Gli amici e i nemici di Enrico Letta

Enrico Letta partecipa al convegno "Enrico Berlinguer: a trent'anni dalla scomparsa" a Montecitorio, Roma, 12 giugno 2014. ANSA/MASSIMO PERCOSSI

Osser­van­do anche solo empi­ri­ca­men­te la sce­na poli­ti­ca è faci­le nota­re come l’avvento di Mario Dra­ghi alla gui­da del gover­no abbia pro­dot­to in bre­ve tem­po alcu­ni bru­schi cam­bia­men­ti. Non solo Mat­teo Sal­vi­ni ha rivi­sto le sue posi­zio­ni sull’Europa – pur con­ti­nuan­do a col­ti­va­re le sue ami­ci­zie con le destre polac­ca e unghe­re­se. Non solo Giu­sep­pe Con­te è in pro­cin­to di diven­ta­re il lea­der dei Cin­que Stel­le e di tra­sfor­mar­li in allea­ti sta­bi­li del par­ti­to demo­cra­ti­co all’interno del cen­tro-sini­stra. Soprat­tut­to, Nico­la Zin­ga­ret­ti ha lascia­to la segre­te­ria del Pd che ave­va con­qui­sta­to con le pri­ma­rie nel mar­zo 2019. Al suo posto la diri­gen­za del par­ti­to ha scel­to l’ex pre­mier (2013–2014), ex vice-segre­ta­rio del Pd (2009–2013), ex sot­to­se­gre­ta­rio alla Pre­si­den­za del Con­si­glio (2006–2008), ex mini­stro dell’Industria (1999–2001), ex mini­stro del Com­mer­cio con l’estero (2000–2001) ed ex mini­stro del­le Poli­ti­che comu­ni­ta­rie (1998–1999) Enri­co Let­ta.

Nono­stan­te il lun­go cur­ri­cu­lum isti­tu­zio­na­le Enri­co Let­ta por­ta in ere­di­tà soprat­tut­to la bru­cian­te vicen­da del feb­bra­io 2014, quan­do Mat­teo Ren­zi riu­scì a spo­de­star­lo dal­la gui­da del gover­no gra­zie a un voto del­la dire­zio­ne nazio­na­le del Pd, com­po­sta già allo­ra in gran par­te dai diri­gen­ti che oggi han­no scel­to Let­ta come nuo­vo segre­ta­rio. Tut­ti ricor­da­no il bron­cio con il qua­le Let­ta con­se­gnò la cam­pa­nel­la a Ren­zi nel cor­so del­la tra­di­zio­na­le ceri­mo­nia a palaz­zo Chi­gi. Dopo quel gesto incon­sue­to, Let­ta si dimi­se anche dal­la Came­ra, andò a Pari­gi e si dedi­cò a un’intensa atti­vi­tà acca­de­mi­ca come inse­gnan­te all’Istituto di stu­di poli­ti­ci (Scien­ces Po) di Parigi.

Let­ta, anche per que­sti moti­vi, è al cen­tro di una vasta rete di ami­ci­zie e ini­mi­ci­zie poli­ti­che, matu­ra­te nel tem­po o con­so­li­da­te nel­le ulti­me set­ti­ma­ne, che sarà deci­si­va nel­la sua espe­rien­za alla gui­da del Pd.

La sua elezione alla guida del Pd ha messo in fibrillazione il partito, gli alleati e l’equilibrio del governo.

Let­ta infat­ti ha impo­sta­to la sua azio­ne, fin dall’inizio, con spi­ri­to radi­cal­men­te diver­so rispet­to a quel­la del suo pre­de­ces­so­re Zin­ga­ret­ti. Nel­le pri­mis­si­me set­ti­ma­ne ha avan­za­to sva­ria­te pro­po­ste alta­men­te divi­si­ve: il dirit­to di voto ai sedi­cen­ni, l’approvazione del­la leg­ge Zan sul con­tra­sto all’omofobia, l’introduzione del­lo ius soli, l’approvazione di una leg­ge elet­to­ra­le mag­gio­ri­ta­ria. Tut­te que­ste pro­po­ste han­no sol­le­va­to un nugo­lo di pole­mi­che, soprat­tut­to tra i par­ti­ti di cen­tro-destra che sosten­go­no il gover­no Dra­ghi con il Pd. L’intento di Let­ta appa­re chia­ro: usci­re dal ruo­lo di subal­ter­ni­tà a Sal­vi­ni e agi­re all’attacco, anche in modo desta­bi­liz­zan­te e divi­si­vo. Del resto, l’ingresso di Sal­vi­ni nel gover­no ha mol­ti­pli­ca­to i pro­ble­mi inter­ni alla Lega – come la con­trap­po­si­zio­ne tra il mini­stro del­lo Svi­lup­po eco­no­mi­co Gior­get­ti e lo stes­so Sal­vi­ni – e all’interno del­la coa­li­zio­ne di cen­tro-destra – come la lite tra Melo­ni e Sal­vi­ni per la pre­si­den­za del Copa­sir, il Comi­ta­to par­la­men­ta­re depu­ta­to al con­trol­lo sui ser­vi­zi segre­ti. Inse­rir­si in que­ste cre­pe potreb­be esse­re la stra­da che Let­ta inten­de bat­te­re nel­le pros­si­me set­ti­ma­ne: le pro­po­ste più tra­di­zio­nal­men­te di sini­stra, par­ti­co­lar­men­te divi­si­ve, potreb­be­ro rav­vi­va­re lo spi­ri­to degli elet­to­ri e dei mili­tan­ti del Pd.

Non è un caso che Let­ta abbia deci­so di incon­tra­re Gior­gia Melo­ni pri­ma di Mat­teo Sal­vi­ni, qua­si a voler­la rico­no­sce­re come prin­ci­pa­le inter­lo­cu­tri­ce all’interno del cen­tro-destra. Secon­do alcu­ni osser­va­to­ri Let­ta avreb­be garan­ti­to a Melo­ni l’appoggio del Pd pro­prio sul­la vicen­da del Copa­sir.

L’altro gran­de tema al cen­tro dell’azione di Let­ta è l’alleanza con i Cin­que Stel­le. Let­ta par­la infat­ti aper­ta­men­te del­la costru­zio­ne di una nuo­va allean­za di cen­tro-sini­stra – un “nuo­vo Uli­vo”, con rife­ri­men­to alla cola­zio­ne pro­gres­si­sta gui­da­ta da Pro­di che vin­se le ele­zio­ni nel 1996 – con al cen­tro l’asse tra Pd e Movi­men­to Cin­que Stel­le. L’ascesa di Con­te come lea­der dei Cin­que Stel­le dovreb­be pro­pi­zia­re que­sta con­ver­gen­za, favo­ren­do lo sci­vo­la­men­to ver­so sini­stra dei Cin­que Stel­le. A fine mar­zo l’incontro tra i due ex pre­mier si è con­clu­so con Let­ta che par­la­va di «nuo­va affa­sci­nan­te avven­tu­ra». Let­ta ha par­la­to anche del­la neces­si­tà di una leg­ge elet­to­ra­le mag­gio­ri­ta­ria che supe­ri l’attuale – il cosid­det­to Rosa­tel­lum, oggi in vigo­re, ha una strut­tu­ra mista tra pro­por­zio­na­le e mag­gio­ri­ta­rio – in modo da poter pro­por­re, alle pros­si­me ele­zio­ni poli­ti­che del mar­zo 2023, l’alternativa tra due coa­li­zio­ni con­trap­po­ste di cen­tro-destra e cen­tro-sini­stra. Que­sto sche­ma rical­che­reb­be in real­tà la stra­te­gia che il Pd di Zin­ga­ret­ti e i Cin­que Stel­le ave­va­no già adot­ta­to con la nasci­ta dell’ultimo gover­no Conte.

La coalizione di centro-sinistra per Letta dovrebbe essere quanto più larga possibile.

Per que­sto negli scor­si gior­ni ha incon­tra­to anche i lea­der degli altri par­ti­ti del cen­tro-sini­stra, come i Ver­di, Sini­stra Ita­lia e Azio­ne, il par­ti­to di Car­lo Calen­da. Ha incon­tra­to anche il vec­chio riva­le Mat­teo Ren­zi, in un incon­tro mol­to bre­ve che alcu­ni com­men­ta­to­ri han­no giu­di­ca­to col­mo di imba­raz­zo. Un ele­men­to di ulte­rio­re ten­sio­ne per l’insieme dei par­ti­ti di cen­tro-sini­stra deri­va dal­la neces­si­tà di sce­glie­re i can­di­da­ti per le ele­zio­ni comu­na­li dell’autunno, quan­do andran­no al voto Mila­no, Roma, Tori­no, Napo­li, Bolo­gna e Trie­ste. Si trat­te­rà di com­pe­ti­zio­ni estre­ma­men­te rile­van­ti. Per que­sto moti­vo la rilut­tan­za di alcu­ni gril­li­ni come Vir­gi­nia Rag­gi a rinun­cia­re alla pro­pria can­di­da­tu­ra rap­pre­sen­ta un indi­zio sicu­ra­men­te preoccupante.

Let­ta dun­que si tro­va a dover gesti­re mol­te que­stio­ni aper­te e mol­ti vec­chi e nuo­vi avver­sa­ri. Dovrà esse­re in gra­do di rivi­ta­liz­za­re il Pd sen­za com­pro­met­te­re il soste­gno al gover­no Dra­ghi: aumen­ta­re la ten­sio­ne con Sal­vi­ni sen­za rom­pe­re il filo che lega la mag­gio­ran­za. Non sarà facile.

Con­di­vi­di:
Michele Pinto
Stu­den­te di giu­ri­spru­den­za. Quan­do non leg­go, mi guar­do intor­no e mi fac­cio mol­te domande.

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.