BookAdvisor, consigli di lettura di maggio

Il 5 di ogni mese, 5 libri per tutti i gusti: BookAdvisor è la rubrica dove vi consigliamo ciò che ci è piaciuto di recente, tra novità e qualche riscoperta.


Aspet­tan­do Bojan­gles, Oli­vier Bour­deaut (Neri Poz­za)

È un uni­ver­so fami­lia­re fan­ta­sti­co quel­lo in cui cre­sce il pro­ta­go­ni­sta: i geni­to­ri sono due ani­mi spu­meg­gian­ti, il padre ogni gior­no chia­ma la madre con un nome diver­so, festeg­gia­no San Valen­ti­no il gior­no dopo e la sera ama­no bal­la­re sul­le note di qual­che disco jazz, soprat­tut­to Mister Bojan­gles di Nina Simo­ne. La loro casa, abi­ta­ta anche da un gros­so uccel­lo ele­gan­te, la dami­gel­la di Numi­dia, è una paren­te­si di feli­ci­tà in cui non è ammes­so par­la­re del­le cose tri­sti del mon­do: l’esordio di Oli­vier Bour­deaut è un suc­ces­so stre­pi­to­so e scorrevolissimo.


Quee­nie, Can­di­ce Car­ty-Wil­liams (Einau­di)

Defi­ni­to «la com­me­dia ingle­se più cool del momen­to», Quee­nie è un libro ama­ro e diver­ten­te allo stes­so tem­po. La pro­ta­go­ni­sta è una ragaz­za – la sola di colo­re in un gior­na­le lon­di­ne­se in cui si sen­te cir­con­da­ta da gen­te altez­zo­sa. Ha un ragaz­zo, bian­co, che però la sca­ri­ca sen­za riguar­do di alcun gene­re, e a quel pun­to l’equilibrio di Quee­nie crol­la: per recu­pe­rar­lo si infi­la in una serie di rela­zio­ni, di chat al fem­mi­ni­le e di ses­sio­ni di tera­pia, il tut­to sul­lo sfon­do di una Lon­dra feb­bri­ci­tan­te e promettente.


La Spar­ti­zio­ne, Pie­ro Chia­ra (Oscar Mon­da­do­ri) — recen­sio­ne di Eli­sa Letizia

Un clas­si­co moder­no da risco­pri­re o sco­pri­re per la pri­ma vol­ta. Si trat­ta del roman­zo pub­bli­ca­to nel 1964 dal­lo scrit­to­re ita­lia­no Pie­ro Chia­ra, auto­re di indub­bio talen­to nar­ra­ti­vo,  che   con   il   suo   sti­le   ele­gan­te   ed   iro­ni­co  è   capa­ce   di coin­vol­ge­re il let­to­re, gra­zie alla leg­ge­rez­za e la viva­ci­tà del­le sue sto­rie. Una tra­ma che inclu­de per­so­nag­gi di fan­ta­sia grot­te­schi, tal­vol­ta tan­to brut­ti da diven­ta­re tea­tral­men­te bur­le­schi. Altret­tan­to comi­che sono le vicen­de in cui sono coin­vol­ti, il tut­to ambien­ta­to in un pic­co­lo pae­si­no, Lui­no. È la sto­ria di un distin­to fun­zio­na­rio, il signor Eme­ren­zia­no Paron­zi­ni tra­sfe­ri­to­si in que­sta pic­co­la cit­ta­di­na in cer­ca di moglie. La tro­ve­rà, anzi ne tro­ve­rà tre: le sorel­le Tet­ta­man­zi. Le tre don­ne vivo­no col padre, la cui pas­sio­ne è quel­la dim­col­ti­va­re frut­ti defor­ma­ti e mostruo­si. Tan­to è gran­de que­sta mania che le sue tre figlie ripren­do­no le peg­gio­ri   mal­for­ma­zio­ni   del­le   sue   crea­zio­ni orto­frut­ti­co­le.  Una sto­ria che non può fare a meno di strap­pa­re un sor­ri­so al lettore. 


La vita istru­zio­ni per l’uso, Geor­ge Perec (BUR Riz­zo­li)

Un roman­zo che pro­ce­de come una scac­chie­ra: Perec imma­gi­na un con­do­mi­nio di 100 stan­ze, 100 casel­le con­te­nen­ti cia­scu­na una sto­ria da rac­con­ta­re, e sul­le qua­li ci si può spo­sta­re secon­do i movi­men­ti del­la pedi­na del caval­lo. In que­sto modo si crea una nar­ra­zio­ne fat­ta di tan­te sto­rie, col­le­ga­te da una serie di rap­por­ti reci­pro­ci, ma soprat­tut­to fat­ta di tan­te vite uma­ne diver­se, intri­ca­te, miste­rio­se, diver­ten­ti. Un libro indi­ca­to da Cal­vi­no come esem­pio di iper-roman­zo, ovve­ro un luo­go «d’in­fi­ni­ti uni­ver­si con­tem­po­ra­nei in cui tut­te le pos­si­bi­li­tà ven­go­no rea­liz­za­te in tut­te le com­bi­na­zio­ni possibili».


La sti­va e l’abisso, Miche­le Mari (Einau­di) — recen­sio­ne di Miche­le Pinto

La sti­va e l’abisso, usci­to per la pri­ma vol­ta nel 1992, è un pic­co­lo libro di deli­ri e fan­ta­sie, capa­ce di esplo­ra­re e rivol­ta­re il lin­guag­gio e di costrin­ge­re la lin­gua ita­lia­na al tor­men­to di una gra­ti­co­la impla­ca­bi­le. Miche­le Mari rac­con­ta le vicen­de di un galeo­ne spa­gno­lo immo­bi­liz­za­to dal­la bonac­cia, a bor­do del qua­le si ani­ma­no alcu­ni per­so­nag­gi. Ma il roman­zo è in real­tà una sto­ria sul­le sto­rie, una nar­ra­zio­ne sul loro per­pe­tuar­si, che rie­sce a rea­liz­zar­si pie­na­men­te nel con­te­sto oni­ri­co di un galeo­ne inca­pa­ce di muo­ver­si, dove la per­di­ta del­la ragio­ne e la fol­lia pren­do­no il soprav­ven­to. Il capi­ta­no è costret­to a let­to da una can­cre­na, il suo secon­do ordi­sce tra­me e com­plot­ti. Tutt’intorno l’equipaggio sem­bra pre­da di una fol­lia inspie­ga­bi­le, che tro­va la sua fon­te in un pesce imma­gi­na­rio dai pote­ri sovran­na­tu­ra­li. Ma que­sto pesce è mol­to di più: è il sim­bo­lo stes­so del­la paz­zia del­la nar­ra­zio­ne, del­le sto­rie che non smet­to­no mai di esse­re rac­con­ta­te e di rac­con­ta­re le cose che acca­do­no e quel­le che non acca­do­no. È un libro che con­tie­ne altri libri: inclas­si­fi­ca­bi­le e insie­me visionario.

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Michela La Grotteria
Made in Geno­va. Leg­go di tut­to per capi­re come gli altri vedo­no il mon­do, e scri­vo per dire come lo vedo io. Amo le pal­li­ne di Nata­le, la focac­cia nel cap­puc­ci­no e i tet­ti parigini.

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