Il mio Paesaggio dopo la battaglia. Vasco Brondi si racconta in Unimi

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A pochi gior­ni dall’uscita dell’ultimo lavo­ro Pae­sag­gio dopo la bat­ta­glia, il can­tau­to­re Vasco Bron­di inau­gu­ra in Uni­mi un ciclo di incon­tri onli­ne che lo vedrà dia­lo­ga­re con antro­po­lo­gi, filo­so­fi, filo­lo­gi, psi­co­lo­gi e scrit­to­ri pro­ve­nien­ti da alcu­ne del­le più pre­sti­gio­se uni­ver­si­tà ita­lia­ne. Il pri­mo incon­tro ha visto Bron­di impe­gna­to in un dia­lo­go con Andrea Bor­ghi­ni, docen­te di Filo­so­fia e Teo­ria dei lin­guag­gi in Sta­ta­le, oltre che con gli stu­den­ti Uni­mi. A fine arti­co­lo tro­va­te la testi­mo­nian­za che Vul­ca­no ha rac­col­to in esclusiva.

Cover Album: Lui­gi Ghirri

Pae­sag­gio dopo la bat­ta­glia (fuo­ri da vener­dì 7 mag­gio) è il pri­mo risul­ta­to del pro­get­to soli­sta di Vasco Bron­di, ex front­man de Le Luci del­la Cen­tra­le Elet­tri­ca. Dopo due anni di allon­ta­na­men­to dal­la scrit­tu­ra e in segui­to agli ulti­mi avve­ni­men­ti, Vasco ha sen­ti­to l’esigenza di rac­con­ta­re le sue bat­ta­glie, che poi sono anche le nostre.

Leggi della città, leggi dell’universo

Pae­sag­gio dopo la bat­ta­glia è un album che tie­ne insie­me pro­spet­ti­va cosmi­ca ed indi­vi­dua­le, inda­gan­do il rap­por­to tra cit­tà e uni­ver­so. Un pae­sag­gio, dopo la bat­ta­glia, è inti­mo ma anche fat­to di rela­zio­ni, con se stes­si o con un’al­tra per­so­na. È anche un pae­sag­gio uni­ver­sa­le. Bron­di si rife­ri­sce al fat­to che leg­gi del­l’u­ni­ver­soleg­gi del­la cit­tà sia­no in con­trap­po­si­zio­ne, come ha dimo­stra­to l’esempio di Caro­la Rac­ke­te: nel momen­to in cui ubbi­di­sci a una leg­ge del­l’u­ni­ver­so che ti spin­ge a pren­der­ti cura di qual­cu­no che sta per mori­re, ti tro­vi para­dos­sal­men­te a vio­la­re una leg­ge del­la cit­tà. Le cit­tà, infat­ti, ad oggi sono luo­ghi solo per esse­ri uma­ni, a par­ti­re dal fat­to che non vi è pre­sen­za di altri ani­ma­li. La cit­tà è un gio­co di spec­chi tra esse­ri uma­ni, una fore­sta sì, ma fat­ta del­le nostre ambi­zio­ni e dei pro­ble­mi anche minu­sco­li che ci acce­ca­no. Sopra tut­ti, un cer­to mito di rea­liz­za­zio­ne personale.

Il crollo delle illusioni

For­se è neces­sa­rio arri­va­re a rea­liz­za­re un obiet­ti­vo per capi­re che non era quel­lo che sta­va­mo cer­can­do, insom­ma è neces­sa­rio un cer­to crol­lo del­le illu­sio­ni, che, dice Bron­di, è quel­lo che stia­mo viven­do. Non che sia qual­co­sa di nega­ti­vo. I Bea­tles, rag­giun­to l’apice del suc­ces­so, si rese­ro con­to che non era quel­lo che sta­va­no cer­can­do. Allo­ra anda­ro­no a cer­ca­re altro­ve, in India, la stra­da per la pace inte­rio­re che il suc­ces­so non era riu­sci­to a garan­ti­re loro, per esem­pio attra­ver­so la medi­ta­zio­ne, o apren­do­si ad altre filo­so­fie. È un fat­to che all’epoca col­pì mol­to l’opinione pub­bli­ca, per­ché dimo­stra come non dob­bia­mo con­fon­de­re illu­sio­ne e feli­ci­tà. Le illu­sio­ni, dice Bron­di, pos­so­no esse­re como­de ma impe­dir­ci di vive­re. Un disil­lu­so inve­ce è in gra­do di ricer­ca­re qual­co­sa di più reale.

Da Cara Catastrofe a Paesaggio dopo la battaglia: la domanda di Vulcano.

Una tua famo­sa can­zo­ne si inti­to­la­va Cara cata­stro­fe, oggi hai scel­to come title-track Pae­sag­gio dopo la bat­ta­glia. Dai call cen­ter ai riders, cosa è cam­bia­to die­ci anni dopo?

«È fon­da­men­ta­le il fat­to che pri­ma si trat­tas­se di una Cara cata­stro­fe. Que­sto cor­to­cir­cui­to del­la com­ples­si­tà del­la real­tà c’è anche nel Pae­sag­gio dopo la bat­ta­glia quan­do si par­la di un’Ita­lia male­det­ta Ita­lia bene­det­ta. Pri­ma però ero più posi­ti­vo, non a caso il mio pro­get­to si chia­ma­va Le luci del­la cen­tra­le elet­tri­ca. Le luci era­no per me un pae­sag­gio bel­lo, i luo­ghi dove anda­va­mo a diver­tir­ci da ragaz­zi, non ci vede­va­mo il fat­to che potes­se esse­re con­si­de­ra­to una cosa brut­ta. Per que­sto mi inte­res­sa­va l’aggettivo «cara»: mi ricor­da­va que­sta pos­si­bi­li­tà di vede­re, di non esse­re acce­ca­ti solo da quel­lo che non va. Per­ché come spe­cie uma­na sem­bria­mo pro­gram­ma­ti così, per esse­re con­cen­tra­tis­si­mi su quel­la sin­go­la cosa che non va, sen­za vede­re tut­te le bene­di­zio­ni attor­no: il cor­po che sta bene, il fat­to che non ci stia­no caden­do mine in testa, che non stia crol­lan­do il pia­ne­ta, che non sia­mo mor­ti tut­ti duran­te que­sta pan­de­mia. Tu potre­sti dire: «Beh, ci man­che­reb­be!» No, non ci man­che­reb­be, può suc­ce­de­re tut­to di continuo.

Da quan­do ho ini­zia­to a fare musi­ca sono cam­bia­te un sac­co di cose. For­se non è cam­bia­to il mio modo di scri­ve­re le can­zo­ni, nel sen­so che mi sono sem­pre posto due pro­spet­ti­ve: il guar­dar­mi den­tro e il guar­dar­mi attor­no, cioè il pen­sa­re che le can­zo­ni pos­sa­no esse­re dei docu­men­ti sto­ri­ci però liri­ci, insom­ma che non sia mai un tele­gior­na­le. Quan­do par­lo dei rider (in Pae­sag­gio dopo la bat­ta­glia) o dei call cen­ter (in Cara Cata­stro­fe) trat­to sem­pre vicen­de che sono anche inti­me, per­so­na­li. Sono sem­pre vite quel­le che ci sono lì dentro. 

La socie­tà cam­bia all’in­ter­no di un siste­ma che per ora rima­ne lo stes­so ma che, mi sem­bra di vede­re, si stia incri­nan­do sem­pre di più da un po’ di anni a que­sta par­te. Pen­so che que­sta vicen­da abbia dato un duro col­po e che quel­la che arri­ve­rà del riscal­da­men­to glo­ba­le darà quel­lo defi­ni­ti­vo. Il capi­ta­li­smo, dice Mark Fisher, è un por­ta­to recen­te, che per­tie­ne agli ulti­mi due seco­li: la vita è anda­ta avan­ti per miglia­ia di anni sen­za. Pro­se­gue Fisher: pen­sia­mo di coin­ci­de­re con il capi­ta­li­smo al pun­to tale da imma­gi­nar­ci pri­ma alla fine del­la vita e alla fine del mon­do inve­ce che alla fine di que­sto siste­ma. Ecco, que­sto secon­do me comin­cia ad esse­re mes­so in dub­bio mag­gior­men­te rispet­to a quan­do ho ini­zia­to a suo­na­re. Ulti­ma­men­te c’è un inte­res­se anche ver­so ciò che non è con­si­de­ra­to fun­zio­na­le e che, anzi, va appa­ren­te­men­te in con­tro­ten­den­za rispet­to all’es­se­re più pro­dut­ti­vi, anche solo per il bene del pia­ne­ta. Non era così scon­ta­to 12 anni fa che qual­co­sa che non faces­se gua­da­gna­re più sol­di venis­se pre­so in considerazione».

Tro­ve­re­te Vasco pros­si­ma­men­te in nume­ro­se uni­ver­si­tà ita­lia­ne. In par­ti­co­la­re, il pros­si­mo appun­ta­men­to onli­ne è per il 14 mag­gio con gli stu­den­ti dell’Uni­ver­si­tà di Sie­na.

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Laura Colombi
Mi pon­go doman­de e dif­fon­do le mie idee attra­ver­so la scrit­tu­ra e la musi­ca, che sono le mie passioni.

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