Mujeres amazónicas: la lotta per l’Amazzonia e la violenza di genere

Muje­res Ama­zó­ni­cas è un col­let­ti­vo di don­ne indi­ge­ne che con­di­vi­do­no la dife­sa del ter­ri­to­rio, la pre­ser­va­zio­ne del­la cul­tu­ra e del­le tra­di­zio­ni, lot­tan­do allo stes­so tem­po con­tro la vio­len­za di gene­re. Per capir­ne le ori­gi­ni biso­gna cono­sce­re il luo­go in cui vivo­no e che pro­teg­go­no; il movi­men­to nasce a Sara­ya­ku, nell’Amazzonia ecuadoriana. 

La defo­re­sta­zio­ne e le indu­strie petro­li­fe­re e mine­ra­rie stan­no por­tan­do al col­las­so eco­lo­gi­co del­la fore­sta amaz­zo­ni­ca, il cui eco­si­ste­ma è cru­cia­le per il pia­ne­ta: è il luo­go con la più ric­ca bio­di­ver­si­tà al mon­do; è fon­da­men­ta­le per il cli­ma – il decli­no del­la fore­sta amaz­zo­ni­ca avreb­be come effet­to mini­mo cam­bia­men­ti cli­ma­ti­ci in tut­to il con­ti­nen­te ame­ri­ca­no – ma anche per i dirit­ti uma­ni: la sal­va­guar­dia del ter­ri­to­rio è infat­ti nel­le mani dei popo­li indi­ge­ni che la pro­teg­go­no da miglia­ia di anni.

Il ter­ri­to­rio di Sara­ya­ku si tro­va sul­le spon­de del fiu­me Bobo­na­za, nel­la fore­sta amaz­zo­ni­ca ecua­do­ria­na. In Kich­wa, una del­le lin­gue par­la­te nel­la regio­ne, la paro­la “natu­ra” non esi­ste; non è vista come sepa­ra­ta dagli uma­ni. Per i popo­li indi­ge­ni la fore­sta deve esse­re pro­tet­ta e vene­ra­ta, in quan­to per­met­te la vita del­le comu­ni­tà che ci abi­ta­no, e in quan­to Kaw­sak Sacha: la fore­sta è viva.

Nume­ro­se comu­ni­tà indi­ge­ne vivo­no qui in sim­bio­si con la natu­ra, ma nel 2002 qual­co­sa alte­ra l’equilibrio del ter­ri­to­rio: il gover­no ecua­do­ria­no, sen­za con­sul­ta­re la comu­ni­tà, auto­riz­za la com­pa­gnia argen­ti­na CGC a con­dur­re esplo­ra­zio­ni sismi­che per valu­ta­re l’ampiezza dei gia­ci­men­ti nel sot­to­suo­lo – piaz­zan­do qua­si 1500 chi­li di esplo­si­vi nel­la fore­sta, distrug­gen­do luo­ghi sacri, for­zan­do gli abi­tan­ti ad andar­se­ne e met­ten­do le loro vite a rischio. 

La tribù Kichwa (dal nome della lingua) ha reagito formando collettivi di protesta che hanno portato a vari scontri tra la comunità, la compagnia e le forze armate dell’Ecuador. 

All’azione di resi­sten­za è segui­ta una bat­ta­glia lega­le lun­ga un decen­nio nel­la Cor­te Inte­ra­me­ri­ca­na dei Dirit­ti Uma­ni. La cau­sa con­tro il gover­no ecua­do­ria­no ha por­ta­to nel 2012 alla sto­ri­ca vit­to­ria dei popo­li di Sara­ya­ku, vit­to­ria gra­zie alla qua­le da allo­ra in avan­ti sarà neces­sa­ria l’approvazione degli indi­ge­ni in pro­get­ti che con­cer­no­no l’ambiente.

In que­sto ter­ri­to­rio di “lucha”, lot­ta, nel 2013 nasce il col­let­ti­vo Muje­res Ama­zó­ni­cas Defen­so­ras de la Sel­va, con la mar­cia lun­ga 225 chi­lo­me­tri da Puyo, nel sud del­la fore­sta ecua­do­ria­na, alla capi­ta­le, Qui­to; un cen­ti­na­io di don­ne di diver­se nazio­na­li­tà dell’Amazzonia ecua­do­ria­na (Shuar, Kich­wa, Sápa­ra, Shi­wiar e Wao­ra­ni) espri­mo­no il loro obiet­ti­vo in un comu­ni­ca­to: chie­de­re al pre­si­den­te Cor­rea di dichia­ra­re i loro ter­ri­to­ri come “sel­va viva”, fore­sta viva, per pre­ser­va­re e con­ser­var­ne la ric­chez­za. Da allo­ra com­bat­to­no insie­me l’estrattivismo e il cam­bia­men­to cli­ma­ti­co, ma anche la vio­len­za di genere.

Espe­ran­za Mar­ti­nez, co-foun­der di Oil Watch e figu­ra di spic­co nell’ambientalismo in Ecua­dor, spie­ga come mai fem­mi­ni­smo e eco­lo­gia sono così con­nes­se nel suo pae­se. Le sto­rie indi­ge­ne tra­man­da­no un’immagine di don­na stret­ta­men­te con­nes­sa alla natu­ra; secon­do il fol­klo­re del luo­go alle don­ne è sta­ta con­se­gna­ta la chia­ve per rela­zio­nar­si con la “Pacha­ma­ma”, Madre Ter­ra. Gabrie­la Rua­les, atti­vi­sta, par­la del­le com­pa­gnie petro­li­fe­re che arri­va­no nel ter­ri­to­rio por­tan­do con loro vio­len­za e machi­smo, e del­la ribel­lio­ne del­le indi­ge­ne, stan­che di non ave­re voce in capitolo.

In occa­sio­ne del­la gior­na­ta del­la ter­ra 2021, Stel­la McCart­ney, brand pio­ne­re del lus­so soste­ni­bi­le, in col­la­bo­ra­zio­ne con Ear­th­ri­se Stu­dio, com­pa­gnia che si pone l’obiettivo di comu­ni­ca­re in modo chia­ro la cri­si cli­ma­ti­ca, ha orga­niz­za­to una serie di diret­te Insta­gram che han­no al cen­tro l’ambiente. La pri­ma, Defen­ding the Ama­zon, ha tra le spea­kers Nina Gualinga. 

Gua­lin­ga è la por­ta­vo­ce del col­let­ti­vo del­le Muje­res Ama­zó­ni­cas; nipo­te di una del­le fon­da­tri­ci, rac­con­ta nei suoi discor­si che ave­va solo otto anni quan­do la cor­po­ra­zio­ne argen­ti­na è arri­va­ta in Ecua­dor; immer­sa da subi­to nel­la lot­ta, poi­ché «quan­do la tua casa vie­ne minac­cia­ta, non hai scel­ta se non di esse­re coin­vol­ta», ha par­te­ci­pa­to gio­va­nis­si­ma a mol­ti con­ve­gni inter­na­zio­na­li, rap­pre­sen­tan­do il suo popo­lo. Il com­pi­to che si pro­po­ne è quel­lo di mostra­re il ruo­lo fon­da­men­ta­le del­la don­na come pro­tet­tri­ce del­la vita; gra­zie alla sua popo­la­ri­tà, la cau­sa del­le Muje­res Ama­zó­ni­cas con­ti­nua ad acqui­si­re spa­zio media­ti­co: la ven­ti­set­ten­ne ha infat­ti una piat­ta­for­ma enor­me sui social, con­tan­do qua­si 70 mila fol­lo­wers su Insta­gram, ed è una del­le più impor­tan­ti rap­pre­sen­tan­ti dell’eco-femminismo, movi­men­to che asso­cia la domi­na­zio­ne dell’ambiente con lo sfrut­ta­men­to del­le donne.

Nel talk per la Gior­na­ta del­la Ter­ra l’attivista spie­ga come cam­bia­men­to e giu­sti­zia cli­ma­ti­ca, dirit­ti dei popo­li indi­ge­ni e fem­mi­ni­smo sia­no tut­ti interconnessi:

la violenza verso la terra deriva da un’idea di sfruttamento e controllo di un territorio — la stessa struttura di pensiero alla base della violenza contro le donne: controllo, possesso, dominio. 

Il com­pi­to del­le Muje­res Ama­zó­ni­cas è fati­co­so, ma non ci si può per­met­te­re di smet­te­re di lot­ta­re per­ché, come can­ta­no nel­le mani­fe­sta­zio­ni, “nue­stra sel­va nun­ca se can­sa” – la fore­sta non si stan­ca mai. 

Cre­di­ts foto coper­ti­na: Ali­ce Aedy

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Beatrice Ghiringhelli Cavallo
Sono Bea­tri­ce, stu­dio con pas­sio­ne Lin­gue e let­te­ra­tu­re stra­nie­re. Mi pia­ce leg­ge­re, guar­da­re serie tv e film inte­res­san­ti e infor­mar­mi su quel­lo che suc­ce­de nel mondo.

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