Del: 27 Aprile 2021 Di: Beatrice Ghiringhelli Cavallo Commenti: 0

Mujeres Amazónicas è un collettivo di donne indigene che condividono la difesa del territorio, la preservazione della cultura e delle tradizioni, lottando allo stesso tempo contro la violenza di genere. Per capirne le origini bisogna conoscere il luogo in cui vivono e che proteggono; il movimento nasce a Sarayaku, nell’Amazzonia ecuadoriana. 

La deforestazione e le industrie petrolifere e minerarie stanno portando al collasso ecologico della foresta amazzonica, il cui ecosistema è cruciale per il pianeta: è il luogo con la più ricca biodiversità al mondo; è fondamentale per il clima – il declino della foresta amazzonica avrebbe come effetto minimo cambiamenti climatici in tutto il continente americano – ma anche per i diritti umani: la salvaguardia del territorio è infatti nelle mani dei popoli indigeni che la proteggono da migliaia di anni.

Il territorio di Sarayaku si trova sulle sponde del fiume Bobonaza, nella foresta amazzonica ecuadoriana. In Kichwa, una delle lingue parlate nella regione, la parola “natura” non esiste; non è vista come separata dagli umani. Per i popoli indigeni la foresta deve essere protetta e venerata, in quanto permette la vita delle comunità che ci abitano, e in quanto Kawsak Sacha: la foresta è viva.

Numerose comunità indigene vivono qui in simbiosi con la natura, ma nel 2002 qualcosa altera l’equilibrio del territorio: il governo ecuadoriano, senza consultare la comunità, autorizza la compagnia argentina CGC a condurre esplorazioni sismiche per valutare l’ampiezza dei giacimenti nel sottosuolo – piazzando quasi 1500 chili di esplosivi nella foresta, distruggendo luoghi sacri, forzando gli abitanti ad andarsene e mettendo le loro vite a rischio.

La tribù Kichwa (dal nome della lingua) ha reagito formando collettivi di protesta che hanno portato a vari scontri tra la comunità, la compagnia e le forze armate dell’Ecuador. 

All’azione di resistenza è seguita una battaglia legale lunga un decennio nella Corte Interamericana dei Diritti Umani. La causa contro il governo ecuadoriano ha portato nel 2012 alla storica vittoria dei popoli di Sarayaku, vittoria grazie alla quale da allora in avanti sarà necessaria l’approvazione degli indigeni in progetti che concernono l’ambiente.

In questo territorio di “lucha”, lotta, nel 2013 nasce il collettivo Mujeres Amazónicas Defensoras de la Selva, con la marcia lunga 225 chilometri da Puyo, nel sud della foresta ecuadoriana, alla capitale, Quito; un centinaio di donne di diverse nazionalità dell’Amazzonia ecuadoriana (Shuar, Kichwa, Sápara, Shiwiar e Waorani) esprimono il loro obiettivo in un comunicato: chiedere al presidente Correa di dichiarare i loro territori come “selva viva”, foresta viva, per preservare e conservarne la ricchezza. Da allora combattono insieme l’estrattivismo e il cambiamento climatico, ma anche la violenza di genere.

Esperanza Martinez, co-founder di Oil Watch e figura di spicco nell’ambientalismo in Ecuador, spiega come mai femminismo e ecologia sono così connesse nel suo paese. Le storie indigene tramandano un’immagine di donna strettamente connessa alla natura; secondo il folklore del luogo alle donne è stata consegnata la chiave per relazionarsi con la “Pachamama”, Madre Terra. Gabriela Ruales, attivista, parla delle compagnie petrolifere che arrivano nel territorio portando con loro violenza e machismo, e della ribellione delle indigene, stanche di non avere voce in capitolo.

In occasione della giornata della terra 2021, Stella McCartney, brand pionere del lusso sostenibile, in collaborazione con Earthrise Studio, compagnia che si pone l’obiettivo di comunicare in modo chiaro la crisi climatica, ha organizzato una serie di dirette Instagram che hanno al centro l’ambiente. La prima, Defending the Amazon, ha tra le speakers Nina Gualinga.  

Gualinga è la portavoce del collettivo delle Mujeres Amazónicas; nipote di una delle fondatrici, racconta nei suoi discorsi che aveva solo otto anni quando la corporazione argentina è arrivata in Ecuador; immersa da subito nella lotta, poiché «quando la tua casa viene minacciata, non hai scelta se non di essere coinvolta», ha partecipato giovanissima a molti convegni internazionali, rappresentando il suo popolo. Il compito che si propone è quello di mostrare il ruolo fondamentale della donna come protettrice della vita; grazie alla sua popolarità, la causa delle Mujeres Amazónicas continua ad acquisire spazio mediatico: la ventisettenne ha infatti una piattaforma enorme sui social, contando quasi 70 mila followers su Instagram, ed è una delle più importanti rappresentanti dell’eco-femminismo, movimento che associa la dominazione dell’ambiente con lo sfruttamento delle donne.

Nel talk per la Giornata della Terra l’attivista spiega come cambiamento e giustizia climatica, diritti dei popoli indigeni e femminismo siano tutti interconnessi:

la violenza verso la terra deriva da un’idea di sfruttamento e controllo di un territorio — la stessa struttura di pensiero alla base della violenza contro le donne: controllo, possesso, dominio. 

Il compito delle Mujeres Amazónicas è faticoso, ma non ci si può permettere di smettere di lottare perché, come cantano nelle manifestazioni, “nuestra selva nunca se cansa” – la foresta non si stanca mai. 

Credits foto copertina: Alice Aedy

Beatrice Ghiringhelli Cavallo
Sono Beatrice, studio con passione Lingue e letterature straniere. Mi piace leggere, guardare serie tv e film interessanti e informarmi su quello che succede nel mondo.

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