca è diver­ti­men­to, diver­ti­te­vi sempre!

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Laura Colombi
Mi pon­go doman­de e dif­fon­do le mie idee attra­ver­so la scrit­tu­ra e la musi­ca, che sono le mie passioni.

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