Del: 4 Marzo 2021 Di: Valentina Testa Commenti: 0
Tribes of Europa, una recensione senza stelle

Un mondo post-apocalittico, dove i superstiti si sono divisi in piccole tribù che combattono tra di loro per la sopravvivenza: è il setting di Tribes of Europa, la nuova serie tedesca di Netflix, rilasciata venerdì 19 febbraio. In poche parole, niente di troppo nuovo o innovativo; eppure, le puntate sono sui nostri schermi, e la prima stagione ha scalato abbastanza in fretta l’algoritmo della piattaforma streaming, prendendo un posto tra di 10 titoli più visti del momento.

Il meeting che ha portato alla produzione deve essere andato più o meno così.


Pitcher (l’ideatore, ancora sconosciuto): Ho un’idea geniale.
Netflix: Sentiamo.
P: L’apocalisse.
N: Scontato.
P: Sì, ma il mondo post-apocalisse.
N: Sempre scontato.
P: Non mi stai facendo parlare.
N: Perché non sto sentendo niente di geniale.
P: Il mondo post-apocalisse con delle tribù.
N: Sì, tipo Hunger Games.
P: Ma questi non hanno un governo centrale e sono in guerra tra loro.
N: Vabbè, sempre tribù in contesto post-apocalittico sono.
P: Sì, ma non ho ancora detto la vera cosa geniale.
N: E muoviti, allora.
P: …
N: … ?
P: In Europa.
N:
P:
N:
P: Allora? Basta con questa apocalisse solo in America, no? Voglio dire, se il mondo finisce, finisce dappertutto! Non è che possiamo far finta che poi la civiltà torni solo a Washington DC.
N: Ci sto pensando.
P: E che stai pensando?
N: Sto pensando che voglio chiamare un amico.

Dopotutto, spostare il focus sull’Europa non è una cattiva idea. Il rappresentante di Netflix lo sa, perché alcuni dei migliori titoli degli ultimi anni vengono dal vecchio continente e raccontano storie europee. Quindi, probabilmente, sempre lui deve aver tirato fuori il suo telefono e per comporre lo speed dial per i produttori di Dark.

P: Dark?!
N: Eh certo, metti insieme post-apocalisse e Europa, cosa ti viene fuori? Dark! Aspetta ora, silenzio che mi stanno rispond– carissimo! Come andiamo? Bene, dai, tiriamo avanti. Sì, abbiamo qualcosa in produzione… sì, esatto tipo Fate. Ma, no, secondo me farà un paio di numeri. Poi c’è quell’altro film, di cui tu non ti fidavi, Malcolm & Marie, ti ricordi? Sta a vedere come farà parlare di sé, io conosco il mio lavoro… Senti, ho una cosa da proporti. Se ti dico post-apocalisse e Europa? Sì, lo so che Dark è finita, ma mica voglio farti rifare Dark.
P: Beh, a me avere Oliver Masucci nel cast non farebbe schifo, però.
N: Shh. No, non tu! Ascoltami, ascoltami… anzi, guarda, ho qui questo gentiluomo che mi sta proponendo l’idea proprio ora. Ti metto in vivavoce, va bene? Dai, sì, non lamentarti.
Produttore di Dark: Ma ti dico che abbiamo appena chiuso Dark, perché vogliamo dare un altro mondo distopico alle persone? Poi pure in mezzo a questa situazione di pandemia?
P: No, ma io mica la tocco la pandemia! Questi li facciamo esplodere per un blackout tecnologico, niente malattie.
D: Ah, quindi mentre tutti viviamo su Zoom tu vuoi dirgli che la tecnologia è brutta e cattiva? E a te sembra una buona idea?
N: Non mi avevi detto della tecnologia.
P: Ma no, cioè, sì, blackout, ma è solo lo spunto, cioè, ce ne preoccuperemo dopo, le tribù sono il focus.
D: Le tribù?
N: Gli europei rimasti sono divisi in tribù.
D: Tipo Hunger Games?
N: Sì.
P: No! Non c’è un governo centrale che controlla gli altri.
D: E quindi che fanno queste tribù?
P: Combattono per la sopravvivenza.
N: Quindi tipo Hunger Games.
P: Ancora con Hunger Games, ti dico che non c’entra niente Hunger Games… Allora, statemi a sentire. Io vedo i nostri palazzi e le nostre città che sono state mangiate dalla foresta. Vedo una tribù della foresta, dove ci sono i nostri tre protagonisti che voglio chiamare Liv, Kiano e Elja, che sono fratelli e che giurano che resteranno insieme contro ogni difficoltà. Però una tribù nemica riesce a separarli, e qui la storia parte: Elja trova un mentore che lo accompagna nella sua missione per conto di una popolazione semi-mitologica e probabilmente legata all’apocalisse; Liv trova un’altra tribù illuminata, il cui leader vuole unire tutte le altre tribù rispettando le loro differenze e identità– e ci infilerei anche una bella sottotrama romantica, che non ci fa mai male; Kiano invece lo spediamo in una fabbrica e poi a fare lo schiavo sessuale di una specie di Lord della guerra della tribù nemica…
N: Hai detto schiavo sessuale?
D: Non lo interrompere.
N: Schiavo sessuale?! Ma quanti anni ha?
D: Ma è un mondo post-apocalittico, figurati se ci interessano questi dettagli. Vai avanti.
P: Poi vedo un mix linguistico; parlano tedesco e parlano inglese. La colonna sonora con anche canzoni italiane.
N: Gli italiani fanno bella musica. Tipo Morandi dentro Parasite.
P: C’è un cubo che deve essere riportato a un Arca. C’è un rover mezzo abbandonato. C’è una scena di quelle classiche dove la protagonista si sveglia all’improvviso e sbarra gli occhi e si trova da sola. Ci sono i guerrieri con la war paint sugli occhi. Ci sono quelli con i tatuaggi in faccia. Ci sono le fosse dei combattenti. A Liv diamo degli ideali di ferro e a Kiano il complesso del martire. Lui lo mettiamo in bilico tra i suoi principi e la sua famiglia e l’istinto di sopravvivenza. Elja invece lo usiamo come filo conduttore che unisce passato-apocalisse e futuro-da scoprire e ci mettiamo una minaccia che arriva dall’estremo Est.
N: Questo mi sembra quasi Il trono di spade.
D: Quella veniva da Nord.
N: Mutatis mutandis.
P: Facciamo tutta una stagione sulle tribù nord-europee e poi facciamo comparire anche una tribù spagnola perché noi non siamo statunitensi, se parliamo di Europa parliamo del continente intero. Ah e mettiamo anche un messaggio europeista, ve lo spiego quando sviluppiamo la storia nel dettaglio. Poi ci mettiamo dentro qualche scena violenta di battaglia, qualche mutilazione e qualche esecuzione, magari anche qualche rave e il gioco è fatto. Che ne dite?

Il rappresentante di Netflix e il produttore di Dark a quel punto devono essere rimasti per un po’ in silenzio, soppesando la proposta. Certo, si può sempre sperimentare con topoi triti e ritriti; questo non vuol dire che sia sempre una buona idea farlo davvero. Tuttavia, devono aver detto,

D: Con gli sceneggiatori giusti potrebbe funzionare.
N: Post-apocalisse… tribù che si scontrano… mix linguistico… trame d’azione e trame romantiche… ho qualcosa nel cervello che mi prude.
D: In che senso?
N: Non so… hai detto war paint?
P: Sì. Tipo nera sugli occhi. Oppure rossa sulla fronte. Dai, la war paint, hai presente.
N: Mi ricorda qualcosa… 
D: Sangue?
P: Oh, certo.
N: In faccia?
P: Perché no.
D: E la musica soft?
P: Beh, ovvio. Sottotrama romantica, ricordi?

Il produttore di Dark, sentendo la titubanza del rappresentante di Netflix, deve aver detto:

D: A me piace, in realtà. C’è del potenziale. Dai, avete messo fuori di tutto ultimamente, vuoi vedere che questo adesso deve incappare nel veto?
N: Me lo vuoi produrre tu?
D: Perché no. Devo parlare anche con Quirin, ma secondo me si può fare. E mi serve qualche dialogo. Qualche scena. Insomma, qualcosa.
N: Anche un’idea di casting, magari.
P: Ho tutto!

(Il pitcher, ovviamente, è al settimo cielo.)

P: Ho tutto, non c’è problema! Vedo una Liv con i capelli castani e un ciuffo davanti agli occhi azzurri, che resta giù anche quando si fa una mezza coda. E vedo Kiano con la mascella squadrata e i capelli scuri e ricci. Il classico giovanotto tormentato che deve mettere fuori la corazza per proteggersi dal mondo.
D: Ma questi li vuoi fratelli? Non vogliamo fare una sottotrama romantica con loro?
N: Per carità, lasciamo l’incesto fuori da questa storia.
P: No, no, loro fratelli. Mi servono fratelli. Per le tre storylines.
D: Vabbè, sentite, io ho un’altra cosa da fare adesso. Mandatemi materiale e vi faccio sapere. D’accordo?
N: D’accordo. Sì, anche io sono impegnato, quindi tu… come hai detto che ti chiami?
P: Philip Koch.
N: Philip. Manda a me e a Max tutto quello che hai e ti facciamo sapere.

Il rappresentante di Netflix a quel punto deve aver messo giù la chiamata con Max Wiedemann e salutato Philip Koch, che ha mandato una mail a lui, a Max e a Quirin Berg non appena la porta del suo studio si è chiusa dietro di lui.

Poi, probabilmente, tempo dopo, quando il progetto è stato approvato e Philip è riuscito anche ad avere Oliver Masucci nel cast, a quel punto il rappresentante di Netflix deve essere passato per caso in sala quando i suoi figli stavano guardando la tv. Qualcuno stava urlando qualcosa allo schermo, insultando in tutti i modi dei fantomatici sceneggiatori incapaci e mandando maledizioni di ogni tipo a un certo Rot–qualcosa. Incuriosito da tanta passione, il rappresentante di Netflix deve essersi fermato davanti alla tv, chiedendo informazioni sulla serie.

Figli: Ma come, papà, non ti ricordi? Abbiamo visto le prime tre stagioni insieme! Hai detto che la seconda ti era piaciuta un sacco!
N: Ricordami il titolo?

Ed ecco che la war paint, le tribù, il trio maledetto con le tre storyline diverse, il rover, il grattacielo, il mix linguistico, il casting, i props, le location, i trope e pure la tecnologia incomprensibile devono magicamente essersi uniti per formare il puzzle. Il rappresentante di Netflix deve aver preso il telefono e ha digitato un messaggio per chi di dovere:

«Quando dovremo promuovere Tribes of Europa sui social, fategli scrivere questa cosa qui: Se vi manca The 100».

D’altra parte, il suo cervello glielo stava dicendo che gli ricordava qualcosa. E, in ogni caso, alla fine quello che conta è il messaggio della storia. La solita cosa che l’amore vince sull’odio e sulla paura, con dentro i valori della famiglia– beh (deve aver pensato), forse è scontato anche questo, però (si è ricordato) noi abbiamo anche la stoccata all’Unione Europea e questa è una cosa assolutamente nuova, quindi possiamo glissare sul fatto che Moses e Elja con il loro rover ricordino un po’ Doc e McFly, perché tanto abbiamo il twist originale e poi abbiamo anche la città misteriosa da trovare, tutto sommato abbiamo diversi spunti che sì, è vero, potrebbero ricordare altro, ma–

Poi il povero rappresentante di Netflix ha finalmente deciso di mettere da parte questi dubbi ontologici che chiaramente non toccano a lui ma agli sceneggiatori e ha mandato il messaggio. Lui deve solo prendere pubblico.

(Che poi, se vogliamo essere onesti, anche Harry Potter è uguale al Signore degli Anelli.)

Ma tanto, se ci sono i produttori di Dark dietro, le persone lo guarderanno.

No?

Valentina Testa on FacebookValentina Testa on InstagramValentina Testa on Twitter
Valentina Testa
Guardo serie tv, a volte anche qualche bel film, leggo libri, scrivo. Da grande voglio diventare Vincenzo Mollica.

Commenta