Radici. Referendum sul divorzio, il dibattito politico

L’approvazione della legge Fortuna-Baslini nel 1970 causò forti tensioni tra i partiti dell’epoca. La decisone fu quindi affidata ai cittadini, in un referendum abrogativo che avrebbe potuto cambiare le sorti della legge, oggi raccontiamo la sua storia all’interno dello spazio di Radici. A questo link trovate gli articoli precedenti della rubrica.

«Per quan­to sia­no for­ti i sen­ti­men­ti che uni­sco­no un uomo e una don­na, essi pos­so­no anche muta­re» dis­se  Nil­de Iot­ti in una sedu­ta par­la­men­ta­re in cui si discu­te­va del­la leg­ge sul divor­zio. Quel­la stes­sa leg­ge, la For­tu­na-Basli­ni, fu appro­va­ta l’anno seguen­te, nel­la not­te tra il 30 novem­bre e il 1° dicem­bre del 1970 con 319 voti a favo­re e 286 con­tra­ri. Die­de­ro l’assenso i comu­ni­sti, i libe­ra­li, i socia­li­sti e i repub­bli­ca­ni, men­tre vota­ro­no con­tro i demo­cri­stia­ni, i monar­chi­ci e i missini. 

Dopo l’approvazione del­la leg­ge, Loris For­tu­na, poli­ti­co socia­li­sta e fir­ma­ta­rio, si rite­ne­va sod­di­sfat­to spe­ran­do che nes­su­no voles­se ricor­re­re allo stru­men­to del refe­ren­dum abro­ga­ti­vo, intro­dot­to da poco nell’ordinamento ita­lia­no. La sua fu una spe­ran­za mal­ri­po­sta, in quan­to il fron­te anti-divor­zi­sta pen­sò subi­to a ricor­re­re alla con­sul­ta­zio­ne refe­ren­da­ria. «Tut­ti i pae­si nei qua­li esi­ste il divor­zio — soste­ne­va­no i con­tra­ri alla leg­ge For­tu­na-Basli­ni — vor­reb­be­ro argi­na­re il cre­scen­do pau­ro­so dei fal­li­men­ti matri­mo­nia­li, ma nul­la pos­so­no in que­sto sen­so per­ché il divor­zio crea divorzio». 

La campagna elettorale sul referendum abrogativo iniziò dopo che furono depositate 1 milione e 300 mila firme in Cassazione. 

Il segre­ta­rio del­la Demo­cra­zia Cri­stia­na, Amin­to­re Fan­fa­ni, si impe­gnò ala­cre­men­te per pro­muo­ve­re le posi­zio­ni favo­re­vo­li all’abrogazione del­la leg­ge For­tu­na-Basli­ni, descrit­ta come un peri­co­lo per la sta­bi­li­tà del­la socie­tà ita­lia­na. In un comi­zio dis­se addi­rit­tu­ra: «Se il divor­zio pas­se­rà, in Ita­lia sarà per­si­no pos­si­bi­le il matri­mo­nio tra omo­ses­sua­li. […] vi pia­ce­reb­be, gen­ti­li ascol­ta­to­ri, se vostra moglie vi lascias­se per spo­sar­si con la moglie del vostro ami­co, e maga­ri per scap­pa­re con la don­na di ser­vi­zio? Diven­te­re­mo tut­ti degli sci­mu­ni­ti del­lo stes­so ses­so e maga­ri vostra moglie vi lasce­rà per qual­che ragazzina…». 

Anche il Movi­men­to Socia­le Ita­lia­no, par­ti­to neo­fa­sci­sta, si posi­zio­nò a favo­re dell’abrogazione affig­gen­do, tra l’altro, mani­fe­sti in cui si leg­ge­va: «Con­tro gli ami­ci del­le Bri­ga­te Ros­se il 12 mag­gio vota sì». Quest’ultimo mes­sag­gio è esem­pli­fi­ca­ti­vo del cli­ma del­la cam­pa­gna elet­to­ra­le, che non fu solo un con­fron­to tra il mon­do lai­co e quel­lo più spic­ca­ta­men­te cat­to­li­co, influen­za­to da papa Pao­lo VI, che già ai tem­pi dell’approvazione del­la leg­ge del 1970, ave­va espres­so: «pro­fon­do dolo­re, e ciò per un dupli­ce moti­vo: per il dan­no gra­vis­si­mo che il divor­zio reca alla fami­glia ita­lia­na e spe­cial­men­te ai figli; e poi per­ché la San­ta Sede sti­ma la pre­sen­te leg­ge lesi­va del Concordato». 

Fon­te: foto­te­ca Gilardi

I soste­ni­to­ri dell’abrogazione, infat­ti, come spau­rac­chio ver­so l’elettorato mode­ra­to, affer­ma­va­no che una vit­to­ria del fron­te divor­zi­sta avreb­be por­ta­to a un dila­ga­re del comu­ni­smo. Per que­sto, espo­nen­ti impe­gna­ti nel­la cam­pa­gna a favo­re del­la leg­ge per il divor­zio come Gio­van­ni Mala­go­di, pre­si­den­te del Par­ti­to Libe­ra­le, si pre­oc­cu­pa­va­no anche di rispon­de­re a que­ste accu­se: «La vit­to­ria dei “no” signi­fi­ca un raf­for­za­men­to del­la strut­tu­ra demo­cra­ti­ca del nostro Sta­to. Il divor­zio, nel­la for­ma che esso assu­me nel­la leg­ge For­tu­na-Basli­ni, non ha infat­ti nul­la di comu­ni­sta. Esso rap­pre­sen­ta un pas­so avan­ti nel lun­go cam­mi­no del­la costri­zio­ne alla liber­tà respon­sa­bi­le nell’ambito del­la leg­ge. Tale cam­mi­no libe­ra­le è il con­tra­rio del cam­mi­no comunista».

Anche il depu­ta­to comu­ni­sta Gior­gio Amen­do­la cri­ti­cò que­sta impo­sta­zio­ne data alla cam­pa­gna elet­to­ra­le, dicen­do: «È respon­sa­bi­li­tà di Fan­fa­ni di aver cer­ca­to di tra­sfor­ma­re il refe­ren­dum in uno scon­tro diret­to teso a cer­ca­re di iso­la­re e bat­te­re i comu­ni­sti […] a que­sti ten­ta­ti­vi si sono oppo­ste non solo le for­ze lai­che ma anche quel­le for­ze cat­to­li­che che han­no fidu­cia nel­la intel­li­gen­za e nel­la one­stà degli italiani». 

La posta in gioco del referendum era alta, perciò all’interno del fronte anti-divorzista qualcuno andò anche oltre i classici argomenti della libera scelta e della laicità dello stato. 

Al ter­mi­ne di un con­ve­gno del­le don­ne del­la Resi­sten­za, pro­mos­so dal Comi­ta­to pro­vin­cia­le di Mila­no dell’Associazione Par­ti­gia­ni d’Italia, ven­ne appro­va­to un docu­men­to, in cui si leg­ge­va: «Que­sto refe­ren­dum volu­to da pochi e osteg­gia­to da mol­ti, non a caso appog­gia­ta dai fasci­sti, lede i dirit­ti costi­tu­zio­na­li del­le mino­ran­ze e diven­ta uno stru­men­to peri­co­lo­so nel­le mani di chi vuol met­te­re in dif­fi­col­ta l’unione dei lavo­ra­to­ri, pren­den­do a pre­te­sto la sal­vez­za del­la fami­glia, che non è minac­cia­ta dal divor­zio, ma dal­la gra­ve situa­zio­ne eco­no­mi­ca e socia­le in cui si tro­va il nostro Paese».

Si arri­vò in que­sto cli­ma alla fine di una cam­pa­gna elet­to­ra­le este­nuan­te; gli ita­lia­ni furo­no chia­ma­ti al voto nel­le gior­na­te del 12 e 13 mag­gio e risul­ta­ti pre­mia­ro­no il fron­te divor­zi­sta con il 59,3% con­tro il 40,7% dei soste­ni­to­ri dell’abrogazione del­la leg­ge For­tu­na-Basli­ni. Le rea­zio­ni del­la poli­ti­ca ovvia­men­te non si fece­ro atten­de­re, Fan­fa­ni riba­dì che: «La Demo­cra­zia Cri­stia­na […] con­fer­ma il già pre­an­nun­cia­to osse­quio alle deci­sio­ni che gli elet­to­ri han­no libe­ra­men­te pre­so […] si rivol­ge la rin­no­va­ta assi­cu­ra­zio­ne di pie­na dispo­ni­bi­li­tà a con­cor­re­re e dare il più effi­ca­ce soste­gno alla vita del­le fami­glie ita­lia­ne sul pia­no del­la tute­la giu­ri­di­ca e su quel­lo del­la poli­ti­ca socia­le». Men­tre i vin­ci­to­ri esul­ta­ro­no per la vit­to­ria del­la liber­tà e del­la lai­ci­tà, che rap­pre­sen­tò un pas­so impor­tan­te nel­la sto­ria del nostro Paese.

Biblio­gra­fia:

Cor­rie­re del­la Sera, 2 dicem­bre 1970.

Cor­rie­re del­la Sera, 9 mag­gio 1974.

Cor­rie­re del­la Sera, 10 mag­gio 1974.

Cor­rie­re del­la Sera, 11 mag­gio 1974.

Cor­rie­re del­la Sera, 14 mag­gio 1974.

Con­di­vi­di:
Luca D'Andrea
Clas­se 1995, stu­dio Sto­ria, mi piac­cio­no le cose sem­pli­ci e le sto­rie complesse.

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