Terre selvagge. Kumano Kodo, l’antico pellegrinaggio giapponese

Viaggi, esplorazioni, vagabondaggi. In questa rubrica, un’indagine intorno al movimento e al desiderio di spostarsi e cercare altri luoghi.


Una tipo­lo­gia di viag­gio che risul­ta par­ti­co­lar­men­te intri­gan­te a cau­sa del­la sua sto­ria mil­le­na­ria è sicu­ra­men­te quel­la del pel­le­gri­nag­gio: lun­ghi cam­mi­ni che veni­va­no affron­ta­ti col­let­ti­va­men­te o indi­vi­dual­men­te per rag­giun­ge­re luo­ghi con­si­de­ra­ti sacri, per­cor­si di asce­si e rifles­sio­ne per­so­na­le. Nell’ultimo perio­do mol­ti di que­sti han­no per­so la loro con­no­ta­zio­ne esclu­si­va­men­te reli­gio­sa e ogni anno ven­go­no intra­pre­si da viag­gia­to­ri di tut­ti i tipi, attrat­ti da que­sto con­cet­to di viag­gio len­to e anti­co e dagli splen­di­di luo­ghi attra­ver­so cui si sno­da­no i camminamenti.

Sono nume­ro­si quel­li situa­ti in Euro­pa che col­le­ga­no tra di loro vari pun­ti di inte­res­se per la popo­la­zio­ne cri­stia­na: basti pen­sa­re al famo­so Cam­mi­no di San­tia­go o alla via Fran­ci­ge­na che da Can­ter­bu­ry por­ta fino a Roma.

Uno dei prin­ci­pa­li pel­le­gri­nag­gi del mon­do asia­ti­co, for­se meno cono­sciu­to per­ché con­si­de­ra­to erro­nea­men­te una meta di secon­da­rio inte­res­se per chi viag­gia in Giap­po­ne, è l’antichissima via del Kuma­no Kodo, una serie di sen­tie­ri situa­ti nel­la peni­so­la di Kii, la più gran­de dell’isola di Hon­shu nel sud-est del Giap­po­ne. L’area dove sono situa­ti i pel­le­gri­nag­gi si tro­va a cir­ca 250 km da Osa­ka, in un’area mon­tuo­sa e incon­ta­mi­na­ta, attra­ver­sa­ta dal cor­so del fiu­me Kuma­no. Alcu­ni dei cam­mi­ni costie­ri sono anda­ti per­du­ti nel tem­po ma tan­ti sen­tie­ri sono rima­sti gli stes­si che miglia­ia di pel­le­gri­ni han­no per­cor­so negli anni, vie acciot­to­la­te che taglia­no ster­mi­na­te fore­ste di cedri, risa­ie, col­ti­va­zio­ni di tè, val­li lus­su­reg­gian­ti costel­la­te da fon­ti termali. 

Il per­cor­so nel­la foresta.

Questa rete di itinerari è entrata a far parte del Patrimonio dell’Unesco nel 2004, l’unico altro pellegrinaggio presente in questo programma oltre al Cammino di Santiago di Compostela con cui è infatti gemellato. 

Le vie prin­ci­pa­li sono cin­que e col­le­ga­no tra di loro tre impor­tan­ti tem­pli shin­toi­sti, tap­pe obbli­ga­te per chi intra­pren­de que­sto viag­gio: Kuma­no Hon­gu Tai­sha, Kuma­no Nachi Tai­sha e Kuma­no Haya­ta­ma Tai­sha. Quan­do ci si avvi­ci­na a que­sti luo­ghi con­si­de­ra­ti sacri, sem­bra pro­prio di entra­re in un’altra dimen­sio­ne, in un altro tem­po e per com­pren­der­lo basta pen­sa­re che il san­tua­rio Hon­gu ha da poco cele­bra­to 2050 anni dal­la sua fon­da­zio­ne.

Ad ali­men­ta­re que­sta sen­sa­zio­ne di tota­le immer­sio­ne nel­la natu­ra con­tri­bui­sco­no sicu­ra­men­te anche le radi­ci sacre di que­sti cam­mi­ni: lo scin­toi­smo è la prin­ci­pa­le reli­gio­ne pra­ti­ca­ta in Giap­po­ne, un ani­mi­smo o poli­tei­smo natu­ra­le che gira attor­no alla cre­den­za che tut­te le for­ze natu­ra­li sia­no espres­sio­ne di for­ze divi­ne chia­ma­te Kami, la scin­til­la divi­na nasco­sta in ogni cosa o per­so­na. Vi è la con­vin­zio­ne che sia pos­si­bi­le libe­rar­si dal pec­ca­to attra­ver­so una serie di riti codi­fi­ca­ti, uno dei qua­li sareb­be appun­to una sor­ta di per­cor­so asce­ti­co carat­te­riz­za­to da lustra­zio­ni in acqua. Ed è pro­prio la regio­ne del Kuma­no Kodo che si pre­sta a que­sto tipo di asce­si e distac­ca­men­to dal mon­do esterno.

Una map­pa del percorso.

Attra­ver­so que­sto cam­mi­no di puri­fi­ca­zio­ne pas­sa­va­no anche gli anti­chi impe­ra­to­ri giap­po­ne­si: in par­ti­co­la­re per­cor­re­va­no il Naka­he­chi, il sen­tie­ro ad oggi più famo­so e sem­pli­ce da per­cor­re­re, com­po­sto da quat­tro tap­pe tra i 15 e i 25 km attra­ver­so cui si toc­ca­no i san­tua­ri di Hon­gu e Nachi. Qui si tro­va­no le incan­te­vo­li casca­te Nachi da rag­giun­ge­re attra­ver­so un bosco di albe­ri di can­fo­ra, anch’esse sog­get­te di vene­ra­zio­ne, luo­go in cui i pel­le­gri­ni, immer­gen­do­si, puri­fi­ca­va­no ani­mo e cor­po pri­ma del lun­go cam­mi­no di pre­ghie­ra. Ma que­sto è solo uno dei nume­ro­si pas­sag­gi da attra­ver­sa­re: sul­la stra­da si incon­tra­no por­ta­li, tem­pli in cui lascia­re del­le offer­te per i Daru, crea­tu­re invi­si­bi­li e capa­ci di inflig­ge­re tor­men­ti, caver­ne da attra­ver­sa­re nel buio, lun­ghe sca­li­na­te da sali­re tenen­do­si sui bor­di per lascia­re spa­zio alla risa­li­ta degli dei, tra san­tua­ri natu­ra­li e artificiali.

Attraverso cittadine marine, monti con nomi parlanti come il monte Kobiro, “ululato dei lupi”, incontrando piccoli templi buddisti, terre considerate sacre e foreste incontaminate, il Kumano Kodo è sicuramente un luogo da visitare una volta nella vita.

Ciò che emer­ge da que­sto pel­le­gri­nag­gio è il fat­to che si basi su un’intrinseca e pro­fon­da con­nes­sio­ne tra uomo e natu­ra: reli­gio­si o no, sarà ine­vi­ta­bi­le far­si per­va­de­re da sto­rie anti­che e tra­di­zio­ni mil­le­na­rie, facen­do­si gui­da­re dai pas­si di miglia­ia di pel­le­gri­ni che da IX seco­lo han­no per­cor­so per i moti­vi più diver­si i sug­ge­sti­vi sen­tie­ri acciot­to­la­ti che si sno­da­no nel­la regio­ne del Kumano.

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Arianna Locatelli
Da pic­co­la cer­ca­vo l’origine del mio nome per­ché mi affa­sci­na­va la sto­ria che c’era die­tro. Anco­ra oggi mi pia­ce cono­sce­re e sco­pri­re sto­rie di cui poi rac­con­to e scri­vo. Intan­to cor­ro, bevo caf­fè e pia­ni­fi­co viaggi.

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