Del: 24 Aprile 2021 Di: Chiara Di Brigida Commenti: 0

La Spagna è recentemente diventata uno dei primi paesi al mondo a legalizzare l’eutanasia: lo scorso giovedì 18 Marzo, infatti, è stata approvata definitivamente al Senato la proposta di legge avanzata dal Partito Socialista (PSOE), il partito del primo ministro Pedro Sánchez. 

Oltre che in Spagna, attualmente l’eutanasia è legale in pochi altri paesi. Questi sono: Belgio, Paesi Bassi, Lussemburgo e Canada. In Colombia una sentenza della Corte Costituzionale ha stabilito che la pratica è legale, tuttavia non è ancora disciplinata dall’ordinamento, mentre in Nuova Zelanda è stata approvata una legge che dovrebbe entrare in vigore il prossimo novembre. L’eutanasia è inoltre consentita in alcune parti degli Stati Uniti e dell’Australia.

La recente approvazione della legge spagnola ha stimolato un acceso dibattito pubblico in Europa e in Italia.

Per questo motivo è interessante analizzare tale normativa e raffrontarla con quella attualmente in vigore nel nostro Paese, nell’ottica di un confronto proficuo che possa evidenziare anche i possibili scenari futuri. 

Anzitutto, la legge spagnola, che entrerà ufficialmente in vigore entro il mese di Giugno, regola la cosiddetta “eutanasia attiva”, l’azione con la quale il personale sanitario pone fine alla vita di un paziente in maniera intenzionale e dietro la richiesta avanzata da quest’ultimo a causa di una sofferenza grave, cronica e invalidante o di una malattia grave e incurabile che determini un dolore insopportabile. Il testo di legge considera eutanasia sia la somministrazione diretta sia la prescrizione di una sostanza al paziente in modo tale che questi possa auto-somministrarsela per causare la propria morte (in quest’ultimo caso si tratta di suicidio medicalmente assistito).

Il procedimento per accedere all’eutanasia viene definito dai fautori della legge come estremamente garantista: infatti, oltre all’onere del medico competente di informare il paziente su tutte le possibilità terapeutiche, è necessario che il paziente confermi in quattro momenti la propria volontà e alleghi i referti medici che dimostrano la sua condizione. La richiesta dovrà essere poi valutata e accolta da una commissione esaminatrice, e infine il paziente dovrà dare un’ultima volta il suo consenso.

Peraltro, tale commissione esaminatrice rappresenta la maggiore differenza tra la legge spagnola e le leggi che regolano l’eutanasia negli altri paesi europei: queste ultime infatti basano la decisione sulla sola discrezionalità del medico del paziente e di due colleghi.

In Italia, invece, attualmente l’eutanasia attiva non è legale. 

È però in vigore la legge 219/2017 intitolata “Norme in materia di consenso informato e disposizioni anticipate di trattamento” che ha legittimato la volontà del paziente di rifiutare trattamenti sanitari, anche se questi sono necessari alla propria sopravvivenza. 

In particolare, la legge affronta la tematica del “consenso informato” del paziente, ossia della sua consapevole adesione al trattamento sanitario proposto dal medico, sancendo altresì il diritto di ogni persona ad essere informata in modo completo circa le proprie condizioni di salute e i trattamenti sanitari proposti. 

Viene poi stabilito il divieto per il medico di ostinazione irragionevole nelle cure nella fase finale della vita del paziente e l’obbligo di adoperarsi per alleviarne le sofferenze, anche in caso di rifiuto del consenso al trattamento sanitario. 

Infine, la normativa disciplina le DAT, ossia le disposizioni anticipate di trattamento dette anche “testamento biologico”:  in previsione di un’eventuale futura incapacità di autodeterminarsi, e dopo avere acquisito adeguate informazioni mediche sulle conseguenze delle proprie scelte, vi è la possibilità per ogni persona di esprimere le proprie volontà in materia di trattamenti sanitari, nonché il consenso o il rifiuto di accertamenti diagnostici, scelte terapeutiche, singoli trattamenti sanitari.

Tale legge tuttavia, come si diceva, non disciplina le ipotesi di eutanasia attiva: a tal proposito, già nel 2013 l’associazione Luca Coscioni aveva depositato alla Camera dei Deputati una proposta di legge di iniziativa popolare per la legalizzazione dell’eutanasia, questa però attende ancora di essere discussa.

La stessa associazione ha promosso un quesito referendario per chiedere ai cittadini di approvare la depenalizzazione dell’eutanasia che è stato depositato lo scorso 20 Aprile dal partito +Europa, insieme ad altre organizzazioni politiche, in Corte di Cassazione. Dal mese di Luglio ci sarà la raccolta firme: per portare avanti l’iniziativa sarà necessario raccoglierne almeno 500 000 entro il 30 Settembre.

Non resta che attendere i futuri sviluppi.  

Chiara Di Brigida
Studentessa di Giurisprudenza con la parlantina sciolta e la polemica facile. Attualmente sposata con la caffeina, adora i fiori, i libri di filosofia e gli U2. Periodicamente (di solito in sessione) sogna di mollare tutto e aprire un chiringuito a Cuba. In realtà vorrebbe fare la giornalista, quindi tiene duro e ritorna sui libri.

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