Ddl Zan, facciamo il punto

Ddl Zan, facciamo il punto

Questo articolo è il primo di un’indagine in due articoli riguardante il ddl Zan. Il secondo può essere consultato al seguente link.


Alla fine ave­va­no ragio­ne i pes­si­mi­sti: la cadu­ta del Con­te II e il con­se­guen­te cam­bia­men­to degli equi­li­bri al gover­no ha signi­fi­ca­to una pesan­te bat­tu­ta d’arresto per il ddl Zan, bloc­ca­to più vol­te al Sena­to dal Pre­si­den­te del­la com­mis­sio­ne giu­sti­zia Andrea Ostel­la­ri (Lega), secon­do cui una leg­ge che con­dan­na l’omolesbobistransfobia, la miso­gi­nia e l’abilismo non è una prio­ri­tà per il Paese.

Ma che cosa inten­dia­mo con pre­ci­sio­ne quan­do par­lia­mo di “ddl Zan”? È vero che que­sta leg­ge è super­flua o, peg­gio, liber­ti­ci­da? E anco­ra, ci sono del­le “dimen­ti­can­ze” che rischia­no di osta­co­la­re il rag­giun­gi­men­to degli obiet­ti­vi che la leg­ge si pro­po­ne di realizzare? 

Il disegno di legge Zan, dal nome del suo relatore e deputato del PD Alessandro Zan, approda alla Camera nell’estate del 2020 dopo quasi 25 anni da una proposta simile, presentata dall’allora deputato di Rifondazione Comunista Nichi Vendola. 

Il testo è frut­to del con­fron­to e del­la sin­te­si tra cin­que diver­se pro­po­ste di leg­ge, il suo obiet­ti­vo prin­ci­pa­le è amplia­re l’insieme di quel­le che il nostro ordi­na­men­to, attra­ver­so la leg­ge Man­ci­no, già con­si­de­ra come poten­zia­li vit­ti­me di rea­ti d’odio. Si trat­te­reb­be “sem­pli­ce­men­te” di equi­pa­ra­re le mani­fe­sta­zio­ni di odio fon­da­te sull’omo-lesbo-bi-transfobia, sul­la miso­gi­nia e sull’abilismo (ossia sul­la discri­mi­na­zio­ne del­le per­so­ne disa­bi­li) a quel­le, già rico­no­sciu­te e puni­te dal nostro ordi­na­men­to, fon­da­te su moti­vi raz­zia­li, etni­ci, nazio­na­li, reli­gio­si o rivol­te con­tro gli appar­te­nen­ti alle mino­ran­ze linguistiche. 

Inol­tre la leg­ge, modi­fi­can­do l’articolo 604 ter del codi­ce pena­le, pre­ve­de un ina­spri­men­to del­le pene qua­lo­ra un rea­to ven­ga com­mes­so con fina­li­tà discri­mi­na­to­rie. Ha fat­to mol­to discu­te­re anche l’articolo 6, quel­lo che pre­ve­de l’istituzione di una gior­na­ta nazio­na­le con­tro l’omofobia, la lesbo­fo­bia, la bifo­bia e la transfobia. 

Lo sco­po del­la gior­na­ta, che cadreb­be il 17 mag­gio (ossia il gior­no in cui, nel 1990, l’Oms can­cel­lò l’omosessualità dall’elenco del­le malat­tie men­ta­li), è quel­lo di pro­muo­ve­re l’organizzazione di incon­tri e ini­zia­ti­ve che per­met­ta­no di col­ti­va­re «la cul­tu­ra del rispet­to e dell’inclusione non­ché di con­tra­sta­re i pre­giu­di­zi, le discri­mi­na­zio­ni e le vio­len­ze moti­va­ti dall’orientamento ses­sua­le e dall’identità di gene­re, in attua­zio­ne dei prin­ci­pi di egua­glian­za e di pari digni­tà so­ciale san­ci­ti dal­la Costi­tu­zio­ne» (come da sol­le­ci­ta­zio­ne del Pre­si­den­te del­la Repub­bli­ca Mattarella). 

Infi­ne, il ddl Zan met­te in cam­po alcu­ne azio­ni posi­ti­ve in favo­re del­le vit­ti­me di rea­ti d’odio, incre­men­tan­do di 4 milio­ni il Fon­do pari oppor­tu­ni­tà del­la Pre­si­den­za del Con­si­glio e pre­ve­den­do «l’istituzione di cen­tri con­tro le discri­mi­na­zio­ni moti­va­te dall’orientamento ses­sua­le o dall’identità di genere».

L’iter legislativo del disegno di legge, tuttavia, è stato sin da subito ricco di vicissitudini. 

Le for­ze poli­ti­che di destra e cen­tro­de­stra pre­sen­ta­no più di mil­le emen­da­men­ti con un chia­ro inten­to ostru­zio­ni­sti­co, poi orga­niz­za­no mani­fe­sta­zio­ni in piaz­za con­tro una leg­ge che defi­ni­sco­no liber­ti­ci­da e ideo­lo­gi­ca. Nono­stan­te que­sta dura oppo­si­zio­ne, che si è spin­ta fino alla richie­sta del­la pre­giu­di­zia­le di costi­tu­zio­na­li­tà (poi respin­ta dal­la Came­ra), alla fine il ddl Zan è sta­to appro­va­to a scru­ti­nio segre­to (265 sì, 193 no, 1 aste­nu­to) gra­zie ai voti favo­re­vo­li dell’asse Pd-M5s-Iv-Leu. Nel­la segre­tez­za del voto, inol­tre, anche alcu­ni depu­ta­ti di For­za Ita­lia han­no vota­to sì, espri­men­do­si in dis­sen­so rispet­to alla linea del par­ti­to e vani­fi­can­do (o meglio, ren­den­do con­tro­pro­du­cen­te) la stra­te­gia di Lega e FdI, che spe­ra­va­no nei fran­chi tiratori.

Il nostro siste­ma di bica­me­ra­li­smo per­fet­to, tut­ta­via, pre­ve­de che la leg­ge, tale e qua­le, deb­ba esse­re appro­va­ta anche al Sena­to: pre­sen­ta­re un solo emen­da­men­to signi­fi­che­reb­be dover rin­via­re il ddl alla Came­ra per­ché i depu­ta­ti ana­liz­zi­no le modi­fi­che e si espri­ma­no in meri­to. Il rischio è che, a quel pun­to, la fine del­la legi­sla­tu­ra vani­fi­chi gli sfor­zi fat­ti fino­ra, costrin­gen­do il Par­la­men­to a rico­min­cia­re tut­to da capo. Ed è qui che tor­nia­mo al pun­to di par­ten­za, ossia al 7 apri­le 2021, data in cui Ostel­la­ri ha per la secon­da vol­ta riman­da­to la calen­da­riz­za­zio­ne del­la leg­ge, di fat­to osta­co­lan­do l’avvio del dibat­ti­to in commissione. 

Il moti­vo è sem­pli­ce: secon­do Ostel­la­ri è neces­sa­rio accor­pa­re alla leg­ge altri quat­tro ddl che pre­sen­ta­no del­le affi­ni­tà nei temi, come pre­vi­sto dal rego­la­men­to del Sena­to. Il fat­to che i rego­la­men­ti par­la­men­ta­ri vada­no rispet­ta­ti è fuo­ri discus­sio­ne, tut­ta­via il dub­bio che que­sto pro­ble­ma potes­se esse­re sol­le­va­to pri­ma, evi­tan­do di con­ti­nua­re a dila­ta­re i tem­pi, sor­ge spontaneo.

Entrando nel merito del dibattito, vediamo quali sono le principali obiezioni al ddl Zan.

La pri­ma che meri­ta di esse­re con­si­de­ra­ta è quel­la secon­do cui il ddl Zan limi­te­reb­be la liber­tà di espres­sio­ne. Al di là di colo­ro che in mala fede par­la­no di “bava­glio” (la leg­ge non proi­bi­sce di espri­me­re le pro­prie opi­nio­ni in modo paci­fi­co, come spe­ci­fi­ca­to nell’articolo 4 del testo), il tema del con­fi­ne tra inci­ta­men­to all’odio e liber­tà di opi­nio­ne non è sem­pre così facil­men­te individuabile.

Un sem­pli­ce esem­pio cita­to da Miche­la Mur­gia in una diret­ta Insta­gram con lo stes­so Zan può per­met­ter­ci di capi­re meglio que­sta dific­col­tà: un docen­te che, davan­ti alla sua clas­se, dices­se “i gay sono una cate­go­ria infe­rio­re” potreb­be esse­re con­si­de­rat* respon­sa­bi­le di un’eventuale aggres­sio­ne nei con­fron­ti di un omo­ses­sua­le? In altre paro­le, quell’affermazione rien­tra nel­la cate­go­ria “rea­to di inci­ta­men­to all’odio”? Al di là del­la gra­vi­tà di un’affermazione del gene­re, è vero che in que­sto caso chi deve sta­bi­li­re se il nes­so esi­ste o meno è sol­tan­to il giu­di­ce, fer­mo restan­do che i pre­ce­den­ti giu­ri­spru­den­zia­li ci sono per­ché una leg­ge simi­le (la leg­ge Man­ci­no) è in vigo­re dal 1993.

Un altro tema mol­to discus­so è quel­lo del­la pre­sun­ta “discri­mi­na­zio­ne al con­tra­rio”, ben rias­sun­ta dal lea­der del­la Lega con l’affer­ma­zio­ne secon­do cui: «non c’è il pestag­gio più gra­ve rispet­to a un altro, a que­sto pun­to pre­sen­tia­mo un bel dise­gno di leg­ge con­tro l’e­te­ro­fo­bia, per­ché non c’è dif­fe­ren­za se ven­go pre­so a schiaf­fi io o un altro». 

Quel­lo che Mat­teo Sal­vi­ni tra­scu­ra è che gli ete­ro­ses­sua­li non ven­go­no discri­mi­na­ti in quan­to tali poi­ché non sono sog­get­ti social­men­te stig­ma­tiz­za­ti, dun­que sem­pli­ce­men­te l’eterofobia non esi­ste: pen­sa­re il con­tra­rio signi­fi­ca non esse­re in gra­do di per­ce­pi­re il pri­vi­le­gio di cui si gode, recla­man­do lo stes­so livel­lo di pro­te­zio­ne che deve esse­re rico­no­sciu­to a chi vera­men­te rischia di esse­re ogget­to di odio e discri­mi­na­zio­ne. I dati for­ni­ti dall’Euro­ba­ro­me­tro sul­la discri­mi­na­zio­ne 2019, infat­ti, dimo­stra­no che la per­cen­tua­le di ita­lia­ni secon­do cui le per­so­ne LGBTQIA+ dovreb­be­ro ave­re gli stes­si dirit­ti di tut­ti gli altri si col­lo­ca al di sot­to del­la media euro­pea, per la pre­ci­sio­ne il 68% rispet­to al 76%.

Anche la comu­ni­tà LGBTQIA+, inol­tre, ha sol­le­va­to del­le sue obie­zio­ni in quan­to il ddl Zan, così come ora redat­to, non tute­la tut­ti i suoi mem­bri dal momen­to che pone l’ac­cen­to su omo­ses­sua­li, lesbi­che, bises­sua­li e tran­ses­sua­li, dimen­ti­can­do tut­ta­via altre cate­go­rie come ad esem­pio quel­la gli asessuali.

In conclusione, di certo non possiamo dire che la legge sia perfetta o che non si potesse fare di meglio.

Tut­ta­via, dob­bia­mo anche con­sta­ta­re che, per l’ennesima vol­ta, il dibat­ti­to non è sta­to all’altezza dei deli­ca­ti temi sol­le­va­ti dal ddl. Le paro­le ver­go­gno­se di alcu­ni espo­nen­ti poli­ti­ci han­no spes­so sovra­sta­to le richie­ste di chi riven­di­ca i pro­pri dirit­ti in modo paci­fi­co, soste­nu­to da un’ondata di soli­da­rie­tà espres­sa sui social da mol­ti arti­sti e influencer.

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Erica Ravarelli
Stu­dio scien­ze poli­ti­che a Mila­no ma ven­go da Anco­na. Mi pia­ce scri­ve­re e bere tisa­ne, non mi piac­cio­no le sem­pli­fi­ca­zio­ni e i pre­giu­di­zi. Ascol­to tut­ti i pare­ri ma poi fac­cio di testa mia.

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