Colombia, “la democrazia non è in quarantena”

Colombia, “la democracia no está en cuarantena”

«Per la vita, la pace, la demo­cra­zia e con­tro la rifor­ma fisca­le»: con que­ste paro­le il Comi­té Nacio­nal de Paro (CNP), che riu­ni­sce diver­se orga­niz­za­zio­ni sin­da­ca­li e socia­li, ha invi­ta­to i cit­ta­di­ni colom­bia­ni a pren­de­re par­te allo scio­pe­ro pre­vi­sto per il 28 apri­le, nono­stan­te il tri­bu­na­le ammi­ni­stra­ti­vo di Cun­di­na­mar­ca (dipar­ti­men­to cui appar­tie­ne Bogo­tà) aves­se ordi­na­to la sospen­sio­ne del­le mar­ce. Da quel gior­no, il Paro Nacio­nal in Colom­bia con­tro il gover­no di Iván Duque non si è anco­ra arrestato. 

Le proteste sono esplose a causa di una proposta di riforma fiscale, presentata al Congresso con il nome di Legge di solidarietà sostenibile e incentrata su due aspetti: aumento dell’Iva e riduzione della soglia a partire dalla quale si comincia a pagare l’imposta sul reddito. 

Il Mini­stro del­le Finan­ze, Alber­to Car­ra­squil­la, ave­va evi­den­zia­to come l’obiettivo del Gover­no, attra­ver­so que­sta leg­ge, fos­se quel­lo di rac­co­glie­re attor­no ai 25 miliar­di di pesos (cir­ca 6.850 milio­ni di dol­la­ri), al fine di miglio­ra­re le finan­ze pub­bli­che e finan­zia­re pro­gram­mi di assi­sten­za socia­le. Egli ave­va anche sot­to­li­nea­to, in occa­sio­ne di un semi­na­rio vir­tua­le orga­niz­za­to da ANIF (Aso­cia­ción Nacio­nal de Insti­tu­cio­nes Finan­cie­ras), l’importanza di un tale prov­ve­di­men­to, in un Pae­se in cui il defi­cit fisca­le è aumen­ta­to di 5,3 pun­ti rispet­to al 2019, pas­san­do da 2,5% a 7,8%.

Da subi­to la Cen­tral Uni­ta­ria de Trabajadores(CUT, ente sin­da­ca­le più impor­tan­te del Pae­se) ha affer­ma­to che la leg­ge sareb­be anda­ta a col­pi­re prin­ci­pal­men­te la clas­se media, già in dif­fi­col­tà a cau­sa del­la pan­de­mia, men­tre avreb­be sostan­zial­men­te man­te­nu­to i pri­vi­le­gi del­le azien­de, eli­mi­nan­do i qua­li, secon­do il lea­der del CUT, il gover­no avreb­be inve­ce potu­to otte­ne­re risor­se suf­fi­cien­ti al supe­ra­men­to del­la cri­si. Men­tre il cen­tro di stu­di eco­no­mi­ci ANIF ha soste­nu­to, in un report data­to 10 mag­gio, l’efficacia del­la Leg­ge di soli­da­rie­tà soste­ni­bi­le e il fat­to che, in assen­za di un ordi­na­to dibat­ti­to, sia sta­to faci­le per “poli­ti­ci di tut­ti i colo­ri” con­vin­ce­re l’opinione pub­bli­ca che la rifor­ma andas­se con­tro il loro benes­se­re, l’economista Estra­da, pro­fes­so­re pres­so l’Università Nazio­na­le del­la Colom­bia e mem­bro di Voces de Paz y Recon­ci­li­ta­ción per l’attuazione dell’accordo di pace con le FARC-EP, si è mostra­to cri­ti­co nei con­fron­ti del­la pre­sun­ta “tas­sa sul­le gran­di for­tu­ne” pre­vi­sta dal pro­get­to di leg­ge. Egli ha poi mes­so in evi­den­za come, nono­stan­te la situa­zio­ne cri­ti­ca del Pae­se, il gover­no fos­se inten­zio­na­to a spen­de­re cir­ca quat­tro miliar­di di dol­la­ri per l’acquisto di aerei da guer­ra. «Abbia­mo spe­so 9,2 miliar­di di dol­la­ri in sicu­rez­za e dife­sa. Sia­mo di fron­te a una poli­ti­ca del gover­no che for­ni­sce solo una rispo­sta mili­ta­re e repres­si­va ai biso­gni del­le regio­ni», affer­ma Estrada. 

E così è sta­to. Dopo le pri­me mani­fe­sta­zio­ni, orga­niz­za­te da sin­da­ca­ti, asso­cia­zio­ni stu­den­te­sche, col­let­ti­vi urba­ni e rura­li, il 2 mag­gio Duque ha chie­sto al Con­gres­so di riti­ra­re la pro­po­sta di rifor­ma fisca­le e di ela­bo­ra­re un nuo­vo pro­get­to, neces­sa­rio per miti­ga­re la cri­si eco­no­mi­ca del­la Colom­bia (il PIL è sce­so del 6,8% nel 2020 e la pan­de­mia di Coro­na­vi­rus ha ulte­rior­men­te aumen­ta­to il tas­so di disoc­cu­pa­zio­ne), incen­tra­to sul­la tas­sa­zio­ne tem­po­ra­nea del­le azien­de e del­le clas­si socia­li più ric­che. Nono­stan­te que­sto e nono­stan­te le dimis­sio­ni del Mini­stro del­le Finan­ze Car­ra­squil­la, le pro­te­ste non si sono fer­ma­te, pro­prio in ragio­ne del­le vio­len­ze e degli abu­si com­piu­ti nel frat­tem­po dal­la polizia. 

In particolare, ha suscitato rabbia e indignazione la morte di un ragazzo di 17 anni, Marcelo Agredo, ucciso a Cali con due colpi di arma da fuoco durante il primo giorno di proteste da un poliziotto, dopo che il giovane si era limitato a dare una spinta a un agente. 

Duque, pur dicen­do­si aper­to al dia­lo­go con i dimo­stran­ti, ha prov­ve­du­to alla mili­ta­riz­za­zio­ne del­le mag­gio­ri cit­tà del­la Colom­bia. Il gover­no fino a que­sto momen­to si è schie­ra­to dal­la par­te del­le for­ze dell’ordine, descrit­te come vit­ti­me del­la vio­len­za dei mani­fe­stan­ti, nono­stan­te appa­ia evi­den­te come pro­prio i cit­ta­di­ni stia­no pagan­do un prez­zo altis­si­mo, tra mor­ti, feri­ti, spa­ri­zio­ni for­za­te, deten­zio­ni arbi­tra­rie di mani­fe­stan­ti e una deci­na di casi di vio­len­za ses­sua­le da par­te del­la poli­zia. Come se non bastas­se, in una situa­zio­ne tan­to deli­ca­ta, l’ex pre­si­den­te del Pae­se e “men­to­re” di Duque, Álva­ro Uri­be, ha riba­di­to in un tweet il «dirit­to dei sol­da­ti e degli agen­ti di poli­zia a usa­re le loro armi per difen­der­si dal ter­ro­ri­smo»: mes­sag­gio che Twit­ter ha prov­ve­du­to a rimuo­ve­re poco dopo, in quan­to con­tra­rio alle rego­le cir­ca l’esaltazione del­la violenza. 

Una del­le tesi soste­nu­te anche dal Mini­stro del­la Dife­sa Die­go Mola­no, infat­ti, riguar­da l’organizzazione e il finan­zia­men­to del­le mani­fe­sta­zio­ni da par­te di dis­si­den­ti del­le FARC: tut­ta­via, i nume­ro­si video dif­fu­si sui social e cir­co­stan­ze come quel­le in cui è sta­to ucci­so il gio­va­ne Mar­ce­lo Agre­do testi­mo­nia­no come la vio­len­za spro­po­si­ta­ta del­la poli­zia (soprat­tut­to dell’ESMAD, la squa­dra spe­cia­le anti-distur­bi) si sia spes­so rivol­ta anche a cit­ta­di­ni iner­mi, sce­si in stra­da sem­pli­ce­men­te per riba­di­re i pro­pri dirit­ti e gri­da­re a gran voce il pro­prio dis­sen­so nei con­fron­ti di un gover­no distan­te dal popo­lo ed ecces­si­va­men­te indul­gen­te di fron­te all’aggressività di for­ze arma­te e di poli­zia, non­ché per met­te­re in evi­den­za come spes­so pro­prio gli Accor­di di Pace fir­ma­ti nel 2016 tra il gover­no San­tos e le FARC-EP non sia­no sta­ti rispet­ta­ti.

Nono­stan­te la sti­pu­la­zio­ne di que­sti accor­di abbia uffi­cial­men­te posto fine al con­flit­to tra FARC-EP (nate negli anni Ses­san­ta da una divi­sio­ne del par­ti­to comu­ni­sta) e gover­no colom­bia­no, ini­zia­to nel 1964, le vio­len­ze non si sono infat­ti fer­ma­te: dal ces­sa­te il fuo­co del 2016 mol­ti lea­der socia­li (sin­da­ca­li­sti, ambien­ta­li­sti, ex guer­ri­glie­ri del­le FARC assun­ti da ONG o grup­pi di appog­gio alle comu­ni­tà rura­li) sono sta­ti assas­si­na­ti. Buo­na par­te di essi era­no impe­gna­ti a garan­ti­re l’attuazione degli Accor­di, non­ché la riqua­li­fi­ca­zio­ne del­le regio­ni più cal­de del Paese. 

Questa difficile situazione è stata evidenziata anche dal senatore Iván Cepeda, del partito Polo Democrático Alternativo, ricordando come nel corso del 2020 siano stati assassinati più di 270 firmatari degli Accordi di Pace. 

«Sono tor­na­ti i mas­sa­cri, gli sfol­la­men­ti for­za­ti, l’impianto di mine. Feno­me­ni che era­no riu­sci­ti a scom­pa­ri­re con l’Accordo di Pace del 2016 e che con que­sto gover­no stan­no riap­pa­ren­do», ha affer­ma­to, sug­ge­ren­do anche che l’escalation di vio­len­za cui si sta assi­sten­do in Colom­bia pos­sa esse­re uti­liz­za­ta da Duque a fini elet­to­ra­li, per ren­de­re neces­sa­rio un gover­no auto­ri­ta­rio e riu­sci­re a scal­za­re l’avversario Gusta­vo Petro, ex gue­ril­le­ro e con­vin­to oppo­si­to­re di Uri­be, nei con­fron­ti del qua­le i son­dag­gi appa­io­no favo­re­vo­li in vista del­le ele­zio­ni del 2022.

Imma­gi­ne di coper­ti­na di Byron Jime­ne, via Unsplash.

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Angela Perego
Matri­co­la pres­so la facol­tà di Giu­ri­spru­den­za, “da gran­de” non voglio fare l’avvocato. Nel tem­po libe­ro amo leg­ge­re e pro­va­re a fis­sa­re i miei pen­sie­ri sul­la carta.

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