Non finiscono i guai per Sun Yang

Non finiscono i guai per Sun Yang

È arri­va­ta il 2 apri­le la noti­zia del nuo­vo pro­ces­so che defi­ni­rà la car­rie­ra di Sun Yang. Il cam­pio­ne di nuo­to cine­se clas­se 1991 è sta­to infat­ti pro­ta­go­ni­sta di una serie di epi­so­di poco tra­spa­ren­ti riguar­dan­ti il doping.

Ma chi è Sun Yang?

L’atleta sale alla ribal­ta del nuo­to inter­na­zio­na­le ai mon­dia­li di Shan­gai del 2011, dove sta­bi­li­sce il nuo­vo record nei 1500 sti­le libe­ro. La sua car­rie­ra con­ti­nua alle olim­pia­di di Lon­dra 2012, dove abbas­sa ulte­rior­men­te il suo record tim­bran­do il tem­po di 14’31’’02 e dove vin­ce altre tre meda­glie olim­pi­che. Tut­ta­via negli ulti­mi anni la sua figu­ra è diven­ta­ta sem­pre più con­tro­ver­sa non solo all’interno del mon­do del nuo­to, ma del­lo sport in gene­ra­le e le sue vicen­de stan­no tenen­do tut­ti col fia­to sospeso. 

I guai ini­zia­no nel 2014 quan­do, in un con­trol­lo anti­do­ping duran­te i cam­pio­na­ti nazio­na­li di mag­gio, vie­ne tro­va­to posi­ti­vo alla tri­me­ta­zi­di­na, uno sti­mo­lan­te che ser­ve per aumen­ta­re la riser­va del flus­so coro­na­ri­co. La posi­ti­vi­tà por­ta l’Agenzia anti­do­ping cine­se (Chi­na­da) a squa­li­fi­ca­re l’atleta per tre mesi, per­met­ten­do­gli così di par­te­ci­pa­re ugual­men­te ai gio­chi asia­ti­ci di set­tem­bre. L’uso del­la sostan­za vie­ne moti­va­to come tera­peu­ti­co, vol­to alla cura del­le pal­pi­ta­zio­ni di cui Sun Yang sof­fri­reb­be dal 2008. Pro­prio per que­sto moti­vo, la squa­li­fi­ca dura solo tre mesi. Il nuo­ta­to­re, spie­ga la Chi­na­da, avreb­be dimo­stra­to di non esse­re a cono­scen­za che il far­ma­co fos­se tra le sostan­ze vie­ta­te. Rima­ne il fat­to che la noti­zia del­la posi­ti­vi­tà vie­ne comu­ni­ca­ta al resto del mon­do solo nel novem­bre del 2014: da quel momen­to si sca­te­na­no una serie di pole­mi­che, dal dor­si­sta fran­ce­se Camil­le Lacourt che alle olim­pia­di di Rio 2016 affer­ma il famo­so «Quel­lo fa la pipì vio­la», all’australiano Mack Hor­ton che lo accu­sa aper­ta­men­te in una con­fe­ren­za stam­pa con la fra­se «Io non ho rispet­to per chi si dopa». 

Ma l’episodio più eclatante si verifica nel 2018 durante un controllo antidoping ordinato dalla federazione internazionale di nuoto (FINA) che consisteva nel prelievo di campioni di sangue e delle urine.

La sera del 4 set­tem­bre, gli ope­ra­to­ri del­la Fina si pre­sen­ta­no a sor­pre­sa alla casa di Sun Yang per il con­trol­lo e si iden­ti­fi­ca­no. L’atleta fir­ma il modu­lo per il test ma, dopo esser­si mostra­to col­la­bo­ra­ti­vo, chie­de di rie­sa­mi­na­re i docu­men­ti di iden­ti­fi­ca­zio­ne pre­sen­ta­ti dal per­so­na­le addet­to ai cam­pio­ni. Il nuo­ta­to­re li ritie­ne insuf­fi­cien­ti e chie­de che i cam­pio­ni pre­le­va­ti ven­ga­no resti­tui­ti. Vie­ne però avver­ti­to dagli ope­ra­to­ri che il com­por­ta­men­to potreb­be esse­re con­si­de­ra­to un man­ca­to rispet­to del con­trol­lo anti­do­ping, con con­se­guen­ze gra­vi. Il mate­ria­le vie­ne quin­di ricon­se­gna­to a Sun Yang e la sua guar­dia di sicu­rez­za, su pres­sio­ne del­la madre dell’atleta e dell’atleta stes­so, distrug­ge le pro­vet­te con un martello. 

Dopo que­sto con­trol­lo, l’Agenzia mon­dia­le anti­do­ping (WADA) ritie­ne col­pe­vo­le Sun Yang di una vio­la­zio­ne del rego­la­men­to anti­do­ping. Tut­ta­via, nel gen­na­io 2019 la com­mis­sio­ne anti­do­ping del­la Fina dichia­ra il nuo­ta­to­re inno­cen­te, por­tan­do come moti­va­zio­ne l’irregolarità del con­trol­lo. Nono­stan­te ciò, l’Agenzia deci­de di con­ti­nua­re la sua bat­ta­glia e di ricor­re­re al Tri­bu­na­le Arbi­tra­le del­lo Sport (TAS), cor­te con sede a Losan­na. Il pro­ces­so ini­zia ma diven­ta pro­gres­si­va­men­te com­ples­so, il tri­bu­na­le fede­ra­le sviz­ze­ro vie­ne invo­ca­to ben quat­tro vol­te dal­la dife­sa, ma alla fine il ver­det­to dà ragio­ne alla Wada: Sun Yang vie­ne con­dan­na­to a una squa­li­fi­ca di otto anni. Non vie­ne inve­ce accol­ta la richie­sta dell’Agenzia di annul­la­re i risul­ta­ti otte­nu­ti dal nuo­ta­to­re tra il 2018 e il 2020.

Ma nean­che Sun Yang si arren­de: nel giu­gno 2020 fa ricor­so al Tri­bu­na­le Fede­ra­le sviz­ze­ro, lamen­tan­do una serie di tweet raz­zi­sti del pre­si­den­te del­la giu­ria del Tas. L’atleta sostie­ne infat­ti che i com­men­ti su Twit­ter con­tro i cit­ta­di­ni cine­si del giu­di­ce Fran­co Frat­ti­ni sia­no inac­cet­ta­bi­li e pos­sa­no vizia­re di par­zia­li­tà la sen­ten­za. Alla fine, il Tri­bu­na­le Fede­ra­le sviz­ze­ro ha effet­ti­va­men­te con­fer­ma­to l’accusa di par­zia­li­tà di Sun Yang, annul­lan­do la sen­ten­za di squa­li­fi­ca (uno tra i tan­ti tweet reci­ta­va “Old yel­low-face sadic try­ing to kill and tor­tu­re a small dog:this is China?s picture!!!Westerners doing rich busi­ness with Chi­na bear in mind the­se atro­ci­ties” — Fran­co Frat­ti­ni (@FrancoFrattini) June 2, 2019.

Insom­ma, tra sfor­tu­ne e for­tu­ne, Sun Yang è anco­ra sal­vo ma le date del nuo­vo pro­ces­so di fron­te al Tas sono sta­te fis­sa­te: si ter­rà tra il 24 e il 28 mag­gio, in tem­po per sta­bi­li­re se il nuo­ta­to­re cine­se ci sarà o meno alle olim­pia­di di Tokyo. Il cam­pio­ne mon­dia­le in cari­ca dei 1500 sti­le libe­ro Gre­go­rio Pal­tri­nie­ri, impe­gna­to fino a qual­che gior­no fa negli asso­lu­ti di nuo­to di Ric­cio­ne, ha dichia­ra­to ai micro­fo­ni di Sky sport: «Io seguo la mia pre­pa­ra­zio­ne, se deci­de­ran­no di riam­met­te­re Sun Yang signi­fi­ca che è giu­sto così. Se ci sarà cer­che­rò di bat­ter­lo, cer­to sareb­be stra­no che da una squa­li­fi­ca di otto anni si pas­sas­se a zero».

Letizia Bonetti
Sono Leti­zia e stu­dio giu­ri­spru­den­za a Mila­no, anche se dal­l’ac­cen­to ber­ga­ma­sco non si direb­be. Nel tem­po libe­ro mi pia­ce nuo­ta­re, man­gia­re gela­ti e scri­ve­re per Vul­ca­no Statale.
About Letizia Bonetti 12 Articoli
Sono Letizia e studio giurisprudenza a Milano, anche se dall'accento bergamasco non si direbbe. Nel tempo libero mi piace nuotare, mangiare gelati e scrivere per Vulcano Statale.

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