Il punto del corpo che non pensa. Intervista ai Mombao

Il punto del corpo che non pensa. Intervista ai Mombao

Si dice “con­cer­to”, ma chi ha det­to che non pos­sia­mo chia­mar­lo crea­zio­ne di comu­ni­tà tem­po­ra­nea? Tra musi­ca e per­for­man­ce, i Mom­bao esplo­ra­no varie dimen­sio­ni performative.

I Mom­bao sono un duo for­ma­to da Damon Arab­sol­gar (Pash­mak) e Ansel­mo Lui­si (Le Luci del­la Cen­tra­le Elet­tri­ca, ha col­la­bo­ra­to con Sel­ton, Gio­van­ni Fal­zo­ne, Vir­tuo­si del Car­so). Rispet­ti­va­men­te 29 e 31 anni, spar­si tra Mila­no, Trie­ste e oltre, han­no alle spal­le una decen­na­le espe­rien­za nel mon­do musi­ca­le e artistico.

Il pri­mo EP, Emi­gra­fe EP, esce nel 2018 e apre la stra­da a vari tour in Ita­lia, in Ger­ma­nia, nei Bal­ca­ni (Slo­ve­nia, Croa­zia, Ser­bia, Koso­vo, Bosnia) e in Marocco.

Abbia­mo avu­to la pos­si­bi­li­tà di fare due chiac­chie­re con Damon per saper­ne di più.


Ciao Damon e ben­ve­nu­to su Vul­ca­no! Ini­zio con la nostra doman­da di rito: come descri­ve­re­sti in poche paro­le il vostro pro­get­to musicale?

Il nostro è innan­zi­tut­to un pro­get­to ibri­do fra musi­ca e per­for­man­ce. Par­te del nostro per­cor­so è sco­pri­re can­zo­ni popo­la­ri da tut­to il mon­do, riar­ran­giar­le per per­cus­sio­ni, elet­tro­ni­ca e voci e per­for­mar­le al cen­tro del­la stan­za, cir­con­da­ti dal pub­bli­co e coper­ti di argil­la. Que­sta è la rispo­sta di rito.

Com’è nata que­sta idea? Voi veni­te dal rock e dall’elettronica, come si sen­te in Emi­gra­fe EP

Dal tea­tro. Col­la­bo­ria­mo da tan­ti anni con la com­pa­gnia Koko­sch­ka Revi­val e ci sia­mo coper­ti di argil­la per la pri­ma vol­ta a un labo­ra­to­rio del Tea­tro Val­do­ca. Una sen­sa­zio­ne potente. 

Quan­do Ansel­mo ha pro­po­sto di masche­rar­si duran­te i con­cer­ti, l’idea di uni­re i due per­cor­si è sta­ta imme­dia­ta. Così facen­do andia­mo anche a copri­re la nostra indi­vi­dua­li­tà, met­ten­do­la un atti­mo da par­te per pro­va­re a inter­pre­ta­re inve­ce un arche­ti­po col­let­ti­vo. Il che per un ver­so ci per­met­te di libe­rar­ci dal­la pro­pria per­so­na, e lascia ad altri lo spa­zio di riflet­ter­si in que­sto arche­ti­po, in cui ognu­no poi tro­va un suo significato.

Essen­do cre­sciu­ti in un pae­se occi­den­ta­le, venia­mo da un siste­ma per­for­ma­ti­vo mol­to spe­ci­fi­co in cui c’è un pal­co e un can­tan­te che met­te mol­to in chia­ro la sua indi­vi­dua­li­tà, in cui il pub­bli­co in qual­che manie­ra rag­giun­ge una catar­si attra­ver­so l’in­di­vi­duo. È un rifles­so mol­to spe­ci­fi­co di come è strut­tu­ra­ta la nostra cultura. 

E quan­do è arri­va­to il momen­to di svolta?

Nell’estate 2018, in tour ad Aga­dir, in Maroc­co. Al momen­to del soun­d­check, notia­mo come l’impianto sia sta­to mon­ta­to ver­so di noi, anzi­ché ver­so il pub­bli­co. Per loro era stra­no ci fos­se un pal­co. Poi ini­zia il con­cer­to e capia­mo che il pub­bli­co non cono­sce gli usi a cui sia­mo abi­tua­ti: quan­do bat­te­re le mani, se chie­de­re un bis… Per loro non è comu­ne il nostro modo di fare musica. 

Abbia­mo pre­so mag­gio­re con­sa­pe­vo­lez­za del fat­to che in musi­ca ci sono infi­ni­te pos­si­bi­li­tà, e che come pro­po­ni la tua musi­ca  ̶  da qua­le set­ting crei a come deci­di di per­for­ma­re  ̶  ha del­le con­se­guen­ze mol­to impor­tan­ti. Ora sen­tia­mo la neces­si­tà di entra­re in con­tat­to con il pub­bli­co, di crea­re una comu­ni­tà oriz­zon­ta­le, un po’ come abbia­mo avu­to la pos­si­bi­li­tà di toc­ca­re con mano quei gior­ni sull’altra spon­da del Mediterraneo. 

Come si col­le­ga que­sto discor­so all’interesse per la can­zo­ne popolare?

Nel­la nostra otti­ca la can­zo­ne popo­la­re è una melo­dia, un rit­mo, un testo che ha pas­sa­to così tan­ti fil­tri da aver per­so auto­ria­li­tà. La nostra scom­mes­sa è che una can­zo­ne che è sta­ta can­ta­ta da tan­tis­si­me per­so­ne ed è sta­ta sin­te­tiz­za­ta fino a una sua radi­ce arche­ti­pi­ca defi­ni­ti­va rie­sca a comu­ni­ca­re a tut­ti quan­ti, non sol­tan­to alle per­so­ne di quel luo­go. È come se diven­tas­se una can­zo­ne popo­la­re dell’umanità. 

Quel­lo che stia­mo cer­can­do di fare è capi­re come fun­zio­na que­sto mec­ca­ni­smo e pro­va­re a scri­ve­re di sana pian­ta del­le can­zo­ni popo­la­ri che potreb­be­ro esse­re del pas­sa­to così come del futu­ro, che rie­sca­no a par­la­re a del­le zone pro­fon­de del­l’uo­mo. Sen­za un con­te­nu­to spe­ci­fi­co, anzi stan­do nel­la peri­fe­ria del contenuto.

Il tut­to è poi par­te di un discor­so più ampio lega­to alla tran­ce, al tri­ba­li­smo e come dice­vo anche alla mes­sa in discus­sio­ne del­la fron­ta­li­tà dei concerti. 

Spie­ga­ci meglio cosa inten­di con tran­ce e tribalismo…

Al ter­mi­ne di uno dei nostri con­cer­ti, in Slo­ve­nia, una ragaz­za ci ha det­to di aver sen­ti­to bal­la­re il “pun­to del cor­po che non pen­sa”. La ragaz­za ci ha rac­con­ta­to di aver sen­ti­to il biso­gno di allon­ta­nar­si dal resto del pub­bli­co nel cor­so del­la per­for­man­ce, per poi ritro­var­si sola in un bosco vici­no. Nel buio di quel­la fore­sta ha comin­cia­to a gira­re su sé stes­sa vor­ti­co­sa­men­te fino a rag­giun­ge­re una sen­sa­zio­ne di pro­fon­do benes­se­re, in cui avreb­be sen­ti­to bal­la­re quel “pun­to del cor­po che non pensa”. 

La fra­se ha impres­sio­na­to mol­to Ansel­mo per­ché è esat­ta­men­te quel­lo che cer­chia­mo di fare con i Mom­bao: capi­re se ci sono dei dispo­si­ti­vi, del­le moda­li­tà per risve­glia­re qual­co­sa che è laten­te in noi. È come se ci fos­se un’intelligenza in quel pun­to del cor­po, però non è una cosa che puoi ricer­ca­re atti­va­men­te o per cui c’è una for­mu­la magi­ca. È come medi­ta­re o pro­va­re a vola­re: per far­lo, non devi desi­de­rar­lo né dipen­de­re dal­la sua riu­sci­ta, eppu­re tro­va­re il modo di far­lo accadere.

E ci sono del­le sor­pre­se in vista per il pros­si­mo periodo? 

Da qui a poco è pre­vi­sta l’uscita di un nuo­vo sin­go­lo, e ver­so mag­gio usci­rà un mini docu­men­ta­rio che si inti­to­le­rà pro­prio Il pun­to del cor­po che non pen­sa, gira­to que­st’e­sta­te da Isac­co Zanon duran­te il nostro tour in Slovenia. 

A giu­gno inve­ce sare­mo nel­la resi­den­za Mila­no Medi­ter­ra­nea al Giam­bel­li­no, dove cer­che­re­mo di pren­de­re dei can­ti dal quar­tie­re per poi ripro­por­li al quar­tie­re stes­so, una vol­ta pas­sa­ti dal fil­tro Mombao. 

Di soli­to lo chia­mia­mo con­cer­to, ma chi ha det­to che non pos­sia­mo ribat­tez­zar­lo crea­zio­ne di comu­ni­tà tem­po­ra­nea?

Imma­gi­ne di coper­ti­na: foto­gra­fia di Fede­ri­ca Gia­co­maz­zi.

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Laura Colombi
Mi pon­go doman­de e dif­fon­do le mie idee attra­ver­so la scrit­tu­ra e la musi­ca, che sono le mie passioni.

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