La vita al tempo del lampo

Come le tempeste di fulmini hanno permesso la vita sulla Terra


Il dot­tor Frank­en­stein (o, alme­no, il suo omo­lo­go cine­ma­to­gra­fi­co) ci ave­va visto giu­sto: i ful­mi­ni sono la chia­ve per la crea­zio­ne del­la vita, non in una crea­tu­ra ter­ri­fi­can­te ma sul­la super­fi­cie del­la Ter­ra pri­mor­dia­le. Per capi­re come, biso­gna con­cen­trar­si sull’elemento che gli scien­zia­ti riten­go­no esse­re sta­to neces­sa­rio per la com­par­sa del­le pri­me for­me bio­ti­che: il fosfo­ro.

Neces­sa­rio per com­pie­re ogni pro­ces­so vita­le (cre­sci­ta, movi­men­to e ripro­du­zio­ne), era pre­sen­te agli albo­ri del nostro pia­ne­ta inte­ra­men­te in mine­ra­li inso­lu­bi­li in acqua, eccet­to che nel caso del­la schrei­ber­si­te, un fosfu­ro del fer­ro e del nichel con la pecu­lia­ri­tà di poter dis­sol­ver­si in acqua. 

La chiave di violino ideale, insomma, per far iniziare la sinfonia della biogenesi. 

Tale mine­ra­le è sem­pre sta­to asso­cia­to ai meteo­ri­ti (non a caso, ven­ne iden­ti­fi­ca­to nel 1848 pro­prio ana­liz­zan­do il meteo­ri­te Magu­ra, schian­ta­to­si nell’attuale Slo­vac­chia), tant’è che buo­na par­te del­le ipo­te­si rela­ti­ve all’origine del­la vita sul­la super­fi­cie ter­re­stre han­no fino­ra lega­to l’evento agli impat­ti meteo­ri­ti­ci sul nostro gio­va­ne pia­ne­ta, che avreb­be­ro por­ta­to una buo­na fon­te di fosfo­ro solu­bi­le nel­la for­ma di schrei­ber­si­te sul­la Terra. 

Tut­ta­via, uno stu­dio con­dot­to da Ben­ja­min Hess (oggi stu­den­te post-doc all’Università di Yale) per la School of Earth and Envi­ron­ment dell’Università di Leeds e pub­bli­ca­to que­sto mese su Natu­re Com­mu­ni­ca­tions ha mostra­to come un altro even­to abbia avu­to effet­to pari se non mag­gio­re all’impatto dei meteo­ri­ti per la crea­zio­ne del­la vita: le tem­pe­ste di ful­mi­ni. Hess infat­ti, inte­res­sa­to agli effet­ti geo­lo­gi­ci del­le saet­te fin dagli stu­di trien­na­li, ebbe l’opportunità di stu­dia­re un cam­pio­ne del­la ful­gu­ri­te (il mine­ra­le crea­to dall’impatto di un ful­mi­ne sul suo­lo) rac­col­ta in Illi­nois nel 2016. 

In quel­la roc­cia, Hess tro­vò con­cen­tra­zio­ni rela­ti­va­men­te altre di schrei­ber­si­te. Da qui, l’ipotesi che sia sta­to pro­prio l’impatto dei ful­mi­ni sul­la super­fi­cie del­la Ter­ra a per­met­te­re la for­ma­zio­ne del fosfo­ro solu­bi­le neces­sa­rio alla bio­ge­ne­si. Feno­me­ni atmo­sfe­ri­ci del gene­re dove­va­no esse­re pre­sen­ti e comu­ni cir­ca 3,5 miliar­di di anni fa (l’età dei pri­mi micro­fos­si­li) e inol­tre l’impatto di un ful­mi­ne è cer­ta­men­te un even­to meno trau­ma­ti­co di un meteo­ri­te che si schian­ta al suo­lo, per un eco­si­ste­ma anco­ra agli albori. 

Lo studio della fulgurite si dimostrerà quindi sempre più fondamentale per comprendere l’evoluzione biochimica del nostro pianeta. 

Ma le impli­ca­zio­ni di tale sco­per­ta non si fer­ma­no allo stu­dio del­la Ter­ra pri­mor­dia­le, anzi spa­zia­no addi­rit­tu­ra oltre le fron­tie­re ester­ne del Siste­ma Sola­re. Secon­do il pro­fes­sor Jason Har­vey, men­to­re di Ben­ja­min Hess duran­te le ricer­che, una vita nata dal ful­mi­ne apre nuo­ve fron­tie­re alla ricer­ca di for­me bio­lo­gi­che sugli eso­pia­ne­ti simi­li alla Ter­ra, quei pic­co­li mon­di roc­cio­si indi­vi­dua­ti dal tele­sco­pio Kepler del­la NASA come poten­zia­li ospi­ti di esse­ri viventi. 

«Il bom­bar­da­men­to di meteo­re», affer­ma infat­ti il pro­fes­so­re, «è un even­to uni­co nel­la sto­ria di un siste­ma sola­re. Quan­do i pia­ne­ti rag­giun­go­no la loro mas­sa, l’apporto di fosfo­ro dovu­to allo schian­to meteo­ri­ti­co divie­ne irri­so­rio. Per con­tro, i ful­mi­ni non sono even­ti così irri­pe­ti­bi­li: poste le con­di­zio­ni atmo­sfe­ri­che per tali feno­me­ni, i mat­to­ni base del­la vita pos­so­no esse­re crea­ti sul­la super­fi­cie del pia­ne­ta». Ciò aumen­ta di mol­to la pro­ba­bi­li­tà che su qual­che pia­ne­ta là fuo­ri, men­tre sta­te finen­do di leg­ge­re que­sto arti­co­lo, un orga­ni­smo, gra­zie alla luce del­le saet­te alie­ne, com­pia per la pri­ma vol­ta l’atto straor­di­na­rio di vivere. 

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Simone Santini
Nato nel 1999 e stu­den­te di Bio­tec­no­lo­gia, scri­vo rac­con­ti per entu­sia­sma­re e arti­co­li quan­do la scien­za è il rac­con­to più entusiasmante.

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