Per resistere alle mode. Intervista a Carmine Tundo per La Municipàl

Per resistere alle mode. Intervista a Carmine Tundo per La Municipàl

È fuo­ri dal 4 feb­bra­io La ter­za sta­gio­ne di Dark/Finisce qui, il nuo­vo e atte­sis­si­mo dop­pio sin­go­lo de La Municipàl.

Sia­mo al quar­to capi­to­lo di Per resi­ste­re alle mode (pro­dot­to da Iuo­vo e Arti­st Fir­st). Si trat­ta di un pro­get­to non con­ven­zio­na­le che con­si­ste nell’uscita di 5 dop­pi sin­go­li, rila­scia­ti in digi­ta­le e in for­ma­to vini­le 45 giri a tira­tu­ra limi­ta­ta. I bra­ni saran­no poi rac­col­ti in una spe­cia­le pub­bli­ca­zio­ne, il quar­to lavo­ro uffi­cia­le del­la band.

La Muni­ci­pàl nasce nel 2013 dai fra­tel­li Car­mi­ne e Isa­bel­la Tun­do.

Il suc­ces­so nazio­na­le e inte­ra­zio­na­le arri­va però negli ulti­mi anni, quan­do La Muni­ci­pàl rice­ve un for­te apprez­za­men­to da par­te del­la cri­ti­ca, che ha recen­si­to con entu­sia­smo Bel­lis­si­mi difet­ti, l’ultimo album rila­scia­to nel mar­zo 2019. 

L’anima del pro­get­to, però, resta live: oltre al Pri­mo Mag­gio Roma, La Muni­ci­pàl si è fat­ta cono­sce­re nei prin­ci­pa­li club del­la peni­so­la e in nume­ro­si festival.

Abbia­mo avu­to l’occasione di fare qual­che doman­da diret­ta­men­te a Car­mi­ne, ani­ma de La Muni­ci­pàl, riguar­do il suo ulti­mo lavo­ro Per resi­ste­re alle mode.


Ciao Car­mi­ne, ben­ve­nu­to su Vul­ca­no. Par­to con la nostra doman­da di rito: come rias­su­me­re­sti in poche paro­le il vostro pro­get­to musicale?

Direi che è pop crepuscolare.

Il vostro ulti­mo lavo­ro si inti­to­la Per resi­ste­re alle mode. Qua­li sono le mode di oggi e per­ché resistervi? 

Il per­cor­so è ini­zia­to con l’album pre­ce­den­te, ed è più che altro un per­cor­so inte­rio­re di accet­ta­zio­ne di sé stes­si che mi ha por­ta­to a capi­re che i nostri difet­ti sono in real­tà i nostri pun­ti di for­za. Cre­do che ognu­no deb­ba esse­re sé stes­so al cen­to per cen­to e non pie­gar­si a mode o modi di pen­sa­re, per­ché la diver­si­tà è anche quel­lo che ci fa sta­re in pace con gli altri.

E dal pun­to di vista musi­ca­le? Di soli­to sie­te defi­ni­ti indie, è un’etichetta che vi sta stretta?

Sì. Di fat­to sia­mo sta­ti inse­ri­ti in quel filo­ne, ma abbia­mo sem­pre cer­ca­to di fare musi­ca in modo natu­ra­le e di pan­cia. In par­ti­co­la­re negli ulti­mi album sto cer­can­do di esse­re più sin­ce­ro e avvi­ci­na­re quan­to più pos­si­bi­le la nostra atti­tu­di­ne live, quin­di il nostro modo di suo­na­re rea­le, a quel­lo che poi è il disco. Sto sem­pli­ce­men­te tra­slan­do il nostro fare musi­ca in disco, anche da que­sto pun­to di vista sto cer­can­do di pro­dur­re mol­to meno e di esse­re il più rea­le possibile.

Per resi­ste­re alle mode apre un nuo­vo per­cor­so con mol­te novi­tà, oltre a un rin­no­va­to approc­cio sti­li­sti­co e comunicativo… 

Cam­bia innan­zi­tut­to il for­ma­to di pub­bli­ca­zio­ne dell’album: ho pen­sa­to a dei dop­pi sin­go­li dove lato A e lato B sia­no i due lati del­la stes­sa meda­glia, quin­di abbi­no per esem­pio un pez­zo più roman­ti­co a uno che ha una par­te più oscu­ra. L’idea del 45 giri va di pari pas­so con il ten­ta­ti­vo di dare mag­gior spa­zio fisi­co alla mia musi­ca: oggi tut­to è mol­to velo­ce e si per­de il modo sano di frui­re musi­ca. Con que­sto lavo­ro sto cer­can­do di riac­qui­si­re len­tez­za, sia nel fare musi­ca che nel far­la frui­re. Para­fra­san­do, il dover met­te­re il 45 giri sul let­to­re per ascol­ta­re un solo bra­no impli­ca un gesto, e quel gesto fa par­te del modo in cui sto approc­cian­do que­sto nuo­vo progetto.

Si par­la anche di novi­tà nel­la formazione…

In real­tà la for­ma­zio­ne del live è un labo­ra­to­rio aper­to sin dal pri­mo tour. In gene­ra­le, cer­co sem­pre di coin­vol­ge­re musi­ci­sti del pano­ra­ma salen­ti­no e loca­le in gene­re. La con­si­de­ro come se fos­se una gran­de fami­glia e in ogni tour cer­co di inse­ri­re degli ele­men­ti che pos­sa­no dar­mi nuo­vi sti­mo­li anche nell’interpretare ciò che sto pro­muo­ven­do in quel pre­ci­so istante. 

Per il resto La Muni­ci­pàl par­te come pro­get­to soli­sta. Solo in segui­to ho coin­vol­to mia sorel­la Isa, che nel­la vita fa tutt’altro: il medi­co. Lo zoc­co­lo duro del­la for­ma­zio­ne “fisi­ca” sono bat­te­ria e chi­tar­re, poi cer­chia­mo sem­pre di crea­re qual­co­sa di nuo­vo in ogni tour. Come dice­vo, la dimen­sio­ne live è quel­la che mi inte­res­sa maggiormente.

Car­mi­ne Tun­do in con­cer­to (foto­gra­fia di Mar­co Ippoliti)

Par­la­vi di sono­ri­tà roman­ti­che e oscu­re sui due lati di ogni disco. Come hai lavo­ra­to al suo­no per ricer­ca­re que­sto effetto? 

Con i lati B mi sono dav­ve­ro lascia­to anda­re rispet­to alla for­ma can­zo­ne. Per gusto per­so­na­le ammet­to di pre­fe­ri­re i lati B, dove pos­so esse­re un po’ più libe­ro. E poi io cre­do mol­to nei bra­ni mino­ri: spes­so le trac­ce che fun­zio­na­no meno sono quel­le che descri­vo­no meglio il pro­get­to. Anche per­ché ne mostra­no i difet­ti, e per me fare musi­ca e far­la frui­re alla gen­te è anche uno sce­glier­si: il pub­bli­co è come un ami­co che nel cor­so degli anni ti cono­sce per quel­lo che sei. A pre­scin­de­re poi dai bra­ni che pos­sa­no fun­zio­na­re o meno, cre­do in una pic­co­la fami­glia tra chi fa musi­ca e chi va a vede­re quel con­cer­to. Sto cer­can­do di por­ta­re avan­ti que­sto tipo di nar­ra­zio­ne che non è sola­men­te fat­ta di can­zo­ni ma è anche fat­ta del modo in cui si fan­no le can­zo­ni e del modo in cui si racconta. 

In La ter­za sta­gio­ne di dark par­li di una moda del momen­to, quel­la del­le serie tv, e svi­lup­pi un tema comu­ne a Dark e al bra­no, il tem­po… potre­sti parlarcene?

Nel bra­no si par­la pro­prio di que­sto, anche di quel momen­to in cui si esa­ge­ra e si rischia di cade­re in una frui­zio­ne pas­si­va, qua­si risuc­chia­ti da ciò che vedia­mo. È qual­co­sa che han­no vis­su­to in mol­ti con le chiu­su­re del­la scor­sa pri­ma­ve­ra, un distac­co com­ple­to dal­la real­tà ma in nega­ti­vo. Per­so­nal­men­te, è anche un modo per pren­der­si un po’ in giro. Poi c’è il paral­le­li­smo con una sto­ria d’a­mo­re che si rin­cor­re nel cor­so degli anni, in cui ci sono degli avve­ni­men­ti cicli­ci come nel­la ter­za sta­gio­ne di Dark. È un tema su cui mi sto con­cen­tran­do: nel pros­si­mo album ci sarà un bra­no col­le­ga­to a que­sto mon­do e ci saran­no anco­ra loop temporali.

Per resi­ste­re alle mode ritor­na al vini­le. Negli ulti­mi anni sie­te sta­ti con­sa­cra­ti da Spo­ti­fy: leg­go che nel solo 2019 La Muni­ci­pàl ha rag­giun­to una media di 160mila ascol­ta­to­ri men­si­li, supe­ran­do i 4 milio­ni di stream da 79 nazio­ni diver­se. Che rap­por­to ave­te con que­sti sto­res digitali?

La frui­zio­ne digi­ta­le fa par­te del­l’e­po­ca in cui vivia­mo ma ovvia­men­te deve anda­re di pari pas­so con il rea­le far musi­ca. Sta­re in giro a fare tour, suo­na­re anche nei posti più pic­co­li e sper­du­ti, quel­lo è un modo sano. Poi la tec­no­lo­gia non si può fer­ma­re e sicu­ra­men­te Spo­ti­fy è qual­co­sa di impre­scin­di­bi­le, che ha i suoi pro e i suoi con­tro. Ma a par­te que­sto c’è tut­to un altro modo di fare musi­ca che è basa­to sul live e sul por­ta­re avan­ti i pro­pri pro­get­ti in modo indi­pen­den­te: ecco, in que­sto caso un pro­get­to da solo non basta per fare il musi­ci­sta. Io per­so­nal­men­te ho altre due band, così quan­do tor­no da un tour, di soli­to, par­to per quel­lo successivo… 

In Quan­do crol­le­rà il gover­no scri­vi: «e me ne reste­rò quag­giù /a mar­ci­re con gli uli­vi /che qua­si non ci sono più /e scri­ve­re can­zo­ni tri­sti /per sen­tir­mi meno inu­ti­le»… com’è esse­re un gio­va­ne arti­sta del sud, oggi, in Ita­lia? Ti sen­ti Fuo­ri­po­sto?

Per posi­zio­ne geo­gra­fi­ca mi sono sem­pre sen­ti­to un po’ fuo­ri da cir­cui­ti e dal­le mode del momen­to, per esem­pio rispet­to a cer­ti giri roma­ni, mila­ne­si o bolo­gne­si. Però pre­met­to che per me è sem­pre sta­to un atto di liber­tà. Ho deci­so di rima­ne­re al sud e di costrui­re qual­co­sa a par­ti­re da qui al con­tra­rio del­la mag­gior par­te dei miei ami­ci e fami­lia­ri che, come mia sorel­la, vivo­no e lavo­ra­no al nord. Vivo un for­te con­tra­sto di amo­re e odio per la mia ter­ra ma ho scel­to comun­que di rima­ne­re e di affron­ta­re tut­to per­ché cre­do che sia la mia dimen­sio­ne, sia quel­la del­la pro­vin­cia che pro­prio quel­la del sud. E poi que­sti con­tra­sti mi dan­no mol­ta ben­zi­na dal pun­to di vista arti­sti­co e creativo.

Imma­gi­ne di coper­ti­na: foto­gra­fia di Galas­si.

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Laura Colombi
Mi pon­go doman­de e dif­fon­do le mie idee attra­ver­so la scrit­tu­ra e la musi­ca, che sono le mie passioni.

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