Da rivedere per la prima volta: Arancia Meccanica

Gli anni ’70 si apro­no con una guer­ra fred­da in cor­so, pae­si in pie­na cri­si mone­ta­ria e le distan­ze socia­li sem­pre più dila­ta­te con abis­si cul­tu­ra­li che divi­do­no le gene­ra­zio­ni. L’Inghilterra è sta­ta il pae­se sim­bo­lo del cam­bia­men­to e i suoi arti­sti, che spes­so ten­do­no a riflet­te­re su cosa acca­de attor­no a loro, non sono rima­sti a guar­da­re e per tut­to il decen­nio han­no mostra­to le con­trad­di­zio­ni e i pro­ble­mi di un perio­do spar­tiac­que per l’uomo. I Pink Floyd e i Gene­sis con The dark side of the moon Sel­ling England by the pound han­no can­ta­to i pro­ble­mi socia­li ed eco­no­mi­ci e Stan­ley Kubrick, già uno dei regi­sti più accla­ma­ti a livel­lo mon­dia­le, nel 1971 ha volu­to mostra­re con il film Aran­cia mec­ca­ni­ca tut­ti le cri­ti­ci­tà che intra­ve­de­va in quel perio­do e le suc­ces­si­ve conseguenze. 

Ambientato in un futuro prossimo, Alex è un ragazzo di periferia, eccentrico e appassionato di musica classica. 

Insie­me ai suoi ami­ci si diver­te la sera a bere lat­te modi­fi­ca­to e dedi­car­si alla vio­len­za. La ban­da dei dru­ghi si diver­te a pic­chia­re i sen­za­tet­to, scon­trar­si con i grup­pi neo­na­zi­sti ed entra­re nel­le case degli estra­nei per stu­pra­re le mogli davan­ti ai loro mari­ti. La mat­ti­na poi tor­na­no a casa, stan­chi, distrut­ti ed infe­li­ci di tor­na­re in una real­tà che sen­to­no lon­ta­na. Alex si sen­te il capo del grup­po e ogni vol­ta che uno dei suoi com­pa­gni ten­ta di pren­de­re l’iniziativa non si pone pro­ble­mi a rista­bi­li­re l’ordine e la sua posi­zio­ne di lea­der. Una sera però gli altri dru­ghi lo inca­stra­no e rie­sco­no a far­lo arre­sta­re dal­la poli­zia men­tre si è intru­fo­la­to in casa di una vec­chia signo­ra con cui ha anche uno scon­tro fisico.

In un istan­te la vita di Alex cam­bia com­ple­ta­men­te. Si sco­pre che la don­na con cui ha lot­ta­to è mor­ta e vie­ne con­dan­na­to a quat­tor­di­ci anni di car­ce­re. Si ritro­va così da esse­re un ragaz­zo libe­ro e vio­len­to ad esse­re rin­chiu­so a sot­to­sta­re a rego­le che non ha mai volu­to segui­re. Il pun­to di svol­ta è quan­do accet­ta, in cam­bio del­la liber­tà, di esse­re la pri­ma per­so­na a testa­re la cura Ludo­vi­co, un espe­ri­men­to stu­dia­to dal gover­no per tra­sfor­ma­re le per­so­ne cat­ti­ve in esse­ri imper­so­na­li e pas­si­vi per garan­ti­re la pace nel pae­se. Alex diven­ta così un’altra per­so­na e il pro­ble­ma sarà tor­na­re in una socie­tà che non è cam­bia­ta, affron­ta­re il suo pas­sa­to e gli erro­ri che ha com­mes­so in un fina­le pro­fon­da­men­te reale. 

Aran­cia mec­ca­ni­ca fa emer­ge­re per­fet­ta­men­te la spac­ca­tu­ra che sta­va diven­tan­tan­do sem­pre più ampia tra due gene­ra­zio­ni che comu­ni­ca­va­no sem­pre meno e la genia­li­tà di Kubrick è sta­ta l’umiltà di far emer­ge­re entram­bi i lati allo stes­so modo, sen­za pren­de­re una posi­zio­ne che ogget­ti­va­men­te è impos­si­bi­le da assu­me­re. Da un lato la vio­len­za vuo­ta e immo­ti­va­ta di un gio­va­ne che lot­ta con­tro i suoi demo­ni inte­rio­ri, dall’altro un orga­no poli­ti­co che lo sfrut­ta per i pro­pri inte­res­si e nes­su­na del­le due par­ti ha inten­zio­ne di comu­ni­ca­re con l’altra, così da diven­ta­re tut­ti burat­ti­ni di un pro­ble­ma che risie­de alla radice. 

Arancia meccanica è un film che colpisce, che riesce a disturbare e infastidire talmente è reale il futuro che descrive. 

Alex si sen­te per­so, non capi­to e l’unica cosa che rie­sce a fare è distrug­ge­re gli altri per non ascol­ta­re il vuo­to che ha den­tro, lo sta­to inve­ce che non ha voglia di avvi­ci­nar­si ad una real­tà che non cono­sce e pre­fe­ri­sce annul­la­re chi è diver­so per ave­re in pugno l’opinione pub­bli­ca. Una disto­pia futu­ra che è tutt’altro che lon­ta­na rispet­to a quel­lo che il mon­do ha visto e con­ti­nua a vede­re. Il mon­do che ha descrit­to Kubrick è sen­za l’uso del­la paro­la, dove la vio­len­za si com­bat­te con la vio­len­za, dove il libe­ro arbi­trio è ormai un lon­ta­no desi­de­rio e solo l’arte, come le sin­fo­nie di Bee­tho­venRos­si­ni che accom­pa­gna­no tut­to il film, rima­ne l’ultima spin­ta vita­le

Con­di­vi­di:
Federico Metri
Assi­duo let­to­re, appas­sio­na­to di cine­ma e osser­va­to­re del mon­do. Comu­ni­co attra­ver­so una scrit­tu­ra per­so­na­le e sen­za filtri.

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.