Da rivedere per la prima volta: The Game

Da rivedere per la prima volta: The Game

David Fin­cher è uno di quei regi­sti sboc­cia­ti nel­la Hol­ly­wood di fine seco­lo scor­so. A dif­fe­ren­za di mol­ti col­le­ghi come Taran­ti­no e Nolan, che han­no ini­zia­to con pro­get­ti indi­pen­den­ti a bas­so bud­get, il suo pri­mo lun­go­me­trag­gio è sta­to il ter­zo film di Alien, al tem­po una del­le saghe più famo­se e red­di­ti­zie. Il risul­ta­to fu un fal­li­men­to cine­ma­to­gra­fi­co a cau­sa di un pro­ces­so pro­dut­ti­vo disor­ga­niz­za­to e con­fu­sio­na­rio, il regi­sta però si dimo­strò esse­re com­pe­ten­te e con buo­ne pro­spet­ti­ve. Que­sto gli garan­tì la pos­si­bi­li­tà di poter diri­ge­re un film secon­do la sua idea e infat­ti Seven, il suo vero pri­mo pro­get­to, fu un’im­por­tan­te occa­sio­ne di rico­no­sci­men­to nel­l’am­bien­te hollywoodiano. 

Fin­cher è l’esempio lam­pan­te di come la liber­tà crea­ti­va sia fon­da­men­ta­le per dar vita a un’opera arti­sti­ca; il regi­sta ame­ri­ca­no è uno dei pochi che infat­ti ha man­te­nu­to la sua fil­mo­gra­fia a un altis­si­mo livel­lo. Seven, Fight Club, The social net­work, Gone Girl e le serie che ha pro­dot­to (Hou­se of Cards Min­d­hun­ter) sono le sue ope­re più cono­sciu­te, ma il pic­co mas­si­mo del­la sua espres­sio­ne cine­ma­to­gra­fi­ca lo rag­giun­ge con uno dei suoi film meno cono­sciu­ti: The Game, usci­to nel 1997 con pro­ta­go­ni­sta Michael Dou­glas e dispo­ni­bi­le su Ama­zon Pri­me video.

Nicho­las Van Orton è un ric­co diri­gen­te ban­ca­rio e vive in un’immensa vil­la a San Fran­ci­sco. È rima­sto da solo dopo la mor­te sui­ci­da del padre quan­do era pic­co­lo, un divor­zio com­pli­ca­to e un fra­tel­lo invi­si­bi­le a cau­sa dei suoi pro­ble­mi men­ta­li. Il lavo­ro è la sua uni­ca val­vo­la di sfo­go e que­sto lo ha reso un uomo fred­do ed estra­neo a qual­sia­si emo­zio­ne. La sua vita cam­bia il gior­no del suo com­plean­no quan­do il fra­tel­lo gli rega­la un’esperienza alla CRS, un’azienda che si occu­pa di avven­tu­ra e gio­chi di ruo­lo su misu­ra per ogni clien­te. Nicho­las accet­ta sen­za trop­pa voglia e si diri­ge ai loro uffi­ci dove si deve sot­to­por­re ad alcu­ni test psi­co­fi­si­ci. Il gior­no dopo annul­la tut­ti gli appun­ta­men­ti e aspet­ta la loro chia­ma­ta per ini­zia­re, ma sfor­tu­na­ta­men­te gli vie­ne comu­ni­ca­to che la sua richie­sta è sta­ta respin­ta. Tor­na a casa mol­to delu­so per non esse­re sta­to accet­ta­to, soprat­tut­to dopo aver sen­ti­to alcu­ni suoi col­le­ghi entu­sia­sti del pro­dot­to che offre la CRS. 

Quello che non ha capito è che il gioco inizia proprio in quel momento.

La vita di Nicho­las cam­bia dra­sti­ca­men­te, le sue abi­tu­di­ni ven­go­no stra­vol­te da feno­me­ni inspie­ga­bi­li che lo indi­riz­za­no ver­so una pre­ci­sa desti­na­zio­ne: bam­bo­le inquie­tan­ti con den­tro del­le chia­vi, tele­vi­so­ri che par­la­no solo con lui e vali­get­te di lavo­ro che non si apro­no, sono solo i pri­mi segna­li per capi­re che sta suc­ce­den­do qual­co­sa di inquie­tan­te. Real­tà e fin­zio­ne ini­zia­no a sovrap­por­si, Nicho­las fa sem­pre più fati­ca a capi­re se quel­lo che sta viven­do stia suc­ce­den­do vera­men­te o se sia solo frut­to del­la sua imma­gi­na­zio­ne, fino a quan­do tut­te le doman­de otten­go­no rispo­sta in un fina­le cla­mo­ro­so e sen­za pre­ce­den­ti. Tut­ti i fina­li di David Fin­cher sono scon­vol­gen­ti e uni­ci nel loro gene­re, ma con The Game è anda­to oltre crean­do un cli­max che sfo­cia in una rive­la­zio­ne ina­spet­ta­ta e scioc­can­te come quel­le viste in Seven Fight Club.

Il film non rac­con­ta solo una sto­ria thril­ler e avvin­cen­te, è anche in gra­do di coin­vol­ge­re lo spet­ta­to­re e con­fon­der­lo tan­to quan­to il pro­ta­go­ni­sta. Il cine­ma in que­sto caso non vuo­le esse­re rea­le, cat­tu­ra­re la real­tà tra­mi­te imma­gi­ni, ma ha il pre­ci­so inten­to di men­ti­re, anda­re oltre al con­cet­to di vero e fal­so. Il per­so­nag­gio inter­pre­ta­to da Michael Dou­glas è immer­so in una real­tà costrui­ta per far­gli pren­de­re coscien­za del­la per­so­na che è e del ruo­lo che ha deci­so di assu­me­re dopo tut­to quel­lo che è suc­ces­so. Il gio­co imba­sti­to dal­la CRS fa emer­ge­re tut­ti i pro­ble­mi che ha cer­ca­to di nascon­de­re per non crol­la­re miseramente. 

Fin­cher è un mae­stro nel maneg­gia­re rifles­sio­ni pro­fon­de sul­la veri­di­ci­tà del­la real­tà; men­te e nascon­de ele­men­ti come se stes­se costruen­do un gio­co di magia, per poi sve­la­re il truc­co e lascia­re impie­tri­to il pub­bli­co. The Game fun­zio­na pro­prio per­ché il gio­co vie­ne rive­la­to solo alla fine: non ave­re tem­pi mor­ti garan­ti­sce al film un rit­mo per­fet­to, con avve­ni­men­ti sem­pre più curio­si e avvincenti. 

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Federico Metri
Assi­duo let­to­re, appas­sio­na­to di cine­ma e osser­va­to­re del mon­do. Comu­ni­co attra­ver­so una scrit­tu­ra per­so­na­le e sen­za filtri.

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