Ddl Zan, è davvero così inclusivo?

Questa intervista al collettivo asessuale Carrodibuoi è il seguito di un’indagine in due articoli riguardanti il ddl Zan. Il primo può essere consultato al seguente link.

Negli ulti­mi tem­pi si par­la spes­so del dise­gno di leg­ge Zan, la pro­po­sta del par­la­men­ta­re del Par­ti­to Demo­cra­ti­co Ales­san­dro Zan. Si trat­ta del­la tan­to discus­sa leg­ge con­tro l’omolesbobitransfobia, che va ad amplia­re l’ombrello di poten­zia­li vit­ti­me di rea­ti d’odio (tra cui anche per­so­ne disa­bi­li e don­ne), per i qua­li il ddl pre­ve­de un’aggravante sul­la pena oltre a un pro­gram­ma di edu­ca­zio­ne alla diversità. 

Per un problema di arretratezza terminologica, però, il ddl Zan rischia di escludere alcune parti della comunità LGBT+, tra cui gli asessuali. 

Abbia­mo chie­sto al col­let­ti­vo ases­sua­le Car­ro­di­buoi di spie­gar­ci le cri­ti­ci­tà del­la leg­ge. L’attivista, che per ragio­ni di pri­va­cy ha chie­sto di man­te­ne­re l’anonimato, ci ha spie­ga­to cosa signi­fi­chi esse­re ases­sua­li oggi.


Chi rap­pre­sen­ta il Col­let­ti­vo Carrodibuoi?

Car­ro­di­buoi è un’associazione di volon­ta­ria­to che si occu­pa di fare infor­ma­zio­ne sul­lo spet­tro ases­sua­le. È un col­let­ti­vo aper­to anche a tut­ti gli allea­ti che si voglio­no bat­te­re per i dirit­ti del­la comu­ni­tà. Seb­be­ne il nostro focus sia sull’asessualità e l’aromanticisimo, adot­tia­mo un’otti­ca inter­se­zio­na­le e non esclu­den­te.  Cer­chia­mo, quin­di, di for­ni­re sup­por­to per i pro­ble­mi di tut­ti gli appar­te­nen­ti alla comu­ni­tà LGBTQIA+; l’associazione non pen­sa solo a se stes­sa: alcu­ne lot­te sono comu­ni ed è impor­tan­te capi­re com’è la situa­zio­ne per tutti.

Cosa inten­di per “inter­se­zio­na­le”?

Il con­cet­to di inter­se­zio­na­li­tà è con­cet­to mol­to vario. È nato duran­te le lot­te fem­mi­ni­ste del seco­lo scor­so, quan­do ci si è resi con­to che la lot­ta fem­mi­ni­sta non può non guar­da­re alle inter­se­zio­ni: etnia, sta­to eco­no­mi­co e con­di­zio­ne socia­le sono moti­vi di diver­se discri­mi­na­zio­ni che una don­na può rice­ve­re. Ad esem­pio, una don­na bian­ca pove­ra subi­sce discri­mi­na­zio­ni diver­se e simi­li da quel­le di una don­na nera facol­to­sa. L’intersezionalismo pren­de in esa­me tut­ti i fat­to­ri di discri­mi­na­zio­ne e ne stu­dia la sovrap­po­si­zio­ne. Ci sono com­po­nen­ti del­la comu­ni­tà LGBT+ inter­se­zio­na­li, maga­ri stra­nie­ri. All’interno del­lo spet­tro ases­sua­le è qual­co­sa di mol­to vario: ci sono ases­sua­li omo­ro­man­ti­ci che subi­sco­no le discri­mi­na­zio­ni del­la comu­ni­tà gay e lesbi­ca, maga­ri ases­sua­li tran­sgen­der che subi­sco­no tran­sfo­bia. Si lot­ta per i pro­ble­mi di tutti. 

Par­tia­mo con le defi­ni­zio­ni – cos’è l’asessualità? 

L’asessualità è un orien­ta­men­to ses­sua­le carat­te­riz­za­to dal­la man­can­za di attra­zio­ne ver­so tut­ti i gene­ri e ses­si. C’è chi dice non sia un orien­ta­men­to, ma sareb­be come dire che lo zero non sia un nume­ro: è un nume­ro con il suo signi­fi­ca­to e il suo valo­re. Inol­tre, si pos­so­no dare defi­ni­zio­ni degli altri orien­ta­men­ti dicen­do i gene­ri da cui non sono attrat­ti: gli omo­ses­sua­li non sono attrat­ti dal gene­re oppo­sto. Lo stes­so discor­so vale per gli ases­sua­li. Si par­la di spet­tro, in que­sto caso: così come per lo spet­tro ses­sua­le ci sono diver­si­tà di attra­zio­ne ses­sua­le, nel­lo spet­tro ases­sua­le val­go­no mede­si­me dif­fe­ren­ze. Ad esem­pio, lo spet­tro ases­sua­le coin­vol­ge i gray­ses­sua­li, che fan­no par­te di una “zona gri­gia”, spe­ri­men­tan­do attra­zio­ne ses­sua­le rara­men­te, o debol­men­te; esi­sto­no i demi­ses­sua­li, che pro­va­no attra­zio­ne ses­sua­le solo quan­do spe­ri­men­ta­no un for­te lega­me. Sono con­cet­ti che per alcu­ni sono dif­fi­ci­li da capi­re: chi ha sem­pre vis­su­to immer­so nell’attrazione ses­sua­le fati­ca a com­pren­de­re la pos­si­bi­li­tà di que­sta cosa. Allo stes­so modo, per gli ases­sua­li è dif­fi­ci­le capi­re in che modo si pro­vi attra­zio­ne sessuale. 

Gli ases­sua­li subi­sco­no discriminazioni?

Si regi­stra­no sot­to il nome di “afo­bia” tut­ti que­gli atteg­gia­men­ti di discri­mi­ne, inva­li­da­zio­ne e odio nei con­fron­ti del­la comu­ni­tà ases­sua­le. Sicu­ra­men­te, essen­do l’asessualità stes­sa poco cono­sciu­ta, è un feno­me­no poco mani­fe­sto. L’afobia può veri­fi­car­si anche all’interno di una cop­pia: spes­so in una rela­zio­ne si pre­ten­de il ses­so e, maga­ri, gli ases­sua­li sono meno spin­ti ad ini­zia­re; ciò può esse­re visto come un rifiu­to da chi non sa dell’asessualità.

Informarsi potrebbe aiutare a raggiungere compromessi, capire. 

È da spe­ci­fi­ca­re: non è det­to che un’asessuale non voglia ave­re rap­por­ti ses­sua­li. “Azio­ne” e “attra­zio­ne” sono due cose diver­se: ci sono uomi­ni omo­ses­sua­li con figli, non pro­va­no attra­zio­ne per la moglie, ma sono comun­que riu­sci­ti ad ave­re un figlio. Esi­sto­no mol­ti moti­vi per cui un ases­sua­le può deci­de­re di pra­ti­ca­re il ses­so con qual­cu­no: per­ché lo tro­va pia­ce­vo­le, per pro­crea­re, per far star bene il pro­prio part­ner. Esse­re ases­sua­le non signi­fi­ca non pro­va­re attra­zio­ne roman­ti­ca, solo un 30% cir­ca degli ases­sua­li dichia­ra­ti si defi­ni­sce anche aro­man­ti­ca. Si accet­ta il ses­so sen­za amo­re, per­ché è così dif­fi­ci­le com­pren­de­re l’amore sen­za ses­so? Inol­tre, attra­zio­ne ses­sua­le e roman­ti­ca non sono gli uni­ci moti­vi che pos­so­no lega­re due per­so­ne, trop­po spes­so ven­go­no tra­scu­ra­ti altri tipi di lega­mi, come quel­li amicali. 

Per gli aman­ti dei dati, Car­ro­di­buoi lan­cia ogni anno un son­dag­gio rivol­to alla comu­ni­tà ases­sua­le italiana.

Chie­dia­mo del­le rea­zio­ni ai coming out da par­te di diver­si com­po­nen­ti del­la sfe­ra di cono­scen­ze, ma anche del­le rea­zio­ni dei medi­ci. Ad esem­pio, il 25% dei Mil­len­nials ases­sua­li che han­no fat­to coming out con gli ami­ci, si sono sen­ti­ti inva­li­da­ti. Il 17% degli stes­si ha visto pro­fes­sio­ni­sti non a cono­scen­za dell’esistenza dell’orientamento ases­sua­le; come è suc­ces­so per omo­ses­sua­li e tran­sgen­der, que­sto può por­ta­re al con­fon­de­re l’orientamento per una pato­lo­gia.

Spes­so si pen­sa che l’attrazione ses­sua­le sia natu­ra­le e la sua assen­za rap­pre­sen­ti una sor­ta di erro­re a livel­lo bio­lo­gi­co o il frut­to di un trau­ma psi­co­lo­gi­co. E’ vero? 

Dice­va­no lo stes­so dell’omosessualità. Si sti­ma che l’1% del­la popo­la­zio­ne sia ases­sua­le; per que­sto, mol­ti dico­no sia un orien­ta­men­to gio­va­ne e nato su inter­net, ma non è così. In mol­te ricer­che di ses­suo­lo­gia svol­te tra gli anni ’50 e ’70, è emer­so un cam­pio­ne dell’1% che non pro­va­va attra­zio­ne ses­sua­le – ma era con­si­de­ra­to alla stre­gua di un erro­re sta­ti­sti­co. Poi, all’inizio degli anni ’70, in Ame­ri­ca, gli ases­sua­li si sono bat­tu­ti per le bat­ta­glie per la pari­tà dei dirit­ti accan­to agli omo­ses­sua­li. Inter­net è sta­ta sicu­ra­men­te una svol­ta: fino ad allo­ra era dif­fi­ci­le crea­re una comu­ni­tà, una rete, tra poche per­so­ne e lon­ta­ne. Nel 2001 è nata Aven come una comu­ni­tà onli­ne di per­so­ne ases­sua­li, crea­ta per fare rete e crea­re una cul­tu­ra asessuale. 

La comu­ni­tà ases­sua­le ita­lia­na è nata qui: l’attivismo si è dif­fu­so con la divi­sio­ne ases­sua­le di Arcy­gay Mila­no, poi con Rete let­te­ra A. Nel 2016 è nato Car­ro­di­buoi, con l’intento di esse­re un altro pun­to di rife­ri­men­to e di infor­ma­zio­ne sul tema dell’asessualità. La comu­ni­tà ases­sua­le è accet­ta­ta e rico­no­sciu­ta dal­le asso­cia­zio­ni LGBT+mar­cia­mo insie­me al Pri­de in cui diver­si grup­pi ases­sua­li sono coin­vol­ti, come quel­li di Arcy­gay Mila­no e di Tosca­na Pri­de. È un even­to che richie­de mesi di orga­niz­za­zio­ne e col­la­bo­ra­zio­ne, si trat­ta di un impe­gno impor­tan­te. Anche Ligu­ria Pri­de ha fat­to da poco even­ti ases­sua­li­tà per la gior­na­ta inter­na­zio­na­le dell’asessualità, cadu­ta il 6 apri­le. È una lot­ta col­let­ti­va per i dirit­ti di tutti. 

Per­ché, a vostro avvi­so, si par­la così poco di asessualità? 

Per par­la­re di ases­sua­li­tà biso­gna par­la­re di ses­sua­li­tà: qua­si non acca­de in Ita­lia. Non si par­la di edu­ca­zio­ne ses­sua­le, o edu­ca­zio­ne alle dif­fe­ren­ze. È neces­sa­rio par­ti­re dal­le scuo­le, come, tra l’altro, il ddl Zan pro­po­ne: biso­gna edu­ca­re alla ses­sua­li­tà, alle dif­fe­ren­ze, così che i gio­va­ni capi­sca­no di non esse­re sba­glia­ti, che esi­sto­no mol­te­pli­ci iden­ti­tà. 

A pro­po­si­to del­la leg­ge Zan, è dav­ve­ro inclusiva? 

C’è scon­ten­to in mol­te comu­ni­tà. La nomen­cla­tu­ra del­la leg­ge è mol­to arre­tra­ta, sem­bra una leg­ge vec­chia di vent’anni in sen­so ter­mi­no­lo­gi­co. Per fare un esem­pio, all’interno del­la leg­ge si par­la di “ses­so” e non di “gene­re”, si iden­ti­fi­ca­no solo due ses­si, can­cel­lan­do le per­so­ne inter­ses­sua­li; per que­sto, anche la comu­ni­tà tran­sgen­der non è mol­to feli­ce. Si è esclu­sa del tut­to l’asessualità, non se ne par­la affat­to: si deci­de per leg­ge che non è un orien­ta­men­to ses­sua­le. Para­dos­sal­men­te, può esse­re usa­ta con­tro di noi. Non signi­fi­ca che sia inu­ti­le: intro­du­ce la for­ma­zio­ne nel­le scuo­le, finan­zia le case rifu­gio, pre­ve­de ina­spri­men­to del­la pena per cri­mi­ni d’odio. Ma, già che sia­mo qui per far­la, è il caso di far­la bene, met­ten­do­si al pas­so con la real­tà – cosa che han­no fat­to diver­si Pae­si europei.Nessuno discu­te dell’utilità del­la leg­ge: ser­ve, è neces­sa­ria. Nel nostro Pae­se si sen­te una for­te cari­ca d’odio, d’intolleranza.

E’ importante far passare questo messaggio: non è vero che gli asessuali non vogliono la legge Zan. 

È impor­tan­te: da trop­pi anni si cer­ca di fare una leg­ge che tute­li la comu­ni­tà LGBT+. Ci sono Pae­si in cui una leg­ge simi­le è pas­sa­ta gra­zie a gover­ni di destra, anche negli anni 2000: si trat­ta di dirit­ti uma­ni, non è una leg­ge per pri­vi­le­gia­re qual­cu­no. E’ pre­oc­cu­pan­te che in un Pae­se si pen­si di usa­re vio­len­za su qual­cu­no per chi è, per chi ama: è una vio­len­za fat­ta per puni­re un com­por­ta­men­to che si ritie­ne sba­glia­to. In un cer­to sen­so, è la dimo­stra­zio­ne che si pen­sa alla comu­ni­tà LGBT+ in modo infe­rio­re: si giu­di­ca ter­ri­bi­le pic­chia­re un qua­lun­que inno­cen­te, ma sem­bra che la vio­len­za sia giu­sti­fi­ca­ta nel momen­to in cui l’aggredito fa par­te di una minoranza. 

Se cer­cas­si­mo di dia­lo­ga­re, di capi­re, non ci sareb­be tut­to que­sto odio. Discu­te­re nel­le scuo­le non è per indot­tri­na­re i gio­va­ni, ma per por­ta­re un dia­lo­go. Non si sta facen­do male a nes­su­noMaga­ri per fare una leg­ge del gene­re dovreb­be­ro esse­re inclu­se le per­so­ne che subi­sco­no le discri­mi­na­zio­ni; è come se gli uomi­ni faces­se­ro leg­gi per la tute­la del­le don­ne sen­za con­sul­tar­le, ma andas­se­ro su presupposizione.

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Giulia Ariti
Stu­den­tes­sa di Filo­so­fia che inse­gue il sogno del gior­na­li­smo. Sem­pre con gli occhi sul­la real­tà di oggi e la men­te ver­so il domani.

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