Sarah Everard, la sicurezza per le donne è un miraggio

Sarah Everard, la sicurezza per le donne è un miraggio

Copri­fuo­co dopo le sei per tut­ti gli uomi­ni. Lon­ta­ni dal­le stra­de, reclu­si in casa, dove non costi­tui­ran­no un peri­co­lo per le don­ne che cam­mi­na­no da sole. È la pro­po­sta di Jen­ny Jones, par­la­men­ta­re bri­tan­ni­ca del Green Par­ty secon­do la qua­le que­sta potreb­be esse­re l’ultima fron­tie­ra per argi­na­re il rischio di assal­ti, stu­pri e omi­ci­di. Un’idea fol­le ed estre­ma, che arri­va in un momen­to di ten­sio­ni sca­te­na­te e pani­co gene­ra­le sul tema del­la sicu­rez­za per le don­ne, dopo l’omicidio di Sarah Eve­rard lo scor­so 3 marzo.

Sarah, 33 anni, sta­va rien­tran­do a casa a pie­di dopo esse­re sta­ta a casa di ami­ci nel quar­tie­re di Cla­pham, zona del­la cit­tà par­ti­co­lar­men­te viva e rumo­ro­sa. Men­tre cam­mi­na chia­ma il com­pa­gno, resta­no al tele­fo­no un quar­to d’ora: una tele­ca­me­ra di sor­ve­glian­za fil­ma il suo pas­sag­gio. Poi nien­te. Il gior­no dopo il com­pa­gno ne denun­cia la scom­par­sa, ma una rispo­sta arri­ve­rà solo il 10 mar­zo, quan­do i suoi resti saran­no ritro­va­ti in un bosco del Kent.

Imme­dia­ta­men­te, il gior­no dopo, cen­ti­na­ia di per­so­ne si sono riu­ni­te nel par­co di Cla­pham Com­mon, su invi­to di Reclaim The­se Stree­ts e altri movi­men­ti fem­mi­ni­sti; ma la poli­zia ha cari­ca­to le mani­fe­stan­ti e inter­rot­to a for­za il cor­teo, fer­man­do 4 don­ne e mul­tan­do­ne mol­te altre per vio­la­zio­ne del­le nor­me di sicu­rez­za anti-Covid. Dame Cres­si­da Dick, com­mis­sa­ria del­la Met (Poli­zia Metro­po­li­ta­na di Lon­dra) ha dife­so gli agen­ti per come han­no rispo­sto all’assembramento, ma di fron­te alla dichia­ra­ta pre­oc­cu­pa­zio­ne del pri­mo mini­stro John­son si è det­ta dispo­sta ad affron­ta­re una «sobria rifor­ma» del­la poli­zia. L’episodio di Cla­pham Com­mon non ha fat­to che fomen­ta­re le ten­sio­ni, che si sono rivol­te espli­ci­ta­men­te con­tro la poli­zia bri­tan­ni­ca, e non solo per il rifiu­to di col­la­bo­ra­re alla mar­cia per Everard.

Uno scat­to del­le pro­te­ste scoppiate. 

Per il suo omi­ci­dio è infat­ti sta­to arre­sta­to Way­ne Cou­zens, agen­te di Sco­tland Yard, già accu­sa­to da un’altra don­na di atti osce­ni in un fast food. Si è sca­te­na­ta un’ondata di disgu­sto e rab­bia: davan­ti alla sede del­la poli­zia e al par­la­men­to ci sono da allo­ra, quo­ti­dia­na­men­te, mani­fe­stan­ti che gri­da­no a gran voce anche con­tro il Poli­ce Cri­me, Sen­ten­cing and Courts Bill, un dise­gno di leg­ge attual­men­te in discus­sio­ne che, se appro­va­to, andreb­be ad aumen­ta­re il pote­re del­la poli­zia e por­re for­ti limi­ta­zio­ni alla pos­si­bi­li­tà di manifestare.

L’elemento più distur­ban­te del­la fac­cen­da è l’orrenda col­pe­vo­liz­za­zio­ne del­la vit­ti­ma che è sta­ta mes­sa in atto, soprat­tut­to sui social. Cosa ci face­va anco­ra in giro alle 21.30, è sta­to chie­sto. Per­ché non ha pre­so un taxi? Non se l’aspettava, che qual­co­sa le sareb­be acca­du­to? Cosa ci face­va in giro, per­ché non era già rin­ta­na­ta in casa. Que­sta è la linea di pre­cau­zio­ne che la poli­zia lon­di­ne­se ha scel­to di appli­ca­re: alla noti­zia che la poli­zia sta­va andan­do di por­ta in por­ta per dire alle don­ne del quar­tie­re di Cla­pham di resta­re a casa per la loro sicu­rez­za, indi­gna­zio­ne e rab­bia si sono fat­te sen­ti­re. Si è richia­ma­to alla memo­ria quan­to suc­ces­so con Peter Sut­clif­fe, kil­ler seria­le che negli anni Set­tan­ta ucci­se tre­di­ci ragaz­ze. All’epoca la poli­zia ave­va sug­ge­ri­to alle don­ne del quar­tie­re più col­pi­to di resta­re a casa, o di usci­re accom­pa­gna­te da un uomo cono­sciu­to. Anche allo­ra, dopo un perio­do di reti­cen­za, era­no infiam­ma­te vio­len­te pro­te­ste: gri­da­va­no «Riven­di­chia­mo la not­te» e sol­le­ci­ta­va­no a indi­vi­dua­re la cau­sa degli assal­ti negli uomi­ni, non nel­la stra­da più o meno illu­mi­na­ta scel­ta dal­le don­ne per tor­na­re a casa.

Oltre al disgusto, però, c’è anche la paura. 

Sarah Eve­rad ave­va mes­so in pra­ti­ca tut­te le accor­tez­ze che le nostre madri ci impar­ti­sco­no da quan­do sia­mo pic­co­le. Stai al tele­fo­no con qual­cu­no. Sce­gli la stra­da più ampia, dove c’è più gen­te, anche se devi fare un per­cor­so più lun­go. Indos­sa scar­pe adat­te a cor­re­re. Tie­ni le chia­vi in mano. Dim­mi quan­do arri­vi a casa. Nien­te è basta­to a sal­var­la. E, para­dos­so dei para­dos­si, è sta­ta aggre­di­ta da un agen­te di poli­zia, uno degli uomi­ni che avreb­be­ro dovu­to garan­tir­ne la sicurezza.

La sicu­rez­za del­le don­ne è un pro­ble­ma serio, e non solo nel Regno Uni­to: Aman­da Taub sul New York Times ha ripor­ta­to uno stu­dio di Giri­ja Bor­ker, ricer­ca­tri­ce alla Ban­ca Mon­dia­le, secon­do il qua­le le don­ne in India accet­ta­no di cam­bia­re facol­tà o si iscri­ver­si a uni­ver­si­tà peg­gio­ri per cam­bia­re il tra­git­to quo­ti­dia­no nel qua­le subi­sco­no violenze.

La pro­po­sta del copri­fuo­co agli uomi­ni non è con­cre­ta, è pro­vo­ca­to­ria. L’ha det­to anche la sua idea­tri­ce, com­men­tan­do «nes­su­no fa sto­rie quan­do la poli­zia sug­ge­ri­sce alle don­ne di resta­re a casa. Ma se si pro­po­ne la stes­sa cosa per gli uomi­ni si alza­no subi­to le bar­ri­ca­te». Il pun­to non è, e non sarà mai, chiu­de­re gli uomi­ni in casa, con­se­gnan­do la not­te e le stra­de alle don­ne. Il pun­to è edu­ca­re loro a com­pren­de­re qual­co­sa con cui pro­ba­bil­men­te non si sono mai inter­fac­cia­ti: cosa vuol dire, men­tre cam­mi­ni per stra­da, sen­tir­ti chia­ma­re da un uomo o da un grup­po di uomi­ni che si avvi­ci­na­no. Tro­var­ti a sce­glie­re rapi­da­men­te cosa fare, se rispon­de­re, con tut­ti i rischi che com­por­ta, o cor­re­re via o pren­de­re qual­co­sa in mano. 

Avere da qualche parte un’amica che aspetta il tuo messaggio per confermare l’arrivo a casa, e sperare di arrivarci, a casa, sana e salva.

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Michela La Grotteria
Made in Geno­va. Leg­go di tut­to per capi­re come gli altri vedo­no il mon­do, e scri­vo per dire come lo vedo io. Amo le pal­li­ne di Nata­le, la focac­cia nel cap­puc­ci­no e i tet­ti parigini.

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