Francia, una legge contro il separatismo religioso

A par­ti­re dal 30 mar­zo e fino alla scor­sa set­ti­ma­na, il dise­gno di leg­ge “a soste­gno dei prin­ci­pi del­la Repub­bli­ca” (Pro­ject de loi con­for­tant le respect des prin­ci­pes de la Répu­bli­que) è sta­to sot­to­po­sto al vaglio del Sena­to fran­ce­se, por­tan­do nuo­va­men­te alla ribal­ta un tema estre­ma­men­te deli­ca­to. Il testo, infat­ti, appro­va­to il 9 dicem­bre scor­so dal Con­si­glio dei mini­stri, con­tie­ne misu­re vol­te a con­tra­sta­re il cosid­det­to sepa­ra­ti­smo, ter­mi­ne uti­liz­za­to dal­lo stes­so pre­si­den­te Emma­nuel Macron per evi­den­zia­re come alcu­ni sog­get­ti vici­ni all’Islam radi­ca­le ten­da­no a vive­re in una sor­ta di socie­tà paral­le­la, crean­do comu­ni­tà indi­pen­den­ti dal­lo Sta­to cui appar­ten­go­no e pro­fes­san­do valo­ri con­tra­ri a quel­li repubblicani. 

L’esistenza di un problema di questo genere era stata ribadita dal presidente della Repubblica francese sin dal febbraio 2020, in un discorso tenutosi a Mulhouse. 

In quel­l’oc­ca­sio­ne, con­sa­pe­vo­le di come un’unica strut­tu­ra pos­sa dif­fi­cil­men­te rap­pre­sen­ta­re e orga­niz­za­re una comu­ni­tà che con­ta ormai cir­ca 6 milio­ni di per­so­ne, e che risul­ta peral­tro divi­sa dal­le diver­se sen­si­bi­li­tà e nazio­na­li­tà di ori­gi­ne, Macron ave­va mostra­to di voler rinun­cia­re ad una gestio­ne sta­ta­le, “dall’alto”, dell’islam di Fran­cia. Egli si è in que­sto modo disco­sta­to dai ten­ta­ti­vi mes­si in atto dai suoi pre­de­ces­so­ri, i qua­li ave­va­no segui­to fon­da­men­tal­men­te due diver­se diret­tri­ci: nel caso del­la destra, quel­la di una “gestio­ne con­so­la­re” del pro­ble­ma, tra­mi­te la ricer­ca di un dia­lo­go con un part­ner pri­vi­le­gia­to (nel­lo spe­ci­fi­co, la Moschea di Pari­gi), men­tre la sini­stra ave­va pre­fe­ri­to una gestio­ne col­le­gia­le, attra­ver­so l’istituzione, ad esem­pio, di un Con­si­glio fran­ce­se del cul­to musul­ma­no (CFCM) nel 2003, il cui ope­ra­to si era però rive­la­to inef­fi­ca­ce a cau­sa del­le ecces­si­ve divi­sio­ni interne. 

Pri­vi­le­gian­do un meto­do prag­ma­ti­co, Macron inten­de innan­zi­tut­to con­trol­la­re mag­gior­men­te le influen­ze stra­nie­re sul cul­to musul­ma­no in Fran­cia, le qua­li si eser­ci­ta­no pre­va­len­te­men­te tra­mi­te finan­zia­men­ti pro­ve­nien­ti dai pae­si ara­bi e tra­mi­te l’invio di imam che pre­di­chi­no nel­le moschee duran­te il mese del Rama­dan. Il pro­get­to di leg­ge a soste­gno dei prin­ci­pi repub­bli­ca­ni dispo­ne allo­ra che le dona­zio­ni este­re ai luo­ghi di cul­to supe­rio­ri a 10.000 euro sia­no sog­get­te ad un siste­ma dichia­ra­ti­vo del­le risor­se (art. 35); che si pos­sa esse­re sot­to­po­sti al divie­to di appa­ri­re nei luo­ghi di cul­to in caso di con­dan­na per pro­vo­ca­zio­ne ad atti di ter­ro­ri­smo o per isti­ga­zio­ne all’o­dio o alla vio­len­za (art. 42); che chiun­que sia sta­to con­dan­na­to per atti di ter­ro­ri­smo non pos­sa gui­da­re un’associazione reli­gio­sa per un perio­do di 10 anni (art. 43). Una gran­de impor­tan­za vie­ne attri­bui­ta anche all’istruzione: per evi­ta­re che i gio­va­ni pos­sa­no esse­re istrui­ti dal­le fami­glie per ragio­ni poli­ti­che o reli­gio­se, si intro­du­ce una limi­ta­zio­ne del­la sco­la­riz­za­zio­ne a domi­ci­lio, con­sen­ten­do dero­ghe solo per ragio­ni par­ti­co­lar­men­te gra­vi, rispet­to alle qua­li dovrà pro­nun­ciar­si lo stes­so Mini­ste­ro dell’Istruzione (art. 21). 

Tra­mi­te l’adozione di que­sto pro­get­to di leg­ge, mol­ti riten­go­no che Macron stia cer­can­do di appro­priar­si di temi cari all’estrema destra in vista del­le ele­zio­ni pre­si­den­zia­li del 2022, dove Mari­ne Le Pen pro­met­te di dar­gli del filo da tor­ce­re. Dell’efficacia del testo, nel qua­le avreb­be affer­ma­to che “man­ca tut­to”, non dubi­ta sol­tan­to la lea­der del Ras­sem­ble­ment Natio­nal, ma anche Bru­no Retail­leau, lea­der di LR. Pro­prio dai sena­to­ri di que­sto grup­po sono sta­ti pro­po­sti, nel­la not­te tra mar­te­dì 30 e mer­co­le­dì 31 mar­zo, alcu­ni emen­da­men­ti che han­no fat­to mol­to discu­te­re, e che sono sta­ti poi appro­va­ti dal­la mag­gio­ran­za sena­to­ria­le di cen­tro-destra

All’art. 1, infat­ti, è sta­to aggiun­to il divie­to per colo­ro che accom­pa­gna­no gli stu­den­ti nel­le gite sco­la­sti­che di esi­bi­re sim­bo­li reli­gio­si, fat­to che è sta­to con­si­de­ra­to dal sena­to­re di LR Maxi­me Bris­son come una logi­ca esten­sio­ne del­la leg­ge del 2004, la qua­le vie­ta di por­ta­re segni che mani­fe­sti­no in modo osten­ta­to l’appartenenza ad una reli­gio­ne all’interno del­le scuo­le pub­bli­che. Inol­tre, è sta­to vota­to un emen­da­men­to di Michel Savin vol­to a con­sen­ti­re ai rego­la­men­ti inter­ni del­le pisci­ne di vie­ta­re l’uso del bur­ki­ni (il costu­me da bagno fem­mi­ni­le uti­liz­za­to soprat­tut­to dal­le don­ne di reli­gio­ne isla­mi­ca). Entram­be que­ste pre­vi­sio­ni sono sta­te moti­va­te dal­la neces­si­tà di rispet­ta­re i prin­ci­pi di neu­tra­li­tà dei ser­vi­zi pub­bli­ci e di lai­ci­tà, posi­zio­ne però cri­ti­ca­ta dal mini­stro dell’Interno Gérald Dar­ma­nin, il qua­le ha mes­so in evi­den­za il rischio di inco­sti­tu­zio­na­li­tà di tali misu­re: né i geni­to­ri che accom­pa­gna­no i pro­pri figli nel­le gite sco­la­sti­che né gli uten­ti del­le pisci­ne pub­bli­che sono infat­ti sog­get­ti al prin­ci­pio di neu­tra­li­tà, appli­ca­bi­le solo ai dipen­den­ti del ser­vi­zio pubblico. 

Infi­ne, i sena­to­ri del grup­po RDSE han­no pro­po­sto un emen­da­men­to, anch’esso soste­nu­to da Retail­leau, vol­to a vie­ta­re l’utilizzo del velo isla­mi­co da par­te del­le ragaz­ze mino­ren­ni all’interno degli spa­zi pub­bli­ci. Il testo non nomi­na espli­ci­ta­men­te que­sto capo d’abbigliamento, ma vie­ta alle ragaz­ze al di sot­to dei 18 anni di “indos­sa­re indu­men­ti che indi­che­reb­be­ro l’inferiorizzazione del­la don­na rispet­to all’uomo”: divie­to che era già sta­to dife­so in Assem­blea Nazio­na­le da Auro­re Ber­gé (LREM), al qua­le si era­no però oppo­sti con for­za gover­no e maggioranza. 

Chia­ra­men­te, dato che il pro­get­to di leg­ge deve esse­re appro­va­to da entram­be le Came­re in un testo iden­ti­co, con tut­ta pro­ba­bi­li­tà i tre emen­da­men­ti appro­va­ti dal Sena­to non riu­sci­ran­no a pas­sa­re in Assem­blea Nazio­na­le, domi­na­ta da LREM. Tut­ta­via, que­sti tre voti han­no per­mes­so alla mag­gio­ran­za sena­to­ria­le di sot­to­li­nea­re le con­trad­di­zio­ni che essa intra­ve­de in un ese­cu­ti­vo che «pre­ten­de di agi­re» attra­ver­so un testo «che non cam­bie­rà asso­lu­ta­men­te nul­la». «Ogni vol­ta che abbia­mo pro­po­sto di ina­spri­re que­sto testo, soprat­tut­to nei con­fron­ti del velo e dei segni osten­ta­ti, il gover­no si è tira­to indie­tro», ha denun­cia­to Retail­leau, secon­do il qua­le il velo isla­mi­co non solo è una «riven­di­ca­zio­ne ses­si­sta» e un «segno del­la sot­to­mis­sio­ne del­le don­ne, ma anche e soprat­tut­to «la ban­die­ra del separatismo». 

Alla luce di queste dichiarazioni, verrebbe da domandarsi se sia stata presa in considerazione la possibilità che una ragazza adolescente indossi liberamente e consapevolmente il velo islamico. 

Inol­tre, ci si dovreb­be chie­de­re se una simi­le dispo­si­zio­ne pos­sa real­men­te aiu­ta­re colo­ro che quo­ti­dia­na­men­te ven­go­no pri­va­te del­la pro­pria liber­tà da par­te di fami­lia­ri uomi­ni, anche attra­ver­so l’imposizione di un deter­mi­na­to vestia­rio: vie­ta­re l’uso del velo potreb­be al con­tra­rio peg­gio­ra­re la loro con­di­zio­ne, costrin­gen­do­le ancor più nel­le pro­prie case ed iso­lan­do­le ulte­rior­men­te dal­la comu­ni­tà nel­la qua­le vivono. 

For­se, per garan­ti­re che i dirit­ti del­le don­ne non ven­ga­no cal­pe­sta­ti, sareb­be più effi­cien­te agi­re diver­sa­men­te, comin­cian­do con il non pena­liz­za­re colo­ro che, velan­do­si il capo, inten­do­no espri­me­re la pro­pria iden­ti­tà e pra­ti­ca­re una reli­gio­ne nel­la qua­le cre­do­no. For­se, biso­gne­reb­be sem­pli­ce­men­te ren­der­si con­to che il cor­po del­la don­na non è un cam­po sul qua­le, con il pre­te­sto di “sal­var­la” e “pro­teg­ger­la”, pos­sa­no esse­re com­bat­tu­te bat­ta­glie poli­ti­che di ogni sorta. 

Con­di­vi­di:
Angela Perego
Matri­co­la pres­so la facol­tà di Giu­ri­spru­den­za, “da gran­de” non voglio fare l’avvocato. Nel tem­po libe­ro amo leg­ge­re e pro­va­re a fis­sa­re i miei pen­sie­ri sul­la carta.

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