Del: 14 Maggio 2021 Di: Andrea Marcianò Commenti: 0
E ora? Riflessione sul cinema post-pandemico

Nel 1943 Luchino Visconti inaugura il filone neorealista italiano con il film Ossessione, adattato dal romanzo di James M. Cain Il postino suona sempre due volte. Il dramma della guerra aveva sradicato il cosiddetto “cinema dei telefoni bianchi”: opere semi-fantasy che durante il fascismo dipingevano una società ideale ben lontana da quella reale, in cui la visione ottimistica del futuro andava a scontrarsi con la realtà troppo lucida che la guerra, soprattutto dopo la caduta del regime, portò nelle città e nelle campagne.

Visconti non lo sapeva, ma quando tentò di distribuire il film nella primavera del ‘43, a pochi mesi dalla caduta di Mussolini, diede inizio a una delle tendenze più prospere che si siano mai viste dall’invenzione del cinematografo.

Nel 2021 la storia si ripete, il Covid-19 ha portato troppa realtà negli occhi del mondo, il pericolo di una minaccia incombente e le conseguenze psicologiche dei ripetuti lockdown e quarantene hanno generato quello che potrebbe essere un nuovo modo di guardare la nostra contemporaneità attraverso l’obiettivo.

Già nell’ultimo decennio la tendenza spingeva verso un cinema più realistico, in simbiosi con un pubblico immerso totalmente nel proprio mondo iperconnesso: la rivoluzione digitale prima, e soprattutto il Web 2.0 poi, stravolgono ogni cosa; proprio in quel momento crolla tutto il panorama fantascientifico che la cultura di Hollywood ha propinato per anni. Dal magnifico 2001: Odissea nello spazio (1968) di Kubrick, alla sostanziosa produzione cine-fumettistica della Marvel e DC Comics, passando per l’intrigante Ritorno al futuro (1985) di Zemeckis, lo sci-fi al cinema ha trovato un posto d’onore e in certi casi ha sfornato capolavori che han fatto scuola all’intero genere (anche letterario).

Eppure, con l’avvento delle moderne tecnologie digitali, con la ricerca scientifica di estrema avanguardia, e con il Web appunto, la tendenza si è invertita e i prodotti fantascientifici hanno iniziato a vestire una trama iperrealistica che tutt’oggi caratterizza le storie più originali e di maggior successo. Ci si riferisce ai blockbuster di Christopher Nolan, uno tra tutti Interstellar (2014), dove l’avventura spaziale è strutturata sugli studi fisici teorici del Premio Nobel Kip Thorne.

Ma paradossalmente anche Rogue One: a Star Wars story (2016) diretto da Gareth Edwards e la tanto osannata serie spin-off The Mandalorian portano l’Universo Espanso di Guerre Stellari, saga tipicamente fantascientifica, su un piano reale alquanto curioso. Da una parte, Rogue One, il film di guerra che ricorda le mastodontiche messe in scena hollywoodiane sulla Seconda guerra mondiale – Salvate il soldato Ryan (1998) di Steven Spielberg, Fury (2014) di David Ayer – e dall’altra, The Mandalorian, la serie tv che riecheggia gli ampi spazi aperti del western di John Ford.

Ciò che rimane dello sci-fi classico è poco (ma buono), e oltre gli incantevoli remake e sequel di Dennis Villeneuve – Blade Runner 2049 del 2017 e il nuovissimo Dune (2021) – quello che resta è lasciato alle grandi saghe: Alien, il già citato Star Wars, Marvel, DC e nostalgiche riproposizioni che ci ricordano i bei tempi trascorsi.

L’Uomo, in breve, si attacca al passato perché non sa come muoversi nel presente e, di conseguenza, ha paura del futuro. A livello culturale è inutile dire che tutto ciò pone le basi per una dislocazione narratologica e immaginaria, la quale passa dal piano metafisico e onirico, se vogliamo, al piano sociale, reale e umano in tutte le sue caratteristiche.

Come Visconti allora, anche oggi Bong Joon-ho con Parasite (2019) si concentra sul dramma odierno, dove l’essere umano non è stato ancora in grado di superare quei problemi che già affliggevano i nostri antenati un secolo fa. Paradossalmente è proprio con il digitale del XXI secolo che la nostra soglia di immaginazione si abbassa: paura di un’apocalisse delle macchine? Il cinema ha ragionato anche su questo – vedasi Io, Robot (2004) di Alex Proyas, il fantastico Lei (2014) di Spike Jonze, ma gli esempi potrebbero continuare – quello che però ha più favorito l’espandersi di un cinéma vérité è la concreta realizzazione che a livello tecnologico l’umanità fa passi da gigante, ma a livello sociale e umanitario è cambiato poco o niente dal passato.

E ora? Forse è proprio la pandemia ad aver accelerato questo processo. L’onda del Covid che sale e scende in modo incontrollato, i continui lockdown, prima brevi e poi lunghi, anche di sette mesi, il coprifuoco, le varianti insistenti, e infine la sconfitta (inevitabile?) del virus e il trionfo dell’essere umano: tutto questo è già cinema. E in particolare è cinema da fantascienza, un gigantesco blockbuster che coinvolge il mondo per due anni e che con l’andare avanti della storia sembra non avere fine; aspettiamo il colpo di scena, l’eroe che da un momento all’altro arriva a salvarci. Ma niente è ovviamente scritto, tutto è ipotizzabile: l’eroe si sacrificherà per noi? L’antagonista diverrà più forte? E soprattutto: sarà un happy ending, o un bad ending?

I primi film con la pandemia da protagonista, come l’illuminante Orso d’Oro a Berlino di Radu Jude Bad luck banging or Loony porn (2021), dimostrano di incarnare quell’essenza tipica di un cinema da strada, dove la concentrazione dello spettatore è mirata ad analizzare il nostro presente. Si tratta di una tendenza sempre più di denuncia, di cinema in atto come importante media di propaganda, non dissimile dal neorealismo italiano. Come l’Italia del 1945, confusa, illusa e barbaramente seviziata, anche il mondo della post-pandemia si risveglia con la realizzata concezione che tutto è ancora possibile, niente è fantascienza: la realtà sfonda le pareti dell’immaginazione e il mondo rinasce partendo dalla riflessione di ciò che è stato.

Immagine di copertina tratta da “Bad luck banging or Loony porn”.

Andrea Marcianò
Classe '99, nato sul Lago di Como, studente in scienze della comunicazione, amante di cinema e televisione. Mi piace osservare il mondo dall'esterno come uno spettatore.

Commenta