Riscoprire il 25 aprile. I consigli dei redattori di Vulcano

Il 25 apri­le è una data che diven­ta impor­tan­te ogni anno di più, per­ché pur­trop­po il tem­po che pas­sa por­ta via i testi­mo­ni diret­ti del­la bar­ba­rie che fu il nazi­fa­sci­smo. Le nuo­ve gene­ra­zio­ni han­no per­ciò un impor­tan­te com­pi­to da por­ta­re avan­ti: man­te­ne­re vivo il ricordo.

Noi redattori di Vulcano abbiamo deciso di dedicare a questa giornata i nostri pensieri, richiamando alcune opere culturali che hanno raccontato la Resistenza e la Liberazione.


ANGELA

«Tu non sai le col­li­ne / dove si è spar­so il san­gue»: con que­ste paro­le si apre una del­le nove poe­sie com­po­ste da Cesa­re Pave­se nel 1945, pub­bli­ca­te con il tito­lo com­ples­si­vo La ter­ra e la mor­te. Paro­le pla­sma­te dal rimor­so e dal­lo smar­ri­men­to di un uomo che fati­cò per tro­va­re il pro­prio posto nel pano­ra­ma poli­ti­co dell’epoca. Del suo tor­men­to, deri­van­te dal­la man­can­za di una con­vin­ta ade­sio­ne alla lot­ta con­dot­ta dai suoi ami­ci, è col­mo ogni ver­so di que­sta strug­gen­te poe­sia. Egli par­la di uomi­ni che fug­go­no dinan­zi al nemi­co, che get­ta­no l’arma e il nome. Uno solo tra loro deci­de di fer­mar­si sul­le col­li­ne e mori­re, lo sguar­do rivol­to al cie­lo vuo­to, dive­nen­do così un cen­cio di san­gue, ma con­ser­van­do intat­to il pro­prio nome. A chi si rivol­ge Pave­se, quan­do affer­ma con tono qua­si di rim­pro­ve­ro «Tu non sai le col­li­ne»? Pro­ba­bil­men­te, alla miste­rio­sa inter­lo­cu­tri­ce del­la rac­col­ta. Oggi però voglia­mo imma­gi­na­re che que­ste paro­le sia­no rivol­te a noi. Per­ché è vero, noi non sap­pia­mo le col­li­ne: tut­ta­via, gra­zie alle paro­le di Pave­se, abbia­mo la pos­si­bi­li­tà di veder­le dipin­te nel­la nostra men­te, così da com­pren­de­re a qua­le prez­zo fu con­qui­sta­to da chi ci ha pre­ce­du­to ciò che noi oggi, tal­vol­ta, dia­mo per scon­ta­to. Solo ricor­dan­do tut­to ciò che que­sti uomi­ni e que­ste don­ne dovet­te­ro pati­re pos­sia­mo pren­de­re coscien­za del valo­re del­la nostra liber­tà, com­bat­te­re ogni gior­no per il rispet­to dei dirit­ti e dell’opinione di tut­ti, per il rag­giun­gi­men­to di un’eguaglianza che, in mol­ti casi, sem­bra esse­re anco­ra lontana. 

CARLO

Tor­nia­mo, un anno anco­ra, a pen­sa­re alla Resi­sten­za e alla Libe­ra­zio­ne dopo. Dopo anni di cele­bra­zio­ni e di let­tu­re revi­sio­ni­ste. Ci chie­dia­mo che cosa anco­ra pos­sa esse­re det­to che non sia usu­ra­to dal trop­po ripe­te­re. E ci ritro­via­mo sco­rag­gia­ti, pen­san­do alla Resi­sten­za e alla Libe­ra­zio­ne, ad assi­ste­re a una cri­si dram­ma­ti­ca di quel­la demo­cra­zia sogno e dono di que­gli anni. Per l’occasione sono anda­to a rileg­ge­re Il sen­tie­ro dei nidi di ragno di Ita­lo Cal­vi­no. È un auto­re che per­so­nal­men­te riten­go vit­ti­ma di una cer­ta usu­ra a cau­sa del suo trop­po ricor­re­re nel­le let­tu­re sco­la­sti­che con­si­glia­te, for­se, e per uno sti­le che stra­na­men­te ci appa­re ormai distan­te. Tut­ta­via Il sen­tie­ro dei nidi di ragno mi ha pre­so da subi­to, per­ché l’ho sen­ti­to vici­no come non mi era acca­du­to la pri­ma vol­ta che l’avevo let­to. In quel bam­bi­no che, muo­ven­do da una vita ingiu­sta, fini­sce den­tro la lot­ta par­ti­gia­na sen­za capi­re, sen­za vede­re una meta e veden­do inve­ce il male un po’ ovun­que attor­no, ho ritro­va­to trat­ti essen­zia­li di quel­lo che pare a noi il nostro incer­to vive­re ades­so. Nel suo man­te­ne­re, tut­ta­via, come gli altri del­la bri­ga­ta cui si uni­sce, l’oscura spe­ran­za di un qual­che riscat­to a veni­re, ho ritro­va­to un poco il sen­so pos­si­bi­le del nostro anda­re, ora, dopo la cri­si di quel­la sto­ria e di altre impor­tan­ti sto­rie-spe­ran­za. «[…]tut­to ser­vi­rà se non a libe­ra­re noi a libe­ra­re i nostri figli, a costrui­re un uma­ni­tà sen­za più rab­bia, sere­na, in cui si pos­sa non esse­re cattivi.»

COSTANZA

«E arri­ve­rà la pri­ma­ve­ra e sarà più bel­la del­le altre, per­ché sare­mo libe­ri. […] Noi lot­tia­mo per una cosa che deve veni­re, che non può non veni­re. For­se la stra­da sarà un po’ lun­ga e dif­fi­ci­le, ma arri­ve­re­mo e lo vedre­mo un mon­do miglio­re e soprat­tut­to lo vedran­no i nostri figli». Que­ste le paro­le di Fran­ce­sco, uno dei pro­ta­go­ni­sti di Roma Cit­tà Aper­ta, rea­liz­za­to da Rober­to Ros­sel­li­ni subi­to dopo la Libe­ra­zio­ne di Roma: si ini­ziò a gira­re in un con­te­sto pre­ca­rio, con l’impossibilità di ser­vir­si degli stu­di di Cine­cit­tà, adi­bi­ti a rifu­gio per gli sfol­la­ti, e con pel­li­co­le di secon­da mano; inol­tre, reci­ta­ro­no atto­ri non pro­fes­sio­ni­sti. Que­sto espri­me l’esigenza di veri­di­ci­tà e l’urgenza di rac­con­ta­re ciò che sta­va acca­den­do, come il pro­ces­so di Libe­ra­zio­ne sia sta­to il risul­ta­to di un mosai­co di sfor­zi, sto­rie e per­so­ne comu­ni, quan­to fos­se for­te il sen­so di vive­re un momen­to uni­fi­can­te. Con il 25 apri­le 1945 è arri­va­ta dav­ve­ro la pri­ma­ve­ra ed è sta­ta più bel­la del­le altre. Nel film, i bam­bi­ni sono il sim­bo­lo del futu­ro che si apre con la Libe­ra­zio­ne, e mi riem­pie di orgo­glio pen­sa­re che sim­bo­li­ca­men­te que­sti bam­bi­ni sono tut­ti gli ita­lia­ni, che devo­no fare sì che la pri­ma­ve­ra del 1945 non riman­ga un even­to cri­stal­liz­za­to nel tem­po, ma che acqui­sti rin­no­va­ta impor­tan­za ogni anno, ogni gior­no. Se il 25 apri­le è un fio­re, tut­ti e tut­te abbia­mo il dove­re indi­vi­dua­le e col­let­ti­vo di col­ti­var­lo, espor­lo al sole e far­lo crescere. 

LAURA

«Par­ti­gia­no: Chi fa par­te di for­ma­zio­ni irre­go­la­ri arma­te che agi­sco­no sul ter­ri­to­rio inva­so dal nemi­co eser­ci­tan­do azio­ni di distur­bo e di guer­ri­glia». Il 25 apri­le non è la festa di una par­te poli­ti­ca, non è pro­prio una festa di par­te. È la festa del­la Libe­ra­zio­ne da una guer­ra e da un regi­me che semi­nò fame e vio­len­za in ogni par­te del pae­se e non solo. È il gior­no in cui rin­gra­zia­re i par­ti­gia­ni. Quei ragaz­zi che ottan­t’an­ni fa si uni­ro­no per costrui­re un futu­ro miglio­re. Sono le nostre radi­ci.
Bep­pe Feno­glio, nel roman­zo Una que­stio­ne pri­va­ta (1963) rac­con­ta gli ulti­mi anni del­la guer­ra par­ti­gia­na. Cal­vi­no, che come Feno­glio fu par­ti­gia­no, scris­se di que­sto roman­zo: «c’è la Resi­sten­za pro­prio com’e­ra […] vera come mai era sta­ta scrit­ta». Attra­ver­so il pro­ta­go­ni­sta Mil­ton, par­ti­gia­no bado­glia­no alle pre­se con la sua “que­stio­ne pri­va­ta”, è infat­ti pos­si­bi­le immer­ger­si com­ple­ta­men­te nel­l’e­spe­rien­za par­ti­gia­na, così come irrom­pe­va nel­la vita di un ven­ten­ne. Feno­glio non ne descri­ve solo gli inten­ti, la fati­ca. Met­te in pri­mo pia­no il costo mora­le di una guer­ra che non si sareb­be volu­ta, e che era l’u­ni­co modo per libe­ra­re il pae­se dal­la dit­ta­tu­ra. Ed è costa­ta del­le vite sul­la coscien­za. 
Sul­lo sfon­do del­la nar­ra­zio­ne, una popo­la­zio­ne civi­le allo stre­mo del­le for­ze. Madri, sorel­le aspet­ta­no il ritor­no di un sol­da­to dal­la tra­gi­ca cam­pa­gna di Rus­sia. Tan­ta fame, bom­bar­da­men­ti, in una paro­la tan­ta dispe­ra­zio­ne. E voglia del san­gue fasci­sta. L’im­ma­gi­ne del san­gue tor­na a più ripre­se: per­ché la vio­len­za semi­na ven­det­ta, e dopo biso­gna far­ci i conti.

ELISA

Anche quest’anno vivia­mo il 25 apri­le nel­le nostre case, ma ciò non ren­de la ricor­ren­za dell’Anniversario del­la Libe­ra­zio­ne d’Italia tra­scu­ra­bi­le. Que­sto gior­no por­ta con sé lo spi­ri­to di una nazio­ne vit­ti­ma di vent’anni di un’avvilente dit­ta­tu­ra fasci­sta e cin­que anni d’una san­gui­no­sa guer­ra, ma d’altra par­te rap­pre­sen­ta anche la vit­to­ria del­la Resi­sten­za e la ricon­qui­sta del­la liber­tà dei cit­ta­di­ni. Voglio com­me­mo­ra­re il 76° Anni­ver­sa­rio del­la Libe­ra­zio­ne con la mae­stria del gran­de scrit­to­re ita­lia­no Andrea Camil­le­ri. Lui si defi­ni­sce un rac­con­ta-sto­rie e di sto­rie sul­la guer­ra, sul fasci­smo e sul­la resi­sten­za ne ha rac­con­ta­te mol­te, per­ché le ha in par­te vis­su­te sul­la sua pel­le. Il suo roman­zo Pri­vo di tito­lo è una det­ta­glia­ta ripro­du­zio­ne del­la vita in Ita­lia negli anni ’40, del­la pro­pa­gan­da fasci­sta, del­le adu­na­te ocea­ni­che e del­le cele­bra­zio­ni osten­ta­te. I pro­ta­go­ni­sti sono un gio­va­ne fasci­sta, acci­den­tal­men­te ucci­so da un suo com­pa­gno e suc­ces­si­va­men­te con­sa­cra­to a mar­ti­re fasci­sta, e un gio­va­ne comu­ni­sta ingiu­sta­men­te accu­sa­to. Dopo la libe­ra­zio­ne, del mar­ti­re fasci­sta rima­ne sol­tan­to un mar­ti­re gene­ri­co pri­vo di nome, men­tre dell’altro rima­ne solo un gio­va­ne ridot­to alla soli­tu­di­ne, alla sof­fe­ren­za e all’umiliazione a cau­sa di una fal­sa accu­sa. Alla fine, l’autore non vede che due vit­ti­me, non c’è un fasci­sta assas­si­na­to e un comu­ni­sta ingiu­sta­men­te accu­sa­to, ma ci sono due gio­va­ni ragaz­zi vit­ti­me di una real­tà ipo­cri­ta e violenta. 

Con­di­vi­di:
Redazione on FacebookRedazione on InstagramRedazione on TwitterRedazione on Youtube
Redazione
Luca D'Andrea
Clas­se 1995, stu­dio Sto­ria, mi piac­cio­no le cose sem­pli­ci e le sto­rie complesse.
Angela Perego
Matri­co­la pres­so la facol­tà di Giu­ri­spru­den­za, “da gran­de” non voglio fare l’avvocato. Nel tem­po libe­ro amo leg­ge­re e pro­va­re a fis­sa­re i miei pen­sie­ri sul­la carta.
Carlo Codini
Nato nel 2000, sono uno stu­den­te di let­te­re. Appas­sio­na­to anche di sto­ria e filo­so­fia, non mi nego mai let­tu­re e appro­fon­di­men­ti in tali ambi­ti, con­vin­to che la varie­tà sia ric­chez­za, sempre.
Costanza Mazzucchelli
Clas­se 2000, stu­den­tes­sa di Let­te­re. Guar­do il mon­do attra­ver­so i miei occhia­li spes­si, ascol­to e leg­go, poi scri­vo di ciò che ho imparato.
Laura Colombi
Mi pon­go doman­de e dif­fon­do le mie idee attra­ver­so la scrit­tu­ra e la musi­ca, che sono le mie passioni.
Elisa Letizia
Sono Eli­sa, stu­dio lin­gue, appas­sio­na­ta d’ar­te, musi­ca e cine­ma. Nel tem­po libe­ro scri­vo del pre­sen­te e lavo­ro per costrui­re il mio futuro.

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.