Catcalling, perché non è un complimento

Catcalling, perché non è un complimento

In que­ste set­ti­ma­ne c’è sta­to un tema che ha richia­ma­to l’attenzione un po’ di tut­ti, sia per le assur­di­tà che sono sta­te pro­nun­cia­te, ma anche per le con­se­guen­ti rea­zio­ni sca­te­na­te: si trat­ta del cat­cal­ling.

Il catcalling è un fenomeno ampiamente diffuso; la riflessione sul suo significato e sulle conseguenze è però relativamente recente. 

Si trat­ta del­l’u­nio­ne del ter­mi­ne cat, ovve­ro gat­to, e il ver­bo cal­ling, chia­ma­re: il cat­cal­ling è una for­ma di mole­stia ses­sua­le e ver­ba­le che mol­te­pli­ci don­ne subi­sco­no sem­pli­ce­men­te cam­mi­nan­do per stra­da. Sono mol­ti i video facil­men­te repe­ri­bi­li in rete che mostra­no don­ne ogget­to di sva­ria­ti com­men­ti, fischi, suo­ni di clac­son al loro pas­sa­re davan­ti a luo­ghi pub­bli­ci e privati. 

Diver­se le misu­re pre­se per com­bat­te­re tale mole­stia; basti pen­sa­re ai prov­ve­di­men­ti del gover­no fran­ce­se, che nel 2018 ha appro­va­to una leg­ge che dichia­ra puni­bi­le il cat­cal­ling su stra­de o mez­zi di tra­spor­to pub­bli­co con mul­te fino a 750 euro, oltre a una mora per com­por­ta­men­ti più aggres­si­vi. Anche il Perù ha attua­to del­le for­me di tute­la simi­li nel 2015, così come gli Sta­ti Uni­ti e in diver­si altri pae­si. L’Italia, però, sem­bra non aver mos­so i pri­mi pas­si ver­so un con­trol­lo del­la situa­zio­ne. E nel frat­tem­po i casi di mole­stie con­ti­nua­no ad aumen­ta­re e voci più cono­sciu­te dico­no la loro, tra cui quel­la di Auro­ra Ramazzotti. 

La ragaz­za ha usa­to la piat­ta­for­ma Insta­gram per lamen­tar­si dei com­men­ti ses­si­sti rice­vu­ti men­tre face­va jog­ging: «Pos­si­bi­le che nel 2021 suc­ce­da anco­ra di fre­quen­te il feno­me­no del cat­cal­ling? Sono l’u­ni­ca che ne è vit­ti­ma costan­te­men­te nono­stan­te mi vesta da maschiac­cio? Non appe­na mi met­to una gon­na o, come in que­sto caso, appe­na mi tol­go la giac­ca spor­ti­va, per­ché sto cor­ren­do e fa cal­do, devo subi­re fischi e com­men­ti ses­si­sti e altre schi­fez­ze. A me fa schi­fo. Se sei una per­so­na che lo fa, sap­pi che fai schi­fo», ha con­clu­so la figlia di Michel­le Hun­zi­ker ed Eros Ramazzotti. 

Nel mon­do la tema­ti­ca era sta­ta pre­sa in con­si­de­ra­zio­ne diver­si anni fa; infat­ti, già nel 2005 a New York veni­va fon­da­to il movi­men­to Hol­la­back, il qua­le con­dus­se uno stu­dio in 22 Pae­si inter­vi­stan­do un cam­pio­ne di cir­ca 16mila don­ne e con­sta­tan­do che l’84% ave­va subi­to mole­stie pri­ma dei 17 anni.

Si tratta di un dato allarmante: ricevere attenzioni non gradite in età adolescenziale incide pesantemente sulla crescita e sullo sviluppo della persona.

Per quan­to riguar­da l’impatto emo­ti­vo, la ricer­ca ha dimo­stra­to che ad acco­mu­na­re le vit­ti­me di mole­stie da stra­da sono da un lato la rab­bia, dall’altro un sen­ti­men­to di umi­lia­zio­ne. Nel caso dell’Italia, uno dei Pae­si pre­si in esa­me, è emer­sa la più alta per­cen­tua­le di don­ne che han­no scel­to di cam­bia­re stra­da per tor­na­re a casa dopo aver subi­to epi­so­di di cat­cal­ling. La vice­di­ret­tri­ce di Hol­la­back, Dbja­ni Roy, ha dichia­ra­to che l’indagine evi­den­zia innan­zi­tut­to che que­sto feno­me­no rap­pre­sen­ta una sor­ta di epi­de­mia glo­ba­le. Inol­tre, essen­do un feno­me­no che ten­de ad esse­re mini­miz­za­to in modo scon­cer­tan­te, sono diver­si colo­ro che si sono mos­si atti­va­men­te per dare una voce a tut­te le vittime.

Sophie Sand­berg, gio­va­ne stu­den­tes­sa new­yor­ke­se, ha fon­da­to nel 2016 il pro­get­to Cat­calls of Nyc. La sua idea è sta­ta quel­la di rac­co­glie­re attra­ver­so la pagi­na Insta­gram del movi­men­to le testi­mo­nian­ze in for­ma ano­ni­ma di ragaz­ze vit­ti­me di cat­cal­ling e di tra­scri­ver­le sull’asfalto con dei ges­set­ti colo­ra­ti nel­le vie in cui sono sta­te pro­nun­cia­te. Le foto del­le fra­si accom­pa­gna­te dall’hashtag #Stop­Stree­tHa­rass­ment ven­go­no poi posta­te sul­la pagi­na. L’ideatrice del pro­get­to ha spie­ga­to che la scel­ta dei ges­set­ti colo­ra­ti ha l’intento di atti­ra­re l’attenzione dei pas­san­ti attra­ver­so il con­tra­sto tra un ogget­to sim­bo­lo dell’infanzia e la vol­ga­ri­tà del­le fra­si tra­scrit­te. Que­sta for­ma di atti­vi­smo diver­sa dal soli­to e por­ta­ta avan­ti sui social ha riscos­so note­vo­le suc­ces­so: il pro­get­to è oggi diven­ta­to un movi­men­to inter­na­zio­na­le e oltre 200 account asso­cia­ti sono sta­ti aper­ti in diver­se cit­tà del mondo.

Anche in Ita­lia sono nate diver­se pagi­ne, tra cui l’account Cat­calls of Mi gesti­to da Chia­ra Fran­zo­ni e Valen­ti­na Fat­to­re, due gio­va­ni stu­den­tes­se che con que­sto pro­get­to inten­do­no mostra­re che il cat­cal­ling è una vera e pro­pria mole­stia, non cer­to un com­pli­men­to. «Sul­la pagi­na e dal vivo rice­via­mo spes­so com­pli­men­ti e sup­por­to mora­le», rac­con­ta Fat­to­re a The Vision, «ma non sono man­ca­ti epi­so­di nega­ti­vi. Lo scor­so set­tem­bre men­tre mi tro­va­vo con altre ragaz­ze in zona Colon­ne di San Loren­zo a Mila­no per scri­ve­re una fra­se ci si è avvi­ci­na­to un signo­re sul­la cin­quan­ti­na, visi­bil­men­te con­tra­ria­to. Abbia­mo pro­va­to a spie­ga­re cosa stes­si­mo facen­do ma lui ha comin­cia­to a insul­tar­ci pesan­te­men­te, ha pro­va­to can­cel­la­re la nostra scrit­ta e minac­cia­to di chia­ma­re la poli­zia. Noi però non ci sia­mo lascia­te inti­mo­ri­re: abbia­mo ripas­sa­to la fra­se davan­ti a lui e aggiun­to anche i suoi insul­ti». Il prin­ci­pa­le meri­to del­la pro­te­sta è quel­lo di aver per­mes­so alle vit­ti­me di con­di­vi­de­re libe­ra­men­te le loro espe­rien­ze. «Per noi è fon­da­men­ta­le il rap­por­to con la nostre iscrit­te»,  aggiun­ge Fran­zo­ni, «se non ci fos­se­ro le loro testi­mo­nian­ze la nostra pagi­na non potreb­be esi­ste­re. Spes­so sia­mo le pri­me a cui rac­con­ta­no gli epi­so­di di cat­cal­ling che han­no subito».

Fino a quan­do non capi­re­mo che urla e fischi nei con­fron­ti del­le don­ne non sono com­pli­men­ti, non riu­sci­re­mo a sov­ver­ti­re una visio­ne anco­ra trop­po patriar­ca­le per il moder­no 2021. L’obbiettivo uni­ver­sa­le è quel­lo di dif­fon­de­re la paro­la e la cul­tu­ra dell’informazione soste­nen­do colo­ro che ne sono vit­ti­me e ren­den­do coscien­ti colo­ro che attua­no il cat­cal­ling sen­za pen­sa­re all’impatto del­le loro paro­le e dei loro gesti.

Arti­co­lo di Gaia Iamun­do.

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